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19 juillet 2008 6 19 /07 /juillet /2008 21:39
ANSA, Gianotti      
"Visti gli ultimi sviluppi della vicenda di Marina Petrella, voglio dare un consiglio ai capifila della società politica italiana.
Consiglio, beninteso, interessato, certo non nel senso dell'interesse privato, ma in quello di centinaia di antichi "insorti", compagni di destino. Ma che – può succedere in rari casi, quelli in cui si può evitare che <una guerra si risolva nella rovina di tutte le parti in conflitto>.
       Farebbero bene a riunirsi tutti, un giorno, attorno a una tavola: il Presidente della Repubblica, quelli delle due Camere, il capo del Governo, i capipartito – Berlusconi e Veltroni, Bossi e Fini e Casini e chi per o con loro (e magari anche –per il richiesto <diritto di tribuna> – degli ex- come Bertinotti, e altri). Potrebbero decidere di eliminare alla radice il cancro del contenzioso penale infinito come postumo permanente dei cosiddetti "anni di piombo", di cui vicend come quella di Persichetti, Algranati, Battisti e Putrella sono vere e proprie metastasi : questo sarebbe certo liberatorio per noialtri, ma al contempo eviterebbe a loro di collezionare imbarazzi e frustrazioni, attiratisi volendo incrudelire. Dovrebbero ripescar come minimo l'indulto del '97, che prevedeva il riassorbimento  del sovra-sanzionamento legato alle aggravanti <per motivi di terrorismo
 ed eversione>, lesivo in permanenza del diritto eguale.
       Altrimenti, per troppo voler stringere, a voler raschiare il fondo del barile finiranno a dare 'come il morso di un cane su una pietra'.

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 Marina Petrella sera-t-elle libérée ?


Marina Petrella sera-t-elle libérée ?
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Published by Oreste Scalzone
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sergio falcone 02/08/2008 12:54

sabato 2 agosto 2008

Associazione Antigone, Per Marina Petrella: lettera aperta a Sarkozy

Per Marina Petrella: lettera aperta a Sarkozy



Associazione Antigone


Lettera
aperta dell’associazione Antigone–Per i diritti e le garanzie nel
sistema penale al presidente della repubblica francese Nicolas Sarkozy
sull’estradizione di Marina Petrella. E’ possibile aderire all’appello inviando un email a segreteria@associazioneantigone.it, specificando nome, cognome e città.
 
Signor Presidente,
dal
Suo Paese giungono notizie allarmanti circa le condizioni di salute di
Marina Petrella. La signora Petrella è trattenuta in condizione di
detenzione dal mese di agosto 2007, in attesa di essere estradata in
Italia. Le autorità di questo paese, infatti, nel 1993 hanno spiccato
nei suoi confronti un mandato di cattura internazionale per reati
connessi alla sua passata militanza nelle Brigate Rosse.La faccenda
appare estremamente delicata e complessa, tanto che Lei stesso,
parlando davanti ad una platea internazionale nel corso dei lavori del
G8 in Giappone, ha avuto modo di invocare un provvedimento di clemenza
da parte delle autorità italiane.Al di là degli aspetti di
carattere umanitario – pur rilevanti – che connotano questa vicenda [la
presenza di una figlia minorenne che si vede privata della madre, lo
stato di gravissima prostrazione psico-fisica nel quale Marina Petrella
è sprofondata], un altro dato ci appare assolutamente grave e pertanto
intendiamo segnalarlo alla Sua considerazione.
Il mandato di cattura internazionale risale al 1993, anno in cui la condanna a suo carico divenne definitiva.Da
allora Marina Petrella si trova in territorio francese. Al suo arrivo
comunicò immediatamente, per iscritto, alle autorità italiane il suo
domicilio parigino e contestualmente – per il tramite degli avvocati
Jean-Jacques De Felice e Irène Terrel – comunicò alle autorità francesi
il suo desiderio di ottenere ospitalità dallo Stato francese, come
previsto dalla cosiddetta «dottrina Mitterrand». Poiché evidentemente
ricorrevano i requisiti e le condizioni previste per l’accoglimento
della sua richiesta, le fu concesso di rimanere in territorio francese.
Tale decisione venne poi definitivamente ufficializzata con un atto
amministrativo: il rilascio di un regolare permesso di soggiorno.Il
mandato di cattura internazionale risale dunque a quindici anni fa. Nel
corso di questi anni Marina Petrella non si è sottratta al controllo
delle autorità francesi che, del resto, ne avevano regolarizzato la
permanenza sul territorio francese. Ha vissuto in Francia in una
condizione di legalità, non di violazione della legalità. Questa
condizione, in virtù del suo prolungarsi nel tempo e in virtù del fatto
di essere stata applicata costantemente ad un insieme di persone, non
costituisce una tipico caso di ciò che nel linguaggio giuridico è
definito con l’espressione “la consuetudine crea diritto”? Non
costituisce in qualche modo un diritto acquisito? Non costituisce uno
status lecito altrettanto quanto lo è inferire, da una regolarità
collettivamente concordata e riconosciuta, un diritto?Alla luce di
ciò, ci sembra che la richiesta di estradizione formulata dalle
autorità italiane, quantunque perfettamente legale e rispondente ai
requisiti previsti da trattati e convenzioni in materia di ordine
giuridico internazionale, dovrebbe essere ritenuta subordinata alla
condizione di diritto nella quale Marina Petrella si è venuta a trovare
per volontà delle stesse autorità francesi.
Le chiediamo
pertanto, Signor Presidente, di esercitare i Suoi poteri di capo dello
Stato francese a tutela dei diritti riconosciuti dalle autorità del Suo
paese alla signora Petrella nel corso di quindici anni.
Indipendentemente dal fatto che Lei possa non condividere gli indirizzi
politici di taluni dei Suoi predecessori, e nella fattispecie,
considerare anacronistica e superata la “dottrina Mitterand”, è un
dovere che le compete far prevalere il diritto, e quindi negare
l’estradizione.Le chiediamo di non dare esecuzione all’estradizione
di Marina Petrella, in applicazione della clausola umanitaria prevista
dalla Convenzione Europea sull’estradizione del 13 dicembre 1957.Ma
Le chiediamo anche di voler predisporre una moratoria di tutte le
richieste di estradizione di persone condannate per reati di lotta
armata in Italia che hanno trovato ospitalità in Francia, poiché tutti
quei casi sono palesemente riconducibili al caso di Marina Petrella.
Siamo
consapevoli del fatto che la paradossale situazione degli “esiliati”
italiani nasce dall’incapacità dello Stato italiano di chiudere la
tragica stagione della lotta armata con un atto di riconciliazione,
incapacità che si manifesta anche ora che praticamente la totalità dei
suoi protagonisti ha espiato le condanne che erano state loro inflitte.Questa
mancata soluzione politica, rilevante e carica di conseguenze sotto il
profilo storico-sociale, rendere di estrema attualità l’appello che Lei
ha rivolto alle autorità italiane. Ci sembra tuttavia, signor
Presidente, che occorra rendere ancora più esplicita l’esortazione
affinché le autorità italiane sappiano intraprendere una strada per
superare e chiudere definitivamente una stagione caratterizzata dalla
tragedia delle tante persone cadute e che trascina ancora dietro di sé
una lunga catena di risentimenti; affinché le autorità italiane trovino
il coraggio di interrogarsi sulle motivazioni e sul contesto storico
nel quale la tragica stagione della lotta armata in Italia compì la sua
parabola.
Lei, Signor Presidente, in qualità di Presidente di
turno dell’Unione Europea, può più di altri esortare concretamente ad
una riflessione in questo senso.
 

