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8 avril 2005 5 08 /04 /avril /2005 00:00

 Roma, 7 aprile 2005

Carissimo Oreste,

condivido e capisco le ragioni che ti spingono a questo estremo e preoccupante (per la tua salute) gesto dello sciopero della fame. Così come apprezzo e stimo quello del caro Marco Pannella (da cui pure mi/ci dividono – come dici - tante cose, ma che sarebbe un senatore a vita ben più significativo dell’eterno Mike…).

 

Per quanto mi riguarda trovo allucinante lo scarto tra il dolore popolare planetario, sincero e profondo, per la morte di Giovanni Paolo II e l’ipocrisia dei tantissimi governanti che vengono a fargli omaggio dopo la morte, pur non avedolo mai voluto ascoltare in vita.

Ancora più stridente questo scarto appare se si pensa ai parlamentari italiani, tutti presenti ad applaudire quel gran vecchio che a fatica scalò Montecitorio per chiedere un’amnistia, e tutti ignobilmente silenziosi di fronte al tradimento di quel messaggio.

Ancora ieri costoro erano tutti presenti ad ascoltare la commemorazione in nero svolta dall’elegante Casini, per poi continuare a non far nulla di quanto Karol Woytila chiedeva con tanta passione.

 

Ora è possibile, lo dimostra la proposta di legge avanzata da alcuni grandi vecchi democristiani, che qualcosa si muova, ma – come spesso accade in questo mondo mediatico – è assai probabile che agli annunci non segua alcuna pratica conseguenza e che dunque – salvate le anime – anche i favorevoli si sentano rapidamente assolti da ulteriori impegni.

Dunque ben vengano le sollecitazioni, lo sciopero di Marco su un certo piano politico, quello tuo su un altro, più interno alla “compagneria” (come dici tu, per indicare un’area, un movimento, dei movimenti, dei gruppi, degli individui intimamente o manifestamente ribelli…).

Ben venga anche un discorso nuovo sulla violenza e la non violenza, non per scavare nella metafisica dei “buoni” e dei “cattivi”, ma per capire le ragioni moderne, il senso profondo di quegli inascoltati appelli papali alla pace e al dialogo, che avrebbero dovuto essere il centro di gravità di un nuovo governo planetario democratico e che invece sono rimasti omelie applaudite e subito cancellate.

 

In quanto a me, per solidarietà e penitenza, mi asterrò dal mangiare per tre giorni da oggi.  Un gesto certamente solo simbolico e che verificherò io stesso, poiché non ho testimoni, salvo gli amicissimi.

Lo faccio per i fratelli detenuti, per te e per il mio vecchio Papa polacco, al cui pontificato rivoluzionario sono stato sempre assai vicino, sin dai tempi della falsa Trybuna Ludu, che distribuimmo clandestinamente in Polonia durante la sua visita del giugno ’79.  Annunciavamo in quel falso lo scioglimento del regime polacco e la fine del socialismo reale, travolto dal Karol il Grande… vedi un po’.

E siccome i santi sono capaci anche di ridere, perché hanno fiducia nella provvidenza … mi auguro che questi miei personalissimi tre giorni di digiuno tu li possa scalare dal conto dei tuoi e tornare a tavola almeno per quando ti verrò a trovare, spero presto a ‘sto punto, a Parigi.

 

Un abbraccio affettuosissimo da

Vincenzo Sparagna

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Published by Vincenzo Sparagna - dans orestescalzone
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