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4 mars 2007 7 04 /03 /mars /2007 14:50





 




www.rainews24.rai.it
Bologna scontri al corteo contro il Cpt

Verso le 19.30 si e' sciolta la manifestazione contro il Cpt a Bologna. Non ci sono state altre cariche ma i manifestanti hanno bloccato via Mattei (arteria di grande traffico all'estrema periferia) piantando nella sede stradale tre cartelli con scritto 'Pericolo Cpt', 'Basta lager'e 'Attenzione lager a 200 metri'.
 
I manifestanti hanno forato la sede stradale usando martelli pneumatici e murato nel suolo i cartelli sorretti da un palo. Nello scontro precedente erano rimaste lievemente ferite cinque persone.

Durante la carica la Polizia ha bloccato cinque persone che sono state identificate e immediatamente rilasciate dopo una breve trattativa con i manifestanti che chiedevano il rilascio dei fermati per interrompere i tentativi di arrivare di fronte al Cpt.

Sono state oltre 5.000 le persone che hanno partecipato al corteo. Fra loro anche l'ex leader di Potere Operaio Oreste Scalzone.



www.unita.it
In 10mila al corteo no Cpt. Ma finisce con 5 feriti e 7 fermi

Finisce con sei fermi e cinque feriti, a pochi metri dal Centro di permanenza temporanea di via Mattei a Bologna, la manifestazione nazionale indetta dai movimenti per protestare contro le strutture per immigrati irregolari. Stando alle prescrizioni della Questura, i manifestanti - ragazzi dei centri sociali e non solo arrivati in città da tutta Italia - avrebbero dovuto fermarsi al civico 50 di via Mattei. La parte iniziale del corteo però, come annunciato nei giorni precedenti, arrivata davanti al centro verso le 18, ha provato a sfondare il cordone di polizia. La risposta delle forze dell'ordine è stata dura (anche in questo caso come annunciato): gli uomini in divisa hanno risposto con una dura carica, mentre dalle fila dei manifestanti partivano lanci di sassi, bottiglie e fumogeni. Cinque, tre ragazzi e due ragazze, i feriti trasportati in ambulanza al Policlinico Sant’Orsola.

Per loro nasi rotti e contusioni. Sei le persone fermate, e poi subito rilasciate dopo l’identificazione, dalle forze dell’ordine al termine degli scontri. Dopo la carica, il corteo è arretrato. Gran parte dei manifestanti, diecimila per gli organizzatori, circa la metà per la Questura, si sono dispersi mentre dai megafoni i rappresentanti della “linea dura” incitavano a resistere. «La giornata è ancora lunga, siamo qui per arrivare davanti al Cpt» gridava il leader dei disobbedienti bolognesi Gianmarco De Pieri. Poi, al rilascio dei ragazzi fermati, la protesta si è conclusa con un piccolo colpo di teatro: cinque tute blu, munite di martello pneumatico, hanno piantato e cementato in strada tre cartelli con scritto «Pericolo Cpt», «Basta lager» e «Attenzione lager a 200 metri».

La manifestazione era iniziata, pacifica e colorata, in piazza Nettuno verso le 14.30. Dalle finestre del secondo piano di Palazzo d’Accursio, sede del Comune, era comparso uno striscione con la scritta «Aqui estamos. Centri sociali». Tanti i volti noti dell’antagonismo: dal leader disobbediente del Nordest Luca Casarini ad Oreste Scalzone, che poco prima della partenza del corteo si abbandona ad un commosso abbraccio con il fotografo del '77 Tano D’Amico.



