Overblog
Suivre ce blog
Editer l'article Administration Créer mon blog
7 février 2009 6 07 /02 /février /2009 19:31
La telenovela dilaga in lungo e in largo ogni giorno, cominciamo dall'ultima puntata - il resto, è giocoforza congelarlo, per rivenirci dopo.

Dove sta andando a finire - o dove vuole arrivare - la coppia Battisti-Vargas?

  Già che lei è entrata come un elefante in una cristalleria, con un'intervista in cui contraddice quella che chiama <una cara amica> - la signora Bruni-Sarkozy -, smentendo la sua smentita su una intercessione sua, e a sua volta di suo marito, a favore di Battisti. Smentita fatta alla TV italiana, nel pieno di una campagna di vero e proprio linciaggio, che non si è fatta scrupolo di attaccarla "come donna" (nello stupefacente silenzio dell'intellighentzsjia del femminismo di sinistra che tanto aveva predicato in proposito, stigmatizzando a destra e a manca, politically-correzionando...).


  A ruota, Battisti, in un'intervista al giornale Isto è, viene a fare delle "rivelazioni" che ci lasciano allibiti, e tra chi ha condiviso con lui la condizione fuggiasca, il precario asilo e l'ipoteca sul futuro con la spada di Damocle dell'estradizione ; nonché tra quanti lo hanno difeso e si sono battuti per lui, seminano costernazione, doloroso stupore, amaro in bocca. Leggiamo con turbamento che racconta di esser stato fatto scappare dalla Francia dai servizî segreti (?!?).

  Si oscilla tra incredulità (ma in questo caso, una simile disinformazione, di cui sfugge la ratio, sgomenta e fa scandalo altrettanto), e la domanda : "Perché lo avrebbero <esfiltrato>? In cambio di che?". E perché mai, vero o fiction che sia, viene a dirlo come se fosse la cosa più normale del mondo, offrendo sponda e argomento alle calunnie "pistarole", in particolare stalino/fasciste, in materia?


  Lei, Vargas, interviene di nuovo per precisare, in una dichiarazione all'ANSA, che Battisti conosce il nome della persona "servizievole", che non è riconducibile alle sfere d'influenza di Sarkozy o Chirac, ma ai superstiti del potere mitterrandiano. Poi riviene alla carica, rettificando ancora : non si tratterebbe esattamente di un agente dei servizî, ma di una personalità vicina ai governi della presidenza-Mitterrand.

  Manca solo che lancino un altro strale avvelenato contro qualche figura che si sia particolarmente impegnata nel senso della <France, terre d'asile>, e nella cosiddetta <dottrina-Mitterrand>, che magari ne sia stato l'artigiano e lo strenuo difensore...


  Quale ratio è possibile individuare? Non si vedono criterî <razionali>, fossero i più utilitaristici, opportunistici, strumentali. Come con quelli che ora Battisti definisce <i miei ex-compagni rifugiati> ; come con gli avvocati suoi e di tutti noi, Jean-Jacques De Felice e Irène Terrel, a suo tempo ricusati, dobbiamo pensare dunque a intenzione maligna - andando ad immagini quali quella della "serpe in seno" ? Applicare una chiave morale? Oppure una sorta di <essenzialismo>, come nell'apologo dello scorpione caro a Orson Welles dello scorpione - che in mezzo al fiume punge la rana che ha convinto a traghettarlo, e ad essa che gli chiede "Ma perché l'hai fatto? Anneghi anche tu..." risponde : "È la mia natura" ? Preferiamo pensare al male di vivere, a sofferenza esistenziale, psichica e alla sua razionalizzazione. Ma l'enigma resta.


  Una sorta di cupio dissolvi, una profezia volente autorealizzarsi, per farlo essere realmente il "maudit", il solo-contro-tutti, il malamato concentricamente ? Lo stesso dispositivo, assunto come coppia ?

