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3 décembre 2006 7 03 /12 /décembre /2006 17:22
Français   > Italiano

Pour qui connait et aime Antonio Bellavita et/ou MariCo’ Valente
C’est vraiment le cas de dire, nous n’avons pas de mots…, non ho, non abbiamo parole… au moins pour l’instant. Depuis hier nous nous sentons un peu plus seuls (seuls…seules…). Un autre adieu, et un autre encore.
   
Antonio Bellavita avait été – dans sa ‘deuxième vie’ – le precurseur, l’antesignan depuis 74 de celle qui deviendra, au fil des années 80 et depuis, la vague, la ‘fiumana’ [DICT. : flot, multitude ] della  “compagnerìa « en provenance du théâtre de la longue onde de choc de la ‘latence insurrectionnelle sub -aigüe et chronique’, s’étant produite au cœur et au marge du ”Mai rampant ”en  Italie.
Quand nous continuames  [continuavamo] à arriver ici de partout, des plus variées et diverses fuites sans fin car sans ça on aurait été destinés à cent ans de solitude (est ce que nous avons trouvé , ou inventé,  ‘une deuxième chance dans l’histoire ?’), Antonio a été pendant un bon bout de chemin un des principaux artisans de cette possibilité d’ubi consistam, de se poser…, tirer nos souffles…, qu’a été – même dans une fragilité et précarité jamais cessée et revenant d’une façon recourante, comme une ombre qui nous suit impitoyable – qu’a été le refuge de fait pour des centaines de femmes, d’hommes, et leurs proches.
 
MariCo’ s’y était jointe par choix, par empathie, par passion ; par une authenticité affective étonnante, désarmante, attendrissante et parfois même irritante, qu’aujourd’hui nous ne pouvons pas que ressentir et redéfinir – sans aucune grandiloquence due au précepte « de mortuis nisi bene » – poignante, bouleversante.
C’est pour nous mêmes, pour entamer – avec la façon parfois quelque peu maladroite et étourdie du cas –, pour commencer par une petite cérémonie des adieux un travail de deuil qui ne sera pas facile…, pour essayer de réagir au manque…, que nous nous voyons aujourd’hui à 15 h. chez Janie et Roberto rue de la Marre ; puis mercredi soir chez Francesca, rue Tiquetonne.

Ceux et celles qui voudraient envoyer un souvenir ou une pensée, pourront le faire par retour de mail : même si, certes, toute l’informatique du monde pourra difficilement égaler et remplacer “Radio-video- photo MariCo’”…, avec ses collages, ses « vidéo cut-up, ses visites - débarquements et ”acqua & chiacchiere”, ses coup de fil ‘tenant la jambe’ pour nous racconter les uns les autres, à commencer par les derniers/ères né[e]s… ; son incessant baladinage de cantastorie, sécretant un roman familial – romance, romanza – ouvert et évolutif…
Paolo, dans sa cellule, devra attendre quelque jour de plus le fotoromanzo que MariCo’ avait préparé pour lui.
 

Per chi conosce Antonio Bellavita e/o MariCo’ Valente, e ‘gli’ vuol bene. E’ veramente il caso di dire, non abbiamo  parole. Da ieri ci sentiamo un pò più soli (soli sole…) . Un altro addio, e un altro ancora.

Antonio Bellavita era stato – nella sua seconda vita… – il precursore, l’antesignano dal 74 di quella che sarà, negli anni 80 e nel seguito, l’onda, la fiumana [DIZ. : flot, multitude ] della “compagnerìa“ «fuoriuscita dal teatrodella lunga onda d’urto della ‘latenza insurrezionale subacuta e cronica’ prodottasi nel cuore e ai margini del « maggio rampante », del maggio ’68 lungo, in Italia. 

MariCo’ si era aggiunta per scelta, per empatìa, per passione ; per una autenticità affettiva   potremmo dire, stupefacente, disarmante, che inteneriva e talvolta poteva persino irritare : e che oggi a ragion veduta possiamo sentire e ridefinire – senza alcuna retorica da <de mortuis nisi bene>, struggente.

* * * * *
Ecco : brutale come un infarto, un ictus, uno schianto di auto contro un platano – Camus..., quant’altri...–, un aereo che non riesce ad alzarsi, o a discendere, e cade... ; un candelotto in petto, in faccia, una raffica, il sangue di un compagno accanto...

Ci sono morti a lungo annunciate, da vecchiezza, malattia..., forse per questo ben più atroci, com’è più atroce l’agonìa che l’attimo, l’attesa che la sorpresa, l’agonia di un ergastolo, il “braccio” più che la morte. Ci sono – col tempo che passa ne abbiamo cominciate a dover “digerire” troppe ogni anno, e il suono struggente, fragile possente di una fisarmonica peraltro incerta e strimpellata e di un fischio non basta a sormontarle, avendone elaborato nel rito fraterno, il lutto – ci sono morti diverse... Si somigliano tutte, e nessuna è uguale a nessun’altra, per nessuno (il più aberrante resta, cercare di oggettivizzare quella singolarità, cercare di affermare come universale, per qualità legittimità pregio, quel dolore, quel lutto singolarissimo, che è “giusto” che sia così a patto di saperlo, di non erigerlo a “più Uguale degli altri”, tutti gli altri compreso quello dei suoi per “il peggiore dei tuoi nemici” – è così semplice...
 
