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10 août 2007 5 10 /08 /août /2007 01:34
Se qualcuno può registrare l'intervento di Oreste, ce lo fate arrivare in formato mp3 ;-)
(Vi anticipo un ragionamento critico di Oreste sull'esperienza della lotta armata che fará discutere)
Grazie, ci conto Ignazio & Co

Lunedi' 13
Ingresso a Sottoscrizione (3 Euro) dalle 21.00

Concerto - Inizio ore 21.45 (Palco Centrale)
Alla festa per presentare il suo ultimo lavoro ''suonarne 1 per educarne 100''
Dal 1977 al 2007, 30 anni di storia politica italiana filtrati in un mix musicale di Blues elettrici, Jazz, Rock, Progressive.
Daniele Sepe und Rote Jazz Fraktion Biografia Estesa
Angela Kinczly

Aucan Concerto - Inizio ore 24.00 (Tenda Blu)

DJ Set DJ Set - Inizio ore 24.00 (Patchanka)

DJ Afro DJ Set - Inizio ore 24.00 (Stand Migranti)
(Reggae)
Conduttore della trasmissione Ritmo Irie (Radio Onda d'Urto).

SREBRENICA, I GIORNI DELLA VERGOGNA Biografia Estesa Libri - Inizio ore 19.00 (Stand Ciringuito)
Di Luca Leone (Ed. Infinito)
Presenta Massimiliano Del Barba (Radio Onda d'Urto). Interviene Andrea Rossini (Osservatorio sui Balcani).
Sarà presente l'Autore.

QUELLE IMBARAZZANTI 90 BOMBE ATOMICHE IN GIARDINO Proiezione - Inizio ore 21.00 (Palco Centrale)
Inchiesta di RAINEWS 24 sulle bombe nucleari in Italia ed a Ghedi (Brescia).
Seguira' intervento del Comitato ''via le atomiche da Ghedi''.

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sergio falcone 12/08/2007 19:09

G8 Genova e iniziative 1-2 Settembre per Renato Biagetti

Ven, 08/03/2007 - 11:46

Sinistra 19 - Roma Nord

G8 GENOVA/ OK COMMISSIONE A TESTO BASE PER INCHIESTA CAMERA Via libera dall’Unione. Prc: compiuto un atto di giustizia

Roma, 30 lug. (Apcom) - - La Commissione Affari Costituzionali della Camera ha approvato, con i voti dell’Unione, l’adozione del testo base di una proposta di legge che istituisce una Commissione d’inchiesta monocamerale sui fatti accaduti a Genova in occasione del G8 del 2001. Il testo è stato proposto dal relatore Gianclaudio Bressa. La sinistra della maggioranza esulta. "E’ stato compiuto un atto di giustizia", afferma Graziella Mascia, vicepresidente dei deputati di Rifondazione comunista alla Camera. "A distanza di sette anni la politica finalmente compie un primo passo per fondamentale per fare chiarezza su una delle pagine più tristi della Repubblica italiana", sottolinea. "Al di là delle divisioni politiche - prosegue - è evidente che qualcosa di terribile in quei giorni è accaduto. La morte di Carlo Giuliani, le torture di Bolzaneto, la "macelleria messicana" della Diaz, le violenze diffuse e generalizzate, sono fatti che hanno offeso l’immagine del nostro Paese nel mondo La commissione - prosegue Mascia firmataria della proposta di legge - non intralcerà ne si sovrapporrà, in alcun modo al percorso giudiziario ma rappresenterà la sede opportuna per fornire alle istituzioni gli strumenti necessari affinché ciò che è accaduto a Genova nel 2001, non si accada più".
================================>

1 settembre 2007 Focene: Manifestazione in memoria di Renato 2 settembre Assemblea Nazionale antifascista

Sabato 1 settembre. Un fiore per Renato, per non dimenticare.

