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10 février 2007 6 10 /02 /février /2007 22:52
gazzettino.quinordest.it
Sabato, 10 Febbraio 2007

Corteo del 17, linea dura del Prefetto
il senatore di An Luigi Ramponi ha chiesto al ministro Giuliano Amato di vietare la manifestazione del 17 febbraio. «La notizia della partecipazione di Scalzone, ex leader di Potere Operaio, alla manifestazione di Vicenza è stata accompagnata da una sua dichiarazione in, tra l'altro afferma che "se va a finire a sassate, sono sincero, non mi dispiace, non mi sento in imbarazzo". La frase rende perfettamente l'idea dello spirito e delle intenzioni dei capetti più o meno emblematici, che si preparano ad essere presenti alla manifestazione e fa prevedere come potrà essere fatale l'esplosione di violenza verbale e materiale contro le forze dell'ordine».
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www.ilgiornaledivicenza.it
Sabato 10 Febbraio 2007

La lettera
Donati e Ripamonti scrivono ai direttori di rete per chiedere «approfondimenti e cronaca puntuale»
Il senatore di An ed ex generale della Guardia di finanza Luigi Ramponi invece la manifestazione non la vuole proprio: «La notizia della partecipazione di Scalzone, ex leader di Potere operaio, alla manifestazione di Vicenza è stata accompagnata da una sua dichiarazione nella quale afferma che “se va a finire a sassate, sono sincero, non mi dispiace, non mi sento in imbarazzo” - dice Ramponi -. La frase rende perfettamente l’idea dello spirito e delle intenzioni dei capetti più o meno emblematici (...) e fa prevedere come potrà essere fatale l’esplosione di violenza verbale e materiale contro le Forze dell’ordine». Quindi «visto quanto accaduto a Catania al povero Filippo Raciti ed a molti suoi colleghi feriti e aggrediti, un Governo responsabile impedirebbe l’attuazione di tale manifestazione assolutamente inutile»
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Panorama
9 /2/2007  
di  Giuliano Ferrara

Politica estera senza strategia
Definire «irrituale» un atto diplomatico equivale a mandare a quel paese chi lo compie. E così è andata nelle relazioni tra il ministro degli Esteri Massimo D'Alema e i sei ambasciatori delle potenze occidentali impegnate in Afghanistan, primo fra tutti l'ambasciatore americano a Roma Ronald Spogli. D'Alema ha alzato la voce su una questione di forma per eludere quella di sostanza, e anche questo è un uso di mondo che ogni titolare degli Esteri deve apprendere se voglia fare bene il suo mestiere.
Ma la questione di sostanza resta, al di là delle vicissitudini grottesche di un governo che ha tre ministri di sinistra in sonno sulla sua politica estera e di difesa, che fronteggerà tra pochi giorni a Vicenza una colorita e chiassosa manifestazione in cui il migliore dei peggiori, Oreste Scalzone, sfilerà accanto ai peggiori tra i migliori, cioè i dirigenti di Rifondazione comunista, del Partito dei comunisti italiani, dei Verdi e di un bel pezzo dei Ds, tutti elementi organici di questa risicata ed evanescente maggioranza politico-parlamentare. Buttiamo a mare le basi americane, e se non è possibile buttiamo a mare la politica estera italiana: questa è la parola d'ordine.
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Corriere della Sera 
Sezione: reati terrorismo - Pagina: 012  
9 febbraio, 2007

