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22 janvier 2007 1 22 /01 /janvier /2007 22:08

L'Unità 19/01/2007 PRIMA PAGINA
Eskimo e grisaglia
Vincenzo Vasile

Liberazione 20/01/2007 PRIMA PAGINA
Ma quale incubo! C’è bisogno degli anni ‘70
Piero Sansonetti

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Published by Oreste Scalzone - dans newsletter
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Fulvio 23/01/2007 17:57

caro Orestenon posso fare a meno di mandarti un abbraccio nel momento tanto atteso della tua liberazione.Mi sono un po' commosso quando ti ho sentito e ti ho veduto, con Lucia, in diretta web, citare anche il mio nome insieme ad altri dalla sala dell'istituto italiano di cultura di Parigi quando sei intervenuto all'incontro con Massimo Fagioli e Marco Bellocchio.Avrei voluto anche farmi vivo prima con te, ma adesso la cosa è proprio obbligatoria, perché nelle mille cose che nel frattempo cambiano e sono cambiate non cambia la certezza del ricordo della tua intelligenza intransigente e radicale, del tuo affetto e della tua generosità, della tua grande coerenza d'opposizione allo "stato presente delle cose" per la quale siamo stati e siamo compagni.Ho scoperto il tuo blog (anch'io vedi, ne curo da qualche anno uno mio che si lega alla ricerca dell'analisi collettiva, anch'essa radicalmente di sinistra, come sai) e ti mando il testo della tua intervista del 21 a Liberazione, perché, non vedendolo ancora pubblicato, spero di farti cosa utile.Con un abbraccio strettoFulvioLiberazione 21.1.07Intervista a Oreste Scalzone, prescritto e pronto a rientrare in ItaliaCon altri 15 compagni daremo ancora fastidiodi Daniele ZaccariaOreste Scalzone è un fiume in piena, dalla sua abitazione parigina riceve fax, spedisce email chilometriche, rilascia dichiarazioni a televisioni spagnole e radio francesi, ma soprattutto risponde alle decine di chiamate che da tre giorni sommergono la sua segreteria telefonica per chiedergli un commento, una battuta, un’impressione sulla sua nuova condizione di uomo libero. La Corte di Milano ha estinto i reati che lo hanno tenuto 26 anni fuori dall’Italia e lui stesso ha fatto sapere che tornerà nel nostro Paese da «pendolare» per disputare «vecchie battaglie in nuove condizioni». Che sarà «guitto» e «teatrante», che gli basterà un quotidiano arrotolato per far sentire la sua voce. Nulla di particolarmente provocatorio o minaccioso, «nessun regolamento di conti», come ha ribadito lui stesso ai giornalisti, evocando la lotta per l’amnistia che conduce da almeno due decenni. Eppure queste dichiarazioni volanti, persino scontate per chi conosce la passione e il gusto per la politica che non hanno mai abbandonato l’ex leader di Potere operaio, hanno suscitato uno sgradevole vespaio di polemiche. Ministri della Repubblica, deputati dell’opposizione, politologi e vecchi agit-prop degli anni’70 in cerca di espiazioni tardive hanno implicitamente decretato che Scalzone potrà varcare le Alpi ma “a bassa intensità”, che è un cittadino libero a tutti gli effetti, ma sarebbe meglio se non si occupasse di politica, insomma che non rompesse le scatole.Ora che potrai venire in Italia c’è chi ti consiglia di fare il pensionato, di annaffiare le rose e raccontare le favole ai nipotini e c’è chi ti accusa addirittura di avere un comportamento «velenoso».E davvero così strano che uno come te abbia ancora voglia di dire la sua?Ci sono state diverse reazioni, più o meno scomposte, più o meno livorose e io ci tengo a distinguere tra quelle provenienti dalla classe politica e quelle dei cosiddetti intellettuali. Ma per inquadrare il problema vorrei partire dall’attualità.Prego…Qualche mese fa c’è stato un indulto, un provvedimento necessario da tempo come fatto minimo di razionalizzazione del sistema carcerario, per l’affollamento estremo, per le condizioni di vita spesso insopportabili all‘interno delle prigioni, ovvero qualcosa di disfunzionale allo stesso indotto dell’”impresapenale”. L’indulto era stato implorato anche da Papa Giovanni Paolo II che, durante il Giubileo, se ricordate, andò a Rebibbia a lavare i piedi dei detenuti e in seguito fece uno storico discorso a Camere riunite ricevendo molti applausi ma nessuna risposta. Insomma, la situazione era matura da tempo.Tuttavia, di fronte a questa misura minima, si è scatenato un coro forcaiolo trasversale: penso alla Lega, a gran parte di An, ma anche a diversi settori della sinistra di vecchia tradizione giustizialista e vicini alla magistratura.Perché tanta esasperazione, tanto zelo punitivo?Credo che dipenda dalla logica dell’emergenza. Stiamo parlando di un