Overblog
Suivre ce blog
Editer l'article Administration Créer mon blog
28 septembre 2007 5 28 /09 /septembre /2007 23:23
Volendo giocare troppe parti in commedia, pretendono di trarre beneficî dal ruolo di membri di quella società onorabile che si autodefinisce e che altri chiamano , e da quell’altro, di “castigamatti” populisti, “capipopol…accio” mezzi giullare-mezzi mazziere, che del malcontento per la suddetta “casta” offrono la messa in forma peggiore, il cui contenuto forcajolo e giustizierista finirà – al di là delle intenzioni, che non è mai decente voler processare, non foss’altro perché in attingibili, salvo ‘stampelle’ trascendenti – inevitabilmente a dar luogo a fenomeni di teppa, “oggettivamente” fascistizzante, cekistizzante, ‘white-shit…izzante’, servo/padronale, obiettivamente sbirra, o tutto questo, in varie combinazioni e dosaggi, nelle forme più diverse mescolato in maleodorante melting pot[-pourri]…
 
 
Evidentemente alla caccia di qualche voto sul mercato della rappresentanza politica ripetono un copione ormai frusto. Esso viene recitato a soggetto da uomini e donne pubbliche nell’occasione di prese di parola in pubblico di alcune persone, tra cui ormai d’abitudine il sottoscritto.
Ora, il mio non è il caso più estremo : il suddetto “sottoscritto” almeno offre spunto alla canèa perché viene dichiaratamente a fare l’agitatore di acque, e perché – in perfetta coerenza peraltro con la posizione che non ha mai dissimulato : di contestatore radicale del sistema sociale e dello Stato – essendoglisi offerta l’occasione si è difeso dal processo intentatogli da questa entità (il della definizione nietschiana delo Stato) verso la quale ha sempre affermato un’ estraneità ostile–peraltro ricambiata con gli interessi –, invece che accettare il simulacro di una difesa impossibile nelle condizioni e logica di un processo , che rivisitava e rinverdiva – seppure in modo, certo, meno piromane e cruento – strategie cognitive e logiche da caccia alle streghe ed altri capri espiatorî, logiche da istruttorie dell’Inquisizione o dei processi di Mosca, e simili).
Ma più paradossale , spregevole e desolante, più rivelatore, sintomo davvero estremo, è che lo stesso copione viene recitato ogniqualvolta si presenti a presentare le proprie ricerche ed il proprio lavoro di sociologo ed editore critico quello che per lorSignori dovrebb’essere , uno che ha interamente scontato le pene irrogategli dai Tribunali della Repubblica (lo stesso dicasi per analoghi starnazzamenti dedicati a pubbliche attività del professor Antonio Negri, ordinario emerito di ).

Sinora, il sottoscritto ha tenuto come linea di condotta quella definita nell’echeggiamento popolare del verso dantesco . Naturalmente, anche di fronte ad obiettive configurazioni permettenti di qualificare ipotesi di reato come o addirittura , il sottoscritto non derogherà al suo principio di pratica unilaterale di una critica alla tossicomania punitiva, alla bulimia della “soluzione penale” – veri e proprî “crack delle genti” –, né si sporcherà l’anima dichiarando “diffamatorie” delle eventuali parziali falsità, ‘chiamandosi fuori’ da questo e quello : poi che intende persistere nella scelta di assumere in solido una corresponsabilità “di comunità di destino” con tutti gli uomini e le donne con i quali ha condiviso la lunga onda d’urto di un sommovimento sociale giunto sino alle armi – come è accaduto e può, nella storia, accadere –, in una sorta di “latenza insurrezionale subacuta e cronica”, con al suo interno sacche di , come recitano le stesse conclusioni della commissione-Pellegrino, [commissione bicamerale originariamente dedicata alle (che non hanno mai visto, ovviamente, coinvolto alcuno del nostro ‘campo’), e che si è estesa poi a ciò che viene definito “attività di ”].


