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11 août 2009 2 11 /08 /août /2009 10:16
il manifesto Sabato 8 agosto 2009                     pag.13, CULTURA & VISIONI     TAGLIO MEDIO   |  di Michele Fumagallo SALERNO
MAESTRI DI CINEMA
                                                                            «Su Grifi su Ceste», «trip» sperimentale con Oreste Scalzone
             Non è proprio facile, in una serata d'agosto e in un'Italia così disastrata dal punto di vista della sperimentazione e del gusto, riempire uno spazio pubblico e anzi strabordare nella piazza antistante. È accaduto a Salerno, nella chiesa sconsacrata di Sant'Apollonia, nel centro storico della città, per la serata contro (un antagonismo verso i conformismi di tutte le politiche, di cui si ha bisogno sempre più come l'aria) dedicata - dal regista e organizzatore culturale Michele Schiavino - ad Alberto Grifi e Armando Ceste, con la complicità di Oreste Scalzone. Le figure di Grifi e Ceste sono state presenti non solo in due dei loro lavori (In viaggio con Patrizia e Ma le parole sono importanti. Video lettera da Parigi di Oreste Scalzone nel 1996), hanno anche fatto da sottofondo alla vera rarità e anteprima assoluta che è stata l'intervista di Michele Schiavino (un work in progress di cui si sono visti 18 minuti che diventeranno un film molto più lungo in autunno, con la partecipazione diretta dell'intervistato sul montaggio) a Oreste Scalzone, pellegrino tra i rifiuti di Napoli e la difficile lotta contro quel degrado. Il titolo del film di Schiavino, Su Grifi su Ceste, mai così sinteticamente azzeccato, è già tutto un programma, ma è la capacità del regista di posizionare la video camera sul volto di Scalzone, sui particolari, sul respiro, a colpire. Un modo per mettere in risalto non solo il corpo e la fatica ma di coniugare in mocdo forte il discorso di Scalzone sul cinema e sui due cineasti, col suo privato e con la lotta in atto, non solo a Napoli. «Mio padre era di Casal di Principe - attacca Scalzone, virgilio durante la manifestazione antirifiuti a Pianura - ma non ci sono mai ritornato, né sono mai ritornato a Napoli. Ne avevo paura e non perché da Parigi la città appariva, secondo l'informazione ufficiale, un luogo dove non si faceva altro che sparare. Piuttosto, per qualcosa che aveva più a che fare con una stretta al cuore (e canticchia «Munasterie 'e Santa Chiara», ndr)». 
Poi il viaggio, dentro una manifestazione difficile, riprende ed emoziona. Scalzone affronta le tematiche delle banlieue parigine, mette in guardia dagli schematismi e dalle conoscenze sbagliate di una generazione di ragazzi francesi, spesso non capita neanche dai giovani un po' più adulti (ma compresa dall'avversario, Le Monde sfoderò una definizione perfetta: rivolta giovanile senza capi né programmi). E naturalmente il cinema di Ceste e Grifi è il viatico dell'incontro e linfa vitale dell'intervista. «Grifi era un mostro sacro per noi - riprende Scalzone - e quindi ti lascio immaginare la mia emozione quando ho saputo del suo giudizio lusinghiero sul video di Ceste e la mia lettera da Parigi. Anna è stato un cult film e così le sue concezioni straordinarie sul cinema. Ricordo anche la sua generosità quando mi fece sapere che era disponibile per un intervento sull'amnistia». Bella, nell'introduzione della serata, la lettura fatta da Alfonso Natella (il protagonista di Vogliamo tutto di Nanni Balestrini) di un pezzo di Erri De Luca dedicato a Scalzone.

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