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31 mars 2007 6 31 /03 /mars /2007 19:43
... ci ritroviamo in una stanza, nella città dell'oggi che trovasi ad essere Roma, un po' per caso, per ritardi che finiscono ad essere anticipi, per una imprevista e insperata "messa in libertà" dal “lavoro” di paroletari;
 ci ritroviamo i 4 gatti 4 di un giorno qualunque, dall'apparenza come spesso piùcche normale
prima che il mirabolante, il semiserio, l'esulcerato, l'urlato e ragionato e tutto il resto prevedibile e in agenda, nonchè l'improvvisa irruzione di sublimi demenziali, chiazze di allegrezza, picaresco tragicomico e mirabolante solo a raccontarselo, facciano irruzione, con la solita routine dell'imprevisto ;

 ci ritroviamo i 4 complici della comunità reale di oggi qui, forma odierna dell'incarnazione quotidiana della teoria dell'organizzazione più adeguata a sovversività radicale mai elaborata a nostro umile avviso, quella guattariana dell' "unitevi spesso e in modo effimero", vale a dire gaiamente pro-tempore / ad hoc, foss'anche, un oggi per dirne una sui fondamentali dell'universo, un domani o uno ieri strappare un amico a qualche grinfia, imprevista e insperata... Unirsi "per un momento come un sol uomo", senza altra pretesa di qualità, e consapevoli della contradictio di non potersi auto-annullare nella ... (non già "spontaneità", ma bensì, ma benaltro  nella più difficile arte, che è quella di aut'organizzare l'auto-generazione dell'autonomizzazione propria cioè comune, per forza con altrui, nell'auto-genes'incessante di comun'autonomizzazione, teoria che si oppone alla più vertiginosa impresa di disorganizzazione di ciò, che consiste nel lasciarsi convincere ad adagiarsi sull'alienare questa facoltà rivolgendosi al paradosso vivente di qualche sacerdote, liberatore libertador, autonomizzatore d'altrui, dottore del mondo, benefattore a viva forza, prete, bolscevico, altrettanto disorganizzatore dell'autonomizzazione speculare al più algido utopista della ultraliberale proprietà privata di sé in regime d'esclusiva assoluta... (...)

    Siamo quì oggi in una città, come per caso, ma potremmo essere altrove e il telefono potrebbe essere portabile, cioè per elezione girovagante, siamo per la cronaca come una micro-comunità di micro-spartito, comun'autonomo-libertario, siamo qui  Enrica, Franco, Aitor & Oreste, momentanei rappresentanti dell'aleatoria fragile possente e a volte struggente "societas" di complici;

siamo quì a sentire una voce insolitamente squillante, data l'ora, di Lucia che reclama il sopravventola precedenza per causa di buone notizie, e ci dice non già che hanno ammazzato da qualche parte qualche compare Turiddu, come spesso può capitare e passata la sorpresa tocca crederci stropicciandosi gli occhi, ma ci dice che HANNO TRASFERITO PAOLO, via da <Mammagialla> !.

Facciamo in tempo ad esultare come sempre un po' stupidamente in questi casi, giusto in tempo prima di infilarci nel frustrante effetto-asini di Buridano, che con un paio di linee sole e pochi scatti non sanno a chi devono telefonare per primo/a e finiscono per non telefonare a nessuno, facendosi sgambetti più o meno figurati come nei tragici gran finali delle pochades.

Dopo di chè si sono fatte le 5, ore diciassette, e se vogliamo almeno aver telefonato a Piperno e andarci a mangiare un gelato con la madre di Paolo, Maria, ci tocca scrivere una lettera schifosamente burocratica come questa, lettera circolare, come l'abbraccio di quelli e quelle presi di spalle con le braccia intrecciate e una scritta color seppia AMNISTIA che avevamo trovato e plagiato nel 1982 del secolo scorso, per il numero 01 di Synopsis, amnistia che poi risultò essere scritta così, cioè in basco.

Mandiamo intanto questa un po' in giro, anche all'eroe convocato del sapere poliglotta Riccardo, a cui chiediamo di tradurla in francese.
Ci tocca aggiungere, forse per il solito vizio assurdo di farci un dovere di rischiare l'inverno dello scontento per non derogare ad un elementare buon senso critico radicale, che non possiamo non trovare un po' derisorio il trovarci ad essere così contenti e contente per il fatto che un amico e fratello si trovi in questo momento in una cella di Rebibbia, che è comunque una mmerda di carcere ...

Cioè in altri termini e chiudo: manco quando si esce a fine pena si può effettivamente parlare di libertà, ché la libertà è comunque un paradosso e un asintoto, che solo per poterne parlare servirebbero almeno un paio di rivoluzioni, tanto per cominciare; ma non possiamo nemmeno parlare di scarcerazione, sprigionamento; e nemmeno di semi-libertà, che è come dire mezzo-vivo, cioè mezzo-morto; e nemmeno di 3 giorni 3 di uno scampolo di simulacro di libera circolazione in una città perimetrata da obblighi, epperò dobbiamo dire che non possiamo che essere contenti perchè almeno Paolo è uscito da certe grinfie di certa gente,che aggiungeva effetti di brutti nasi di Cleopatra a concatenazioni di logiche sistemiche...
Tutto ciò la dice lunga anche su certi uomini, donne e tempi, giudici giudicesse e carcerieri nonchè sbirri e altra giovagnoleria e seguenti...

Ringraziamo con vera gratitudine Maria, la sua gente, l'avvocato Francesco Romeo, le compagne e i compagni, amiche e amici, conoscenti, zii, nonni e nonne d'elezione, casseurs, filosofi, persino giornalisti deputati, Graziella e Francesco, ringraziamo i nostri avvocati di Parigi, mister blog, la gente della rifugiaterìa e i Lucio' l'irreductible e i libertarî della Passerelle, e le corali, e gli hackers, e chi la cucina, la tavola dei libri, e Chiara Gigi e Claudio, e conoscenti e sconoscenti, e Professori, avversari e perfino magari qualche nemico ma non indecente, ringraziamo chi odia la galera e va col cuore appresso ad una Bella, grazie a voi, con nojaltri d'oggi qui, di questo pur minimissimo risultato.
             Segue lettera, abbracci e baci,
                                                                  Orest'& C. ( Complici dei differenti oggi e dei differenti quì e ora di quest'ultimo scorcio di destino girovago... , con un pensiero d'augurio per tante e tanti, e in particolare oggi a Marie a Jeanie, Cesare, Roberto e chi e chi...). Bè, ciao, pass'&chiudo
segue....

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Published by Oreste Scalzone - dans orestescalzone
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