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14 février 2007 3 14 /02 /février /2007 23:07
(ANSA) - ROMA, 13 FEB -

Se trent'anni dopo ci sono ancora persone che vanno in giro utilizzando il nome e l'ideologia delle Brigate Rosse, la responsabilità è della "società politica intera", che non ha saputo concedere un'amnistia pergli anni di piombo, lasciando in vita il "sacrario dei prigionieri politici".

In procinto di tornare a Roma per un dibattito sul '77 e prima di andare a Vicenza per la manifestazione contro la base Usa, Oreste Scalzone, ex leader di Potere Operaio, commenta cosi' gli arresti di 15 presunti terroristi vicini alla 'seconda posizione' delle Br.

Ma l'accusa non è rivolta solo all'intero mondo politico,visto che sette dei 15 arrestati fanno parte della Cgil. "Per anni hanno fatto gli struzzi - dice - e ora si trovano davanti il 'ritorno del rimosso'. Possono reagire in modo perdente o abietto, ma forse possono anche ragionare e fare tesoro di questa dolorosa esperienza, che io conosco bene".

''Innanzitutto - premette Scalzone - c'é la presunzione d'innocenza. Io l'ho applicata ad Andreotti e Previti e dunque vale anche in questo caso. E anche se uno si é dichiarato prigioniero politico, ciò non può sostituirsi ad una sentenza passata in giudicato". Secondo gli investigatori però sono evidenti i legami tra iBr di allora e quelli di oggi, almeno con quelli della seconda posizione. L'ex leader di Potop la vede in maniera diversa."C'e una continuità tra le vecchie e le nuove Br - spiega - ed é il rifiuto di concedere un'amnistia che cancelli il 'sacrario' dei prigionieri politici. La responsabilità per cui le vecchie Br tracimano in quelle nuove è della societàpolitica intera". "Scommetto - aggiunge - che se dei giovani vogliono spaccare tutto vanno a ricercare un'identità nelle Br,ciò dipende dal fatto che qualcuno non ha voluto l'amnistia".Forse, è la sua conclusione, "se non ci fosse il sacrario dei prigionieri politici i giovani spaccherebbero comunque qualcosa,come accade nelle banlieues parigine, però non andrebbero a cercare questo filo rosso". E dunque, "se volevano tagliare questo cordone ombelicale avrebbero dovuto fare un'aministia".

Ma quand'anche fosse stata fatto un provvedimento generalizzato di clemenza, sostiene Scalzone, si tratta comunque di fenomeni che "possono comunque avvenire". "Anche quando fosse dimenticato l'ultimo ricordo delle Br - dice infatti -bisogna sapere che queste cose possono avvenire perché c'é una società che genera 'mostri'. Basta guardare cosa è successo a Catania per una partita di calcio. Cose mostruose, ma tutti continuano a dire 'scoviamo i mostri' e nessuno a chiedersi il perché e il per come si creano questi mostri".

Una riflessione che dovrebbe fare anche la Cgil che, come il Pci, "hanno sempre reagito con esorcismi e con un'esportazionedel lutto". "Sì - afferma Scalzone - , potrebbe essere un'occasione per una macchina sociale come la Cgil per guardarsi dentro e ragionare su fenomeni che nascono nel ventre della società". Io, prosegue l'ex leader di Potere Operaio, tornato libero dopo che i reati per i quali è stato condannato a 16 anni di carcere sono caduti in prescrizione, "sono una pulce che dice delle cose all'elefante.

Ma all' elefante converrebbe convincersi che stavolta non c'é più spazio per buttarla in propaganda, perché la propaganda, come le bugie, ha le gambe corte e se la sostituisci al pensiero prima o poi sono dolori".

