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30 décembre 2007 7 30 /12 /décembre /2007 21:55
Marina-manif-Valence.jpgGiovedì scorso dopo una concentrazione davanti la Prefetura, la manifestazione  ha attraversato  Valence. Molti gli interessati e partecipanti. 

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Published by Oreste Scalzone
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sergio falcone 05/01/2008 07:27

sabato 5 gennaio 2008 Miseria della filosofia, filosofia della miseria: Agnes Heller Miseria della filosofia, filosofia della miseria. Agnes Heller: "Una società totalmente giusta non è affatto auspicabile". Secondo la discepola di Lukàcs, essa non sarebbe "dialettica, dinamica, pluralista". Bah!... Si vede che la Heller mangia tutti i giorni, e bene.sergio falcone

sergio falcone 04/01/2008 22:29

venerdì 4 gennaio 2008 Pomigliano d'Arco. Licenziamenti politici alla Fiat comunicato licenziamenti alla FIATALLE FORTI LOTTE DEI LAVORATORI CONTRO IL PIANO MARCHIONNE LA FIAT RISPONDE CON IL LICENZIAMENTO DI VITTORIO GRANILLO E DI CONCERTO CON FIOM-FIM-UILM REQUISISCE LE ASSEMBLEE SINDACALISindacato dei Lavoratori Autorganizzati IntercategorialeS.L.A.I. cobas Sede Legale Sede NazionaleVia Masseria Crispi n°4 -80038 viale Liguria,49Pomigliano d’Arco - Na 20143 Milanotel & fax 081/8037023 tel & fax 02/8392117 FIAT ALFA ROMEO POMIGLIANOCon telegramma di messa in mobilità forzata inviato nella mattinata del 31 dicembre 2008 la D.H.L. ha licenziato Vittorio Granillo. Il diniego della Fiat allo svolgimento delle assemblee sindacali retribuite, e a quella permanente, indette dallo Slai Cobas (operato all’unisono e di concerto col provvedimento della D.H.L. e con la sponda attiva e collusa di FIOM-FIM-UILM) svela le reali preoccupazioni aziendali e concertative nonché la grave portata antisindacale di tali iniziative. Infatti, la Fiat, con comunicazione inviata a Slai Cobas in data 4 gennaio 2008, rifiuta lo svolgimento delle assemblee e dell’ingresso in fabbrica di nostri dirigenti sindacali, tra cui lo stesso Vittorio, dichiarando tra l’altro che le iniziative annunciate da Slai Cobas sono…”potenzialmente collidenti con il noto piano di formazione previsto dal 7 gennaio 2008 al 2 marzo 2008”. e, che, inoltre, l’intero monte-ore delle assemblee sindacali del 2008… “è già stato prenotato dalle RSU di FIOM-FIM-UILM”. La non casuale sintonizzazione delle iniziative D.H.L., FIAT e FIOM-FIM-UILM ripercorre la strategia degli otto licenziamenti del febbraio 2006 a danno di Slai Cobas, avvenuti con la manifesta complicità di Rinaldini. Licenziamenti già allora sconfitti dalle lotte dei lavoratori con lo Slai Cobas. Vero è che, con il cosiddetto ‘Piano Marchionne’ la Fiat non intende riammodernare gli impianti (vecchi di circa 40 anni) ma punta all’azzeramento delle libertà sindacali e di ogni tutela dei lavoratori per ovviare al deficit tecnologico con l’intensificazione esasperata dello sfruttamento del lavoro operaio e la costruzione di una forte stretta repressiva necessaria al rigido comando sulla forza lavoro, preludio al previsto ridimensionamento produttivo ed occupazionale. Già nella settimana tra il 17 ed il 21 dicembre 2007 precedente la chiusura dello stabilimento le forti lotte dei lavoratori della D.H.L. indette dallo Slai Cobas e dagli altri sindacati contro il ‘piano Marchionne, il licenziamento di 94 giovani interinali, le tutele economiche ed occupazionali ‘per tutti’, hanno messo in crisi l’intera strategia Fiat e paralizzato per giorni la fabbrica. La strategia Fiat di ridimensionamento di Pomigliano già si riscontra con la cessazione dell’attività produttiva della KSS di Arzano ed il licenziamento dei 103 lavoratori addetti alla produzione delle cinture di sicurezza. Il presidio ai cancelli della fabbrica dei lavoratori che va avanti dallo scorso 2 gennaio vede lo Slai Cobas e la componente RSU tra i sindacati più impegnati nella lotta contro i licenziamenti e per la tutela occupazionale. Come nel 2006 in occasione della sconfitta Fiat sugli 8 licenziamenti lo Slai Cobas ed i lavoratori sapranno ben contrastare e sconfiggere, anche questa volta, le politiche antioperaie della Fiat e delle aziende collegate e dei loro ‘scudieri’ sindacali di FIOM-FIM-UILM. Slai Cobas – Coordinamento Provinciale di Napoli - Pomigliano d’Arco, 4/1/2008

