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3 mai 2005 2 03 /05 /mai /2005 00:00

AMNISTIA: FRANCIA, ORESTE SCALZONE SOSPENDE SCIOPERO FAME MA LANCIA PROPOSTA DI CONFRONTO SU 'CRIMINE E POLITICA'
(ANSA) - PARIGI, 30 APR - Oreste Scalzone ha concluso a Parigi il suo sciopero della fame durato 20 giorni per ''infrangere il silenzio'' sull'amnistia e ha lanciato oggi la proposta di un confronto su ''crimine e politica'', che resta ''il vero nodo da affrontare, non per ritorcersi
accuse a vicenda, ma per trovare una strada fra la punizione infinita e la rinuncia alla pena''.

 

''Non sospendo lo sciopero - ha dichiarato all'Ansa l'ex leader di Potere Operaio, oggi punto di riferimento dei fuorusciti italiani degli anni di piombo - lo smetto. Nel mio caso, nel solco di quella 'geniale' di Marco Pannella, l'interlocutore non era un soggetto istituzionale di potere, ma erano il movimento, i compagni, alcune persone che ho incrociato a vario titolo da quando ho cominciato a militare nel luglio 1960. Il mio era il messaggio in una bottiglia per un silenzio che gravava su un tema.

 

Se qualcuno provava a infrangerlo, gli si rispondeva che era 'impensabile' per il clima generale''. Scalzone, 58 anni, afferma invece che questo silenzio ora non c'e' piu': ''a parte le lettere personali, ci sono state le tante risposte a un appello con un centinaio di firme lanciato per farmi smettere (fra gli altri firmatari alcuni parlamentari di Rifondazione come Russo Spena, Franco Piperno, Verdi francesi come Alain Lipietz, e soprattutto i Cobas)''. Da questi ultimi e' giunta non l'intenzione di fare qualcosa, ma ''la mobilitazione del 19 aprile davanti al Parlamento - sottolineaScalzone - e io non potevo non smettere''.

 

Per l'ex leader di Potop, quella dello sciopero della fame e' ''una fase chiusa ma, nel mio piccolo - spiega - resto in agitazione affinche' entro il 15 maggio, o al massimo a fine mese, si arrivi a una proposta di una tavola generale di confronto, sul tipo di quella 'Giustizia e Verita'' proposta per il Sudafrica, alla quale partecipino finalmente davvero tutti i protagonisti.

 

Non dev'essere un negoziato, non una pacificazione, non un tribunale Russel, ma un'azione per capire se c'e' altro fra la punizione infinita o la rinuncia alla pena, un confronto su politica e crimine nella storia e nel pensiero politico. Non uno strumento da usare come una clava,
per ritorcersi accuse a vicenda, ma un modo per toccare il vero nodo della questione''.
Una questione, quella dell'amnistia, che riguarda in modo particolarmente doloroso ''gli insorti'' di quegli anni che, secondo Scalzone, sono ''gli unici su cui convergono tutti.
Chi ha la scusa del colonialismo, chi del sionismo, noi siamo gli unici senza patria e senza santi in paradiso, senza bandiere e senza inni, siamo gli insorti per qualcosa considerato un'utopia. Osammo reincarnare il sogno comunardo che le masse umane possano liberarsi da sole senza consegnarsi a una nuova figura di rappresentanti''.


Lo strumento prioritario della nuova iniziativa e' il blog con il nome di Oreste Scalzone, l'invito e' a ''tutti'', ma in particolare ad alcuni dai quali Scalzone vorrebbe sentir dire che ''un confronto del genere non e' manifestamente assurdo''.

E fa alcuni nomi: ''Francesco Cossiga innanzitutto, ma anche Pietro Ingrao e Giulio Andreotti, Giorgio Agamben, Renato Curcio, Prospero Gallinari, Franco Piperno, Mario Tronti, Adriano Sofri, Toni Negri''.
(ANSA).

