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30 janvier 2008 3 30 /01 /janvier /2008 00:03
Gruppo informale  (pro tempore e ad hoc : "unitevi spesso e in modo effimero…")
'Les Appezzottès' di Piazza Bellini & dintorni
 
Prologo in corso d'opera per un rap più o meno immaginario
 
Napoli, Gianturco, ex Manifattura tabacchi occupata
EcoBallo, Concerto-feuilleton , I episodio
(con Daniele Sepe, Contrabbanda, & Occupants…)
23 gennaio 2008
 
  Sarà un poema immaginario, in corso d'opera, accumulo di semilavorati, assolo, cori: e questo ne è il prologo a braccio, d'ultimora.
  Vorremmo fare un slam, un rap, un volantino, una lettera -- impossibile, sempre sfuggente… -- che "dica tutto o almeno quanto basta, a quanti e quante basta". Lettera che si spieghi, "vuoti il sacco".
  Vorremmo parolare, cantare, un urlo e un sussurro ragionato, pulce nell'orecchio di tutti e ciascuno.
 
  Napoli, Città Nova della Gran Grecia, metropoli già prima di Roma, crogiuolo umano, grumo di vissuto, di disperata vitalità, "potenza di persistere nel proprio essere", esserci, potenza di vivere malgrado tutto.
Napoli tellurica, sulfurea e gaia, dà vita a spettacolo grandioso e atroce.
  Napoli resiste. Gli occhi delle tv hanno mostrato ai mondi più lontani il lato della merda della macchina-mondo, Cosmomacchina: stratificazione di nature, d'artifizi naturalizzantisi, teologizzati. Hanno mostrato il lato oscuro, back-side, delle smaglianti miracolistiche delle teologie dell'economico, della tecno-scienza, dello Stato, della gouvernance.
.
  Chiunque ha potuto, volendo, vedere. Eppure, occhi distratti di sapienti, supposti e supponentisi sapere, ci guardano in tralice -- occhi vitrei un po', un po' acquosi sfuggenti -- sembrando pensare che stiamo parlando di N.U., Nettezza Urbana. Loro, hanno mostrato esser disposti epronti ad ipnotizzarsi sulla parte per il tutto, a non vedere la tessitura delle travi: enorme metonimia, sineddoche inibente la critica, e la sovversione.
  Salta agli occhi invece che poteri, legali, illegali, poteri legalillegali costituiti, sistemi di relazioni, funzioni luoghi reti di comando di qualsivoglia  e di tutti i colori, e composizioni e dosaggi, mostrano il loro carattere di insieme mortifero, decerebrato, criminale, che secerne deliri, ingiunzioni imposizioni d'assurdo normativo: insieme  criminogeno, illusionistico, penale. Sempre più.
 
  Sinora, qui si è "sacrosantamente" resistito, con le unghie e coi denti, con la forza di cui è capace un corpo quando gli vogliono tenere la testa sott'acqua.  Si è protestato, imprecato, denunciato: dunque, malgrado tutto, si finiva per proporre, attendersi, rivendicare (e poi magari la delusione scoppiava in furore) ; ma tutto questo era, per forza, ancora dipendente, manteneva un legame.
 
  Qui, ora (anche nel drittofilo delle donne di Acerra, della loro esperienza) si è operato un piccolo ma forse decisivo strappo, passo -- scarto, inizio di deviazione, di linea di fuga. Si è sparigliato.
Sovvertimento e riformulazione dei termini delle questioni. Si è innanzitutto deciso su chi decide, compiuto un atto di autodeterminazione.Abbiamo cominciato a dire: "Non li trattiamo più, facciamo". Atto, compiuto.
  Chi occupa il sito-Manifattura, ha cominciato nel contempo a fare : ciascuno/a con le sue proprie mani ; e a dire. Senza "addetti ai avori", professionisti dell'una o dell'altra cosa ; senza schisi, senza alienazioni. Senza "in nom'& per conto"…
   Appena, per cominciare, la modesta, banalissima azione di fare e organizzare "raccolta differenziata dei rifiuti" : 'na cos'e niente', in sé, e all'apparenza; epperò 'guardacaso' negata da anni dai Sovrastanti con pervicacia di assurdo fatto norma, quali che ne siano i moventi.
  
