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8 novembre 2005 2 08 /11 /novembre /2005 00:00

Radiondadurto:INTERVISTA A ORESTE SCALZONE PARTE 2 /3

16.04 - 07 Novembre
Undicesima notte di rivolta nelle banlieues parigine: 395 le persone arrestate, il numero maggiore dall'inizio della rivolta.1400 le auto incendiate. Dalla capitale la rivolta si è estesa ad altre città francesi, interessando 274 comuni. Le situazioni più tese a Marsiglia, Saint- Etienne, Tolosa e Lilla. Ascoltiamo l'intervista con Oreste Scalzone da Parigi.

http://www.radiondadurto.org/agenzia/scalzone-francia-terza.mp3

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Published by Oreste Scalzone - dans orestescalzone
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Riccardo Venturi 10/11/2005 02:43

Da rekombinant (rekombinant@liste.rekombinant.org)
Articolo di Brian Holmes postato da bifo: "The 12th Night"
Traduzione integrale.

*

La dodicesima notte

E’ una strana esperienza, ma, ne sono certo, del tutto familiare per molti: una guerra nascosta, di cui senti continuamente parlare senza vederla.

Oggi mi sono sentito costretto ad andare dove non vado mai, oltre il canale, poi oltre la tangenziale, e poi ancora per gli agglomerati periferici, a piedi e in tram. Prima la città, il pomeriggio caldo, la gente che sorride felice di essere là. Poi, oltre la tangenziale, attraverso le costruzioni degli anni ’40 e ’50, basse, grigie, povere, che stanno là con gente di ogni origine; attraverso la terra di nessuno, tra enormi casermoni, verso gli incredibili progetti abitativi modernisti attorno a Bobigny, così alti, così puliti, così minacciosi. Ma i quartieri pretenziosi e in rovina dove bruciano le automobili, dove volano le pietre e dove i ragazzi resistono alla polizia sono ancora più lontani, bisogna andarci apposta in autobus. La gente ti guarda e si chiede che ci vieni a fare, e non era questa la mia intenzione. Era, invece, solo il bisgono di ricordare che cosa ci sia oltre la tangenziale, a portata di piedi, l’altro mondo della divisione di classe impressa nella geografia urbana.

Ora che i figli e i nipoti degli immigrati che hanno costruito, nel dopoguerra, la prosperità della Francia hanno parlato nella sola lingua che le élites intendono, la lingua del fuoco e dei mattoni, che cosa accadrà dopo?

Stanotte è la dodicesima notte di tale discorso collettivo. Per anni ho creduto che in questo paese sarebbe accaduta qualcosa come Watts. Lo è, ma senza armi da fuoco. Forse compariranno la prossima volta, quando sarà organizzata. Per adesso, l’improvvisazione selvaggia con pietre e molotov, e gli scontri itineranti con gli sbirri, sono le uniche cose che questi ragazzi possono fare. Le automobili, i bus e le scuole stanno ancora bruciando mentre sto scrivendo. Bagdad è la parola sulla bocca di tutti.

Bizzarramente, molti di loro –a giudicare dalle interviste- sembrano ancora credere che un qualche cambiamento in meglio sia possibile. Ma la situazione è rimasta la stessa per almeno 15 anni, ed è andata anzi peggiorando da quando vivo qui. I socialisti hanno fatto deboli tentativi di invertire le tendenze negli ultimi anni ’90, una cosa sempre di facciata; poi è arrivata la destra, e ha sostituito i propri inefficaci programmi con quelli più antichi. Ma i suoi programmi avevano perlopiù addosso delle divise, e la visione di africani e arabi (come sono chiamati qui quelli di origine nordafricana e mediorientale) identificati senz’altra ragione che il colore della loro pelle è stato, per anni e fino ad ora, il panorama tipico nelle srrade. Qualche volta dei ragazzi rimangono uccisi nei tafferugli. E anche se non ne hai sentito parlare, c’è sempre una sommossa.