Quanto agli arrestati, Scalzone ha detto di conoscere Davanzo, considerato uno dei leader e ideologo e di averlo incontrato più volte a Parigi. "L'ho incontrato a manifestazioni di tutti i tipi, da quelle per i prigionieri politici a quelle per i sans papier, e questo mi ha fatto subito simpatia. Aveva l'aria del proletario e operaista".   L'ultima battuta è di nuovo per la classe politica e per la 'sinistra ufficiale'. "Dopo il caso Biagi fu lanciata una fantomatica pista francese, che poi è finita nel nulla. Forse perché si temeva che potesse succedere quello che è successoieri?".
Matteo Guidelli


(ANSA) - PARIGI, 13 FEB -
BASE USA VICENZA: SCALZONE, SE BRUCIANO BANDIERE ME NE VADO           

''Mi hanno invitato alla manifestazione di Vicenza ed io accetto l' invito. Sento montare preoccupazioni per l' 'incendiario' in arrivo. Se dovessero esserci sassaiole o simili, indipendentemente dal mio giudizio, io resterei. Ma se dovessi vedere una o qualche bandiera
bruciata, presumibilmente israeliana o americana, non potrei che aiutarla a spegnerla o in caso estremo ad andarmene''.A parlare e' l' ex leader di Potere Operaio, Oreste Scalzone, ora in giro per l' Italia.
''Potrei concepire infatti - aggiunge - l' incendio delle bandiere di tutti gli stati o anche
l' incendio della 'sua'
bandiera da parte di un obiettore, disertore''.
Scalzone ha letto quella dichiarazione del presidente della Regione Veneto, Giancarlo Galan, - ''e' mancata solo la voce di Oreste Scalzone nell' appello alla marcia dell' odio contro gli
Stati Uniti d' America'' - e non ci sta.''Se Galan avesse detto - spiega l' ex leader di Potop - che
mancava solo quell' incendiario di Scalzone, se mi chiamasse addirittura terrorista io la riterrei una deformazione radicale ma ci sono abituato. Potrei discuterne, ma non me ne sentirei
violentato''.
''Avevo 13 anni - aggiunge Scalzone - quando Carlo Farini, medaglia d' oro della resistenza, deputato comunista, mi disse, e ancora lo ricordo: non si dice “i tedeschi”, anche ce ne fosse
solo uno che non era nazista, si dice “i nazisti, gli hitleriani”, o “il Partito operaio nazional-socialista”, come si chiamava''. ''E' da allora - osserva - che nel mio personale
politically correct non ho mai detto, né scritto, tantomeno in Potere Operaio, anche nelle fasi di più acceso insurrezionalismo, frasi che attribuissero ad un gruppo umano il fatto di essere per essenza migliore o peggiore di un altro''.
''Abbiamo fatto la guerra - ricorda - a dei rapporti sociali, a dei sistemi, anche a ruoli e figure, ma non abbiamo mai pensato che potessimo essere antiamericani, o antitedeschi, o antiebraici antiarabi, e cosi' via. So che la mia risposta potra' dare vertigini e dispiaceri a compagni che mi vogliono bene e che sono vittime della regressione e dell' impoverimento
addirittura del vocabolario, di fatto imposto anche solo nei 30 anni che intercorrono fra il '77 ed oggi'''.
''Non e' certo per buonismo o umanesimo che dico che non posso considerare sottouomo - sottolinea l 'ex leader di Potere Operaio - neanche il peggior nemico e neanche l' SS nel momento in cui stiamo combattendo a morte. Se lo facessi di colpo introietterei la sua logica e le concederei la vittoria. Mi viene da piangere sul fatto che ci siamo lasciati ridurre ad una
condizione per cui dire questo o ascoltarlo può scatenare uno psicodramma passionale fra compagni''.
Scalzone annuncia che, se necessario, ripetera' questo ragionamento al Meeting sul '77 che si terrà venerdì prossimo all' Università di Roma. ''Dirò: qualsiasi cosa ne pensiate e vogliate dirmi, non fate finte di non averlo ascoltato. Oggi io sono questo. Non posso lasciarmi prendere per un altro e dunque ditemi voi se preferite che io venga oppure no, con voi, a Vicenza''. (ANSA).

Le dichiarazioni riportate nei lanci Ansa qui pubblicati, valgano come sintesi "funzionale" nell' attesa di riprendere ed approfodire, appena possibile, le questioni sollevate.

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Published by Oreste Scalzone - dans orestescalzone
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