  Si è decretato: "questo è il luogo della raccolta differenziata, o niente". Miopi quanto i 'dimolto Sapienti', tanti 'dimolto rivoluzionarisssimi', 'critici della critica critica', talmente che 'la cosa del sogno' per loro è sempre benaltra, benaltrove, benaltroquando, benaltrimenti, benaltrui… e scambiano per "servizio gratuito reso al sistema, castagne toltegli dal fuoco…" quello che è esperienza di "espropriazione degli espropriatori", espropriatori di capacità ed esercizio d'autonomia singolare-comune, comunanza indipendente, di libertà reciprocamente costitutive  (esperienza, se è per questo, e si parva licet…, piuttosto comunarda – e che cos'è la Comune, cosa son stati i suoi giorni – "che valgono anni" – se non questo di riappropriarsi di facoltà, e relative capacità, confiscate, anzi inibite, inducendo una <malattia della volontà> che diventa anomizzare per eteronomizzare, avocare per sussumere, "formattare", possedere/distruggere…?) …
  "Forma finalmente cominciata a esser riscoperta", pur nell'estrema modestia dell'esperienza in corso? In ogni caso, si sarà mostrato che le genti umane," il 'sotto' che si solleva", possono, e non possono che, cambiare il proprio destino insieme, da sé : questo è autonomizzazione comune, "comunautonomia". O no ?
 
  E' possibile che i sovrastanti, padroni, servi, servo/padroni, arrivino pretendendo di vietare. E' possibile: perché il Leviatano, "mostro freddo", non sopporta che si dimostri che si può fare a meno di lui, che è lui — che in definitiva ha natura di mero sortilegio, non vive di vita propria, come il vampiro : è di risulta… –,  è lui che è dipendente, come un tossico dalla sua dose; mentre quelli che vuole sottomettere, i "fatti oggetto", assoggettati, possono benissimo fare a meno di lui…
  Vedremo: se quelli a cui il sangue altrui non fa paura -- il  mazziere capo di Napoli e Genova 2001, il sinistro manichino in tuta mimetica che lo accompagna -- manderanno sbirri e cingolati, "tonfa", flash-ball epperchenno',di più, questo sarà spettacolo-dimostrazione a/traverso il mondo.
  Li hanno mandati  &a significare un segnale un messaggio camorristico, mafioso di Stato, un  "mò venimm'" : potranno anche venire, ma così si scaveranno più in fretta la fossa, come sistema generale, è possibile.
  Questa non vuol'essere profezia, se non come presagio che si autorealizza – tenta, cerca di darsene i mezzi. Vuol'esser scommessa, e un po' promessa.
 
  E adesso, cominciamo ad andare a cominciare.    
 
Napoli, 24 gennaio 2008
 
Abbozzato, imbastito da
'Les Appezzottès':Complici & Oreste,
della redazione napoletana del Giornal'immaginario,
versione bisestile -- "esce ogni 29 febbraio"--,
il cui primo numerozero appare nel febbraio "Sessantotto + 40",
scritto, a voce – audio, video, parole, gesti --,
tra Napoli, Parigi, Frigolandia (Repubblica di-) & in contatto
 con altri 'ove' in mezzo e oltre, da Palermo a Milano, Torino o Montreuil…