Lo sapevano tutti che alcune zone di certi quartieri erano diventate off limits per gli estranei, specialmente di notte; se si stava ad ascoltare, si scopriva che le eruzioni isolate erano ben più lunghe ed intense di quanto i media ci fanno immaginare. Alcuni dicevano che qualsiasi tentativo di disturbare l’andamento del traffico di droga avrebbe potuto scatenare un’esplosione, e poi una ritirata. E tutti sapevano che i livelli ufficiali di disoccupazione erano al di sopra del 20%, e talvolta arrivavano fino al 40% nelle aree più povere.

Ora è meglio andare fino in fondo, spingere la violenza fin dove il corpo può sopportarla, fare a gara con le città vicine e con le lontane regioni urbame per vedere chi sa distruggere di più, chi sa colpire di più, chi sa bruciare di più, chi sa divertirsi nel modo più pazzescamente pericoloso. E’ l’ultima occasione per sfondare attraverso il disprezzo e l’oblio. Sono certo che questo è il modo in cui si sentono i rivoltosi, e di sicuro non li biasimo.

Ora abbiamo sentito quale sarà la risposta. Il governo di destra ha annunciato quattro punti, o meglio quel che ho capito del grottesco cicaleccio di Villepin in televisione: 1. Repressione, coprifuoco, ripristino dell’ordine a tutti i costi. 2: Il reintegro dei fondi di bilancio che avevano tagliato per le associazioni e le scuole. 3: Il proseguimento del loro progetto a lungo termine di distruggere i vecchi e cadenti edifici degli anni ’50 e ’60, e la loro sostituzione con edifici più vivibili. E, infine, 4: Un tentativo di applicare i loro nuovi e stravaganti programmi assistenziali per l’impiego (le promesse sono consistite in contratti, corsi di addestramento o internati per circa 50.000 persone entro tre mesi).

A nessuno sarà sfuggita l’ironia storica: i poteri di emergenza sui quali si basa il coprifuoco provengono da una legge del 1955 promulgata per essere applicata nella colonia d’Algeria.

Quel che lo stato deve fare è ricostruire le abitazioni ed aggiungere gli impianti sportivi, culturali e di svago che non sono mai esistiti per i quartieri poveri, raddoppiare i fondi di bilancio per l’istruzione, istituire leggi contro la discriminazione e garantire l’impiego per un’intera generazione, sviluppare programmi coordinati che seguano le rimesse inviate in tutti i posti da cui proviene l’attuale forza lavoro europea, in Africa e nel Medio Oriente, e, soprattutto, aprire le fila della società –cariche aziendali, impiego statale e rappresentanza politica- a tutti i francesi i cui antenati non siano Galli. Ma per trent’anni lo stato ha dichiarato di non poter fare queste cose a causa della crisi, a causa di Maastricht, a causa del neoliberismo.

Quel che sta avvenendo in Francia è un evento formidabile e scioccante perché si è esteso spontaneamente in tutto il paese, e nessuno ancora sa quando si fermerà. Trova inoltre una sua ovvia giustificazione, sebbene la gente delle banlieues sia in agonia per la perdità della tranquillità, degli autoveicoli, dei supermercati, delle scuole. Ma la destra e i neofascisti possono trasformare questi eventi nel pretesto per una società profondamente repressiva, e possono giocare a spada tratta allo scontro di civiltà. Molto dipende da quel che accadrà nelle prossime notti, e se un’intensificazione risulterà in un maggior numero di morti. Qualsiasi cosa accada, questo scontro marcherà il futuro di questo paese. E’ una svolta.

Per quanto ho sentito, nessuno ha fatto presente che la cabina di trasformazione dove i due ragazzi di Clichy-sous-Bois sono rimasti folgorati mentre tentavano di nascondersi per sfuggire alla polizia, è stata appena privatizzata assieme all’intero sistema dell’elettricità pubblica. Si vede in giro una pubblicità imbecille, dove una giovane coppia di deficienti borghesi si esalta per la bellezza di un mulino in acciaio inox, di una diga o di una centrale nucleare di cui stanno per acquistare azioni. Fino a ieri tutti lo possedevano, era un servizio pubblico. Pensano che questo ci faccia tanto bene.


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