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19 septembre 2009 6 19 /09 /septembre /2009 13:40
«Collaborazionista» (lo dice persino Bifo), «venduto», addirittura «trasandato», scrive una lettrice chic appena uscita dalla boutique di Prada col manifesto sotto il braccio. Contro Sansonetti si rincorrono nel web epiteti e improperi pieni di livore dopo la sua partecipazione alla puntata di Porta a porta con Berlusconi protagonista, boicottata dall’opposizione Repubblica in testa e tutti gli altri dietro. I più scatenati sono però i lettori del manifesto. Otto pagine d’insulti a corredo di un’invettiva di Tommaso Di Francesco e una vignetta del laido Vauro sul Sansonetto di peluche. Ma Vauro l’ha mai fatta una vignetta contro Di Pietro? E come ha fatto a frequentare Anno zero senza aver mai detto una parola su un personaggio come Travaglio? «Barbuto e capelluto (troppo capelluto)», aggiunge un altro lettore che forse vuole insinuare una complicità tricologia (di trapianti) tra Berlusconi e Sansonetti. Più sotto, «A questo punto nessuno mi toglie dalla testa che Piero per fare il suo L’Altro si sia fatto aiutare da quell'altro», e vai con il comprato più ancora del venduto. E poi «Comunista civilizzato», «salottiero», «spalla di Berlusconi», «disertore», «trasformista», «voltagabbana». Dulcis in fundo: «Affossatore dell’Unità e di Liberazione» (sic). Ma non basta, il povero Piero è da esecrare perché ha osato attaccare «Ballarò di Floris, trasmissione del Pd». Capito? Leggono il manifesto, guardano Ballarò, ascoltano Sabina Guzzanti, adorano Anno zero, ridono con Vauro, votano Di Pietro e pensano d’essere pure comunisti. Tutto si tiene nonostante le stridenti contraddizioni. Ma chi sono i lettori del manifesto? La domanda è molto seria perché in genere uno compra il giornale nel quale si riconosce. Insomma se questo tipo di lettori si rispecchia nel manifesto, che cosa è mai quel giornale che ancora porta sotto la testata quotidiano comunista? Ma a pensarci bene la domanda va estesa a tutta la sinistra cosiddetta radicale, insomma quella a sinistra del Pd, perché contraddizioni del genere si registrano tranquillamente tra i lettori di Liberazione e anche de L’Altro. Anzi, su queste stesse pagine capita di leggere interventi di Maurizio Zipponi (entrato nell’Idv) e commenti, ultimo quello di Nanni Riccobono, che delineano positivamente la svolta «operista di Di Pietro» (così è stata definita), come se non si trattasse dell’ultimo e forse definitivo colpo mortale inferto a quel che resta dei ruderi della sinistra. Il populismo penale, la ferocia sicuritaria dell’Idv, si concilierebbero con un discorso attento ai ceti sociali più deboli, anzi ne rappresenterebbero la svolta progressista. Nemmeno ci si accorge dell’impasto peronista che una linea politica del genere riassume. Una specie di leghismo di sinistra. Quello che altrove chiamano l’alleanza rouge-brun. Siamo al grado zero della chiarezza ideologica. Lasciamo stare la teoria sociale e politica che ormai trovano cittadinanza solo nei tink tank della destra. Siamo al patchwork insulso, ad una melassa confusa. Ci si scanna reciprocamente travolti da risentimenti, alla ricerca di un colpevole, di un capro espiatorio su cui far ricadere la colpa, il tradimento della causa, senza accorgersi che alla fine questo popolo diviso, e sempre più residuo, s’assomiglia terribilmente. Quanto a Sansonetti, forse ha sbagliato ad andare a Porta a porta sopravvalutando le sue forze. Cosa mai poteva fare in un programma dove sono ammessi due soli brevi interventi, quando al premier veniva concessa la parola per ore? Forse togliersi le scarpe e tirargliele, come qualcuno ha suggerito. Ma a parte che era in collegamento, ognuno ha il suo stile. E quello di Piero – chi lo conosce lo sa – è da scuola del vecchio Pci. Compassato ed elegante. Tuttavia questo tipo di perplessità non va confusa con le accuse di collaborazionismo lanciate nei suoi confronti. Possibile che non si riesca a concepire un’azione autonoma della sinistra, ma si debba sempre finire col rincorre gli ordini che vengono da certi salotti della borghesia ostili al blocco di potere berlusconiano? Non si va a Porta a porta perché l’hanno deciso loro? E chi se ne frega! Chi parla di alleanze è velleitario, in realtà la sua è solo sudditanza. Oggi che la sinistra è invisibile, appiattirsi vuol dire scomparire definitivamente. Ci si allea quando si è forti e si ha potere di condizionamento, altrimenti ci si accoda soltanto. Sansonetti ha agito facendo leva su un’idea forte di autonomia politica e culturale che nella sinistra è smarrita. Autonomia, ricerca indipendente di una via che non passi per De Benedetti, Agnelli e compagnia. I quotidiani della sinistra comunista e radicale sono morti quando sono diventati degli inserti di Repubblica.

