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3 août 2006 4 03 /08 /août /2006 17:40
GIOVEDÌ 3 AGOSTO, ALLE 18, UN INCONTRO SU PAOLO PERSICHETTI E L’ ‘A CHE PUNTO É LA NOTTE’ SULLA SUA SITUAZIONE.
UN ÉTAT DES LIEUX, UNA RICOGNIZIONE SU L’AFFAIRE-PERSICHETTI : EZIOPATOLOGIA, CONTESTI, EMPASSE, “CUL-DE-SAC” ATTUALE. LA DISCUSSIONE SULLA MESSA IN MOTO DI UNA SERIE D’INIZIATIVE.

ESPACE LOUISE MICHEL,
42 bis rue de Cascades, Paris XX
(M° Pyrénées ou Jourdain).


Poscritto, Notabene : Vi preghiamo di ‘far segno’, anche chi è lontano, magari ai monti o al mare : se potete ricevere le mail, potete partecipare a delle iniziative di un ri-innesco di campagna... In ogni caso, chi vuole, segnali possibilità e limiti di disponibilità. (Diciamo subito, per esempio : qualcuno/a potrebbe tradurre, ‘a incrocio’,tra l’italiano e il francese ? Grazie : di farlo, e di segnalare
subito la disponibilità, onde evitare “doppioni” di impegno,
e di messa a disposizione di tempo...
– – – – – – – – – – – – – – – – – – –


“ Cari e care 0.1. ,
questo è un primo segnale d’allarme, ancora una volta riguardante il nostro comune amico, e/o compagno – per chi vi scrive, complice, innanzitutto nell’uso dell’ arma impropria della scrittura – Paolo.
Il ‘caso’ di Paolo, in generale tutto quanto può andare sotto la dizione « L’ affaire-Persichetti », comincia a passare ogni limite.
[Conosciamo troppo bene le ‘obiezioni preliminari’ possibili...i sopraccigli inarcati... “tutto”, beninteso, è –se si vuole – troppo e troppo poco..., troppo questo, e poco quello, troppo questo, e/o troppo quello... il fatto che non è mai il buon momento, la buona forma, il buon modo, il buon problema, la cosa da fare, da pensare... Una sindrome del “sempr’altrove, sempre altroquando, sempre altrimenti, sempre qualcun altro..., sempre altracosa... Mai the right thing to do,
mai size the time, qui, ora, su un piano d’immanenza, che va oltre gli orizzonti, senza doppiezze, senza differimenti, senza... « Oggi non si fa [credito], (ma) domani sì”, eh, domani...domani...
Certo , l’espressione « ...comincia a superare ogni limite » potrebbe prestarsi subito a contestazione (e mi va bene quando lo ‘spirito’ è quello del correttore di bozze,
de l’avvocato del diavolo, che passa ‘al crivello fine’ – diventa quasi un riflesso – nell’intento di migliorare, di fare in modo che lo strumento e arma discorsiva diventi più penetrante, appuntito, dotato di potere di comprensione di spiegazione, più pertinente, rigoroso, agguerrito... Ma si sente subito, in altri casi, l’atteggiamento di pregiudiziale “disfattismo”, il trattamento un po’ “carognesco”, doppiopesistico, iniquo – magari (anzi, diamolo per convenzione per certo) non in malafede, per malintenzione, malevolenza, malanimo..., anzi, magari con/per “le miglior’intenzioni”, non già per un qualche calcolo, ricerca di “alibi”, né « falsacoscienza », ma proprio per un riflesso di scrupolo, per il timore del controproducente.... In altri casi ancora, si sente il paralizzato/paralizzante “purismo iperbolico”, sterile, insospettito, fòbico, “gnostico/paranoico”, giudicante, la cui forma ipercritica finisce ad una sorta di autofagìa che annienta ogni critica, ogni radicalità, finisce nella sterilità mortificante mortifera dell’ossessione « normativa », figura di normopatìa, giudicante, giudiziaria, inquisitoriale, finisce nello sprezzo, nelle passioni tristi, nel fiele di un rancore malriposto, che traduce il più spesso insicurezza, malcontento di sé, scontento, “illusione delirante di amarsi” – « si- » transitivo, reciproco, singolare, plurale, riflessivo... ; e tende a risolversi in auto-, in prim’ultim’analisi, -distruzione [...] )
Certo, l’espressione « comincia a passare il segno... » può essere accusata, da un lato e per un verso di eccesso di flemma : come se la nostra ‘soglia di tolleranza’ non fosse già stata oltrepassata, calpestata sin dal primo giorno..., come se la vera iniquità della sua legale deportazione non fosse sta già un atto infimo, peraltro anche di “fellonìa” se è per questo... Per altro verso, si può trovare che ci sia una sorta di iperestesìa, di atteggiamento autoreferenziale, che ingigantisce un qualcosa quando si tratta di sé, della propria sfera di stretta ‘prossimità’...una sorta di reazione “familialista”, che fa scattare una iperbolizzazione su base egocentrista, strettamente ‘in proprio’ o estesa o anche trasferita, eventualmente “per procura”... [...].
Oppure, i “cercatori-di-pelo-nell’uovo” potranno magari dire che sollevar scandalo, implicitamente traduce una sorta di ingenuità – eventualmente improvvisa, ‘ad hoc’ –, che mostra di credere ( e accredita) una penalità corretta, « giusta », che viene suggerita per giustapposizione con quanto si denuncia come “perverso”, come oltre-ogni-limite (come dire, “ma quali sarebbero questi “limiti” ?) : insomma, una sorta di versione caricaturale dell’obiezione che nojaltri abbiamo sempre opposto all’aspetto di “depistaggio”, di diversivo metonimico nel senso della « sineddoche », pars pro toto, epifenomeni contro radici, matrici, sistemica... dei vari “populismi giustizieristi” proposti come “rivoluzioni (a buonissimo mercato)”, e uniti da caratteri, natura, eziopatogenesi in una gigantesca contraffazione, diciamo, cominciata all’altezza dei tempi dello schiacciamento della Comune di Parigi, che ha prodotto la vertiginosa nov-langue in cui la controrivoluzione permanente effettiva si chiama Rivoluzione...[°°°].