sergio falcone 04/01/2008 21:23

venerdì 4 gennaio 2008 La strage della ThyssenKrupp e la condizione operaia. Intervista a Dario Fo di Loris Campetti Non coltivo mitologie né, viceversa, animosità alcuna e, nonostante i miei desideri vadano ostinatamente in direzione opposta e contraria, cerco di tenere bene aperti gli occhi su quella che è la realtà. Anche se ciò mi provoca malessere.Non ho mai digerito il fatto che Dario Fo abbia accettato il premio Nobel. A differenza di Jean-Paul Sartre... Sartre, chi era costui? Io, al suo posto, lo avrei respinto al mittente, come si fa con una missiva non gradita. Per protestare contro l'ingiustizia. La stessa ingiustizia che pretende questo ennesimo, inutile, assurdo sacrificio di vite umane.Inoltre, ho guardato con meraviglia e, confesso, con un certo sospetto l'ingresso di Franca Rame, senatrice della Repubblica, tra coloro che fan "politica". E poi nella schiera dei fedelissimi dell'Italia dei (dis)Valori. Ma siamo seri!... Ora decide di abbandonare il Palazzo, disgustata e scandalizzata. Quasi fosse una donna alle prime esperienze pubbliche.Mah! Questi artisti...Ma l'intervista che segue non fa una grinza.Ve la porgo, così come l'ho letta.sergio falconeAi funerali di Giuseppe. L’operaio ha meno valore, meno tutela, meno diritti che nella schiavitù, o nei Comuni. Perché al centro non c’è più l’uomo ma il profittoDario Fo: “Beati gli schiavi”di Loris Campetti“Diceva Bertolt Brecht che quando uno schiavo si libera dalla schiavitù e diventa un operaio perde i diritti che aveva. Come schiavo era tutelato, gli veniva garantito un abito, persino una moglie gli veniva trovata. Da operaio perde di valore, di peso, perde diritti. Catullo diceva che allo schiavo bisognava dare allegrezza, ilarità, sennò avrebbe intristito le stanze del potere”. Il premio Nobel Dario Fo ha partecipato ieri ai funerali di Giuseppe Demasi, la settima vittima della strage targata ThyssenKrupp, insieme alla sua compagna Franca Rame. Parlare con lui di morti sul lavoro costringe a modificare gli attrezzi del lavoro giornalistico, ripescando categorie troppo velocemente abbandonate nell’interpretazione della realtà. Sembra un paradosso quello messo in scena da Dario Fo: lo schiavo antico era più rispettato e tutelato dell’operaio moderno. Eppure ha un fondo di verità, perché “la nostra società ha messo al centro il profitto. L’interesse per il profitto viene prima di tutto, prima della vita dei lavoratori”.Perché hai deciso di partecipare ai funerali di Giuseppe, la settima vittima della strage consumata alla ThyssenKrupp?Sono andato perché ho avuto una lunga frequentazione con le lotte operaie a Torino e Milano, alla Fiat e nelle piccole aziende. Sette operai uccisi, ci pensi? Ricordo una canzone, “Morire per campare” dentro lo spettacolo “Ci ragiono e canto” che raccontava dei poveri del sud costretti a salire a Milano e a Torino e per tirare avanti mettevano a rischio la propria vita.Cosa hai provato al funerale?Sconvolgente. Una chiesa fredda, completamente impregnata di corpi, gente semplice, operai, volti e mani di chi sa cos’è il lavoro. Con Franca abbiamo abbracciato tante persone, compagni di lavoro, parenti, amici. Un operaio mi ha detto che i padroni