 



CHIUSURA DELLA FAME,
PROSECUZIONE DELLO
‘SCIOPERO!’

‘Sciopero!’, come sospensione, epocale, {épochè} in cui s’inscrivono delle resistenze umane. ‘Sciopero !’ integrale, generale, sciopero –foss’anche fatto in tre, o di uno solo– di “tutto”: in questo caso, più che trattarsi di un come se, sarebbe un per intanto.
‘Sciopero!’, come sospensione del corso normale, messa-in-agitazione, insorgenza di soggettività plurali, ma anche numericamente minime, fino alla singolarità. Sciopero insurrezionale, nel senso dell’apparire e affermarsi di un lampo, come un tracciante, di un percorso di comune autonomia.


L’occasione ci è venuta dall’uscita in rete, di un dispaccio-ANSA che riassume un’intervista ad Oreste. Ora, l’Ansa ha ben altra ‘portata’, ‘volume di voce’ che la nostra, talché il “ripubblicarla” noi, sul blog, ha piuttosto il senso di una procedura di archiviazione. Per contro, la correttezza di quel’informazione e il soddisfacente grado di approssimazione (malgrado la coazione ad un’ estrema sintesi che non può non essere a rischio, ineliminabile, di super-semplificazione ; e la ‘traduzione’ in linguaggio “corrente”, che è esposta al rischio sempre in agguato di effetti di malinteso a catena) ci ha suggerito di usare il testo-Ansa come “falsariga” di una anticipazione “compatta”, concisa e fruibile da livelli ampî di lettura di alcune conclusioni propositive sulle quali la Lettera si chiude. Così, un certo numero di persone potrà mettersi alla riflessione e al lavoro senza dover attendere un tempo preliminare, e di ripercorrere premesse e aver integrato uno sguardo d’insieme.
Per scrupolo documentario, cominciamo dal pubblicare il testo letterale del dispaccio. Facciamo seguire poi una sorta di parafrasi del testo-Ansa preso come base – un po’ nel senso musicale del termine – e interpolato, modificato, precisato, con integrazioni e “traduzioni”. Come un testo in forma di intervista ad un’agenzia di stampa (nel senso come di “Poesia in forma di rosa”…).

Come un testo in forma di intervista ad un’agenzia di stampa (‘base’, flash-ANSA, ‘rivisitato’, parafrasato…)

AMNISTIA: FRANCIA, ORESTE SCALZONE SOSPENDE SCIOPERO FAME MA LANCIA PROPOSTA DI CONFRONTO SU 'CRIMINE E POLITICA'

Oreste Scalzone ha concluso a Parigi il suo sciopero della fame durato 20 giorni per ''infrangere il silenzio'' sull'amnistia, e lancia oggi la proposta di un confronto. « Si tratta di dichiarare un’ epoché, una pausa della rissa sulle decisioni , terreno delle più volgari strumentalità, delle peggiori ‘fiere e mercati’, con giudizî surrettiziamente estrapolati, e che è destinata a finire come troppe volte in precedenza : in un nulla-di-fatto, nel ritrovarsi ancor più indietro che daccapo, e con la conseguenza di una crescita della sfiducia, di ragioni per pessimismi su cui si innestano ulteriori elementi di pretesto per darsi un alibi a una definitiva rinuncia, e acquiescenza al peggio, al carattere circolarmente “infinito” di una volontà di posizione ricominciante sempre « come il primo giorno », il giorno dopo, day after, ogni volta come se fosse ieri…

Occorre prendere la cosa altrimenti : trovare una linea di fuga, riguardare la questione come in tralice, ritornarci da angolazioni diverse.