Certo, così come a fronte della Giustizia Penale, così anche in faccia a questa “onorata società incivile”, a questa frazione partitocratrica della “casta dirigente”, non si vanno ad accampare differenze di tutti i tipi– all’occorrenza anche aspre, su forme, teorie, metodi, concezioni di lotta e d’azione – , all’interno del fronte dalla cui parte ci si è battuti. E, direi, quali che siano gli sviluppi successivi dei proprî giudizî di merito, e di valore ; perfino eventuali ucronìe, che in ogni caso è indecente retrodatare, pretender ‘retroattivare’.
Semplicemente, poiché “non mi chiamo Pasquale”, ho sempre continuato a ridere, dicendo[mi] “voglio vedere dove vogliono arrivare questi stupidi…”.

Trovando però che questo evitamento potrebb’essere scambiato per debolezza ; e che questi infimi maramaldi hanno talmente da far dimenticare, esportando proiettivamente ciò che vogliono denegare, occultare occultarsi perché inconfessabile al punto da divenire come insospettato, che scatenano anche cacce feroci, che per esmpio vogliono raschiare il fondo del barile per riportare, decenni dopo fatti e tempi drammatici, delle donne e degli uomini che faticosamente si sono ricostruiti una quotidianità vivibile, indietro nel passato e cioè nel fondo di una galera, possibilmente a vita cioè a morte – oggi è all’ordine del giorno il caso di Marina Putrella [… ma su questo, e su quanto abbiamo da dire a parire da questo come spunto, torneremo]…., tenuto conto dunque anche solo di ciò, il sottoscritto Oreste Scalzone ha, per cominciare, da dichiarare quanto segue:

“ Un tempo, in codici che non sono più nostri di quanto non lo siano, che so, quelli della “cavalleria”, se si diceva a qualche villanzone malcreato, a qualche prepotente, , costui “perdeva la faccia” se non accettava la sfida.
Ciò risultava comunque, francamente, meno peggio che ciò che accade di questi tempi, in cui l’ultimo – oltretutto – vile può imbrancarsi ad esercitare, o reclamar vociferando, soprusi. Così come il più feroce dei combattenti, anche nemici, è comunque figura più nobile che lo sbirro che conduce una guerra dei più forti contro i più deboli. Che chi pratica il detto “forte coi deboli/debole coi forti”, cioè la perfetta etica servopadronale.

Sfido dunque questi vessilliferi da “Colonna infame” ad una logomachia ; ad una battaglia verbale, di parole e concetti – polemica – nella quale sviscerare con precise regole della controversia tutto ciò che si ha da dire.

Se – con l’arroganza del Signore che non accetta la sfida del liberto, o comunque dello “stracciaculo”, faranno orecchie da mercante, sappiano che farò del mio meglio per dipingerli, ogniqualvolta ne troverò il tempo, come –oltretutto – “Uommeni ‘e mmerda”.
 