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Published by Oreste Scalzone
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sergio falcone 04/02/2008 22:26

lunedì 4 febbraio 2008 Cosenza, sabato 2 febbraio 2008 Cosenza. Comunicato da liberituttiAssolutamente un successone Non potremmo definire altrimenti la manifestazione nazionale di sabato, non potrebbe passare diversamente agli archivi della memoria nostra e della città tutta. Chi, dal basso o dall’alto, ha pensato bene di provare a gettare discredito sul risultato ottenuto dal movimento dei movimenti, sceso festosamente in piazza, lo ha fatto certo non per amor di cronaca o di responsabilità ma perché, i pennivendoli cosentini tutti, assolutamente funzionali alla realizzazione dei piani criminosi che si perpetrano in questa città, non possono certo tradire le aspettative dei loro finanziatori/fiancheggiatori occulti, spesso i soggetti contro i quali, il movimento cosentino si scaglia nel combattere le sue battaglie per le libertà e la giustizia sociale. Ridurre ad una mera questione numerica la portata della giornata di ieri, ricorda il tentativo di qualcuno di voler definire sovversione la presa di coscienza di tanti e tante che ancora, vogliono credere e vogliono lottare per rendere il mondo un qualcosa di diverso; pubblicare di negozi chiusi e commercianti trincerati dietro sbarre, è ammettere candidamente della faziosità che contraddistingue le redazioni cittadine; provare a riesumare simboli e frasi che Cosenza non ha mai conosciuto, sa semplicemente di barzelletta fuori tempo. E ieri si è scesi in piazza per ribadire questo: Cosenza è una città viva, poco incline a subire passivamente strumentalizzazioni di sorta, solidale e schierata al fianco dei suoi figli perseguitati da un teorema visionario, un romanzo, un qualcosa che insomma tutto è, tranne che un impianto accusatorio presentato per come la legge dispone ovvero basato su delle prove certe. Dunque, si riparte dalla piazza, piazza Zumbini per l’esattezza, piazza scelta non a caso: dice Voltaire, che per misurare il grado di democrazia d’un popolo, basterebbe fare un giro nelle sue carceri; crediamo noi, che altro strumento per tastare il polso al grado di democraticità d’una nazione, sia indagarsi su quante morti bianche vi occorrano ogni anno… Proprio per voler dare luce a questo dolente tasto, è stato scelto il monumento ai caduti sul lavoro per far da sfondo al concentramento dei manifestanti, una sirena da “inizio turno” per scandirne la partenza. Già la massiccia partecipazione alle iniziative d’avvicinamento alla data di sabato, ci aveva confortato e non poco, donandoci ottimismo nell’immaginare del corteo. Ma la sete di partecipazione di Cosenza, ieri, ha stupito anche noi, ed in specie quando il serpentone s’è inerpicato tra le strade del centro storico, fredde ed ammuffite mura ma abitate da gente col cuore grande. Questo è il dato che ci interessa analizzare e rilanciare: la gente non ha mai smesso di credere e d’essere cosciente che è la partecipazione l’unico strumento di cui dispone per far sentire la sua voce ed anche se cittadini in una terra martoriata ed erosa nelle sue viscere dal malaffare, nella quale ogni tentativo di creare una rete permanente promossa da chi non vuole piegarsi a queste logiche di prevaricazione viene immediatamente ostraciato da questure, procure e scagnozzi vari, anche loro, i signorotti detentori dei poteri forti, tremano dinnanzi ad una partecipazione viva come quella di sabato, mossa sulla scia dell’indignazione provocata dal loro atteggiarsi in città. Sosteniamo dunque, essere l’incontro il momento dal quale far emergere la voglia di cambiamento mostrata ieri dai cosentini. Incontro e confronto, quali reazioni genuine da contrapporre alle illiberali coercizioni che s’abbattono quotidianamente sulle nostre vite. Incontro e confronto che, proprio perché uniche armi in mano nostra, dovranno avvenire come sempre alla luce del sole. Rilanciamo dunque, come nelle giornate di preparazione del corteo, l’idea di far ruotare il