Da un testa-testa tra una specie di “Cahier de doléances”, che fa leva su argomenti ‘in punto di diritto’, di ragionevolezza, di etica, di storia, di precedenti, di considerazioni di legittimità ; di misura, di “umanità”, di lungimiranza chiaroveggente…., e il silenzio, il non cale, o –o piuttosto e, intercalato da – le peggiori volgarità e aberrazioni che vengono opposte, senza alcun limite, men che mai di rispetto di sé, di ritegno che trattenga, foss’anche per ipocrisia, da uno straparlare sfrontato, sguaiato e incapace di limite, , , con folate di puzzo ricorrenti – puzza di morte, di aliti coprofaghi, senza alcun complesso, da tutto questo sembra di poter dire senza alcun “bemolle” che non potrà finir per uscire un “ qualcosa di buono ”.
E’ già successo svariate volte che, proprio quando sembra che qualcosa si sia finalmente smosso, tutto venga brutalmente spiaccicato, artigliato e sospinto, ricacciato indietro, ad ancor-più-indietro, da alcuni dispositivi ormai in permanente agguato, come bombe a orologeria anzi a calpestamento… Così accadde dopo l’approvazione nel 97, da parte della Commissione-Giustizia della Camera, del disegno d’indulto di cui tanto abbiamo in questi anni parlato [Cfr. …].


La coppia : rilancio di delirî dietrologistici / immissione sul mercato di quantitativi massivi di “eroina –anzi, crack – ultrapenale” (con spaccio devastante di prodotto mal-tagliato, episodî di overdose, sfacelo di cervelli bruciati, di vite ridotte a ossessione mortifera mortificante mortale, vite già esse per prime mortificate, rese esistenze di ‘zombi’ avvelenati dal loro stesso fiele continuamente evocato, attizzato, ridotte a urlo di “rota” tossicomane, di delirio di reclamo mai bastante di mai bastante vendetta infinita, aggiunta di male al male, ipoteca del passato sul presente, abbigliata in «Giustizia») è pronta ad entrare in azione, in sinergia, a tenaglia. Conosciamo la canzone : che parta dalle colonne di Repubblica o de il Giornale, è un copione troppo déjà vu.

Inutile fare come finta di non vedere ; ricominciare appena si può a parlare, come se si trattasse di ordinario sindacalismo, quando si potrebbe scrivere esattamente l’arco intero delle risposte che si avranno indietro.


Proprio oggi, dopo la sequenza uno/due degli ultimi due mesi ( “all’andata”, un delirio spropositato scatenato – certo, non ex-nihilo, ma esercitando un ruolo di nefasta majeusi e di moltiplicatore iperbolico, fino al parossismo – dall’applicazione « di legge » della prescrizione della pena a dei condannati sedici anni fa da una Corte d’Assise d’appello per omicidio colposo, conseguenza atroce ma riconosciuta come incontrovertibilmente involontaria di un incendio doloso : figurarsi la pronunciabilità di parole come amnistia, se prescrizione è diventata irriferibile, losca, demoniaca … E “al ritorno”, dopo che la finestra ‘forzata’, scardinata e socchiusa dal coup-di-dadi di Pannella e, per un concorso di fattori, spalancatasi ridando “diritto di cittadinanza” quantomeno alla parola, l’evidenziarsi di qualche – non si dice ‘appiglio’, o ‘breccia’, forse niente più che crinatura e spiraglio, certo non bastante ad infilarvi il piede trattenendo i battenti dal richiudersi, ma quantomeno delle incrinature, fessure, spiragli…), conviene, nel ritentare, con una applicazione e uno sforzo spasmodico evitare sbavature, ridondanze, imprecisioni, passi e tempi e argomenti, parole e silenzi sbagliati, bolsi, im/pertinenti, impazienti o tardi…

Operare una linea di fuga, spostare il piano, praticare ‘motu proprio’ (a fortiori perché gli altri hanno la forza, una ragione spinta al virtuosismo, al limite di sfiorare il rischio che esso diventi ‘vizio’) il terreno del massimo rigore possibile : epistemico, etico, concettuale, argomentativo. E senza richiedere preliminarmente reciprocità. Come se fosse dono.