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Published by Oreste Scalzone
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commentaires

Carionauta 11/11/2009 18:05



Sonia e Cristian vengono richiamati dalla giustizia mentre Sansonetti viene chiamato da una vespa senza aculeo, non schilleriana.
Il potere borghese, che ha visto la morte dei compagni della Bader nelle sue mani, ancora chiama altri compagni. Un terzo di secolo è passato …………..si mangiassero tutto il muro berlinese, se
ancora han fame e pensino a giustificare come può morire un detenuto.


 


Anacardi diceva che i greci odiano le menzogne, epperò  al mercato manifestamente
ingannano. La sicurezza teutonica in luoghi supercontrollati……è letale?


Dopo un terzo di secolo ancora non rispondono i crucchi del caz!


 
Sansonetti non teme
punture di vespe senza aculeo né teme di vergognosamente rappresentare anche la sinistra sua : quella pecorina


raul franceschi (parigi) 17/10/2009 15:36


Dispiace vedere vedere un compagno, anche di sfortuna (fuggire dall'Italia), perdere la testa come te. Vedere il mondo attraverso il SOLO punto di vista dei rifugiati italiani degli anni '70/80,
come se l'universo intero ruotasse attorno alle loro problematiche di sconfitti della Storia. Sconfitti non vuol dire avere "torto" sul piano etico, ma sicuramente aver fatto errori monumentali che
hanno portato, tra l'altro, a quello che é oggi l'Italia: un ORRORE.  Più che Travaglio e Di Pietro a me fanno vomitare i vari Pecorella (ex soccorso rosso, oggi soccorso nero) che affollano
il regime fascista. La storia va avanti. Non si ferma alle nostre storie personali. Il tuo discorso per cui bisognerebbe quasi diventare berlusconiani per avere l'amnistia per me é puro delirio. Mi
dispiace veramente che sei arrivato a questo punto di disperazione.


Cattivo Maestro 29/09/2009 20:03


Nel mio piccolo ho detto la mia...
http://www.nuotonelpomeriggio.it/?p=669
Un saluto a Oreste Scalzone.


Silvano 27/09/2009 21:15



Dario, al commento n° 2, spiegare, spiegare please!



Giuseppe Aragno 23/09/2009 20:32




Caro Oreste,
un'opinione, per quello che conta, l'esprimo e si capisce: fanne quel che ti pare.


Se, come credo di
capire, tu intendi passare ai raggi ics le contraddizioni del "Manifesto" e dei vari Di Francesco e in quella direzione punti uno "sparo" dei tuoi, nulla da eccepire. Il punto è
un altro. E' in corso non so bene che indiretta scaramuccia tra il "Manifesto" e "L'altro"; tu non c'entri direttamente, ma sei pro Sansonetti. Nulla di male, se l'intera
vicenda non tendesse a trasformarsi nell'istruzione di un processo di santificazione del direttore de "L'Altro" e se la santificazione non avesse tutta l'aria di una risposta a
un processo di segno uguale e contrario: la sua demonizzazione.