modesto sconto di pena a circa 20mila persone, né di una grazia né di un premio. E’ l’emergenza che ha banalizzato il carcere, che ha diffuso la cultura dellapunizione. Le reazioni scomposte di fronte all’indulto mi sembrano anti-giuridiche: ormai è considerato normale sottomettere alcune tipologie di reato a regimi di reclusione speciale, come adesempio il 41 bis. Il carcere non basta, deve diventare un inferno di gironi tipologici, una punizione senza fine.Non dimentichiamoci che l’ultimo indulto fu approvato nel 1990 e peraltro non c’erano escludenti come oggi, ma nessuno ebbe nulla da ridire anche di fronte a reati particolarmente odiosi come la strage, i crimini contro l’umanità, la tratta di esseri umani. Oggi le reazioni sono molto più virulente e nel senso comune l‘indulto è associato a una porcheria, a una specie di crimine camuffato.Dispiace e lascia sconcertati quando questa tendenza è visibile nel “popolo della sinistra”. Quando il Csm ha recentemente evocato l’ipotesi di un’amnistia come soluzione razionale a molti problemi tecnico-carcerari c’è stata un’altra spiacevole levata di scudi, come se l’amnistia non facesse parte del nostro ordinamento. Tutto ciò è pazzesco. Questo imbarabarimento ha fatto perdere anche il senso della misura, persino della razionalità statistica: se una persona esce di carcere e la sera stessa uccide l’amante della moglie o la suocera non è un effetto dell’indulto, ma un fatto statistico. Le conseguenze di un simile clima producono effetti tragicomici come nel caso del ministro della Giustizia.Puoi spiegarti meglio?Ad essere sincero, l’onorevole Mastella non mi suscita animosità personale, purtroppo però a volte straparla e dà l’impressione di essere in uno stato confusionale grave. Quando ha saputo che la Corte di Milano aveva estinto i miei reati ha detto: ”Signori, mi dispiace, non posso farci nulla, il problema sono le prescrizioni”. Vorrei ricordare al ministro che nella Costituzione ci sono gli istituti dell’amnistia, dell’indulto e nel codice penale c’è quello della prescrizione.Non è una stravaganza o un crimine. Si rende conto Mastella che il concetto di “giustizia infinita” lo aveva tirato fuori quel fesso di Bush? Poi qualche teo-con un po’ più istruito di lui lo ha corretto perché la “giustizia infinita” corrisponde alla concezione cattolica dell’inquisizione e loro, da bravi fondamentalisti protestanti quali sono, lo hanno sostituito con la “guerra infinita”. La giustizia infinita, senza limiti, contraddice lo stesso Stato di diritto e questo lo dovrebbe sapere anche Mastella.Valerio Morucci(ex Br) e Sergio Segio (ex Prima linea) hanno criticato, seppur in forme molto diverse, le tua volontà di partecipare in senso lato, al dibattito politico italiano. Segio ti ha addirittura dato del calunniatore e del seminatore d’odio.Hai fatto bene a distinguere tra i due. Comincerò da Morucci. Valerio lo conosco da quando aveva 17 anni, era un “pariolino povero” frequentava il comitato di base di Lettere (all’Università La Sapienza di Roma ndr), girava su una moto alla Easy Rider, intonava il simpatico slogan “Se vuoi la Rivoluzione non seguire Scalzone” e mi dava del revisionista. Ma in fondo lo faceva in forme molto civili e pacifiche. Premetto che, come tutti sanno, non amo particolarmente le sue scelte, di allora e di oggi, ma nell’intervista rilasciata alla “Stampa” in fondo c’è una certa grazia e una piccola traccia d’affetto nei miei confronti. Diciamo che gli piace vedermi un po’come i fratelli Taviani in “San Michele aveva un gallo”: dipingono il vecchio anarchico derelitto che alla fine incontra i comunisti “veri”, gli ortodossi che gli spiegano quanti errori, quanta ingenuità c’è stata nella sua esistenza, umana e politica. Lo stesso discorso vale anche per Francesco Merlo e Lanfranco Pace: pensano che io viva fuori dal tempo. Non so se hanno ragione, forse sì, forse no, loro però sembrano vivere su una nuvola, una nuvola di Aristofane.Segio invece…E’ una vera nota dolente perquanto paradossale (la voce di Scalzone cambia improvvisamente tono ndr) mi chiedo perché i suoi amici non facciano nulla per fermarlo, per consolarlo, per lenire questa profonda ferita narcisistica. Non mi piace affrontare certi discorsi, ma sono quasi costretto. Se divagassi nei sentieri delle polemiche politiche, o anche dello scontro su temi morali, potrei cavarmela col dire che, considerando il suo intero percorso, la storia da lui rivendicata, il fatto che mi attacchi è un onore. Se mi concedessi agli stilemi del leninismo da pamphlet, aggiungo che sono molto più efficaci e cattivi, tra quanti hanno diviso con lui l’ultimo domicilio conosciuto, l’ultima identità, l’ultima firma, aree omogenne della dissociazione politica, anche un Franceschini o un Morucci che schivano la tentazione dell’attacco, perché esercitano una maggiore riflessività e una maggiore lucidità. Ritengo che Segio non possa che essere in una paradossale buona fede, non è un’illazione, è lui che ne dà prova flagrante, sono anni che esordisce con un incipit: “Scalzone è diventato da rivoluzionario calunniatore di professione...”