Nei giorni delle vociferazioni sinistre e oscene della “fase di andata” di cui sopra, qualcuno1 aveva evocato la “ragionevole” idea direttrice di una soluzione politica d’amnistia per il contenzioso mai risolto – anzi, “residuo sempre più irrisolto” – dei cosiddetti “anni di piombo” (gli anni di quella che, con sguardo d’insieme e necessaria distanza, potrebb’esser definita una lunga onda d’urto di sovversione sociale, terreno di coltura del prodursi di uno “stato d’insurrezionalità endemica prolungata, subacuta e cronicizzatasi”).
Ma in quegli interventi, la ‘cosa’ veniva legata al richiamo suggestivo (a cui tanti, tante « teste pensanti » si sono applicate) alla «Commissione- Verità e Giustizia» nel SudAfrica “di Mandela”. Ora – come in modo pertinente altri2 avevano fatto notare – articolare le due cose era improprio, e il mettere una forma del tipo di quella Commissione come pre-condizione di un’amnistia sarebbe risultato sviante e iniquo.
Nell’esperienza sudafricana, infatti (a parte molte altre differenze) alla tavola della Commissione si confrontavano figure di tutte le parti in causa : c’erano l’ANC e Winnie Mandela, e c’erano i responsabili dell’ Apartheid, i De Klerk… c’erano i neri e c’erano gli Afrikaner, i sommersi e i salvati, gli oppressori e i ribelli, le fazioni… In qualche modo, alla cosa mi pare si possa dire che avrebbe assomigliato di più (anche se sono allergico alla dizione) l’idea del “Grande Pentimento” di Cossiga…

Nel far incrociare le cose, si arriverebbe a degli assurdi, degni di straparlare osceni come quelli dovuti sentire, nella “fase di andata”, da un Giovanardi o un Montefoschi (cfr. Per credere !) : st’avvedere che il ‘luogo’, l’emblema paradigmatico delle impunità, del sottrarsi alle proprie responsabilità, dei “misteri su cui far luce”, diverrebbe un pugno di nojaltri, un pugno di “stracciaculi” latitanti ! Forse che dovremmo spiegare anche le Ustica ? …

Sia Bertinotti che Cacciari, col garbo che si deve ad un errore da malinteso, spiegavano che i due piani e i tempi si dovrebbero separare: un’amnistia, che è tutt’altra cosa, e poi eventualmente ben venga la “tavola”…


Forse a rischio di sorprendere, e quasi certezza di attirare come minimo perplessità, o anche riprovazione e altra forma di ostilità anche mal… –pensante, -dicente, –evola, -animosa, sprezzante da parte di molti , inscritti in quello che si dà, pur in senso lato, come “nostro campo”, che si definisce – nella supersemplificazione dicotomica, binaria, “la nostra parte della barricata” (ne sono certo : compresi – così vanno i tempi e gli uomini…– gran parte di ‘quelli dell’assordante silenzio, del “neanche a pensarci, dato il clima ”…, di una sorta di “ignavia ragionata” ), e sapendo di poter magari amareggiare, deludere, addolorare alcuni e alcune, , sarei portato a dire : l’importante è disgiungere . E se rivendicare in queste condizioni una misura concreta di «rinuncia alla pena» dov’esse essere solo il destro offerto ad una sorta di sordido (in alcuni casi consapevole, intenzionale ; altrimenti come effetto, come risultante ‘sistemica’) “gioco della crudeltà”, tanto vale congelare la rivendicazione esplicita d’amnistia, e rilanciare – prendendo in parola chi l’ha sollevata – la proposta, la sfida, della “tavola” sul modello della Commissione in SudAfrica.


