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4 août 2005 4 04 /08 /août /2005 00:00

Fossero diventati tutti supercivilizzati, liberali, asettici e disincarnati almeno avrebbe una coerenza interna. Fossero diventati tutti angelici o si fosse incarnata l’utopia di Norbert Elias che crede di vedere in opera la civilizzazione del conflitto (alcuni accenni di questo discorso lo si ritrovava in certi passaggi del Declino del politico di Tronti), uno potrebbe dire: mi è più sopportabile e questi hanno scoperto l’antidoto, il modo  di epurare le selvaggerie ecc, e a noi ce la fanno pagare.

Il problema è che una società criminogena sviluppa un’ipertrofia del punitivo*e loro invece seminano passioni tristi per futili motivi. Per me il costituire uno staterello o il difendere questo o quell’altro – a fronte del discorso del comunismo come movimento reale – sono motivi futili e subalterni, per altro presi in prestito dagli arsenali ideologici del nemico. Sono le ideologie che i sovrastanti costruiscono apposta, mica per complotto, a uso dei sottoposti. Ma, a parte questo, ognuno ha i suoi gusti e là sono largamente minoritario.

Però il continuo attizzare fiele penale di tutti i tipi sulla corda di questa ossessione – che è l’unico denominatore comune – è l’unica idea forte e corrente che passa attraverso tutto e innerva cose che poi si scannano in nome di questo unico discorso forte. Il resto sono balbettii aleatori. Che si partecipi anche noi di questa tendenza e di questo movimento, perfino il più rivoluzionario, è un aspetto per me devastante.  E sono convinto di poter dimostrare che anche una accanita lotta armata è meno peggio e produce meno vittime di quante ne suscitino questi feroci dispositivi.  E se le truppe scelte di questa macchina mortifera se ne vengono a esaltare le virtù dell’astenersi dalla violenza, non mi importa che altri che potrebbero e dovrebbero disvelare quello che c’è dietro lo specchio tacciano, sarò anche da solo come il bambino che dice il re è nudo ma secondo me non vedo come possano dormire la notte. Io resto convinto che l’esercizio della critica vada seminato nel proprio campo. Cari amici, questa evidenza l’avevano ben chiara i gesuiti, che  avevano istituzionalizzato la funzione dell’avvocato del diavolo, quello che si mette nei panni dell’antagonista e ne anticipa le obiezioni. Io lo faccio non per grande sapienza, ma perché sono empatico. Te lo dice anche Sun Tsé. E’ una funzione utile e invece viene visto come un manutengolo del nemico. E’ pazzesco .


L’ipertrofia del penale

Punizione, penalità, carcere sono i modelli, come insegna Foucault, di questa struttura sociale. Non possiamo non vedere e non dovremmo non sottolinearne il carattere di circuito chiuso, ovvero il carattere criminogeno e mortifero. In questo modello sociale il Leviatano diventa l’unico orizzonte che viene proposto o nella forma dello stato del benessere oppure come socialismo reale, irreale o surreale. La mia congettura l’ho proposta e riproposta per arrivare a sottoporla un giorno ai miei antichi maestri: bisogna tornare a lavorare sulla clamorosa inversione statalista che potremmo definire lassalliana. Un’idea maledetta, molto più pericolosa di quelle del tradeunionismo, del fabianesimo e persino del revisionismo di Bernstein, perché in qualche modo il fine è il nulla e il movimento è il tutto è un’idea marxiana. E seppure non vede l’ambivalenza forza lavoro – classe che si autonega e il movimento per lui sono le cooperative di mutuo soccorso, almeno resta il possibilismo sindacale. In Lassalle, invece,  che rompe con Marx nel corso del dibattito scatenato dalla sconfitta della Comune, a partire dalla legge bronzea dei salari teorizza esplicitamente – nei Diritti acquisiti – lo Stato sociale. Neanche lo Stato neutro del successivo riformismo ma proprio l’organo della difesa e dell’attacco operaio contro il padrone, uno Stato etico ed etnico perché così era l’Associazione dei lavoratori tedeschi, che è l’incunabolo della Seconda Internazionale, e nel ventre di questa cosa ci puoi vedere l’esito: Noske, Stalin, finanche Mussolini. La conquista dello Stato, non la distruzione della sua macchina. Altro che andare a cercare il povero Sorel, che pur era interessante…

Se vogliamo trovare un oggetto simbolico, e quindi il filo rosso, è quello straordinario movimento tra il ’48 – come dice Tronti mille volte stramaledetto dai borghesi e il ’70, la comune di Parigi, all’idea marxiana di autonomia che può essere il punto su cui riagganciare.

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Published by Oreste Scalzone - dans ESTATE 05
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