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14 janvier 2009 3 14 /01 /janvier /2009 16:22
    Quest'intervento pubblicato ieri in una prima stesura provvisoria, sarà riproposto domani venerdì 16 gennaio nella sua versione completa e definitiva.
Non faccio a tempo ad esprimere la felicità fisica che provo ogniqualvolta una vita, un destino, viene salvato, portato fuori dal cono d'ombra, dall'ombra lunga di un orizzonte di galera, specie quando essa è "a vita", cioè a morte (e questo vissuto, poi, quest'emozione con una intensità comprensibilmente accresciuta quando si tratta di persone che son state compagne di destino) che mi arrivano gli echi delle dichiarazioni aspre e recriminatorie provenienti dall'Italia.

    Si mescolano assieme le voci dei politici, degli opinion makers, degli uomini pubblici delle istituzioni, e quelle dei "familiari delle vittime" riuniti nelle corrispondenti associazioni.
Devo dire che i secondi – quelli tra loro che non sono cooptati nel mercato politico-istituzionale – sono concretamente, al presente, vittime dei primi. I politici dovrebbero sapere che stanno violentando queste figure vittimarie mandandole allo sbaraglio, esponendole a laceranti frustrazioni quando dànno corda ad una sorta di idolatria dell'identità di vittima, ad una sua totalizzazione ed eternizzazione, ad una sua pretesa di costituirsi in "fonte di diritto", sorgente e legittimazione di norma, e di prassi ../...

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Published by Oreste Scalzone
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