A chi di colpo si mette a fare il più radicalissimo e il “tutt’e subitista” (così come, di colpo, spunta fuori – come un gioco al rialzo della piattaforma rivendicativa con…noi, assurdamente, come se fossimo la controparte !), farei le seguenti osservazioni:
a), ma guarda un po’ chi si risveglia e fa sentire la sua voce…
b), non essendone i parvenu o gli intermittenti, per noi la rivendicazione d’amnistia è una cosa seria, non abbiamo speso venticinque anni di vita in un lungo conato per essere interessati a farcene vanto, fregio, gadget identitario, ragione di gloriola ; e men che mai giocare il ruolo dei “guappi ‘e cartone ”, che – soprattutto in alcune bocche – diventa davvero sconcio. Punto, può bastare.

A chi meriti, per considerazioni sulla sua linea di condotta, l’autenticità, la qualità etica, una articolata risposta a domande vere, e non – per dirla in breve – in senso clinico, «perverse», faremmo osservare quanto segue : primo, di tutto si trattaerebbe, meno che di messe-in-scena di “riconciliazioni” e “pacificazioni”, che sarebbero peraltro stucchevoli ; secondo, da un confronto, con regole della controversia, non potremmo che essere avvantaggiati, non foss’altro che perché oggi siamo alla mercé di tutti i mercati e fiere di tutte le aberrazioni e infamie, ridotti a sputacchiera, pisciatoio, ‘faire valoir’ per confronto, rivalsa, “ritratto-di-DorianGrayzzazione”,uso come “ spaventatoio”, capro espiatorio concreto e simbolico… ; terzo, come osservava Marx, “ci sono guerre che si concludono con la rovina di tutti i contendenti” ….


Offrirci, ancora una volta, ad oggetto dell’esercizio del sinistro piacere di miserabili “poter…osi”, dei più meschini, infimi, di praticare una oltranza dello ‘sfregio’, un sovramercato di stupro morale, spinta al ridurre il maggior numero possibile di noialtri, i « reprobi », ad un misto di mendicità/protervia, sprizzante conati velleitarî di “legittimismo”, veicolante impressione di “sognatori di una vita riuscita” crogiolantisi in scadenti legittimismi, riflessi da “proditoriamente usurpati” di gente che si senta davvero “in credito col mondo”, trasudante passioni tristi, subalterne, sottomesse, e basta (destinandosi così a danno, beffa, ludibrio e quanto di peggio) —, se questo è lo stato delle cose, tanto vale ‘mordersi le labbra’ ma non farsi uscire troppo presto e male un reclamo, una richiesta ! Se questa dev’essere solo l’occasione di un abietto gioco sadico dei Poteri costituiti che detengono le chiavi della Decisione, e di una deperdizione da parte nostra di rispetto di sé , che finisce ad essere “oggettivamente“ acquiescente rispetto alla ricerca di esibire “mostricciattoli” – non solo presentandoci come tali, sfigurandoci nella descrizione deformata, nella « mostrificazione », e così via ; ma – e qui è il trionfo di questo sapere abietto che è il pensiero-propagandairradiato “dalla regìa ”, ma in qualche modo conformando, attraendo/sospingendo, come “producendo a viva forza servitù volontaria”, ad andare a conformarsi al modello, a incriversi, combaciandovi, alla silhouette tracciata sullo specchio…, bé, è meglio ‘congelare’, soprassedere, prender la ‘cosa’ da altra angolatura.

Un confronto ‘a tutto campo’ e ‘tra tutte e tutte le parti in causa, su “crimine e politica” (e “politica e crimine”, nonché politiche del crimine). É a questa altezza che si può collocare un confronto senza concessioni ma non distorto e sovradeterminato da volgarità insopportabili sul «vero nodo da affrontare, non per ritorcersi accuse come due delirî egocentristi a specchio, ma per esaminare le questioni del rapporto tra punizione infinita e rinuncia alla pena».

«Non sospendo lo sciopero, non è che lo interrompo - ha dichiarato all'Ansa l'ex leader di Potere Operaio - lo smetto.