sergio falcone 20/07/2008 11:43

domenica 20 luglio 2008

Roberto Malini, Sulla sabbia, due stelle marine

Sulla sabbia, due stelle marine



Roberto Malini - Gruppo EveryOne




Due bambine di etnia Rom affogano a Napoli in una cornice di razzismo e incubo




www.annesdoor.com


Due
bambine di etnia Rom muoiono affogate a Napoli. Davanti ai loro
cadaveri, la gente continua a prendere il sole, divertirsi e fare il
bagno
di Roberto Malini - Gruppo EveryOne
Napoli,
19 luglio - Due bambine di etnia Rom sono morte a Napoli, nelle acque
antistanti la spiaggia di Torregaveta, sul litorale flegreo. La cronaca
riferisce la tragedia in base alle testimonianze: un incidente. Quattro
bambine, tutte Rom, di età compresa fra gli 11 e i 13, stavano
chiedendo l'elemosina ai bagnanti, quando, improvvisamente, hanno
deciso di tuffarsi in mare. Non sapevano nuotare, le onde erano alte e
sono annegate, di fronte a più di settanta bagnanti. Nessuno ha
soccorso le ragazzine, mentre il personale del 118, accorso sul posto,
avrebbe salvato due di loro e recuperato i cadaveri delle altre. Le
bambine provenivano dal campo "nomadi" di Secondigliano. La dinamica
dei fatti - come riportata dalle cronache - non convince. Non convince
il fatto che quattro ragazzine che non sanno nuotare si gettino vestite
nel mare mosso (che poi così in burrasca non era, visto che molte
persone, fra cui diversi bambini, si bagnavano contemporaneamente a
loro). Non convince il fatto che quattro ragazzine si immergano fra le
onde davanti a decine di persone, rinunciando al loro tradizionale
pudore. Non convince il fatto che, in un clima ostile verso i Rom,
abbiano interrotto l'elemosina per dedicarsi a un'attività gioiosa e
spensierata, senza temere il giudizio di chi stava intorno a loro. Ci
risulta che numerosi bagnanti abbiano filmato con i videocelulari la
tragedia e che le forze dell'ordine abbiano acquisito alcuni di quei
filmati. Abbiamo chiesto alle autorità di visionarli e di incontrare le
due bambine sopravvissute, per far luce su un caso che presenta lati
oscuri. Ma l'aspetto più allucinante dell'evento - e questo può essere
verificato da tutti, visto che foto e video dei momenti successivi al
recupero dei corpicini sono stati pubblicati sui giornali e trasmessi
in tv - è l'atteggiamento dei bagnanti. Di fronte ai cadaveri delle due
bambine, nessuno sembra scomporsi: continuano a fare il bagno, a
prendere il sole, a sorseggiare bibite, a conversare. Sono scene
assolutamete irreali, crudeli, sintomatiche di come il razzismo abbia
trasformato gli italiani in un popolo disumano, educato dalla propganda
a considerare i Rom alla stregua di animali, verso cui non è opportuno
spendere neanche sentimenti di pietà e dolore. I corpicini di due
bambine uccise dal mare e dall'odio razziale sono lì, sulla spiaggia,
davanti a decine di occhi, ma nessuno sembra rendersi conto di quanto è
accaduto. Ci si continua a godere il tepore del sole e la piacevolezza
delle onde marine. Due meduse, due pesci morti sono adagiati - immobili
- sul bagnasciuga. "I Rom sono solo una piaga," dicono i governanti, le
autorità, i giornalisti. Quello che è accaduto davanti alla spiaggia di
Torregaveta non merita una lacrima, non merita una preghiera. Sulla
sabbia, due stelle marine.
Per ulteriori informazioni:Gruppo EveryOnewww.everyonegroup.com :: info@everyonegroup.com
 

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