  Battisti in Brasile ha già in passato 'rovesciato la tavola', mandato a baracca la scacchiera, rifiutando e sabotando delle possibilità di scampo, delle soluzioni "brasiliane" che gli avrebbero permesso di ricostruirsi lì una condizione del tipo di quella "francese". Pulsione suicidaria, come quella di essersi comportato in modo irresponsabile verso di sé in prima e ultim'analisi, un modo assurdo per una persona a rischio mortale qual'era?


  In ogni caso - fosse pure mera <razionalizzazione> in senso clinico - c'è che si diceva convinto di una sua quantomeno virtuale naturalizzazione in Francia, e metteva la barra dei suoi obiettivi all'altezza di un suo rientro, appunto, in Francia : dove aveva amici, colleghi scrittori, pubblico, famiglia...

  Adesso sembra quasi recidivare, rilanciare mettendo a rischio quello che ha ottenuto, che nessun altro o altra delle centinaia e centinaia di fuggiaschi dal teatro degli "anni di piombo" e del loro strascico penale aveva ottenuto, e neanche chiesto : uno statuto di <rifugiato politico>.

  Sembra temere un assestamento che richiuderebbe la vicenda su un qualcosa che non gli basta. Sembra tirare ancora una volta la corda, far saltare quello che c'è e rilanciare sulla posta che gli interessa.

  Tra l'altro, c'è sempre una ridondanza controproducente, l'idea che accumulando argomenti magari contraddittorî si sia più efficaci.  In Brasile, sarebbe dovuta bastare l'incontrovertibile <politicità>, sanzionata tra l'altro (come aveva fatto osservare Cossiga in una lettera a Lula) dall'applicazione delle aggravanti previste dalla legge speciale detta "legge Cossiga", per l'appunto. Si aggiungevano poi il fatto che il Brasile ha abolito l'ergastolo ; che un "Paese richiesto" applica le sue proprie amnistie ; che c'è comunque il nodo della contumacia...

  Si sarebbe potuto aggiungere qualcosa di circostanziato sull'<emergenza> ; sui paradossi anche "post- e anti- giuridici" della doppia ossessione, sicuritaria e penale ; sul fatto che, nel caso dei Pac, sono stati documentati casi di ricorso alla tortura... Questo si sarebbe potuto sbattere in faccia, per esempio, al procuratore dottor Spataro, esattamente a lui.

  Infarcire le motivazioni di cascami della 'Vulgata' "girotondista", con argomenti di pura suggestione sull' "Italia della <Prima Repubblica>" come minimo "fascista", e della "Seconda" come variazione se possibile peggiorata, non è stato, oltretutto, una ridondanza anche controproducente? [Cfr. puntate passate e prossime].

  I mezzi, la ratio delle 'mosse', risultano incomprensibili a noi "semplici". Ci sfugge un qualsivoglia senso "strategico" o "tattico", anche nel più puro pragmatismo utilitarista, opportunista e anetico, di queste rivelazioni centellinate e in crescendo che sembrano uscite dalla mentalità contorta di chi, a furia d'inventare intrecci polizieschi, finisce per vedere la vita come un vortice di complotti, le genti come fotocopie di marionette, la realtà decretata da "pupari", e alla fine da un qualche "ragno" come il Bafometto al centro di un universo di tenebra... Sembra, qui, che l'intreccio e i personaggivita e sulle persone : davvero, come nel titolo del primo romanzo di Cesare, "Travestiti da uomini". Insomma, l'autore 'scritto' dal personaggio... [...] ad esso adeguati prendano il sopravvento sulla