Le ragioni sono intrinseche alla logica stessa della mia azione : ho cominciato inserendomi in modo autonomo nella ‘finestra d’opportunità’ aperta dalla mossa 'geniale' di Marco Pannella, prendendo ad interlocutore/controparte non già un soggetto istituzionale di potere, la controparte che ha nelle sue mani la decisione che riguarda una tua rivendicazione.
L’interlocutore/controparte, plurale, variegato, che esplicitamente designavo, erano il movimento, i “compagni & compagne” nel senso più lato (e anche controverso) del termine ; nonché, in particolare, una serie di “persone pubbliche” che ho incrociato a vario titolo da quando ho cominciato a militare, nel luglio 1960.


Era iun ennesimo‘messaggio in una bottiglia’ , ma questa volta – come stanco fino all’estenuazione, all’orlo del crepacuore e a rischio del risentimento, dall’effetto “parole al vento” – ho fatto ricorso ad una forma estrema per sollecitare una rottura del silenzio e una sorta di scoraggiata acquiescenza (largamente dominante : chi – come si è visto dalla prontezza di risposte come quella dei Cobas – usciva da questo ‘stato di fatto’, era come « invisibilizzato”, malcapitato quanto il sottoscritto e il suo pugno di sodàli…), acquiescenza che grava da ormai troppo tempo sulla questione di una “soluzione politica” del contenzioso penale seguito ai cosiddetti “anni di piombo” […]

Scalzone, 58 anni, afferma invece che questo silenzio ora si è rotto, o quantomeno ha cominciato a interrompersi : '« a parte le lettere personali, che pubblicheremo tutte, e commenterò ; a parte le tante risposte a un appello con centinaia di firme che risponde positivamente alle sollecitazioni e su questa base mi chiede di smettere (fra gli altri firmatari, alcuni parlamentari di Rifondazione come Russo Spena, figure dell’ ex-Potere Operaio come Franco Piperno, Verdi francesi come Alain Lipietz, militanti di differenti orizzonti, e tra essi anche rifugiati e familiari , e soprattutto i Cobas) è da una manifestazione, da gente che stava coi piedi sul selciato di piazza Montecitorio (e con firma dei Cobas e dall’associazione dei detenuti “Papillon”) che mi è giunta la più “in-aggirabile” sollecitazione a ‘passare la mano’. Sulla base, non già dell' intenzione di “fare qualcosa”, ma di un qualcosa di già ‘in corso d’opera’…
A differenza che nel caso di esortazioni a interrompere un braccio di ferro contro una controparte ‘terza’, “fare orecchie da mercante” fare “il prezioso che si fa pregare, a fronte del messaggio lanciato dalla mobil itazione di piazza Montecitorio dai primi e più ricettivi dei destinatarî della mia azione di pressione incarnanti già, con la loro mobilitazione, un risultato ottenuto, sarebbe stato un nonsenso, un’auto-contraddizione logica.
Che abbia poi impiegato un certo numero di giorni a smettere, dipende da una serie di fattori : a cominciare da una difficoltà… quasi uno spleen anticipato, a chiudere una lotta (e uno sciopero della fame lo è, anche con tutta la sua complessità, spunto di controversie ‘a cascata’ — me ne spiegherò, nella Lettera di bilancio e rilancio dell’iniziativa, e nel “giornale di bordo” che l’accompagna).


Per l'ex leader di Potop, quella dello sciopero della fame e' ' « una fase chiusa. Ma, nel mio piccolo - spiega - resto in agitazione, col pugno di compagni e compagne che mi aiutano , affinche' entro entro la fine di maggio si arrivi a radicare, avendola messa in circolo, argomentata proposta : quella di una tavola generale di confronto, sul tipo di quella 'Giustizia e Verita'' in Sudafrica. L’idea era recentemente affiorata, ma in modo improprio, e sovrapposta con effetti di confusione e “asimmetricità” alla questione di un’amnistia. Ne va separata ; e purtroppo essa dovrà venire prima, e non – come pure sarebbe “lecito” sperare, dopo . A questo momento di confronto a tutto campo e senza limiti, a questa sospensione epocale, dovrebbero finalmento partecipare, davvero, tutti i protagonisti, significativi di tutte le “parti in causa ”.

