Vendredi 28 septembre 2007
Volendo giocare troppe parti in commedia, pretendono di trarre beneficî dal ruolo di membri di quella società onorabile che si autodefinisce e che altri chiamano , e da quell’altro, di “castigamatti” populisti, “capipopol…accio” mezzi giullare-mezzi mazziere, che del malcontento per la suddetta “casta” offrono la messa in forma peggiore, il cui contenuto forcajolo e giustizierista finirà – al di là delle intenzioni, che non è mai decente voler processare, non foss’altro perché in attingibili, salvo ‘stampelle’ trascendenti – inevitabilmente a dar luogo a fenomeni di teppa, “oggettivamente” fascistizzante, cekistizzante, ‘white-shit…izzante’, servo/padronale, obiettivamente sbirra, o tutto questo, in varie combinazioni e dosaggi, nelle forme più diverse mescolato in maleodorante melting pot[-pourri]…
 
 
Evidentemente alla caccia di qualche voto sul mercato della rappresentanza politica ripetono un copione ormai frusto. Esso viene recitato a soggetto da uomini e donne pubbliche nell’occasione di prese di parola in pubblico di alcune persone, tra cui ormai d’abitudine il sottoscritto.
Ora, il mio non è il caso più estremo : il suddetto “sottoscritto” almeno offre spunto alla canèa perché viene dichiaratamente a fare l’agitatore di acque, e perché – in perfetta coerenza peraltro con la posizione che non ha mai dissimulato : di contestatore radicale del sistema sociale e dello Stato – essendoglisi offerta l’occasione si è difeso dal processo intentatogli da questa entità (il della definizione nietschiana delo Stato) verso la quale ha sempre affermato un’ estraneità ostile–peraltro ricambiata con gli interessi –, invece che accettare il simulacro di una difesa impossibile nelle condizioni e logica di un processo , che rivisitava e rinverdiva – seppure in modo, certo, meno piromane e cruento – strategie cognitive e logiche da caccia alle streghe ed altri capri espiatorî, logiche da istruttorie dell’Inquisizione o dei processi di Mosca, e simili).
Ma più paradossale , spregevole e desolante, più rivelatore, sintomo davvero estremo, è che lo stesso copione viene recitato ogniqualvolta si presenti a presentare le proprie ricerche ed il proprio lavoro di sociologo ed editore critico quello che per lorSignori dovrebb’essere , uno che ha interamente scontato le pene irrogategli dai Tribunali della Repubblica (lo stesso dicasi per analoghi starnazzamenti dedicati a pubbliche attività del professor Antonio Negri, ordinario emerito di ).

Sinora, il sottoscritto ha tenuto come linea di condotta quella definita nell’echeggiamento popolare del verso dantesco . Naturalmente, anche di fronte ad obiettive configurazioni permettenti di qualificare ipotesi di reato come o addirittura , il sottoscritto non derogherà al suo principio di pratica unilaterale di una critica alla tossicomania punitiva, alla bulimia della “soluzione penale” – veri e proprî “crack delle genti” –, né si sporcherà l’anima dichiarando “diffamatorie” delle eventuali parziali falsità, ‘chiamandosi fuori’ da questo e quello : poi che intende persistere nella scelta di assumere in solido una corresponsabilità “di comunità di destino” con tutti gli uomini e le donne con i quali ha condiviso la lunga onda d’urto di un sommovimento sociale giunto sino alle armi – come è accaduto e può, nella storia, accadere –, in una sorta di “latenza insurrezionale subacuta e cronica”, con al suo interno sacche di , come recitano le stesse conclusioni della commissione-Pellegrino, [commissione bicamerale originariamente dedicata alle (che non hanno mai visto, ovviamente, coinvolto alcuno del nostro ‘campo’), e che si è estesa poi a ciò che viene definito “attività di ”].


Certo, così come a fronte della Giustizia Penale, così anche in faccia a questa “onorata società incivile”, a questa frazione partitocratrica della “casta dirigente”, non si vanno ad accampare differenze di tutti i tipi– all’occorrenza anche aspre, su forme, teorie, metodi, concezioni di lotta e d’azione – , all’interno del fronte dalla cui parte ci si è battuti. E, direi, quali che siano gli sviluppi successivi dei proprî giudizî di merito, e di valore ; perfino eventuali ucronìe, che in ogni caso è indecente retrodatare, pretender ‘retroattivare’.
Semplicemente, poiché “non mi chiamo Pasquale”, ho sempre continuato a ridere, dicendo[mi] “voglio vedere dove vogliono arrivare questi stupidi…”.