Se le cose stanno
così, un po' mi allarmo. Non mi sento a mio agio tra santi e demoni e preferisco la nostra più volgare umanità d'uomini e donne. Posso sbagliare, certo, ma ce l'ho per bussola:
"Nè santi, né diavoli". A mio modestissimo modo di vedere, i De Francesco o i lettori che vestono Prada non sono il "Manifesto", non tutto il giornale, almeno, come Sansonetti
non è un venduto; contro l'uno e contro l'altro, però, si scatenano a turno le chiese che si spacciano da troppo tempo per "sinistra". Per quel che mi riguarda, io so, e mi pare
cosa di cui tenere conto, che Rossanda s'è schierata e s'è spesa per Marina Petrella, trascinandosi appresso la nebulosa "Manifesto" di cui fa parte assieme ai De Francesco e ai Pradavestiti.
Del fango in cui si sprofonda sono schifato anch'io, ma certe differenze le farei e lascerei laicamente da parte "Prada", ché, mi pare, vende un po' a tutti e con buona
fortuna.


Al "Manifesto" -
che merita mille critiche, non la corda e il sapone - sparano addosso già in tanti. E, se hai pazienza, ti faccio un esempio. Leggi un po' qua:



"Per
ricordare lo scoppio della II guerra mondiale, “il manifesto” (“giornale comunista”) non trova di meglio che pubblicare un articolo di Guido Ambrosino sul “patto scellerato” Molotov-Ribbentrop,
quasi fosse esso la causa della guerra. L’articolo, senza un minimo di contestualizzazione storica, omette di citare ciò che precedette quel patto: gli anni di tentativi dell’URSS di avviare
un’intesa antifascista con le democrazie europee [...] L’URSS, conscia che sarebbe stata attaccata (magari su due fronti: Germania e Giappone), fu costretta all’accordo per rinviare l’evento e
“guadagnare tempo cedendo spazio”; [...] Certo, la cosa può apparire disdicevole e a farne le spese fu la Polonia, ma quello che era in atto era uno scontro mortale che riguardava l’intera
umanità. Forse bisognerebbe pensare anche a questo, prima di tranciare giudizi morali (o moralistici) sull’“infamia” di Stalin.



Ometto la firma, ma questo pensa un giovane studioso  di storia che vorrebbe un "Manifesto" stalinista. In giro, caro Oreste, c'è una gran confusione. Tu, che
sei solitamente lucidissimo, tienine conto. Hai nome, storia di quelle che contano, la penna è di quelle superiori, l'esperienza lunga e in certa misura e in taluni ambienti puoi "fare
opinione". Sta dalla parte di Sansonetti, se ti pare giusto, ma tieni conto di chi, sull'altra barricata nemmeno s'è venduto. E gente così al "Manifesto" la trovi. Non amo - per quanto ne
riconosca alcune delle ragioni - la sintesi baconiana della ferocia della storia. Non sempre l'uomo è lupo all'uomo e se così non fosse, non servirebbe
lottare.


L'ho fatta lunga e mi scuso, ma non chiudo prima di averti informato del mio breve "non rapporto" con Sansonetti. E' andata così. Ho scritto alla sua redazione e la
replica è stata immediata: "abbiamo ricevuto, vi risponderemo al più presto". A te t'hanno risposto? A me no. Ho riscritto dopo tempo. Ancora replica immediata: "abbiamo ricevuto, vi
risponderemo al più presto". A quel punto sono andato su "L'Altro" on line e mi sono rivolto direttamente a Sansonetti, che ha un blog. Stavolta m'ha risposto il silenzio e aspetto ancora un
amen. E pochè di tempo, credimi, n'è passato, le valutazioni le lascio a te.


Abbracci.


Geppino Aragno


 




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