Ma, diciamoci, dovremmo forse metterci a dissiparci in simili schermaglie ? Dovremmo estenuarci, infilandoci nell’effetto- pozzo senza fondo...porta dietro porta...scatole cinesi, matrioska, fuga di specchî..., di un preliminare tentativo di spiegarci, di dissipare il malinteso, di fugare ogni ombra di dubbio... (che, in quel caso, non è « dubbio » ; è sospetto, anzi, contro-credenza pregiudiziale e senza scampo) ?
No : non siamo qui per giocare un agonismo, un’ « eristica » di sofismi e, inevitabilmente, nella dinamica delle ritorsioni speculari della « concorrenza mimetica », di malversazioni d’ogni tipo – semantiche, concettuali, e dunque inevitabilmente etiche ? [°°°]

Diciamo subito una cosa : a dispetto del fatto che siamo ] e come potremmo non... ? – disincantati, senza illusioni dunque con un limite allo stupore, al restare, come dire, esterrefatti ; a rispetto della ripugnanza ad ogni atteggiamento di querulenza, a un discorso ridotto a propaganda querimoniosa, vittimistico/colpevolizzante, che è mortale per ogni dispiegamento di potenza, potenza di resistere, potenza di persistere nel proprio essere, potenza come base – « disperata vitalità » – di ogni ‘principio’ di costruzione/dispiegamento di autonomia/comunanza, di “comun’autonomizzazione”, su questo punto, sulla vicenda, sul destino di Paolo, non “economizzeremo” l’aspetto di denuncia, di difesa a cui siamo inchiodati.
Qui c’è – certo che non sarà, non è, l’unico caso, né il più grave in sé, anche solo nello spazio “italiano” ; e noi saremo sempre disponibile ad associarci ad altre, consimili battaglie, se si vuole, micro-lotte, micro-ribellioni ed anche « micropolitiche ‘locali’ », in senso foucauldiano, coincidenti con una posta in gioco anche singola, singolare [che non vuol mai dire, per noi, « privata »] – qualcosa di specialmente, di ulteriormente “accanito”, un qualcosa di specialmente losco, di limaccioso... [...].

Allora : bisogna far ‘di tutto’ per far risuonare le voci, per far sentire, non solamente a Paolo che non è solo, ma ai suoi accaniti persecutori (a cominciare dai Giovagnoli Paolo, sot.proc. di Bologna, fino alle figure di magistrati e magistrate dell’ « esecuzione-pene », alle giurisdizioni che hanno sovranità sul suo destino, alla direzione del carcere, alla Direzione Affari Penitenziarî del Ministero della Giustizia) che, per noi, basta e avanza così !...
Si tratta, nell’evidente infinita povertà dei mezzi, di riuscire a pensare in termini d’iniziative di lotta, anche minime, anche se pensiamo che non siano « sufficienti » : ci sono però necessarie (e, direi, parlo sì per Paolo, ma apertamente e senza alcu n infingimento dico, per noi ! , nel senso del “fare di virtù, necessità”... O no ?).

Allora, per cominciare, riuniamoci (malgrado il ‘deserto’ agostano, oggi giovedì 3 agosto, alle 18, all’
ESPACE LOUISE MICHEL,
42 bis rue de Cascades, Paris XX
(M° Pyrénées ou Jourdain).

Salut, Oreste &tC[omplices] (pour mieux dire,
C, [P.ex. Lucia d’abord], &t Oreste...)

POSCRITTINO “strettamente personale” : Scateniamo la fantasia... Non lasciamoci irretire dal démone – estremo fattore pa-ra-liz-eante – dell’orrore del velleitarismo, della paura del ridicolo, e da una forma di alienazione politica. Insisto nel pensare che l’arsenale di forme d’azione della « nonviolenza attiva », come accesso ad una ineliminabile estrema libertà di non essere “servi acquiescenti”, è una miniera.
Se non si trova niente d’altro e di meglio... perfino l’ arma spuntata, così ‘contestata’, così – per motivi svariati e diversi – ostica agli approcci più svariati e diversi delle Compagnerìe [...] ..., dico subito, se non si vede altro... cercate di non cominciare pressioni dissuasive, chè ci sono situazioni e momenti in cui chiunque ha diritto di ‘non sentir ragioni’...
Devo dire che ho l’impressione – e chi vuol considerarmi un Rodomonte...faccia pure – che, mentre un Castelli era obiettivamente “inattaccabile” da un’iniziativa del genere di uno “stracciaculo” come il sottoscritto, per una serie di ragioni, alcune componenti e figure di questo “establishement” e di questo governo, potrebbero trovarsi danneggiati sul terreno delle ‘fiere & mercati’ che interessano le loro “economie politiche” varie e diverse...
Si dice sempre, in questi casi, “e chi vivrà, vedrà...” (sempreché non si metta fino in fondo e sempre il prosciutto sugli occhi... Almeno, credo. E, diciamo pure, a buon bisogno, scommetterò).

Saluti

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Published by Oreste Scalzone - dans orestescalzone
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