pagano le multe per il mancato rispetto delle leggi sulla sicurezza, ma se ne fregano, perché le multe costano molto meno che tenere a regola gli impianti. E un altro mi ha detto: “Almeno ci pagassero il prezzo pagato per un bue”. Mi è tornato alla mente quell’industriale del milanese che ha cosparso di benzina e poi bruciato un operaio rumeno che rivendicava i suoi diritti, il prezzo pattuito. E’ stato in galera solo qualche anno, quel padrone. Il cardinale Poletto ha fatto un discorso corretto in cui si ribadiva il rispetto per la persona umana che viene prima della produzione e del profitto.Siamo nel terzo millennio e si muore sul lavoro come ai tempi dei padroni del vapore.Noi abbiamo rimesso in piedi lo spettacolo “Non si paga, non si paga” e un importante critico di Repubblica ci ha criticato, accusandoci di non esserci accorti che il mondo è cambiato. Ma i tempi sono cambiati davvero? E come sono cambiati? Dire che oggi siamo più avanti sulla sicurezza è una grande balla. Ci sono degli Statuti tra la fine del 1100 e il 1200, per esempio in Toscana, da cui emerge una grande attenzione alla tutela dei lavoratori che oggi diremmo dell’impiantistica, impegnati nella costruzione di torri, palazzi, chiese. L’inizio dei lavori veniva dato dal maestro della pietra del comune che dava il via solo dopo accurati controlli. Era sua la responsabilità prima di eventuali disastri, poi veniva quella della persona per cui l’opera veniva edificata e l’imprenditore edile era l’ultimo responsabile. Per il semplice fatto che dare la responsabilità della sicurezza al padrone vuol dire lasciare mano libera alla corruzione, perché il padrone ha interesse solo al profitto. Come mi diceva quell’operaio, preferisce pagare le multe che garantire la sicurezza. Con la nascita dell’Umanesimo l’individuo, e non il profitto, era messo al primo posto. Persino la massoneria alle sue origini, metteva al centro il lavoratore, la vita dell’operaio: masson è il muratore.L’Italia ha il triste primato degli infortuni sul lavoro.Ti faccio un esempio. Ho lavorato due mesi in Finlandia per mettere in scena uno spettacolo; sai che durante le prove erano sempre presenti i vigili del fuoco? Da noi il servizio antincendio c’è solo durante gli spettacoli.Pensi davvero che le condizioni dello schiavo fossero migliori di quelle dell’operaio?Ti ricordi la canzone “Ho visto un re”?Come no: il re, il vescovo, il ricco, tutti che avevano perso qualche privilegio e piangevano, chi sul cavallo e chi nel vino, chi mordeva la mano del sacrestano. Solo il “vilan”, un contadino, ridacchiava… un altro paradosso?“Che sempre allegri bisogna stare, che il nostro piangere fa male al re, fa male al ricco e al cardinale, diventan tristi se noi piangiam”. Dove credi che abbia pescato queste parole, se non dallo studio di Bertolt Brecht e dagli scritti di Catullo? Allo schiavo bisogna dare allegrezza, ilarità, per evitare che le sue lacrime possano intristire le stanze del potere. Oggi gli operai non valgono neppure il prezzo di un bue, perché al centro della storia non c’è l’uomo, c’è il profitto.[il manifesto, venerdì 4 gennaio 2008, pagina 5][All'ingresso di Auschwitz: "Arbeit macht frei"... "Il lavoro rende liberi" (!!!)]

