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7 novembre 2005 1 07 /11 /novembre /2005 00:00



Intervista a Oreste "Corriere  della Sera" 7-11-05

Caro Oreste, come definiamo gli autori di questa battaglia urbana?
Sono davvero degli insorti?

<Insorgere : sollevarsi contro l’autorità>. <Insorto : rivoltoso, che si è ribellato>. Ma potremmo anche chiamarli ammutinati. E’ straordinaria la capacità che hanno gli “uomini di potere” di aggiungere al danno la beffa: sul finire degli anni 70 in Italia, <insorti> per noi era aggravante, e non di poco!
Significava <stato d’eccezione>, presunzione di colpevolezza, responsabilità penale anche <oggettiva>, aggravanti, carceri e regimi speciali. Ma si negava all’<insorto>  la qualità di <Nemico> riducendolo a folle criminale e/o “marionetta” mossa da qualche “puparo” occulto. Oggi, si mena scandalo quando qualcuno parla di <insorti> : si riscopre che questa è qualifica nobile, e le si oppone quella di “teppaglia”.
Così
 il Ministro francese degli Interni li aveva chiamato ripetutamente quei giovani, prima, anche nei giorni immediatamente precedenti la tragedia che ha fatto scoccare la scintilla...

 

E contro cosa stanno insorgendo? Non ti sembra piuttosto l'eruzione di una forma spontanea di disagio? Cosa ha portato a questa sollevazione, quale disagio sociale?
Nell’immediato, si sono sollevati alle retate di polizia da anni scatenata nelle banlieues; contro giornate spese sul marciapiede davanti agli squallidi falansteri della deportazione dei poveri, più o meno ‘ad ammazzare il tempo’ come nel cortile di prigione ; contro una razionalità economica  che li riduce in uno stato di “rota”tra lo stridore del martellamento pubblicitario e la realtà di uno squallore senza uscita ; contro una <legalità> che li asfissia , e una Legge che li disprezza e li umilia.

 

 

Questi scontri possono rappresentare il terreno di coltura per nuove forme di lotta, più radicali? Ciò che avviene può essere interpretato come il fallimento di una concezione della società sarkoziana basata soltanto sul "law and order"? Può essere un monito anche a chi - come Sergio Cofferati a Bologna - sta percorrendo la stessa strada?
Beninteso, la <tolleranza zero> è un indice del carattere de-li-rante di certe politiche. Quella di Sarkozy, come quella di Cofferati, o del sindaco “giacobino” e “nazional-comunista” di Montreuil. Ma il problema va ben oltre questi personaggi alla cui volontà dispotica o interesse personale non può essere ricondotto il tutto. Se questa corsa incrudelita e stolta alla guerra dall’alto contro il basso continua con questi ritmi e forme c’è da prevedere una catastrofe generalizzata che comincia dal “mentale”, ben più rapida e squassante di quelle previste sul piano ecologico!

 

 

E' una vampata di rivolta delimitata soltanto alla Francia?
Ogni establishement, ha le sue specificità, Qui in Francia c’é il metodo dell’<assimilazione>, della standardizzazione dei <Valori della Repubblica> ; nel mondo anglosassone il modello del “mercato comunitarista”, del <mosaico> : ciascuno nel suo ghettocol “divide et impera” e il sistema di gerarchie di capi e kapò a organizzare contenimento, ordine, e in particolare il circolo vizioso del crimine: società , oltretutto, criminogena come non mai...

 

C'è una parte della sinistra che mette in fila gli scontri antiBush in Argentina e i casseurs francesi per esultare, o meglio, per affermare che è tornato il tempo dei contrasti radicali.
Tu che ne pensi?

Io ho imparato a diffidare dei “tifosi”, che spargono culti ed epopee ed esultano in stretta proporzione alla distanza geografica dei miti di cui sono sempre in cerca...
Così un certo <terzomondismo> manifesta un relativismo etico, che porta alla corrività con episodî <stragistici> per poi trovare che, in una sommossa in città, chi spacca una vetrina non può che essere un “provocatore” da perseguire penalmente...