Trovando però che questo evitamento potrebb’essere scambiato per debolezza ; e che questi infimi maramaldi hanno talmente da far dimenticare, esportando proiettivamente ciò che vogliono denegare, occultare occultarsi perché inconfessabile al punto da divenire come insospettato, che scatenano anche cacce feroci, che per esmpio vogliono raschiare il fondo del barile per riportare, decenni dopo fatti e tempi drammatici, delle donne e degli uomini che faticosamente si sono ricostruiti una quotidianità vivibile, indietro nel passato e cioè nel fondo di una galera, possibilmente a vita cioè a morte – oggi è all’ordine del giorno il caso di Marina Putrella [… ma su questo, e su quanto abbiamo da dire a parire da questo come spunto, torneremo]…., tenuto conto dunque anche solo di ciò, il sottoscritto Oreste Scalzone ha, per cominciare, da dichiarare quanto segue:

“ Un tempo, in codici che non sono più nostri di quanto non lo siano, che so, quelli della “cavalleria”, se si diceva a qualche villanzone malcreato, a qualche prepotente, , costui “perdeva la faccia” se non accettava la sfida.
Ciò risultava comunque, francamente, meno peggio che ciò che accade di questi tempi, in cui l’ultimo – oltretutto – vile può imbrancarsi ad esercitare, o reclamar vociferando, soprusi. Così come il più feroce dei combattenti, anche nemici, è comunque figura più nobile che lo sbirro che conduce una guerra dei più forti contro i più deboli. Che chi pratica il detto “forte coi deboli/debole coi forti”, cioè la perfetta etica servopadronale.

Sfido dunque questi vessilliferi da “Colonna infame” ad una logomachia ; ad una battaglia verbale, di parole e concetti – polemica – nella quale sviscerare con precise regole della controversia tutto ciò che si ha da dire.

Se – con l’arroganza del Signore che non accetta la sfida del liberto, o comunque dello “stracciaculo”, faranno orecchie da mercante, sappiano che farò del mio meglio per dipingerli, ogniqualvolta ne troverò il tempo, come –oltretutto – “Uommeni ‘e mmerda”.
 

Grazie dell’attenzione

Oreste Scalzone


Napoli / Cava dei Tirreni, 28 settembre 2007

 
Breve poscritto, per ora : Ci limitiamo ad osservare alla componente di codesta consorterìa – di cui abbiamo appena letto un volantino – quanto segue. E’ fatto notorio che il sottoscritto (nonché quanti a lui affini), proprio perché anche rispetto alla componente “fascista” dello schieramento opposto alla propria parte “della barricata” ha intrattenuto un rapporto d’inimicizia, il quale implica una logica ed un’etica di lotta, da combattenti, non già una logica di demonizzazione o “sotto-umanizzazione”, da esorcisti o sbirri e peggio, ne ha ‘prese’ e anche ‘date’, ma, per così dire, ‘a viso aperto’, e senza mai imbrancarsi in teppe di linciatori o –peggio– di gente che urla al linciaggio, o addirittura lo reclama dalla , col nome di .
Questo era stato pubblicamente riconosciuto (senza né compiacimento, né disappunto da parte mia), da persone all’epoca latitanti, come Morsello, e da altri della stessa parte, : anche in tempi più recenti, anche in siti Internet se ne possono trovare abbondanti tracce.
Vedo che, nel prosieguo, i seguaci dei Fiore, e forse lui stesso, e i parvenu del “neo-parlamentarismo ultras” che hanno, evidentemente, messo a rendita, e sul mercato, quello che appieno si rivela il loro simulacro bottegaio (e, visto che il termine li strega : usuraio ?) di ‘jusqu’au-boutisme’ : così, senza alcuna decenza, quella decenza che a volte può esser riconosciuta anche al peggior nemico, si intruppano dietro le querimonie bugiarde ‘alla Alemanno’, fanno del puro auto-negazionismo, giocano spudoratamente alle mammolette, alle vittime innocenti, si intruppano con sicofanti, pentiti, rinnegati a tassametro, personaggi sguaiati e abietti da Suburra, dissimulando il pugnale o il veneficio, avendo aggiunto al coacervo di Valori da remake virtuale di “peplum” in costume anche il requisito del vile e del subdolo.
Per quel po’ di rispecchiarsi tra ogni “esemplare di ed ogni altro, sulla base di quella che Marx chiamava Gemëin-Wesen, ‘fundus’ comune di specie, c’è da sentirsi salire un’altra ragione di vergogna, nel senso di Primo Levi, di Robert Antelme rivisitato di recente da Giorgio Agamben […]

 
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