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20 octobre 2006 5 20 /10 /octobre /2006 13:55
Lancio ANSA 19/10/2006
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ROGO PRIMAVALLE: SCALZONE, MA QUALI GRANDI VECCHI !

EX LEADER POTOP, COLONNA ROMANA BR SI E' FORMATA ANNI DOPO
(ANSA) - PARIGI, 19 OTT -
''Ma quale Paola Pitagora, ma quale grande vecchio

delle Brigate Rosse ! ''. E' in una serie di esclamazioni la risposta di Oreste
Scalzone, uno degli ex capi di Potere Operaio, alle rivelazioni di Manlio Grillo
sul rogo di Primavalle, a Roma, nel 1973, in cui morirono Virgilio e Stefano
Mattei.
''Se penso ad una immaginaria lettera a Grillo - afferma all' Ansa Scalzone,
rifugiato in Francia dall' '81 per sfuggire ad ordini di cattura per
associazione sovversiva e tentativo di insurrezione armata contro lo Stato -
tanto per cominciare gli direi: ma dove te la sei sognata 'sta Pitagora? Ma che
qualcuno t' ha raccontato che la bella ragazza, che io ricordo benissimo, che t'
accompagno' da Roma a Milano, dove poi ti prendemmo per portarti fuori dall'
Italia, era lei? E tu c’hai creduto ? E perche' no, allora, Sophia Loren o
Marilyn Monroe?''.
''Questa ricostruzione dei fatti che leggo su Repubblica - osserva Scalzone - mi
sembra sempre di piu' da un lato effetto di una irresistibile pulsione a
vomitare un misto infernale di verita', mezze verita' e fantasie, magari in
buona fede, ma sempre mitomani, rose da risentimenti e malanimi, sindromi della
vittima innocente, rancori contro le “cattive compagnie”... : insomma, passioni
tristi. Questo si congiunge con la logica implacabile di uno Spettacolo sociale
sempre piu' coprofago, necrofilo, morboso... ''.
''Questo fare poi delle Brigate Rosse una specie di pattumiera di comodo sulla
quale si rovescia tutto - continua Scalzone - lo trovo assai ignobile e
maramaldesco. Trovo, soprattutto, improbabili e mezzo farneticanti gli
identikit socio-culturali e politici di 'grandi vecchi', di radio ed aree di
movimento, ritrattini ambigui che potrebbero dare mano libera ad una
discrezionalita' arbitraria di magistrati''. [...]
''Per dichiarazione anche dei diretti interessati emerge che il gruppo da cui
nacque l' azione che ebbe come esito il rogo di Primavalle (atroce, ma -- come
riconosciuto in sentenza -- inequivocabilmente preterintenzionale) era -
sottolinea l' ex leader - un gruppo ormai esterno a Potere Operaio. E' una cosa
acclarata. Ma quando ci e' stata buttata addosso una cosa come Primavalle l'
abbiamo assunta, con tutto quanto di tragico recava con sé. Anche se -- ora e'
un segreto di Pulcinella -- non c' entravamo. In quel caso come in altri non ci
siamo precipitati a dire 'quelli con Potop non c' entrano! O non c' entrano
piu'! Questo era il Potop degli insurrezionalisti, dei Piperno e Scalzone'' ...
E Scalzone, all' epoca, aveva la responsabilita' di orientamento della struttura
di lavoro illegale di Potop.
Gli attentatori di Primavalle stavano uscendo da Potere Operaio, e dunque erano
con le Br come si legge? ''No - risponde Scalzone - certo non necessariamente.
Questa e' un' illazione basata su un salto logico. In quegli anni, gia' da
allora e sempre piu', rapporti ufficiali anche del ministero dell' interno
sembravano bollettini di guerra con centinaia di sigle di gruppi e gruppuscoli
armati. Essere usciti da un gruppo di frontiera come Potop perche'
“solamente”  insurrezionialista, questo non vuol dire essere necessariamente
nelle Br : vuol dire magari dirsi, o sentirsi, magri in qualche caso
addirittura credersi delle Br, o volersi accreditare come candidati ad
entrarvi, perche' se ne ha il mito...''
Scalzone conclude: ''una colonna romana delle Br si e' formata solo assai più
tardi, almeno quattro anni dopo quei fatti. E le Br erano all' epoca
rigorosamente un gruppo molto forte nel triangolo industriale, nel Nord. Di
piu': le Brigate rosse sono state almeno fino al 76-77 un' organizzazione
prossoche' esclusivamente di quell' area, per cosi' dire, geo-sociale''.
(ANSA).
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Published by Oreste Scalzone - dans orestescalzone
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Claudia 02/05/2009 21:27