  C'è un altro aspetto. Battisti a partire da un certo momento si è convinto, o lasciato convincere, di esser stato vittima della logica della rivendicazione e della difesa 'con le unghie e coi denti' di un <asilo uno, indiscriminato, per tutti e ciascuno> - che un pugno di noialtri, tra cui il sottoscritto, aveva affermato e praticato accanitamente, "contro vènti e marèe", per lungo tempo nell'isolamento e nelle ostilità concentriche (tra certuni per ragioni e passioni ideologiche, tra cert'altri per un "primum, vivere!"  ridotto all'"ognun per sé", perché "la carne è...forte", come dice Zivago) che prevalevano anche chez noùs, tra noi, nei territorî esistenziali della "rifugiaterìa". Si era convinto che questa cosa lo avesse 'sacrificato' ad interessi d'altri.  Dimenticando che senza quella "morale provvisoria" (nel senso della frase di Deleuze : <Cercare di essere all'altezza di ciò che ci capita>), senza quella 'divisa' e le linee, le deontologìe, le condotte pratiche che ne discendevano, un esemplare tipologico quale quello definito dal suo profilo giudiziario, penale, non avrebbe mai potuto rientrare in Francia dalla lunga fuga 'lontano da dove', in Messico, affrontare una procedura d'estradizione e vincerla, com'era accaduto nel '91. E poi, come fruitore, come tutti noi, di un asilo di fatto, restare in Francia, divenirvi scrittore, e di successo... Se questa innocenza che è legittimo che gridi non l'ha gridata prima, anche nei sette anni di Messico, era piuttosto perché l'avrebbe gridata al vento, eppoi nessuno glielo chiedeva... Se ad un tratto ha pensato di doverlo fare, perché reinventarsi il passato, e inventare un universo fosco di "pasdaran" dell'egualitarismo al ribasso? Non ce n'è neanche l'esigenza in punto di logica!


   A partire da un certo punto, già allora cominciò a sembrare frastornato dalle vociferazioni di una campagna in cui una lettura dei fatti storico-sociali nella chiave del giallo poliziesco, inevitabilmente "dietrologica", veniva dall'area dei romanzieri "giallisti" trasformata in argomentario di campagna : senz'altro con la buona intenzione di salvare un collega e amico - oltreché mossi dall'assillo, più o meno consapevole, di difendere se stessi  e la loro propria rispettabilità... Ma gli effetti sono stati nefasti su tutti i piani.

   La Vulgata "girotondista" del delirio della <restaurazione della Legalità> (considerata <il potere dei senza-potere>) come orizzonte del desiderio ; la 'scenarizzazione' dell'Italia come "Paese mai uscito dal fascismo", come anomalia e merdaio del mondo, come 'caso' di una società, la cui 'dominante', la cui natura, è data da trame, complotti, <strategie della tensione>, mene di servizî segreti, deviati, fascisti, grigî, bianchi, amerikani, eppoi da una "sindrome di teledipendenza" rispetto ad una "videocrazia"... Questa subcultura da disinformacjia kgbista, da nov.langue speculare a quelle del <Mondo Libero>, ma con in peggio - dal nostro  punto di vista - il fatto di attaccare come una peste i cervelli e i cuori "nostri", di devastare ogni ragione critico-sovversiva, e non di ledere e far danno ad una razionalità, che so, liberale..., era stata 'esportata' a piene mani in Francia da un'intellighentzsjia di sinistra dello Stato, che poi è stata la prima, quando l'ha vista usata per difendere un fuggiasco dalla caccia all'uomo, a sparare addosso a chi a questo fine la usava, e a chi ne era il beneficiario : ridicolizzando gli uni, 'mostrificando' l'altro.


   Per orgoglio "diabolico", degno di miglior causa, i romanzieri francesi, di fronte a questo voltafaccia, non sono stati sfiorati dal dubbio sulla qualità, nel merito,  del loro argomentario, e sul rischio che questa propaganda travestita da pensiero finisse per esser controproducente come un "fuoco amico". Macché! Semplicemente, hanno pensato che i Maîtres à penser , gli Opinion-makers italiani fossero dei voltagabbana "vendutisi a... Berlusconi".


Mescolando a questa delegittimazione caricaturale di un'intera storia ( dove c'era più posto il Maggio strisciante, l'Italia 'anello forte' delle lotte operaie autonome, laboratorio sociale di una nuova autonomia sovversiva nella metropoli capitalistica? Se l'Italia era quella dei "girotondisti", non a caso ogni gesto di rivolta, dalla sassata alla molotov e ancora in su, diventava impensabile se non come provocazione ! Il legalitarismo diventava integristico, totale, cosmico...), l'errore che ne conseguiva era di pensare di poter ri-centrare la difesa su una rivendicazione d'innocenza in punto di fatto, e anche di tipologia, di proprio modo d'essere.