sergio falcone 04/01/2008 21:19

venerdì 4 gennaio 2008 Marina Petrella. Rassemblement le 8 janvier Rassemblement le 8 janvierBonjour.Vous trouverez en pièce jointe le texte concernant un rassemblement(le 8janvier prochain à Paris) contre l’extradition de Marina,rassemblementqui se lie à la question orale posée le même jour au PremierMinistre ausujet de la situation de Marina et des autres « réfugiés italiensenFrance ».Le temps presse, et le risque pour Marina menace de se concrétiserbientôt. Il faut agir, et désormais interpeller directement lesdécideurspolitiques qui trancherons au sujet de l’extradition ou pas deMarina.C’est pourquoi nous vous demandons de participer nombreux à cetteinitiative, qui, à ce stade, nous croyons très très importante.Pour le reste, c’est-à-dire pour plus d’informations se rapportantàMarina, veuillez visiter le site www.paroledonnee.info.Merci d’avance à tout le monde. A bientôt.paroledonnee

Louise Desrenards 02/01/2008 14:05

Pardon, la version précédente comportait plusieurs fautes, je vous réenvoie la version que j'ai postée pour nettime-fr (à voir si elle passera et a fortiori à cause de la réinstallation de mes pop mails dans google pour pallier aux spams...) je vais la mettre aussi dans bellaciao, au cas où.-----------------Pour ma part bien indisponible et pas très bien en point à la fin de l'année 2007, passées les premières informations solidaires pour la libération de Marina, je n'ai pu m'engager à suivre les réunions de soutien ; mais je suis toujours là, attentive à ses actes et concentrée pour porter l'espoir d'une raison renouvelée de l'Etat français à son sujet, comme à celui des italiens qui avaient pu vivre en paix en contribuant à la paix ici, en France...Que les intérêts financiers et de marché des lobbies de notre Etat aujourd'hui globalisé, décidément bien loin de la singularité qui fit sa puissance internationale, soudain s'en soient mêlés sous le second septennat (plebicité) de Jacques Chirac, qui tenait jusqu'à son ministre de l'intérieur, ne doit en rien nous décourager d'un retour réversible des points de vue les plus justes, sur les situations collectives prescrites.Et il ne faudrait pas désespérer totalement de notre président actuel quoiqu'il arriva au pouvoir contre toutes nos idées, qui demeure quand même le ministre du statut des musulmans en France (malgré toutes les bavures qu'il put cautionner ou instrumenter ensuite, comme ce sont des contradictions qu'il ne faut pas ignorer même si elles sont lourdes), avant d'avoir été cassé pour être contrôlé par devenir lui-même le survivant triomphant.. Il peut et pourra encore changer d'où qu'il vienne et où qu'il aille... Après les grands récits nous entrons dans l'époque aléatoire de l'environnement, des circonstances, et du hasard sélection, celui de l'émergence généralisée y compris des Etats, d'autant plus imprédictible qu'on tentera de la maîtriser, émergence qui contrairement aux apparences des conventions ne pourrait pas mal jouer pour nous : car nous sommes les particules inopportunes par leur différence, absolument nécessaires à la vitalité du système, sans lesquelles il ne pourrait que mourrir à lui-même, par lui-même. Et donc s'il veut vivre de lui-même, ce ne pourra être qu'à accepter enfin ce qui le dérange.De là, nous voici encore et toujours face à la guerre civile refoulée par le pouvoir de la partie qui a gagné dans les dernières décennies italiennes, et son éternelle volonté de faire disparaître ses propres traces, pensant y parvenir en incarcérant la parole de ceux qui se souveniennent d'autant mieux qu'elle les pourchasse sous sa forme légitime (comme Mussolini autrefois voulut faire taire Gramsci qui devrait rester enfermé "jusqu'à ce qu'il ne puisse plus penser" -- mais les temps ont changé car aujourd'hui la parole est libre, celle de la rumeur récurrente, random des machines arborescentes que rien ne pourra plus arrêter, puisqu'elle n'est plus celle des humains qui l'ont informée...)Forcément, au contraire du trans genre italien, ses proies différenciées par le harcèlement assument au grand jour leur passé tel qu'il fut différencié et opposé. Mais les anciens activistes italiens aussi ont changé et ont le droit de changer -- leur vie ne France l'a prouvé.En 2008, je m'innoverai donc en post-gaullienne pour "gueuler" : AMNISTIE ! C'est la seule issue toujours intelligente même après le politique.ET SI LE PAYS DES CONFLITS N'A PAS SU CHANGER SUR LE FOND, ALORS : PAS D'EXTRADICTION POUR NOS RÉFUGIÉS !Ainsi l'amnistie ce sera de fait pour les deux côtés. L'un des deux anciens adversaires s'est trouvé en situation légale de s'amnistier par lui-même, grâce au renouvellement de ses alliances intérieures, dans le cadre externe de la perte d'autonomie française soudain soumise à l'OTAN attribuée généralement à la nouvelle Europe, et dans celui de la globalisation financière associée aux marchés de l'armement et des ressources voyant leurs intérêts délocalisés, alors les changements de l'infrastructure nationale italienne crurent se refaire une virginité européenne, portée par la globalisation des ficelles de la Défense secrète américaine qui toujours avait eu prise sur l'italie depuis la Libération et pendant la Guerre froide... Bien sûr je suis de ceux qui pensent qu'assumer le passé pour Marina est aujourd'hui la preuve même de son sens des responsabilités collectives pacifiques et transmissibles, dans une position individuelle intelligente à une époque globalement et ponctuellement désinformée comme la nôtre, où sa position à elle, comme quelques autres, réinstalle du sens.Nous savons bien que les adversaires de l'époque ont ensuite pris le pouvoir sous un régime de la justice italienne cumlulé avec la question de la répression de la mafia sicilienne, quoiqu'ayant forgé des juges héroïques, justice au bilan global bien contestable, car non seulement cela a déplacé la géographie mafieuse, au lieu de supprimer le crime, mais de plus cela a donné un pouvoir légitime à l'autre partie de la guerre civile qui avait eu lieu dans ces années de plomb, à coexister par de nouvelles alliances de l'extrême droite mutée dans les centres, pour imposer leurs intérêts persistants dans le cadre des commissions européennes. Le tout profitant de la pression américaine forte du 11 septembre pour modifier les droits de l'homme et la quête d'autonomie hérités des Lumières, qu'à tort nous avions pensés imprescriptibles...Maintenant ce seront les droits de l'autre (vaste programme;-)Laissez libre Marina Petrella : sa présence sociale est nécessaire à la santé de la vie publ:ique en France (puisque l'italie ne se préoccupe pas de la sienne).Marina Petrella, c'est moi !C'est Toi ! Tous nos voeux vigilants pour toi en 2008 Marina ! Pour ta fille et ton compagnon, pour toi, pour nous,Libérons, Libérez Marina Petrella ! �

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