Cari amici e amiche, che da tempo avete la bontà di seguire il mio lavoro, vi chiedo un po’ di attenzione.
Ricorre in questi giorni l’anniversario di un evento tragico che ha sconvolto Roma, la mia città, diversi anni fa. Parlo del rogo di Primavalle, un fatto criminale che causò la morte di due giovani, i fratelli Mattei, il più piccolo aveva nove anni.
Era il 1974, un anno terribile preceduto e seguito da anni di fortissime tensioni politiche. Furono condannati per l’attentato, tre militanti di Potere Operaio, uno di loro, Manlio Grillo, è tutt’ora latitante in Nicaragua.
Il 19 ottobre 2006 sul quotidiano la Repubblica, appare una dichiarazione del Grillo secondo cui io lo avrei ‘scortato’ in una fuga verso Milano su di un treno che dopo il delitto, lo avrebbe condotto all’estero.
Esterrefatta e indignata per questa menzogna, non mi sono limitata a smentire, non avendo mai nella mia vita neanche conosciuto Manlio Grillo e i suoi: ho querelato per calunnia. Intuivo che una semplice smentita non sarebbe stata sufficiente a fugare ogni dubbio, e infatti puntualmente mi sono ritrovata citata e insultata in blog fantasiosi gestiti da gruppuscoli dell’estrema destra. La causa penale è tutt’ora in corso.
C’è però un fatto nuovo. Un anno fa, nel 2008, preceduta da telefonate anonime, è arrivata nello studio legale che mi assiste, l’avvocata Cristina Cialdini, una cassetta dal Nicaragua. In questa cassetta, è registrata una lunga e dettagliata dichiarazione di Manlio Grillo che spiega il perché, e da chi è nata l’idea di inserire il mio nome in quella brutta storia.
Si conferma l’idea iniziale: è stato architettato un falso scoop per rendere un libro autobiografico, commercialmente più appetibile. Non so i motivi che hanno portato il Grillo a ritrattare in modo esplicito, certo non ragioni umanitarie verso la sottoscritta, piuttosto forse una delusione per la mancata riuscita del libro, o una resa dei conti nei confronti della sua ispiratrice. E’ un dettaglio che non m’interessa: FINALMENTE UNA VERITA’ – ho pensato.
Il documento è stato trasmesso al magistrato, e in seguito attraverso il mio legale, ho chiesto al quotidiano ‘la Repubblica, che aveva dato eco alla diffamazione, di dare il dovuto risalto alle nuove dichiarazioni di Grillo.
NESSUNA RISPOSTA - Evidentemente è più facile sbattere in prima pagina ‘la fiancheggiatrice’ – La smentita di un’ ordinaria calunnia, fatta dallo stesso calunniatore, non interessa nessuno.
TRANNE ME NATURALMENTE.
Mi è pesato e mi pesa tanto, che ancora un ombra del più piccolo dubbio possa sfiorare il mio coinvolgimento anche marginale, in merito a una vicenda, quel delitto di Primavalle, che ha colpito profondamente le coscienze, mia e di molti cittadini. Perché solo ora pubblico questa nuova dichiarazione sul blog e sul sito? perché nella mia protratta ingenuità, speravo che l’organo di stampa che aveva prontamente dato eco ai deliri del sig. Grillo e della sua amica, assumesse riguardo agli sviluppi della vicenda, un atteggiamento meno pilatesco. Così non è stato, purtroppo.
PAOLA PITAGORA
SEGUE LA TRASCRIZIONE DELLA DICHIARAZIONE SPONTANEA DI MANLIO GRILLO -

 
 