dissenso e la voglia di sovvertire alle dinamiche che ci vorrebbero perdenti, attorno al chiosco comunale sito in piazza XI settembre, cui chiederemo il prolungamento della concessione. Che diventi il punto di raccolta del malcontento d’ogni cittadino, che diventi il punto di partenza per la costruzione d’una nuova città vivibile. Che faccia circolare non solo appelli di solidarietà a chi si trova sotto processo, ma anche a chi nei territori lotta per non farsi schiacciare da logiche che impongono il malaffare prima della dignità della popolazione. Intanto ricordiamo che lunedì 4 febbraio, nell’aula di Corte d’Assise riprenderà il processo con le arringhe della difesa, certi che il collegio difensivo non incontrerà nessuna difficoltà a rendere, agli occhi della Corte, semplicistiche le accuse mosse dal Fiordaliso. Cosenza, domenica 3 febbraio 2008Coordinamento Liberituttiwww.cosenza2febbraio.orgliberitutti@inventati.org Fonte: Il Manifesto 03.02.08 Global Project Padova "Macché sovversivo! Io del Sud ribelle pronto a rifare tutto"Claudio Dionesalvi, insegnante impegnato nel sociale, è tra i 13 imputati al prosecco calabrese e rischia due anni e mezzo di carcere: “Non esisteva nessuna minoranza di cattivi che voleva mettere a ferro e fuoco Genova e Napoli” Cinquant’anni di reclusione richiesti per 13 imputati, nel processo al Sud ribelle. Tra i “sovversivi” anche Claudio Dionesalvi, insegnante da sempre impegnato nel sociale, indicato dal pm Fiordalisi come una delle cellule che avrebbero costituito un movimento, interno al movimento stesso, con lo scopo di sovvertire l’ordinamento repubblicano, e che ora rischia due anni e mezzo di carcere, più uno di libertà vigilata, e la pericolosità sociale. L’impianto accusatorio però coinvolge tutti voi in crimini commessi contro l’ordinamento democratico. Ma è davvero così? Siamo sempre stati contro questa globalizzazione. Contro il G8 pure. Anche contro i poteri costituiti. Non capisco però come si possano considerare anti-democratici i movimenti dell’ultimo decennio, visto che sono gli unici portatori di vera democrazia. Ci sono analogie fra quello che Fiordalisi definisce il “sud ribelle” e la minoranza che è riuscita a mettere a ferro e fuoco Genova? No, lui sostiene che noi avremmo formato un gruppo nel gruppo, una specie di cellula occulta che avrebbe operato alle spalle degli stessi compagni. Il sud ribelle c’entra poco e niente. Lo ha pure detto nella sua requisitoria. Non credo ci siano “minoranza che hanno messo a ferro e fuoco Genova”. Forse ti riferisci alla polizia, ai carabinieri ed ai baschi verdi della guardia di finanza. Anche a Rostock il movimento ha messo da parte la violenza per concentrarsi sulla protesta contro le politiche dei grandi della terra. Solo in Italia, però, si sentono ancora accuse di questo genere contro dei manifestanti. Cosa succede in questo paese? A Rostock non ho avuto la fortuna di esserci, ma penso sia avvenuto il contrario: le pratiche di radicalità politica e sociale si sono allargate alle totalità del movimento. In Italia si stanno alternando governi illiberali che sguinzagliano magistrati in carriera contro le lotte sociali. L’ultimo assurdo caso qualche giorno fa: 13 compagni di Firenze sono stati condannati a sette anni di carcere per essersi opposti alla spedizione dalemiana in Kosovo. Cosa ti aspetti da questo processo? Un’assoluzione per tutti. Mancano gli elementi costitutivi di reato. Ma non bisogna abbassare mai la guardia. I tribunali italiani sono pieni di esaltati. Ci sono delle azioni che oggi reputi avventate e che non rifaresti, o ritieni che non ci sia stata alcuna azione “sovversiva dell’ordine costituito”? Rifarei tutto quello che ho fatto. Direi e scriverei tutto ciò che ho detto e scritto. Fiordalisi si basa su intercettazioni in cui noi esprimiamo semplici opinioni. Ed ancora articoli pubblicati sui giornali, comunicati ed altro materiale visionabile da chiunque. Nel fascicolo ha inserito tutto il lavoro svolto dalla digos di Cosenza negli ultimi 13 anni. Anche per l’onorevole Caruso