. La tragedia è che lui vorrebbe aver vissuto il rapporto tra il “prima” e il “dopo” come Gallinari o anche solo come me. Il veleno insopportabile che noi siamo per lui è in tal senso il simbolo di tutti i suoi compagni che non lo hanno seguito nelle sue scelte. Ricordo che si faceva chiamare il “Comandante Sirio”, che ci rifiutammo di seguirlo in Prima linea poiché eravamo convinti che l’omicidio politico non fosse un’opzione praticabile. Questo voglio sottolinearlo al di là delle implicazioni e delle considerazioni etiche e personali, ma dal punto di vista teorico e collettivo. Per noi lo Stato non era il Castello di Kafka e non aveva un cuore da colpire, dunque il paradigma del tirannicidio, l’unico a legittimare l’omicidio politico, era impossibile perché le relazioni di potere erano e sono molecolari, mimetiche. Per attaccarlo in modo diretto si sarebbe dovuta compiere un’ecatombe.Segio dimostra un’odio sconfinato nei miei confronti perché ragiona ancora da militare, da comandante di brigata, e non a caso mi disprezza perché mi sono rifugiato a Parigi. Mi vede come un “disertore”, uno che non ha fatto il “sacrificio” della galera come lui. Quando nel 2002 hanno arrestato Paolo Persichetti ha rilasciato una delirante intervista in cui spiegava che gli stava bene, che meritava di finire in galera.Hai detto che verrai in Italia da “pendolare”e da “teatrante”, cosa vedi il tuo futuro?Più che il pendolare farò il nomade, ma per motivi pratici e di buon senso. Andrò in giro, ho amici e parenti da incontrare, ho delle tombe che vorrei visitare. Sarò una specie di guitto cantastorie- un “agit-attore”, come direbbe Bobbio: sono venuto a portare scompiglio tra le mie fila. Il che è del tutto naturale: quando sento un coro antisemita in un corteo di sinistra mi incazzo molto di più che se quel coro viene pronunciato in una manifestazione fascista. Se mi seguiranno in 15 saremo in 15, altrimenti rimarrò da solo e non importa.Andrò davanti i ministeri e dirò le mie cose finché a Paolo Persichetti e ad altri casi come il suo, non verranno concessi i benefici previsti dalla legge.E la politica italiana?Come ho detto nei giorni scorsi non esistono “governi amici”, ma governi e basta, mi tiro fuori dallo schema illusione-delusione, proprio perché non mi aspetto nulla dal governo di centrosinistra.Detto ciò ritengo che il maggior problema della nostra società, del nostra ragione politica sia culturale, ed è il giustizialismo: è possibile pensare che a tutto ci debba essere soluzione di natura penale? E’ una malattia che affligge gran parte della sinistra italiana, anche se sarà difficile liberarsene. Vedo poca lucidità in giro.Ti riferisci a qualcuno in particolare?Mi hanno colpito le affermazioni di Sanguineti sulle virtù dell’odio di classe. Calcolando che Sanguineti nella vita fa il poeta e che si candida a diventare sindaco di Genova, che cosa c’entra l’odio di classe con il municipio? Pensa di governare la sua città odiando metà della popolazione che vuole rappresentare?. Inoltre non puoi dire che sei favorevole l’odio di classe, però poi escludi il ricorso alla violenza . Mi sembra contraddittorio e anche poco elegante.Oltre a critici e detrattori cisono state anche reazioni positive al tuo prossimo rientroRingrazio chi ha speso parole affettuose nei miei confronti, penso in particolare a Francesco Caruso che mi è anche molto simpatico. Un piccolo consiglio però vorrei darglielo a Caruso: lui ha detto di avere un mio poster attaccato in camera da letto. Non so se sia vero o se si tratti di un’invenzione giornalistica, detto ciò gli consiglio di sostituirlo al più presto.Con cosa?Con un poster di Rita Hayworth in Gilda: è molto più bella di me.

Louise 22/01/2007 23:18

Mon amour d'Oreste, ne pourrais-tu de temps en temps nous parler un peu en  Français ?  - au moins des abstracts ?Je n'y entrave rien sans empathie avec le dictionnaire:-Pourtant que cela nous intéresse !... que tu sois libre de retourner en Italie et d'aider les camarades qui restent sous assignation de la justice malgré le changement de pouvoir  !Bises à tousLouise

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