  Nessuno ha fatto contestazioni "moralistiche" a questa svolta "sostanzialista" : semmai, si è ricordato che, in materia d'estradizione, non appena si accenna a questo terreno i magistrati della Chambre ricordano di non essere "istanza di un grado ulteriore di giudizio" (<Qui non siamo in sede di revisione di un processo, qui giudichiamo dell'estradabilità 'in punto di diritto'. L'innocenza, l'imputato la farà, perl'appunto, valere in Italia, che è luogo e sede propria...>).


  Tutt'al più; gli avevamo fraternamente consigliato di "non lasciarsi estorcere una confessione d'innocenza" , soprattutto sul piano della propria auto-rappresentazione, che definisce un <tipo>. Punto. Ma Battisti si dev'esser convinto - o comunque ne ha fatto mostra - che il suo grido d'innocenza gli era stato impedito da una sorta di lobby che (per moralismo ideologizzato e per imporre una sorta di egualitarismo al ribasso a favore di quanti non erano entrati nella dialettica dell'innocenza e della colpa e avevano rivendicato - come i "brigatisti" una corresponsabilità etica 'in solido' con tutte le scelte e gli atti dell'organizzazione a cui liberamente, e non "coscritti", avevano aderito) lo avrebbe tenuto in una sorta di soggezione da ricatto morale.

  Così dipinge, in Ma cavale, noialtri, definiti <ex compagni>.


  Ecco, pensiamo che una delirante logica del "tutto o niente", che si è posta come obiettivo il riconoscimento di un'Innocenza in punto di <verità storica>, e anche di identità - <innocenza> come non-colpevolezza fattuale e anche in senso agostiniano, innocenza <quella vera, quella dell'anima> -, lo ha perduto come ha perduto già altri [Cfr., nota su "mai e poi mai avremmo potuto concepire", oppure "Eravamo compatibili...", nel processo-Sofri e dintorni].

  In buona logica, la <presunzione d'innocenza> e l'onere della prova all'accusa, son motivati dal fatto che l'innocenza, come la non-esistenza di un fatto o una cosa, non è quasi mai dimostrabile. [...]


  Difronte a questi nodi, Battisti dev'essere affondato nelle sabbie mobili di un misto di "legittimismo", di vittimismo, che si gonfia di risentimento mortale. Ecco l'odio di certe interviste, prima contro "i brigatisti", poi "gli ex-compagni" ; e da ultimo - nell'intervista a <Isto è> si taglia col coltello! -, una sorta di sordo rancore contro Marina Petrella, come di gelosìa perché la battaglia su di lei e con lei ha finito per vincere...


  Non voglio parlare di "invidia", o cosciente malanimo. Parlo, della sensazione di esser stato proditoriamente usurpato di un qualcosa che gli era dovuto : questo è rivelato da formule del tipo "io l'unico  ancora perseguito...". Naturalmente, in una sindrome di questo tipo, non si guarda a chi sta peggio : basti evocare la vicenda di Paolo Persichetti, che, lui sì, potrebbe ritenersi l'unico caprio espiatorio : sarebbe un errore contro se stesso coltivare questo stato d'animo, ma sarebbe attualmente fondato!


  Battisti - credo che la cosa più terribile sia che se ne sia autoconvinto -, si considera, nel 'picco' "ipomaniaco", megalomane di una sua sorta di <bipolarità>, il "Nemico pubblico numero 1" . Il rovescio "down", depressivo di questo, è il considerarsi Il perseguitato, L'Innocente : l'unico, e per questo il più conculcato.

