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11 février 2007 7 11 /02 /février /2007 14:29
Corriere dell'Umbria / Domenica, 11 Febbraio 2007

Ex compagni di scuola e giovani militanti l'hanno accolto ieri pomeriggio in via De Filis con un brindisi. I ricordi e i progetti per il futuro: "Di nuovo in piazza"


TERNI - "Se in questi ultimi venticinque anni fossi rimasto a Terni oggi sarei uno di quei vecchi professori rompiscatole che ogni volta ricominciano a rivangare il tempo che fu. Ma dall'81 a oggi sono stato lontano e il filtro del passato come per incanto ha cancellato tutti i difetti". Oreste Scalzone si racconta così agli amici vecchi e nuovi: dai compagni di scuola e di partito che gli corrono incontro per abbracciarlo ai ragazzi della Curva e del centro sociale "Germinal Cimarelli" che l'aspettano emozionati in via De Filis per brindare con lui. Un centinaio di ternani hanno dato il benvenuto ieri pomeriggio all'ex leader di Potere Operaio, capace di evocare ricordi eroici e di mettere in movimento energie che si credevano sopite.

Da quando ha chiuso i conti con la giustizia italiana, grazie alla prescrizione dei reati per i quali era stato condannato, il rivoluzionario Scalzone è tornato "on the road". "Non cerco scranni parlamentari o incarichi universitari. La politica per me si fa ancora tra la gente". Lo dice a chiare note mentre si aggiusta l'inseparabile sciarpa rossa e prende la fisarmonica per un breve giro tra le strade della sua Terni. Scalzone è arrivato con il camper venerdì notte insieme a Franco Coppoli. "Ci siamo fermati a Macchia di Bussone - racconta - e da lì ho ammirato le luci e la geometria della città". In mattinata è andato a salutare due delle cinque sorelle che, nonostante l'età, continuano a coccolarlo e a trattarlo come un figlio un po' ribelle. Poi è stata la volta dei suoceri che - racconta - "mi hanno trovato in grande forma". La moglie Lucia invece è rimasta a Parigi con la figlia e il nipotino. Per un attimo Scalzone si fa prendere dall'onda dei ricordi: il professor Marrone, suo insegnante al Classico, Domenico Romani, il sindaco Secci, Franco Molè... Racconta di voler andare al cimitero per deporre un fiore sulla tomba del padre e del figlio Emiliano. Flash, emozioni, ossessioni dell'anima. Poi torna il leader di sempre.

"L'omaggio ai defunti - si giustifica - non è un fatto borghese o antiborghese. Così come il dolore delle madri delle vittime dei cosiddetti anni di piombo. Non ci sono distinzioni politiche in questo ambito. Ho avuto sempre un gran rispetto per i familiari dei caduti, ma quando ricoprono degli incarichi pubblici, in Parlamento o altrove, non possono impedire ad alcuno di esercitare il legittimo diritto di critica.

In questi giorni c'è chi mi ha dipinto come se arrivasse Annibale a minacciare Roma. Sappiano che praticherò la non violenza attiva, ma che sono un tipo che non porge l'altra guancia quando mi si attacca in modo astioso e strumentale". Scalzone scalda i cuori e accende gli entusiasmi.


"Sono venuto a sciogliere le lingue - afferma - perché altri, come me, si sentano autorizzati a osare". La platea del centro sociale è in piedi solo per lui. Sembra di essere tornati al '68.

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Published by Oreste Scalzone - dans orestescalzone
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