Erano le 5 del mattino del 27 agosto 2006 quando all’uscita da una festa reggae presso il Buena Onda sul litorale di Focene, veniva aggredito e ucciso con 8 coltellate, da due giovani del luogo, Renato Biagetti. Un’aggressione premeditata avvenuta in pochi secondi. Pochi secondi e tanta ottusa e insensata follia, per infliggere otto coltellate dirette a punti vitali che hanno ucciso uno di noi…tutti noi. La sua unica colpa: essere lì, a quella festa, con la sua compagna e i suoi amici. La sua unica colpa essere considerato diverso, altro, estraneo a quel territorio. E’ con quella frase ”è finita la festa? e allora che cazzo ce state a fa qua! tornatevene a Roma!” che sono iniziati gli attimi più sconvolgenti e violenti della vita di Renato e di chi quella sera era insieme a lui. Da subito i giornali hanno parlato di rissa tra balordi, da subito la verità è stata manipolata da omissioni e depistaggi, da subito in molti hanno tentato di raccontarci che la politica non c’entrava niente. Da subito noi, familiari, amici, fratelli e sorelle di Renato abbiamo lottato per far emergere con forza la verità: che Renato non era un balordo e che quella era stata un’aggressione, che la politica c’entra perchè chi esce di casa armato di lama per aggredire chiunque venga considerato diverso, di sinistra, omosessuale o di colore è comunque un fascista. La verità purtroppo la conoscevamo già, forse anche prima di quella terribile notte. Conoscevamo i mandanti, lo sfondo e le motivazioni politiche delle imboscate, la viltà e l’infamità dell’intolleranza tramandata come valore familiare e che invece genera mostri, conoscevamo la stupidità e l’arroganza degli autori materiali di raid e aggressioni, conoscevamo i disegni della destra, i doppiopetto in primo piano e le squadracce nella notte. Dopo la morte di Renato non si può più tornare indietro. Per tutto questo lungo anno, nell’indifferenza della politica, delle istituzioni e dell’opinione pubblica, abbiamo continuato a denunciare questo clima. Le aggressioni a Villa Ada e alla casa occupata di Casalbertone sono altri gravissimi episodi che dimostrano che tale estremismo non può essere trattato con una becera equidistanza o con la semplice indignazione, legittimando di fatto la presenza di covi neofascisti nella nostra città e nelle nostre periferie. E’ passato un anno da quella maledetta notte, un anno che ha visto tantissimi compagni e compagne, amici e amiche, la gente comune attivarsi, ognuno a suo modo. Manifestare insieme il rifiuto della violenza fascista, raccontare la storia di Renato, gridare a gran voce la verità su quella notte, organizzare iniziative in giro per l’Italia, continuare a far vivere nei progetti in cui lui credeva, i sogni di Renato. Tutte le iniziative organizzate hanno comunicato messaggi di vita, di entusiasmo, hanno rimesso al centro dell’attenzione l’antifascismo e il rifiuto della cultura del coltello come valori fondanti della nostra storia che devono essere ribaditi ancora oggi, tutti i giorni, con forza e convinzione. Il 1 settembre saremo a Focene, un anno dopo quella tragica notte, con la forza e la determinazione di chi non ha dimenticato e ha ancora voglia che anche gli abitanti di quella zona ascoltino il suono della verità. Per portare un fiore a Renato, per raccontare a tutti quelli che vivono quell’estremo territorio periferico solo d’estate o tutti i giorni dell’anno ciò che è accaduto un anno fa. Contro il silenzio e l’omertà che rende colpevoli e conniventi.

Per il 2 settembre inoltre proponiamo un’assemblea nazionale antifascista a cui invitiamo a partecipare tutti coloro che saranno a Focene il 1 settembre, per ragionare insieme come continuare a far vivere la storia di Renato nelle lotte e nei percorsi che ognuno di noi porta avanti e come dare un respiro nazionale al percorso antifascista. Invitiamo tutti e tutte a costruire insieme la giornata del 1 settembre a Focene, a portare il proprio contributo, le proprie idee, i proprio rumori, i propri percorsi di lotta quotidiani, in questa manifestazione che ci stiamo immaginando fortemente comunicativa e determinata, fatta di musica e parole, di rabbia e amore. Con Renato nel cuore

1 SETTEMBRE 2007 CON RENATO NEL CUORE MANIFESTAZIONE A FOCENE

Per info e adesioni veritaperrenato.noblogs.org veritaperrenato@inventati.org

...senza memoria non esiste coscienza, perchè non si difende ciò che non si ama e non si ama ciò che non si conosce….