www.ilgiornale.it
Claudia B. Solimei

Bombe carta e feriti per liberare i clandestini

L’epilogo si consuma a colpi di manganello a cento metri dal Centro di permanenza temporanea per clandestini di via Mattei, periferia est di Bologna. La prima linea del corteo nazionale dei centri sociali, protetta a testuggine da pannelli di compensato e plexiglas, i volti coperti da fazzoletti e passamontagna, forza la zona rossa imposta dalla Questura. Sulle protezioni con cui si fanno scudo i duri c’è lo slogan della manifestazione: «Chiudere tutti i Cpt. Governo Prodi, giunta Cofferati, vergogna». La polizia e i carabinieri rispondono caricando.
I manifestanti lanciano bombe carta, pietre e bottiglie di vetro ma vengono spinti indietro per un centinaio di metri. Poi agenti e manifestanti restano a fronteggiarsi per almeno un’ora, fino a quando il corteo si scioglie. Non prima, però, di un’altra azione dimostrativa: protetti dai fumogeni rossi e armati di martelli pneumatici, alcuni giovani piantano in mezzo a via Mattei, arteria di grande traffico della città, tre cartelli con scritto «Pericolo Cpt», «Basta lager» e «Attenzione lager a 200 metri». Alla fine dello scontro il bilancio è di cinque giovani identificati, ma subito rilasciati, e di cinque feriti, tutti tra i manifestanti. Ci sono anche due ragazze, che sanguinano vistosamente alla testa e si lamentano cercando di sfilarsi dal parapiglia. Il divieto della Questura di Bologna era stato netto fin dall’inizio: vietato spingersi davanti al Cpt. E fino all’ultimo la Digos, guidata dal vicequestore Vincenzo Ciarambino, ha tentato di mediare, proponendo a una folta delegazione di appendere uno striscione alla struttura. Nulla da fare, però.
I centri sociali, arrivati in città nel primo pomeriggio su treni e pullman da Milano, dal Veneto, da Firenze, dalle Marche e dal resto dell'Emilia, avevano qualcosa da dimostrare: «Con questa manifestazione si apre una fase nuova - annuncia Luca Casarini, leader storico dei Disobbedienti veneti - è finita la gestione creativa di lotta e di governo per quei partiti che per stare al potere si sono rimangiati quello che facevan fino a due anni fa».
Il riferimento è a Rifondazione comunista, ma pure a Verdi e Comunisti italiani, che  per la prima volta non hanno aderito alla manifestazione contro i Cpt. «Meglio così per noi. Li hanno richiamati all’ordine - ironizza Casarini - è finita la farsa». Poi avverte che la rottura non si ricomporrà facilmente: «Prima di tornare a manifestare dovranno spiegare molte cose. È una vergogna avere costruito una fortuna elettorale sfilando contro la guerra e contro i Cpt e poi preferire il potere invece di cambiare le cose». Il movimento antagonista sancisce così l’addio ai partiti della sinistra radicale.
Il corteo, oltre cinquemila persone (per gli organizzatori diecimila), è partito a metà pomeriggio dal cuore di Bologna, piazza Maggiore, e ha sfilato per cinque chilometri fino a via Mattei. Gli slogan erano tutti contro il governo Prodi, accusato di avere tradito le promesse elettorali sul destino dei Cpt, il disegno di legge Amato-Ferrero sull’immigrazione, che non abolirà la detenzione amministrativa dei clandestini, e Sergio Cofferati, «sindaco di destra». La manifestazione è passata a qualche centinaio di metri dalla casa di Romano Prodi, letteralmente blindata da ben undici mezzi della polizia e da un cordone di agenti in tenuta antisommossa. Prima di partire, invece, due «guastatori» erano riusciti a intrufolarsi nel palazzo del Comune e ad appendere a due finestre un lungo striscione con la scritta «A qui estamos». Sotto, in piazza, solo giovani dei centri sociali e le bandiere dei sindacati di base. Nessun poltico nazionale, come il sottosegretario dei Verdi Paolo Cento che in passato non era mai mancato, e pochissimi quelli locali, tra cui il consigliere comunale e movimentista del Prc Valerio Monteventi, reduce dal gran rifiuto al sindaco Cofferati di un posto nella sua giunta: «Sono qui perché la ritengo una battaglia sacrosanta che porto avanti fin dal 1999».

C’era, invece, Oreste Scalzone, l’ex leader di Potere operaio appena rientrato in Italia dopo una lunga latitanza in Francia: «Cofferati? Mi ricorda Lama, che quando si presentò venne respinto come era giusto - spiega -. È passato da sindacalista e contestatore a rappresentante dell’ordine e mi sembra piuttosto squallido».

La7
IN MIGLIAIA A BOLOGNA PER CHIUSURA CPT, ANCHE SCALZONE

Bologna, 3 mar. (Apcom) - Con lo striscione 'Nessun lager sulle nostre terre' è partito intorno alle 16 da piazza Maggiore a Bologna il lungo corteo che raggiungerà il Centro di permanenza temporaneo della città in via Mattei, alla periferia sud-est. Tante le persone arrivate da molte città: Venezia, Firenze, Milano e poi ancora dal Friuli, dalle Marche, da Roma e da Genova. Tra i manifestanti Luca Casarini e, fotografato e abbracciato dai tanti manifestanti, Oreste Scalzone. "Non accettiamo divieti - ha dichiarato Casarini riferendosi proprio alla richiesta avanzata dalla Questura di rimanere ad una distanza di oltre 100 metri dal Cpt -. Credo sia giusto avvicinarci, quelli non sono santuari ma lager. Cercheremo di mettere lo striscione. Siamo qui proprio, e soprattutto, per farci sentire da chi lì dentro è rinchiuso". Secondo il leader dei disobbedienti alla manifestazione partecipano oltre 3mila persone, 1.500 per la Questura.

Ulteriori informazioni riperibili su:
Corriere di Bologna - La Repubblica - Il Manifesto - Resto del Carlino - Liberazione

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Published by Oreste Scalzone - dans orestescalzone
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