richiesti 6 anni. Oggi in che rapporti siete con la politica? Non mi occupo di “partitica”. Preferisco la politica dal basso. Le riunioni intergruppi, i partiti, le strutture, i collettivi, sono sempre stati distanti da me. Ed io da loro. Preferisco parole come comunità, comitiva, autonomia… Però non mi sento di giudicare tanti compagni e compagne che hanno scelto di stare in un partito per costruire un’altra società. Il movimento a Cosenza esiste ancora? A Cosenza negli ultimi mesi abbiamo assistito ad un rifiorire di circoscritte ma interessanti situazioni di conflitto sociale: la lotta per la casa, l’occupazione di un nuovo spazio in centro, la presenza attiva dei compagni su questioni sociali importanti come il “caso Rumeni”. La nostra forza, comunque, rimangono le esperienze che già funzionano. I centri sociali, la radio, la presenza nei quartieri. (Luigi Politano, Cosenza)  Fonte: Il Manifesto 03.02.08 Global Project Padova Di nuovo autonomi, ma non in solitudine Sono tornati a Cosenza, gli attentatori al governo italiani e che hanno pure tramato anche alla vita di George W. Bush, Vladimir Putin, Silvio Berlusconi e soci nel 2001. La prova generale doveva essere il Global forum di Napoli, mentre Genova doveva essere il punto più alto della loro attività cospirativa. E finita con Carlo Giuliani morto, Vladimir Putin nuovo zar della Russia, George W. Bush che invade l’Afghanistan e l’Iraq, mentre Silvio Berlusconi si frega le mani perché, dice, da qui a pochi mesi tornerà a sedere a Palazzo Chigi. La sproporzione tra le accuse ai ribelli del Sud e a quelli del Nord e ciò che è realmente accaduto a Napoli e Genova nel 2001 è stata pressoché ignorata dalla magistratura che ha aperto l’inchiesta contro la rete del Sud ribelle e alcuni esponenti delle tute bianche. Il fatto che dopo circa un anno migliaia di uomini e donne siano tornati nuovamente nella città calabrese vuol dire che la rimozione di quella sproporzione tra le ragioni di chi manifesta il proprio punto di vista critico e chi invece vuol salvaguardare lo status quo non può essere legittimata da una sentenza di un tribunale. Le richieste di condanna al processo cosentino non vanno però letti solo come segnali di una pulsione persecutoria nei confronti dei movimenti. Mettono in luce, semmai, di un tentativo politico, ma agito per via giudiziaria, di ricondurre il conflitto sociale all’interno di una asfittica ma tuttavia tranquillizzante legalità. Cosenza, infatti, è solo l’ultimo episodio di una lungo sequel di condanne e processi che hanno visti come imputati attivisti protagonisti di mobilitazioni che hanno qualificato la vita dei movimenti nel nostro paese, dalle giornate genovesi contro il G8 alla lotta contro la precarietà, alla richiesta di chiusura dei centri di permanenza temporanea per migranti. L’operato della magistratura, o almeno di parte di essa, vuol quindi sanzionare il recente passato, ma prefigurare e delimitare il campo di azione dei movimenti nel prossimo futuro. E le notizie che vedono coinvolti attivisti del comitato “No dal Molin” non indicano certo un’inversione di rotta da parte del potere giudiziario. La manifestazione di Cosenza è però espressione di una volontà di impedire questa quadratura del cerchio all’interno, però, di un clima politico e sociale certo non favorevole ai movimenti. Sull’altare della retorica del “governo amico” è stata immolata, in questi due ultimi anni, l’autonomia dei movimenti, mentre uno dei responsabili della mattanza di Genova è stato scelto come commissario per l’emergenza rifiuti di Napoli. La caduta del governo Prodi non ha fatto certo strappare i capelli molti dei partecipanti alla manifestazione di ieri. E poche erano ovviamente le presenze di esponenti del centrosinistra. La fine del “governo amico” è certo la fine di un’ipoteca sul rilancio dei movimenti stesso, che possono riconquistare così la loro autonomia di azione politica. Dunque, non la fine del mondo, ma l’inizio di una nuova stagione. A patto, però, che autonomia non coincida con solitudine. (Benedetto Vecchi) 