Grazie dell’attenzione

Oreste Scalzone


Napoli / Cava dei Tirreni, 28 settembre 2007

 
Breve poscritto, per ora : Ci limitiamo ad osservare alla componente di codesta consorterìa – di cui abbiamo appena letto un volantino – quanto segue. E’ fatto notorio che il sottoscritto (nonché quanti a lui affini), proprio perché anche rispetto alla componente “fascista” dello schieramento opposto alla propria parte “della barricata” ha intrattenuto un rapporto d’inimicizia, il quale implica una logica ed un’etica di lotta, da combattenti, non già una logica di demonizzazione o “sotto-umanizzazione”, da esorcisti o sbirri e peggio, ne ha ‘prese’ e anche ‘date’, ma, per così dire, ‘a viso aperto’, e senza mai imbrancarsi in teppe di linciatori o –peggio– di gente che urla al linciaggio, o addirittura lo reclama dalla , col nome di .
Questo era stato pubblicamente riconosciuto (senza né compiacimento, né disappunto da parte mia), da persone all’epoca latitanti, come Morsello, e da altri della stessa parte, : anche in tempi più recenti, anche in siti Internet se ne possono trovare abbondanti tracce.
Vedo che, nel prosieguo, i seguaci dei Fiore, e forse lui stesso, e i parvenu del “neo-parlamentarismo ultras” che hanno, evidentemente, messo a rendita, e sul mercato, quello che appieno si rivela il loro simulacro bottegaio (e, visto che il termine li strega : usuraio ?) di ‘jusqu’au-boutisme’ : così, senza alcuna decenza, quella decenza che a volte può esser riconosciuta anche al peggior nemico, si intruppano dietro le querimonie bugiarde ‘alla Alemanno’, fanno del puro auto-negazionismo, giocano spudoratamente alle mammolette, alle vittime innocenti, si intruppano con sicofanti, pentiti, rinnegati a tassametro, personaggi sguaiati e abietti da Suburra, dissimulando il pugnale o il veneficio, avendo aggiunto al coacervo di Valori da remake virtuale di “peplum” in costume anche il requisito del vile e del subdolo.
Per quel po’ di rispecchiarsi tra ogni “esemplare di ed ogni altro, sulla base di quella che Marx chiamava Gemëin-Wesen, ‘fundus’ comune di specie, c’è da sentirsi salire un’altra ragione di vergogna, nel senso di Primo Levi, di Robert Antelme rivisitato di recente da Giorgio Agamben […]

 

Partager cet article

Published by Oreste Scalzone - dans orestescalzone
commenter cet article

commentaires

sergio falcone 29/09/2007 09:19

  Buddhist Monks' protest 2007 "Contro l'ingiustizia, disobbedienza civile non-violenta. Perché noi non siamo come loro. Né come vorrebbero che fossimo", ༄ sergio falcone.birmania