CAROL TARANTELLI
«Sarà che noi vedove abbiamo sempre una certa libertà di espressione... sarà che nessuno osa, diciamo così, nessuno si azzarda a chiederci di tacere... Penso a Olga D' Antona. Condivido pienamente la sua polemica con i Ds che hanno portato sul palco Adriano Sofri, il quale farà pure l' intellettuale, ma resta comunque un uomo ritenuto responsabile di un crimine gravissimo. Dovrebbe essere chiaro a tutti che le sentenze vanno rispettate, e invece a parlare, a esprimere il suo stupore e la sua amarezza, è stata, appunto, soltanto Olga...». Carol Beebe Tarantelli. Anche a lei, il marito lo uccisero le Brigate rosse. Una raffica di Scorpion. Università La Sapienza, parcheggio della facoltà di Economia e Commercio, «dove Ezio aveva appena terminato di fare lezione». Vedova. Era la mattina del 27 marzo 1985. Due anni più tardi, la giovane moglie americana del professor Tarantelli, pure lei docente, ma in Letteratura e Psicoanalisi, pure lei colta, e poi orgogliosa e forte nel non rassegnarsi, finì sul palcoscenico di Montecitorio. «Fu la politica, però, a cercarmi». Chi? «Livia Turco, già esponente di rango del Pci. Mi conosceva, sapeva di come, dopo l' omicidio di mio marito, mi fossi impegnata per ricordarne la memoria, e le ragioni». Faticò a convincerla? «Sì. E parecchio. Vede, quando ti uccidono il marito, la vita ti cambia. Ed entrare in politica, significava cambiarla di nuovo. Decisi parlando con mio figlio». Suo figlio... «Luca aveva 15 anni. Mi disse: se non accetti, ti tolgo la parola». Candidatura con la Sinistra indipendente. «Fui eletta, eravamo un bel gruppo. Stefano Rodotà, Franco Bassanini, la Gramaglia...». E lei, con quel cognome. «Vuol sapere se servii al Partito comunista come specchietto per le allodole?». Per prendere voti... «Può darsi, non lo so. È evidente quanto, all' epoca, fosse pesante il mio cognome. Comunque mi fece piacere sapere che anche la base del partito mi era grata». Chissà poi com' è, per una persona con un cognome appunto così, un po' da vittima un po' da simbolo, la vita quotidiana nei corridoi della politica. E quanto davvero si incide, e come, e perché. «Hai un solo, grande vantaggio: sei fuori dagli schemi, ti porti dietro una storia e hai la possibilità di dire anche cose scomode». Ne ricorda qualcuna? «Ricordo che io mi impegnai molto nel dibattito sul terrorismo e non era, come dire? un dibattito semplice. Bisognava saper parlare di riconciliazione senza scadere nel perdonismo». E lei... «Io lanciai ponti. Ma facendo attenzione a che fossero solidi. Non, per intenderci, come avrebbe voluto... vabbé, lasciamo stare...». Ma no, prosegua... «Come avrebbe voluto Renato Curcio, il fondatore delle bierre. O come quell' altro, che è tornato da pochi giorni e di cui mi sfugge il nome...». Oreste Scalzone? «Ecco, sì, Scalzone. Non sembra anche a lei che sia un po' svalvolato? Si dice così, per dire che uno sembra fuori di testa, no?». Si dice così. «Beh, appunto. Io credo che chi ha una storia come la nostra, come la mia, possa avere la forza di dire certe cose senza dover star lì a considerarne l' opportunità politica».
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Corriere della Sera
Sezione: varie - Pagina: 005  
7 febbraio, 2007
Roncone Fabrizio

Oreste Scalzone
«Nessun imbarazzo per una sassaiola contro il governo»
Oreste Scalzone (nella foto), rientrato in Italia due giorni fa da uomo libero, annuncia la sua partecipazione sabato alla manifestazione di Vicenza contro l' allargamento della base Usa, ma avverte: «Se qualcuno brucia una bandiera, quale che sia, andrò a spegnere l' incendio. Se invece vogliono bruciarle tutte, ma proprio tutte, allora se ne può discutere». Detto ciò, ammette che se «se c' è una sassaiola contro il governo Prodi certo non posso dire che mi imbarazzo». Immediate le critiche della Cdl: «La partecipazione di Scalzone alla manifestazione organizzata dai pacifisti antiamericani apre un' altra pagina oscura nell' album di famiglia della sinistra italiana», è il commento dell' azzurro Sandro Bondi.

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UMBRIA: DE SIO (AN), INACCETTABILE SCALZONE ''STAR''
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SCALZONE: INTERROGAZIONE ROSSI (FI UMBRIA) A PRODI E AMATO

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Published by Oreste Scalzone - dans orestescalzone
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