sergio falcone 03/02/2008 21:07

domenica 3 febbraio 2008 La storia siamo noi. Genova non si dimentica! Iniziativa a citta' del Messico il Primo Febbraio La storia siamo noi. Genova non si dimentica! Iniziativa a citta' del Messico il Primo FebbraioNodo SolidaleDal Messico solidarieta' ai compagni e alle compagne colpiti dalla repressione[Da un articolo di Carolina, integrato da autistici.org/nodosolidale]  Il 14 dicembre 2007 24 manifestanti sono stati condannati fino a 11 anni di carcere, mentre gli assassini e torturatori in uniforme fodono di impunita' e i loro capi sono stati promossi. 1 febbraio 2008. Se qualcuno dice che c'e' una manifestazione "di fronte all'ambasciata" a Citta' del Messico, quasi sempre si riferisce all'ambasciata degli Stati Uniti, simbolo dello stato terrorista piu' potente del mondo. Le bandiere e gli srtiscioni non si vedono tanto frequentemente davanti alle ambasciate situate nella lussuosa zona della Lomas de Chapultepec, territorio estraneo per i manifestanti giunti oggi all'ambasciata italiana. Le richieste? La fine alla criminalizzazione dei movimenti sociali in Italia e la liberta' per i 24 prigionieri politici (in Messico li chiamano comunque cosi', anche se sanno bene che non sono ancora dentro, ndt) recentemente colpiti con condanne fino a 11 anni per aver protestato contro il g8 a Genova 2001, quando piu' di 300.000 persone riempirono le strada per manifestare contro la guerra e la fame imposte e promosse dagli 8 potenti che si riunivano li'.L'iniziativa e' stata seguita anche da Radio Ke Huelga, autrice anche di una lettera di solidarieta' con i compagni colpiti dalla repressione. Durante la corrispondenza con la radio libera di Citta' del Messico si e' ricordato anche l'appuntamento con la manifestazione del 2 Febbraio a Cosenza. Qui il comunicato, consegnato anche all'ambasciata: Il 20 e 21 luglio 2001 a Genova, in Italia, si è dato appuntamento il G8, un vertice dove hanno partecipato i presidenti degli 8 stati più potenti del mondo, riuniti per decidere la sorte di tutto il pianeta e pianificare nuove guerre coloniali e sfruttamento. In questi giorni più di 300.000 persone, compagni/e dei centri sociali, degli squat, dei movimenti sociali, della società civile, dei collettivi femministi, attivisti di associazioni cattoliche, sindacati autonomi e studenti riempirono le strade della città per esprimere il proprio dissenso contro la globalizzazione neoliberista imposta dall'alto. Mentre i leader del G8 si trovavano assediati in una zona di sicurezza, le forze di polizia e militari italiane attaccarono brutalmente tutti i manifestanti con manganell, gas lacrimogeni, colpi d'arma da fuoco, rendendo evidente che questo livello repressivo era premeditato. Le strade di Genova si trasformarono in uno scenario di guerra, con migliaia di manifestanti costretti a difendersi erigendo barricate contro la feroce offensiva della polizia. Durante gli scontro il compagno Carlo Giuliani, di 23 anni, viene assassinato da un carabiniere con un colpo di pistola sparato in faccia, mentre centiania di partecipanti ai cortei vengono picchiati, ricoverati e torturati. Nelle caserme e nei commissariati i manifestanti subirono minaccie di morte e stupro, a molti gli strapparono piercing e orecchini con le pinze, furono costretti a restarsene in piedi ore cantando inni fascisti. Nella notte del 21 luglio, gli edifici che ospitavano alcuni attivisti e la radio di movimento, il mediapoint, furono barbaramente sgomberati: dei 93 arrestati di questa operazione, più di 60 furono ricoverati per i colpi ricevuti. La vendetta dello Stato continuò nelle aule dei tribunali. 