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10 février 2008 7 10 /02 /février /2008 10:54
IL QUOTIDIANO . Cosenza

"Un corteo di libertà». L’annuncio: rinuncio alla prescrizione. Appello per l’ex Br Petrella"Scalzone: «La piazza scintilla di speranza»


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Ha aperto e chiuso il corteo con le sue parole. E’ salito su uno dei furgo- ni che hanno fatto da apripista al ser- pentone che ha attraversato Cosen- za. E lo ha fatto a inizio manifestazio- ne e alla fine, in piazza XV marzo. Oreste Scalzone, tra i fondatori delle organizzazioni politiche extraparla- mentari Potere Operaio e Autonomia Operaia, non le manda a dire. «Que- sta di Cosenza è una manifestazione contro gli artigli della giustizia pe- nale. Una manifestazione di libertà». «Questi giovani che sfilano - ci dice - sono la scintilla di speranza contro l’appiattimento alla servitù, in una vertigine di legalismo. In questo pa- norama il guerrigliero e il non vio- lento, quello vero, quello che fa scu- do con il proprio corpo, sono opposti affiancati. In questo momento la non violenza attiva, secondo me, è il gri- maldello contro il dominio dei poteri costituiti». Sciarpa rossa, un cappello che leva per salutare le ragazze e le donne che gli si avvicinano, Scalzone ha quasi imbarazzo della piazza. E lo spiega quando alle spalle della statua di Telesio dice di averne «parlato prima con i compagni di Cosenza e con gli organizzatori della manifestazione».

Perché della piazza cosentina vuole “approfittarne”. Per lanciare un ap- pello e per dare un annuncio. «Vo- gliono l’estradizione dalla Francia di Marina Petrella. Io chiedo a voi di scrivere a Sarkozy per cercare di bloccare l’estradizione. Solo in Italia si persegue qualcuno dopo trent’an- ni (Marina Petrella, ex Br, è stata condannata all'ergastolo nel 1992 dalla Corte d'Assise di Roma per fatti di fine anni 70 - ndr)» E proprio per rafforzare  la propria richiesta, e ribadendo che «le batta- glie vanno combattute anche se sono perse», annuncia di voler «rinuncia- re alla prescrizione». «Sono stato condannato a nove an- ni e mezzo - ci racconta sulla scalina- ta del Rendano, mentre i ragazzi in- tonano “Bella Ciao” - ma il 17 gen- naio 2007 mi hanno fatto un regalo. E proprio perché si tratta di un dono non voglio accettarlo. Lo rifiuto per- ché non voglio essere accomunato a quei governanti che hanno approfit- COSENZAaccoglie le migliaia di manifestanti che inondano le strade del centro, mentre molti curiosi affacciati dai balconi os- servano il fiume in movimento. C’è uno striscione che spunta tra i tanti, “Genova-Cosenza, i processi non ci fermano”, alcuni lo ricor- dano perché già utilizzato per aprire il corteo nella città ligure del 17 novembre 2007. Dietro lo striscione la ben nota “area anta- gonista” composta da centri so- ciali provenienti da tutta Italia, la- boratori politici e esperienze col- lettive. Vengono considerati “l’ala dura del movimento” e sicura- mente la loro protesta non assu- me toni festaioli. Attraverso gli slogan rivendicano il diritto alla casa, alla libertà d’espressione, al- la salute, evidenziando l’impor- tanza di agire “per costruire nuo- vi rapporti e nuove prospettive nei luoghi dove si vive ogni gior- no”. Nutrita la presenza studente- sca (“Unione degli studenti” di Roma e di Foggia). A tempo di  ta: “Idee di uguaglianza, idee di educazione, contro ogni uomo che eserciti repressione”.  Gli ul- trà sono il gruppo più nutrito e “casinaro”, alzano stendardi, ban- dieroni giganteschi e slogan, tra i fumogeni e le bottiglie di vino. La coda del corteo respira aria di festa, tra coriandoli e maschere regalate ai manifestanti, spunta il carro del Filo Rosso e dell’aula Zenith che marcia sotto lo sten- dardo “La Calabria è bella se si ri- bella”, un modo molto ironico di protestare considerato lo striscio- ne che compare appena dietro il carro, “puru nonna è sovversiva”. Tanta musica e sudore e una buo- na dose di ironia che non guasta mai. Una ragazza parla del “mo- mento di partecipazione assoluta- mente coinvolgente”, il suo accen- to tradisce le sue origini parteno- pee proprio mentre un folto grup- po di ragazzi si riunisce sotto la scritta “Napoli sovversiva”. “Se dovessimo ragionare seguendo la linea di Fiordalisi, tutte le perso-  di Taranto, “siamo consapevoli del fatto che sfilare in massa a Co- senza significa ricominciare a scrivere una pagina importante della nostra storia, dopo sei anni di fratture e divisioni”, concetto ribadito sullo stendardo  “La vo- stra repressione non ci impedirà di scrivere la storia”.  Poi i sinda- cati, Cobas e Cgil, e un nutrito spezzone della federazione anar- chica italiana. Un gruppo di ra- gazzi racconta delle sue vicissitu- dini per arrivare “in questa città così accogliente”. “È faticosissimo arrivare da Palermo fino a Cosen- za, ma ne è valsa la pena”.

C’è Rifondazione Comunista che marcia sotto lo striscione della se- zione di Cosenza.  Lo spezzone dei catanzaresi stupisce per l’impat- to, ognuno ha un cartello che ri- corda “tutti quei processi che an- cora sono aperti e che criminaliz- zano il movimento. Dobbiamo schierarci contro questo attacco al diritto al dissenso”. Proprio co- me annuncia lo striscione messo tato della prescrizio- ne». «Hanno detto - aggiunge prima di lasciarci - che io sono stato un cattivo mae- stro, ma anche io, al- lora ho avuto cattivi maestri. E questi do- vrebbero essere To- gliatti,o il presidente della Repubblica, Na- politano. fate voi». Poi si leva il cappello, saluta Marianna, che ha ascoltato assorta le sue parole, e si con- geda con modi che davvero poco hanno a che fare con i maestri, buoni o cattivi che siano. Oreste Scalzone, lo ricordiamo, era tra i "lider" della sinistra extraparla- mentare finiti nel “teorema Caloge- ro”. In quella operazione del 7 aprile 1979, con cui il magistrato padova- no Pietro Calogero ha fatto arresta- re i vertici di Potere Operaio e Auto- nomia Operaia, con l'accusa di par- tecipazione ad associazione sovver- siva, banda armata e rapina. Il con- seguente processo, che sarà ricordato co- me processo "Prima Linea - Cocori (Comi- tati Comunisti Rivo- luzionari)", ha con- dannato Oreste Scal- zone a 16 anni. Ap- profittando della li- bertà provvisoria, ot- tenuta grazie a pro- blemi di salute, Scal- zone è poi riuscito a fuggire in Corsica, per poi raggiungere Parigi dove era in vi- gore la dottrina Mit- terand (divieto di estradizione per atti di natura violenta, ma d'ispira- zione politica).Nel 1987 la sua pena è stata ridotta in appello, a 9 anni e mezzo, in forza dell'assoluzione per l'accusa di rapina. Il 17 gennaio del- lo scorso anno la prescrizione «in relazione ai reati di partecipazione ad associazione sovversiva, banda armata e rapine». Un mese dopo il suo ritorno in Italia. 

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Published by Oreste Scalzone
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