Sono Manlio Grillo e vivo in Managua.
Sono nazionalizzato nicaguarense dal 1990.
Solange Manfredi ha ingannato e distolto volutamente il senso dell'intervista del libro manipolando il registratore
per suoi propri interessi.
Non ho mai fatto il nome di Paola Pitagora come nostra complice ,nel senso che vuol far credere Solange per appagare
la sua sete di protagonismo.
Il nome di Paola Pitagora esce per una manipolazione del registratore da parte di Solange ,per pura coincidenza il nome
di lotta di una certa persona che era appunto "Paola" ,che manipolato da Solange Manfredi,diventa Paola Pitagora ,
Questo si spiega nella registrazione che però Solange omette volutamente ,registrando e non registrando quello che le faceva più comodo, in un attimo di pausa e di ironia che avrebbe dovuto essere fuori campo.
Quando mi chiede come si chiama la persona che mi ha accompagnato in treno,io rispondo "Paola" e lei mi dice - facendomi vedere che aveva spento il registratore- "Ah" -sorridendo- " Paola? come Paola Pitagora l'attrice? " le rispondo : "Sì Paola Pitagora " sorridendo anch'io e chiedendole se stava scherzando e poi..continuamente a parlare e scherzare su quella battuta e ripetendo il nome di Paola Pitagora e lì sicuramente si incrociò l'intervista vera con quella manipolata,anche perchè credevo che il registratore fosse spento.
Solange ha approfittato di quelle battute e registrato ,tenendo il registratore sotto la scrivania,quello che le faceva comodo ,facendo sì apparire il nome di Paola Pitagora come la stessa Paola che mi accompagnava sul treno; quando le chiedo :"Non hai mica messo davvero la Pitagora?Quell'attrice non c'entra niente con questa storia" lei risponde :" No non preoccuparti che non è stata registrata e comunque un po di balle fanno bene ai libri,li rendono più interessanti e più facili da vendere".
Le ho ripetuto se era sicura, e lei mi ha risposto che non era stata registrata quella parte.Sicuramente era tutto premeditato, visto che della Paola che mi accompagnò sul treno ne parlammo già in altre occasioni . Noi le registrazioni le preparavamo fuori microfono e di Paola se ne era parlato da giorni, l'accordo era che quando si parlava di cose non certe o di ipotesi lei spegnesse il registratore e si cercasse con il suo aiuto di ricordare i fatti come avvennero veramente ; sono passati trent'anni e bisognava riflettere e ricordare prima di registrare.
A volte si pensava a voce alta per confrontare le idee e non nascondo un pò di superficialità nelle mie dichiarazioni, c'è stata anche perchè suggestionato da Solange ,della quale all'inizio avevo una grande stima ,la quale mi pulsava quasi forzatamente la veste superficiale ,sembrava quasi che le interessassero solamente le frasi ad effetto trascurando i dettagli .
Io le chiesi di spegnere il registratore diverse volte per non mischiare il vero con la fantasia ,come con la Pitagora , e non mescolare stupidaggini che non c'entravano niente, sicuramente tutto questo era premeditato.
Solange ha avuto il tempo di elaborare un piano approfittando di questa omonimia per manipolare la registrazione e l'intervista affinchè sembrasse che la Pitagora fosse la stessa Paola che mi accompagnò quel giorno ,il quale nome avrebbe sicuramente aumentato la tiratura del libro ed eventualmente chiamato l'attenzione della magistratura.
Solange Manfredi ha ingannato me ma soprattutto la magistratura, con una balla colossale ha manipolato i controlli del registratore
per rendere più interessante il libro affinchè qualcuno lo pubblicasse .
Solange Manfredi è una persona con grossi problemi psicologici ; suo amico di famiglia Paolo Bosio,buonanima,conosciuto da Solange e suo fratello fin dai tempi di "Gioventù d'Italia" a Torino ed assiduamente frequentato qui in Managua nel suo ristorante "La Magica Roma", ha raccontato che Solange è stata ricoverata, in tempi passati in una clinica di Torino ,per problemi mentali ,crisi depressive,anoressia e mania di persecuzione. Non mi stupirei che fosse vero visto il comportamento anormale che Solange aveva qui in Managua.
Paolo Bosio era, è morto l'anno scorso ,proprietario del ristorante "La Magica Roma" .
La paladina della giustizia Solange, che vuol far credere che è moralmente ineccepibile, omette di dire con che tipo di persone è venuta in Nicaragua e quali sono i suoi scopi. Solange viene in Nicaragua con uno strano personaggio di nome Manlio,finanziario siciliano che operava nella finanza milanese e che trascina con sè grossi problemi di cocaina,al punto tale che muore di overdose un anno dopo circa in Granada in Nicaragua.
Solange ha sostenuto davanti a testimoni che Manlio,nome mio omonimo,l'ultimo anno in Italia si è tirato più di un miliardo di lire in cocaina , bei colleghi aveva in Italia.
Proprio loro due mi contattano per aprire una spaghetteria e comprare un locale "La Piazzetta" che avrebbero pagato circa 200 mila dollari,il locale che non valeva quasi niente, che però a loro interessava e che di soldi ne avevano tanti ,certo è che Solange ha vissuto in Nicaragua non da poverella ,visto che conduceva una vita da miliardaria ,villa con piscina nella zona Vip ,jeep milionaria Suburban, che qui costava circa 150 mila dollari ,non le dico di viaggi lo stesso anno in Italia e pagò dei debiti al suo amico Paolo Bosio.
Paolo Bosio mi diceva che se tutto andava bene i suoi problemi economici erano finiti ,erano arrivati dei suoi amici dall'Italia che avrebbero investito dei milioni nel paese e che il capo di tutti era una certa Solange ,imparentata con i Valletta, e per ragioni di sicurezza bisognava tacere. Il locale dove ci riunivamo per il libro era il locale dove Solange era socia ,non era un locale qualunque, era la "Casa del Pomodoro" ,del quale lei era proprietaria per circa il 50 % .
Paolo ripetutamente mi disse che Solange era un po malata di cervello però bisognav

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