25 manifestanti furono scelti come capro espiatorio e accusati di "devastazione e saccheggio", ignorando che la gente dovette difendersi della violenza brutale della polizia. Hanno voluto, nel corso di questi lunghi anni di processo, riscrivere la storia, la cronaca, le ragioni degli scontri e dei cortei di Genova. Nei tribunali hanno cancellato la verità dell'assassinio di Carlo Giuliani, sentenziando che fu per un proiettile colpito da un sasso di un manifestante che "sfortunatamente" uccise Carlo. Infine il tribunale avallò la tesi del Potere: il 14 dicembre 2007 24 manifestanti sono stati condannati con pene fino a 11 anni di carcere, mentre gli assassini e torturatori in divisa di Genova ancora godono dell'impunità e i loro superiori sono stati promossi di grado. I firmatari di questo appello esigono l'annullamento immediato della sentenza emessa dai giudici di Genova, perché la storia delle lotte sociali e antineoliberiste non si scriva nei tribunali, e fanno responsabile lo Stato Italiano delle violenze avvenute a Genova e delle pesanti condanne che i tribunali continuano ad assegnare ai lottatori sociali d'Italia, attraverso l'accusa fascista di "associazione sovversiva". La storia siamo noi, Genova non si dimentica!Libertà per i/le prigionieri/e politici/he di Genova, d'Italia, del Mondo! Collettivo Autonomo Magonista (Df, Messico)Nodo Solidale (Italia)ALMA - Alleanza Libertaria Magonista (Df, Messico)Colectivo Radio Proletaria 107.5fm (Tuxtla, Messico)OPEZ, MLN, COAECH (Tuxtla, Messico)Coordinadora Autonoma Tecnologias Apropriadas y Salud (Chiapas, Messico)Comité por la Defensa de los Derechos Indigenas Xanica (Oaxaca, Messico)Amig@s de Mumia (Df, Messico)Colectivo un granito de Café (Df, Messico)Fronte dei lavoratori del IMSS (DF, Messico)Asociación de Iniciativas Populares Ditsö (Costa Rica)VOCAL - Voci Oaxaqueñas Costruendo Autonomia e Libertad (Oaxaca, Messico)RAI - Recursos d'Animació Interculturals (Catalunya, Espanya)Ké Huelga Radio 102.9 fm (DF, Messico)Cooperativa Libertas Anti Corp (DF, Messico)Regeneración Radio (DF, Messico)OIDHO - Organizaciones Indias por los Derechos Humanos en Oaxaca (Oaxaca, Messico)Colectivo Votan Zapata (DF, Messico)Círculos de estudio de género y feminismo (DF, Messico)Asamblea universitaria de la Universidad Autónoma Metropolitana Unidad (DF, Messico)Grupo de Acción Revolucionaria (DF, Messico)C.L. José Marti (DF, Messico)La Otra UAM- A (Azcapotzalco, Messico)Movimiento de Bases Magisteriales de Tlaxcala (Tlaxcala, Messico)Indymedia México (Messico)Movimiento de Lucha Popular (DF, Messico)Estudiantes de la FES Iztacala (Stato de Mexico, Messico)Frente Nacional de Lucha por el Socialismo (Puebla, Messico)