sergio falcone 29/09/2007 08:42

Global Project Padova - Venerdì 28 settembre 2007 Repressione in Birmania Dopo il coprifuoco la repressione. Dopo aver schierato l’esercito e intimato il coprifuoco oggi i poliziotti del 22esimo battaglione (famoso per i massacri del 1988 contro gli studenti, si parla di circa 3.000 morti) hanno aperto il fuoco all’impazzata contro una folla di migliaia di monaci e studenti. Nessuna sanzione. La Riunione d’emergenza al Consiglio di Sicurezza Onu, a poche ore dalla risposta repressiva dell’esercito per le strade di Rangun, si è conclusa con l’opposizione di Indonesia, Cina e Russia a emettere sanzioni contro la giunta militare, al potere da circa 40 anni. Una risposta che ci si aspettava: Mosca sta costruendo il programma nucleare birmano mentre Pechino è il primo partner commerciale birmano.La “Top 5” dei paesi che fanno affari con la giunta – e che di fatto ne consentono la longevità – sono Thailandia, Cina, India, Singapore e Malaysia. Sulle sanzioni si è registrata in questi giorni anche una certa timidezza da parte dei paesi europei dietro la quale si nasconderebbero gli interessi della multinaizoanle francese Total individuata dalla federazione internazionale dei diritti umani come uno dei principali partener commerciali della giunta militare birmana insieme alla statunitense Chevron. venerdì 28 settembreAlcune agenzie di stampa riportano la notizia che "I soldati della Divisione 33 di stanza a Mandalay (seconda città di Birmania) avrebbero disobbedito ieri agli ordini di sparare sui monaci, e desposto a terra le armi al passaggio dei religiosi". La notizia confermerebbe le voci di forti dissensi all’interno dell’esercito sulla natura brutale della repressione militare che stanno circolando su alcuni siti dei dissidenti birmani in esilio.Secondo il sito dissidente ’Democratic voice of Burma’, le forze di sicurezza birmane avrebbero picchiato giovani studenti di una scuola a Rangoon.Confermata invece la notizia dell’uccisione di un reporter giapponese a Rangoon. E’ iniziata la caccia all’uomo sia rispetto ai amnifetsanti che ai giornalisti. Chiusi gli internet cafe, tagliate le linee telefoniche degli attivisti per isolare le comunicaizoni e imbavagliare le testimonianze su quanto sta avvenendo. giovedì 27 settembreContinua la durissima repressione da parte del regime contro le migliaia di manifestanti radunati per continuare le proteste contro il regime militare. La folla non è però composta da monaci. I manifestanti questa mattina si sono diretti alla pagoda di Sule, dove sono attesi dalle forze dell’ordine che hanno circondato il santuario con filo spinato, barricate e cannoni ad acqua pronti all’uso. Testimoni locali riferisocono di spari per aria da parte della polizia. Il governo di Bangkok ha anche allertato i posti di frontiera di un possible flusso di civili in fuga dalla repressione militare, come già accaduto nel 1988.Si stavano per concludere, prima del coprifuoco, le marce pacifiche di protesta di monaci e civili a Rangun quando la polizia ha iniziato a sparare all’impazzata sulla folla che si era radunata attorno il Municipio.L’Asean, l’organizzazione che comprende i dieci Paesi dell’Asia sudorientale, ha condannato le violenze in Myamnar, chiedendo alla giunta militare di fermare la repressione. mercoledì 26 settembreGas lacrimogeni sui monaci buddisti. Cariche sui dimostranti che provano ad avvicinarsi ai luoghi che sono diventati simbolo della protesta negli otto giorni precedenti: gas lacrimogeni ma anche pallottole contro la gente che questa mattina aveva raggiunto il punto di raccolta accanto a Shwedagon, la pagoda ormai divenuta uno dei luoghi simbolo della protesta. Si parla di 80 religiosi già in carcere.Due anni di carcere per chi si fa vedere in giro tra le 9 di sera e le 5 del mattino.Collegamenti telefonici interrotti, difficile anche connettersi al sito della rivista dissidente http://www.irrawaddy.org Ma cosa sta succedendo? Se è vero che la pacifica mobilitazione si è costruita in modo praticamente spontaneo negli ultimi mesi contro il raddoppio dei prezzi del carburante e intrecciando una forte denuncia del regime dittatoriale che governa il paese d’altra parte è vero che in questi territori si giocano rapporti di forza internazionali. Cina, India e Russia appoggiano la giunta militare birmana. La Cina in particolare è il grande protettore e il grande finanziatore del regime. Mentre grandi interessi economici legati a energia e armi coinvolgono India e Russia. In gioco oltre agli interessi economici l’influenza in tutto il sud-est asiatico.Entrambi i paesi condividono infatti lunghe frontiere mentre una quota importante delle minoranze birmane è costituita da indiani e cinesi. Quanto conta questo appoggio e fin dove puo arrivare? Quanto gli equilibri internazionali giocano sulle prese di posizione di Stati Uniti e Unione Europea?E’ evidente che le dichiarazioni di disappunto non bastano a frenare la forte repressione in atto in questo momento. Con il portavoce di Amnesty International, Riccardo Nuri un commento sulla violazione dei diritti umani in Birmania. [ audio ] Il commento di Gianluca Ursini, redazione di Peacereporter sulla situazione attutale (giovedì 27) [ audio ]Un’analisi sulla grande marcia dei monaci con Gianluca Ursini, redazione di Peacereporter. [ audio ]Una analisi complessiva della situazione con Emanuele Giordana, Lettera 22. [ audio ]Il commento di Cecilia Brighi, autrice del volume "Il Pavone e i generali -Birmania: storie da un Paese in gabbia" [ audio ] Aggiornamenti dell’ultima ora dal sito di PeaceReporterL’appello di Amnesty International per cessare la repressioneCon gli uomini e le donne birmane: il 3 ottobre costruiamo il No Total Day! Link:Democratic Voice of Burma, l’organo dei dissidenti al regime in esilioMizzina News, il giornale dei dissidenti birmania

Archivio