Non si tratterebbe, non sarebbe richiesto né dovrebb’ essere un negoziato; non una pacificazione, non un “tribunale Russel” …., ma un'azione per capire se c'e' altro fra la punizione infinita o una « rinuncia alla pena » che non si riesce mai a decidere, ogni volta bloccandosi e ricominciando da capo… tutto riprecipitando all’indietro, ogni volta più indietro, e con una sempre più usurata capacità di “rilancio”.


Se, come si fa, si tira in ballo l’etica, si mobilitano e rimobilitano sempre daccapo, come fosse il primo giorno il giorno dopo, passioni intense, occorre partire da un modo non deformante, abusivo, strumentale di confronto. Partire dal “titolo” generale che non può che essere “ politica e crimine”, nella storia, nel pensiero giuridico, etico, critico, politico.

Non uno strumento da usare come una clava, per ritorcersi accuse a livello infimo di propagande e contro-propagande, ma un modo per toccare il vero nodo della questione'».

Una questione, quella dell'amnistia, che riguarda in modo particolarmente doloroso ''gli insorti'' (questo è l’unico prænomenon d’assieme che costituisce un’approssimlazione definitoria non « soggettivistica” e non indecente ) di quegli anni che, secondo Scalzone, sono ''gli unici su cui convergono ad accanirsi “tutti”, su questo punto riunificandosi, dopo essersi scambiati accuse e contro-accuse, processi alle intenzioni, nella forma più estrema di Union sacrée, in cui la “competizione faziosa a morte” e il punto di unanimità si coniugano, in una gara dello zelo ( si veda la recente doppia infamia firmata «Massimo Brutti» consumata col voto al Senato – voto necessario ad approvarla – di una legge presentata dall’ “odiato governo-Berlusconi” periclitante, sol perché il ministro Castelli aveva accampato l’urgente necessità di approvare un dispositivo forcajolo .
Il ministro Castelli: quello che invece di dimettersi, in quanto “Ministro di tutela”, gareggia con un Izzo in “mostruosità”, traendo da fatti orribili occasione di bassa speculazione, infame ! L’appello al mutuo soccorso forcajolo è come un richiamo della foresta per i “piccoli Vishinskij” : esso “val bene un’ infamia”, val bene anche correre in soccorso di gente su cui si è intinto il pane della propaganda di « concorrenze a morte », fino a montar teste fragili, giocando il ruolo di chi manda i ragazzini allo sbaraglio, pronto a sconfessarli e schiacciarli come démoni e idioti che “ non sanno vivere ”, non sanno decodificare mitopoïesis. Aquesto, a proposito di “cattivi Maestri” !, a proposito di “perdite dell’innocenza” e di martellamenti su “golpe in agguato” e “strategie della tensione” come ‘dominante’ e chiave di lettura di un’intero periodo storico (salvo a barattarle con “svolte dell’Eur” e “compromessi storici”, e in sæcula sæculorum riserbandosi di cacciarle fuori o ricacciarle nel cilindro dell’illusionista a tempi, ad occasioni, a congiunture d’ interesse privato, ad etica e argomentazione alterna … Un solo termine : in-fa-mia !).