 

Ha ragione chi sostiene che Parigi è vicina, nel senso che anche le nostre periferie potrebbero "esplodere"?
Non è che “potrebbe esplodere”. Bisogna piuttosto pensare, “e come potrebbe  non esplodere ?”.

Sarkozy a Parigi ha risposto alla morte di 52 africani  per quattro incendi di stabili fatiscenti, mandando la polizia a sgombrare di forza e – senza neanche il pretesto dell’ <insalubrità> -- scatenando rastrellamenti di sans papiers alle uscite dei metro’.

Roba da far prudere le mani alla gente più pacifica... Roba da far venire ancor più cattivi pensieri ai paranoici del <Complotto: sembra quasi una Krivendicazione del repulisti permesso dagli incendi !

Tutto vero. Ma, a New Orléans? E a Ceuta e Melilla ? Certo che i miti spagnoleschi di tanto benpensantismo delle sinistre, innamorate di Zapatero e del giudice Garzon danno anch’essi il voltastomaco... D’altronde, il clero musulmano – compresi gli  <islamisti ultrà> -- in questi giorni sta pesantemente giocando al “pompieraggio” dell’ondata tumultuosa di sabotaggio e di “terra davvero bruciata. Chissà che non ci sia chi pensi a un armistizuio nella <guerra di civiltà>, proponendo di coalizzarsi contro i <sub-sahariani> ?

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Published by Oreste Scalzone - dans Autunno 2005
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commentaires

Riccardo Venturi 08/11/2005 13:01

Un commento...anticipato, vale a dire una cosa che avevo scritto due giorni fa. Penso comunque possa riallacciarsi bene a quanto detto da Oreste nella sua intervista al Corriere ed in quella a Radio Onda d'Urto. Con un saluto caro da parte del...destinatario di una cartolina.

*

La bella addormentata nel bosco.

Da ogni parte il coro: no ai “violenti”, no ai “vandali” (ebbene sì, sono stati
rispolverati persino i Vandali), no alla “feccia”, tanto per usare le parole che sembrano
essere tanto care non solo a Sarkozy, ma anche a diversi compagni e compagnucci che
attualmente trovano nei fassini e nei bevtinotti le loro espressioni assolutamente più
fedeli. I compagni e i compagnucci delle pvimavie, ach so. Verrebbe quasi la voglia di
affittare qualche casseur apposta per loro, che gli cassasse qualche molotov nel
fondoschiena; ma siccome non si puote, eccoci desolatamente a fare i conti con tutta la
paccottiglia di regime di questa tranquilla notte di novembre. Una tranquilla notte di
regime, appunto.

Dal quel che si vede e si legge in giro, sembra ad esempio che nelle banlieues non brucino
che asili e scuole, oppure che non vengano attaccati che autobus colmi di vecchiette (ma
gli unici morti continuano ad essere quei due ragazzi braqués par la police, a quanto mi
risulta). Uno degli asili bruciati aveva un nome poetico: si chiamava “La belle au bois
dormant”, ovvero “La bella addormentata nel bosco”; e giù commenti televisionari del tipo
“La bella addormentata non si sveglierà più”, e giù a far vedere come sono brutti sporchi
cattivi violenti vomitevoli codesti ragazzacci bruciasili e bruciavecchiette. Poi si va sul
sito qualsiasi d’un altrettanto qualsiasi giornalaccio, in questo caso “La Repubblica”, e
si vedono gallerie fotografiche intere di luoghi dati alle fiamme. Si vede un McDonald’s in
cui, curiosamente, s’è salvato soltanto quell’orrendo pupazzo che ne rappresenta il simbolo
(mi sembra si chiami “Ronald McDonald”). Si vede un qualcosa “pour l’entreprise et
l’emploi” (per l’impresa e l’impiego, in luoghi dove la disoccupazione raggiunge a volte il
40 o 45%). Si vede la repressione armata fino ai denti.