sergio falcone 02/02/2008 10:53

sabato 2 febbraio 2008 sergio falcone, La prima delle Grandi Riforme Istituzionali La prima delle Grandi Riforme Istituzionali (quelle, per intenderci, tanto care ai neoliberisti, di Destra e di Sinistra).La Costituzione della Repubblica ItalianaPRINCIPI FONDAMENTALIArt. 1.L'Italia è una Repubblica democratica,mercantile e divisa in classi,fondata sulla negazione della Resistenzae sullo sfruttamento illimitato del lavoro salariato. Pubblicato da sergio falcone a 10:32 AM 0 commenti Link a questo post Etichette: sergio falcone aforismi

sergio falcone 31/01/2008 22:07

giovedì 31 gennaio 2008 Marina Petrella Bonjour !Quelques nouvelles des dernières heures, lesquelles sont une énièmepreuvede la solidarité qui s’est créée autour de Marina, qui pourtantresteenfermée dans sa cellule de Fresnes. Elle va bien, nous dit-on. Maissonemprisonnement dure désormais depuis trop de temps, et le moment estvenud’accentuer notre présence et nos initiatives pour qu’elle retrouveenfinla liberté. Pour cela, il faut nous faire entendre encore plus fortauprèsdes pouvoirs publiques, leur rappelant la « parole donnée » qui aété laleur, et l’iniquité que représenterait l’aval de cet avis favorableàl’extradition rendu par une Cour qui s’est refusée de voire laréalité del’asile octroyé et ses conséquences. Enfin, tel que vous pouvezbienl’imaginer, vos solidarité aide et participation aux initiativesagencéesdemeurent toujours primordiales.Ci-joint vous trouverez deux fichiers : l’un concerne la positionprise àl’unanimité par l’Assemblée générale de la Cimade lors de sadernièreréunion, et l’autre le « Concert de solidarité avec Marina »programmé endate du 15 février prochain.Le communiqué de la Cimade parle par lui seul, et ses mots fermes etprécis n’appellent nul commentaire. Et nous ne pouvons que remerciercetteassociation d’être à nos côtés.Quant au Concert, eh bien, nous remarquons ces quelques choses. Ils’agitd’un événement important pour au moins trois raisons : d’abord, entantque manifestation publique qui, nous l’espérons, saura se fairevaloirdans l’espace publique ; ensuite, parce qu’il servira à recueillircesfonds dont Marina a besoin pour se délivrer de sa malheureuse etinacceptable situation actuelle ; enfin, parce qu’il pourra êtrel’occasion de vous rencontrer et vous parler directement, d’écoutertoutesuggestions de votre part, de discuter ensemble sans courrielinterposé.C’est pourquoi nous comptons sur vous, sur votre présence au concertenquestion. Même si cela peut constituer un effort, nous vous invitonsàvous déplacer, car il n’y aura pas beaucoup d’occasions pareillespour sevoir. En somme, nous, ainsi que Marina, nous confions sur votreparticipation massive !Amitiés.paroledonneeLa Cimade demande la libération de Marina PetrellaL’Assemblée générale de la Cimade, réunie à Paris le 26 janvier 2008, est informée de la menaced’extradition qui pèse sur Madame Marina Petrella, Italienne réfugiée en France après avoir étécondamnée pour participation aux troubles des «années de Plomb» qu’a connues l’Italie il y a vingtcinq ans. Elle est restée en France au bénéfice des engagements solennels pris par le Présidentde la République de ne jamais expulser les dizaines de réfugiés italiens arrivés en France à lamême époque, à condition qu’ils aient renoncé à l’usage de la violence. Marina Petrella a depuis vécu en France une existence parfaitement régulière, y a fondé une familleet mis au monde une fille qui a maintenant onze ans. Son extradition serait regardée commeun déni d’humanité et un véritable déshonneur pour violation d’une parole donnée.La Cimade demande qu’elle soit libérée et rendue à une vie qu’elle a largement consacrée auservice des autres. Déclaration adoptée à l’unanimitéVous pouvez trouver cette résolution sur le site de la Cimade : http://www.cimade.org/communiques/584-La-Cimade-demande-la-liberation-de-Marina-Petrella

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