Divagazioni sulla morte, perché. Perché nel tempo di una pausa, oggi, in un tourbillon mirabolante di telefonate coincidenzi e malintesi, nel giro di mezz’ora a questo punto della ri-correzione della cosa appena detta per combattere l’effetto ipnotico dello schermo che intralcia il procedere, ci arriva notizia di una morte triste per noi e ancor più perché “annunciata”, fatta presagile dal nemico reale di tanti e tante, quel <cancro che ti mangia la vita> – la morte di Antonio Bellavita, il primo, l’antesignano della “rifugiaterìa italiana in Francia”, eppoi un po’, il “refugium”, l’uomo del faro del porto di arrivo in quei primi anni convulsi del richiamo da “dovunque” rappresentato dall’occasione di quel <France terre d’asile...pas d’extraditions politiques>.

E nel volgere di una mezz’ora, notizia di un’altra morte tutt’altro che annunciata, di quelle che ti sembrano e sembrano a tutti assurde, a cui per lunghi istanti né tu né alcun altro credete... <MariCo’>...morta, sembra uno scherzo. E così tu, Lucia, eppoi Roberto, Claudio, Roberta, RossaLinda...così Oreste (un altr’Oreste), Andrea che te l’hanno detto ; così sarà, più tardi, con Francesca, Gianni, Claudine, Claudio, Cristina, Alain, Paco, Erri, Aïtor, Marina..., così sarà poi con Ugo, José, Armelle, Serge, Hermes, Luigi, Lola, Maurizio..., così con Maria, con Paolo..., ognuno ognuna che l’abbia conosciuta dirà, con aria inebetita, <Ma non è possibile>... Ognuno dirà <’me ce so’ appiccecat’ mille volte..., era unica...>. L’avevamo salutata “l’altra sera” tardi, coi suoi fogli, collage, foto, da mandare a Paolo, le foto di noi, le foto di noi per lui, le foto della vita le foto di Fabio, le nuove foto di Fabio da mandare a Paolo...
 
Che è? Non sta bene parlare di queste cose? Che è, troppo “privato”? “Aneddotico”? Settantasette, “Settantasette…+ trenta”, cioè « …& domani” come tema, certo ; ma un tema, una rememorazione, ha senso se è ‘messo in prospettiva’, se lo si guarda con gli occhi di oggi – e per farlo senza rischiare di cadere nella retrospezione a pretesa di “retrodatazione”, di iri-scrittura retroattiva è necessario saperlo, enunciarlo. Una rememorazione ha un senso, per noi, se non è occasione di “museo”, o pretesa di fotografia “oggettiva”, ma un riattraversamento che si ‘mette in equazione’, a riscontro, in inter[re]azione con l’oggi e per il cosiddetto domani.
    
‘Comunque, ‘taglio’ qui, per tornare all’ oggetto, perché – come nel circo, “lo spettacolo continua!”. 

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Published by Oreste Scalzone - dans orestescalzone
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FRANCESCO VALENTE 05/12/2006 14:42

Sono Francesco, il fratello di Maricò. Ho appena letto l’articolo di Scalzone su Maricò. Per me la sua morte è stata un colpo molto doloroso. Eravamo legati affettivamente. Ci capivamo. Presto andrò a Capri ad "annusare" il suo rifugio immerso nella natura. Organizzeremo il 19 aprile, giorno del suo compleanno, una festa a Napoli con le sue proiezioni. Maricò ricordava i compleanni e gli onomastici di tutti, amici e parenti. Noi ricorderemo il suo. Vorrei entrare in contatto con i suoi amici di Parigi che non conosco. La mia e-mail è FRANCESCO.VALENTE@universoservizi.com. Scrivetemi.
Maricò è Maricò
GrazieFrancesco

francesco valente 05/12/2006 14:39

Sono Francesco, il fratello di Maricò. Ho appena letto l’articolo di Scalzone su Maricò. Per me la sua morte è stata un colpo molto doloroso. Eravamo legati affettivamente. Ci capivamo. Presto andrò a Capri ad "annusare" il suo rifugio immerso nella natura. Organizzeremo il 19 aprile, giorno del suo compleanno, una festa a Napoli con le sue proiezioni. Maricò ricordava i compleanni e gli onomastici di tutti, amici e parenti. Noi ricorderemo il suo. Vorrei entrare in contatto con i suoi amici di Parigi che non conosco. La mia e-mail è FRANCESCO.VALENTE@universoservizi.com. Scrivetemi.
Maricò è Maricò
GrazieFrancesco

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