  Attitudine, 'scivolo' pericolosissimo, distruttivo per lui e per gli altri. Ne nasce una sindrome del "C'è tutto per tutti, e niente per me" . Che può passare, prima al "Tutto anche per me, o niente per nessuno", e poi scivolare in un "Adesso, tutto per me e niente per tutti gli altri!".


  Tutto questo è terribile, ma può dare una spiegazione. Tutto questo è talmente terribile, da evocare, più che lo scandalo e il disprezzo, un turbamento profondo per il suo carattere malato e il suo esito, in ultima analisi e prima di tutto, autodistruttivo, a cominciare dal suicidio morale.


  Tutto questo rende più - non meno - delirante la caccia all'uomo, l'immagine che si vuol dare, della rivolta di un intero Paese, di una società, un "Popolo" intero contro uno ( e di che spessore...).

  Di che 'lega' siano fatte queste urla patriottarde e forcajole, i loro argomenti che si drappeggiano nel dolore dei familiari delle vittime per dar vita ad un vero e proprio populismo penale tra società e Stato, lo mostra l'evento grottesco della votazione, un paio di giorni fa, di una mozione di sostegno all'Italia avverso la decisione brasiliana di non estradare Battisti : dell'ottantina di parlamentari italiani al Parlamento europeo, solo sette hanno ritenuto che la Causa valesse il costo di un biglietto d'aereo più caro... Il loro "Onore" vale meno di un sovrapprezzo - ed è detto tutto.

Vorrei osservare, 'per intanto', solo una cosa su questa Crociata contro l'impunità e noi impuniti, di cui Battisti diventa il paradigma. Non risponderò con la -vera, ma che resta un truismo, e impotente - ritorsione su chi siano i "veri", certo "i più grandi", <impuniti>.


  Dico piuttosto un'altra cosa : l'impunità, anche quella contro i nostri peggiori nemici, è sì iniqua, ma iniqua è la vita... Se ogni gazzella volesse vendicarsi del leone ; se, rispetto alla storia di questa specie anomala di <esseri parlanti>, specializzati nella parola e perciostesso <pericolosi>, perché affrancatisi dal codice genetico dell' autoconservazione della specie, si fossero voluti punire tutti i torti, tutto il sudore e sangue fatti versare....tutto questo immenso fiume di sangue, insomma, questa specie sarebbe da gran tempo finita : chè, se la vita è iniqua, e l'impunità è condizione del poter continuare a vivere, c'è una cosa che (come dice Totò ne 'A livella ) è di certo equa, chè ugualmente tocca a tutti e ciascuno : la morte. [...]

Partager cet article

Published by Oreste Scalzone
commenter cet article

commentaires

sergio falcone 13/02/2009 15:10

giovedì 12 febbraio 2009

Angelo Targhini e Leonida Montanari, Rivoluzionari






Roma, piazza del Popolo 8***ALLA MEMORIA DEI CARBONARIANGELO TARGHINI E LEONIDA MONTANARICHE LA CONDANNA DI MORTEORDINATA DAL PAPASENZA PROVE E SENZA DIFESAIN QUESTA PIAZZA SERENAMENTE AFFRONTARONOIL 23 NOVEMBRE 1825L'ASSOCIAZIONE DEMOCRATICA GIUDITTA TAVANI ARQUATIPER VOLONTÀ AMMONITRICE DI POPOLOQUI POSE2 DI GIUGNO 1909
***

CONTINUITÀDa li tempi che Pasquino scriveva,da li tempi immemorabili de Targhini e de Montanarie de li papi criminali,nun è cambiato gnente.Certo,c'erano la miseria,er coprifoco e la galera,la ghigliottina e la sant'Inquisizzionee li finti processi ne li tribbunali,ma oggi è tutto più sofisticato.Virtualmente virtualizzato.Altre catene c'avemo,che ce pesano sur groppone,da la povertà costretti,come semo,a lavora' sott'an padrone.Oggi è pure peggio.Sopportamo quella grande ipocrisiache le anime bbelle s'ostineno a chiama': "Democrazia".Roma, 12 gennaio 2007sergio falcone[la lapide a piazza del Popolo]


Archivio