Oggi, nella rissa tra soggetti speculari, risconoscimenti, “negazionismi” e “iperbolizzazioni” (con relative accuse-controaccuse-meta-accuse rinfacciatesi/controrinfacciatesi in una spirale di ritorsioni speculari ) si incrociano e avvinghiano in abbracci mortali , e alla fine si limitano, si controbilanciano, a volte si elidono vicendevolmente.
Per chi la lotta al colonialismo, per chi all’ islamismo, per chi all’individualismo, per chi al comunitarismo; per chi al modernismo pan-democratico /universalista /mercantilista / tecnoscientista-, per chi a sopravvivenze di dispotismi pregressi, e via via, in un ping-pong infinito (per chi ragioni di lotta all’imperialismo e all’Impero, di preferenza limitato a quello “amerikano” ; per chi all’uno o l’altro fascismo, o stalinismo , oppure sionismo, o quant’altro….una quantità di altri “essenzialismi” e contro-essenzialismi assoluti e forzosamente pretesi universalizzare […] ), costituiscono elementi di margini, eventualmente minimi estremi, come una “legittimità marginale ultimissima”, per una qualche “giustificazione” : ne consegue che la delegittimazione, la demonizzazione non risultano in genere totali, “eterni”, a 360° gradi, unanimi.



Insomma : noialtri, gli unici — quantomeno nella risultante complessiva, “oggettiva” (cosa che per quelli come me è qualità, speranza, motivo se si vuole di fierezza) — “senza patria”, senza bandiere e senza inni, né progetti in qualche modo compatibili, inscrivibili nei ‘modelli di razionalità’ capitalistici e statali, nelle teologie e controteologie dell’Economico e dello Statale ) – e dunque senza esser visti da alcuno come “nemici dei suoi nemici”, senza santi in paradiso, siamo – in ultima analisi – gli insorti di una lunga ondata di sovversione sociale che, nel suo insieme, compresi i bordi arrivati sino alle armi e alla guerra di guerriglia ‘guerreggiata’ vera e propria (ché questa è la sola spiegazione d’insieme adeguata, non oscena, demenziale, sinistra […] ), in qualche modo siamo quelli che – chi più, chi meno consapevolmente (e persino in qualche caso non pensandoci nemmeno) abbiamo in qualche modo incarnato una allusione al sogno, o piuttosto all’embrione di «forma finalmente scoperta…» dell’antecedente “comunardo” (l’unico non autodivoratosi, transmutatosi nell’uno o nell’altro dei suoi più estremi “contrarî”) che le moltitudini umane possano liberarsi da sé – e solo così –, senza consegnarsi a sempre nuove diverse ed identiche , “variazioni-su-tema, figure di gerarchie, di rappresentanti, demiurghi, Governanti ….

Lo strumento prioritario del rilancio di questa “seconda fase”, di nuova iniziativa , sequenza di azione di lotta, di agitazione intensiva concentrata dentro una scadenza di verifica, e' il blog con il nome di Oreste Scalzone.

L’ invito e' a ''tutti'', a tutto campo : in particolare si indicheranno alcuni , dai quali Scalzone vorrebbe sentirsi dire che ''un confronto del genere non e' manifestamente assurdo'', o sentirsi argomentare il perché lo si ritenga tale . Tra i molti, un assortimento variegatissimo, emergono varî nomi, tra questi Francesco Cossiga, Pietro Ingrao, Giulio Andreotti, Giorgio Agamben, Renato Curcio, Prospero Gallinari, Franco Piperno, Mario Tronti, Adriano Sofri, Toni Negri''.
(liberamente parafrasato dal flash ANSA dal “gruppo di comunicazione “SOS”).

Non mi resta, per ora, che aggiungere un saluto e un ringraziamento - che sale alle labbra, non è formale dire, “con emozione”- a quanti hanno, singolarmente, per cerchie, insiemi, a varia scala e natura, risposto con una fraternità che, intanto, “scalda il cuore”.
Ritengo che, a questo punto, dopo averlo ricordato, convenga – per rispetto alla qualità di queste reazioni, tornare a parlarne nel corso del fitto dialogo che vogliamo intensificare dai prossimi giorni.
OS

 

 

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Published by Scalzone - dans orestescalzone
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