E si sentono e si leggono tante belle cosine, dai telegiornali ai giornali, dai forum alle
mailing list. Alcune me le sento dire anche di persona, in risposta a cose che scrivo. Tipo
quella, ovviamente, di non “pensare alle vecchiette e alle scuoline”. Si fa un salto, hop,
e si vede quella rinsecchita faccia di merda di Chirac che ulula la “prorità di ristabilire
l’ordine e di far cessare le violenze a ogni costo”; si passa poi alle consuete ronde, alle
manifestazioni dei “cittadini onesti”, alle parole di preti d’ogni infamia e d’ogni
menzogna religiosa; e non si sente, disperatamente, nessuno, assolutamente nessuno, dire
mezza parola che s’interroghi realmente sulle cause di tutto questo. Un silenzio di tomba.
L’importante è “ristabilire l’ordine”. Ma l’ordine, cari signori, non esiste. L’ “ordine”,
la “sicurezza”, tutte queste parole tragicamente ridicole, sono cose inesistenti. Sono cose
del tutto inorganiche al mondo e al sistema degli stati e dei governi, i primi creatori
della vera violenza, del vero disordine. E vengono a mente le parole del bombarolo di De
André: “Io vengo a restituirti un po’ del tuo terrore, del tuo disordine, del tuo rumore”.

E si sentono altre demenze varie, tipo quella della “matrice politica”, oppure quella delle
“bande organizzate”; senza darsi minimamente la risposta più logica. Ovvero quella che, se
davvero ci fosse una “matrice politica” dietro a tali atti, per forza dovrebbe esservi
qualcosa da rivendicare. Qui si sta invece parlando di una polveriera di ingiustizie, di
emarginazione, di vuoto, di niente, di mancanza non dico di un futuro, perché avere la
coscienza di tale mancanza significherebbe comunque contemplare un futuro, ma persino del
semplice concetto di avvenire, di vita. Ci sono invece centinaia, migliaia di ragazzi dai
quindici ai vent’anni che si aggirano per i metrò, per le strade, per gli androni, senza
esprimere alcun pensiero, senza nulla da fare, senza nulla da dire. Persone assolutamente
non irreggimentabili da alcun movimento politico.

E la politica la fanno quindi a modo loro. In un modo sgradevole, terribile. E’ la politica
dell’odio. E’ la politica della distruzione. La purissima e semplicissima voglia di
distruggere è la loro risposta al non esistere cui sono stati condannati dal sistema
dell’illuminato e democratico Occidente, dove si esiste soltanto in base a quel che si
possiede. E, come scrive giustamente un tizio che conosco e che si firma con il titolo di
una canzone di Woody Guthrie, il cui fantasma fu poi utilizzato da Springsteen, “neppure se
la rifanno con i ricchi: colpiscono i vicini, i genitori, quelli che in mezzo a tanto zero
possono dire di possedere uno”. Come, ad esempio, la bagnole. La macchinetta, l’utilitaria,
il “mezzo per andare al lavoro”. Chi si scandalizza, non importa se si definisce di “destra”
o di “sinistra”, ha prodotto una classe politica che sui poveri si accanisce, sicura di un
immediato riscontro elettorale. E’, ladies and gentlemen, il perfetto prodotto dei vostri
stati, dei vostri governi, della vostra “democrazia”; al pari della perenne paura,
dell’eterna emergenzialità dei fascisti d’ogni colore, che, sempre come scrive il tizio di
cui sopra, “sta creando un mondo in cui basta un niente per ritrovarsi all’istante dalla
parte dei cancellabili, dei parie, dei reietti”.

Naturalmente, si sta cominciando a leggere a giro che i casseurs, oramai, stiano assaltando
e distruggendo la Bella addormentata nel bosco, il Macdo, il “centro per l’impresa” e la
Renault Clio del ’92, 128.000 km revisionata, al grido di “Allah Akbar”. Ci sono, tra quei
ragazzi, e lo dico per esperienza personale, diversi che pensano che tale espressione
voglia dire “Allah al bar”. A prendersi un caffè o una birra. Se ne fregano di Allah come
se ne fregano di Marx, di Hitler o della maiala della madonna. Se ne fregano di tutto, ed è
questa la domanda che bisogna porsi, è questo il terreno su cui decidersi a scendere. E’
questo il terreno politico, cari signori, care signore, cari damerini che preferite
rifugiarvi sotto le alucce del Cofferati o del Sarkozy di turno, pronti a gridare “legalità”
alzando magari il pugnetto chiuso. Ficcatevelo nel culo.

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