http://osservatoriorepressione.blogspot.com/

osservatorio@posta.rifondazione.it

sergio falcone 12/08/2007 19:07


APPELLO x WALTER ROSSI (30/9/77 - 30/9/07)

Ven, 08/10/2007 - 18:07

Sinistra 19 - Roma Nord

WALTER ROSSI UN RICORDO SENZA PACE 30 SETTEMBRE 1977 - 30 SETTEMBRE 2007

Trent’anni sono passati e ancora oggi nessuno, per lo stato italiano, è il responsabile dell’assassinio di Walter. La verità storica fu affermata da subito: fascisti dell’allora MSI di Balduina, coperti da agenti di PS, lo uccisero, sparando contro i compagni che volantinavano per Via delle Medaglie d’Oro per denunciare il tentato omicidio del giorno precedente sempre ad opera di fascisti.

Per lo stato italiano la storia di Walter Rossi non è una novità: da Portella delle ginestre nel 1947 ad oggi, passando per le stragi degli anni ‘60 e ’70, si è sempre garantita agli esecutori materiali e ai mandanti politici la totale impunità e copertura. Cristiano Fioravanti, indicato come l’esecutore materiale dell’assassinio di Walter Rossi, solo per fare un esempio, vive sotto copertura dello stato, in luogo segreto e stipendiato.

Sono sessant’anni che ogni qualvolta un membro delle forze dell’ordine sia responsabile di omicidi, torture, gravi violazioni delle libertà individuali, questi non paghi, non venga fatta luce sulle complicità e mandanti; e questo vale anche per coloro che dentro un quadro di repressione dell’opposizione abbiano svolto e continuino a sostenere la funzione di mazzieri del potere: i fascisti delle diverse formazioni, anche di quelle legittimate in quanto dentro “l’arco parlamentare”.

In questo senso la novità che in questi ultimi anni ci ha riservato la politica istituzionale parla di equidistanza, che traduciamo semplicemente in complicità con chi ancora oggi aggredisce e uccide quanti rappresentano una diversità, un’alternativa ai modelli produttivi e culturali esistenti. Le storie più recenti di Carlo Giuliani, Renato Biagetti, di Federico Aldrovandi, di Dax sono le testimonianze più chiare e che ancora ci fanno vibrare di rabbia. A colpire è stata una stessa mano impune, garantita e coperta dallo stato, fomentata dall’odio che riempie le parole di tanti politici, le politiche delle istituzioni, che attraversa le strade dei nostri quartieri.

Vorremmo ricordare Walter proponendo tre giorni di iniziative legate più che dal semplice ricordo della scadenza, dalla riflessione collettiva attorno al senso della verità e della giustizia che le storie di questi compagni ancora oggi reclamano, in continuità con i percorsi che da qualche tempo vedono impegnati ampi settori di movimento, non solo romano.

Vorremmo, in un primo momento pubblico, ricostruire in termini storici e politici il ruolo giocato dalle forze dell’ordine, dai fascisti di ieri e di oggi, dalla intellighenzia revisionista e dalle istituzioni, nella costruzione di un apparato repressivo, e anche culturale, che ancora oggi agisce in linea di continuità con l’eredità fascista. Porre una serie di punti chiari che possano continuare a circolare come elementi condivisi di riflessione nel modo più ampio e collettivo possibile, nella nostra rivendicazione di verità e giustizia per Walter come per Carlo, Dax e Renato.

Vorremmo poi costruire un corteo cittadino, per denunciare ancora i responsabili per la morte di Walter Rossi, ma anche dove poter agitare tutte quelle rivendicazioni che negli ultimi anni hanno visto protagonista il movimento e che saranno in parte anche frutto della discussione collettiva dei giorni precedenti.

Convochiamo per questo una assemblea cittadina per mercoledì 5 settembre presso l’Ex SNIA (orario da definire).

PROMUOVONO L’APPELLO: Associazione Walter Rossi, Spazio Sociale EX 51, Sinistra 19, PRC-SE “Puletti”, PRC-SE “Cicinelli”, PRC-SE “Donini”, R.A.M., compagne e compagni Antagonisti Primavalle, Claudio Ortale capogruppo PRC-SE Municipio Roma 19.

(seguono adesioni )

ADERISCONO ALL’APPELLO:

Adriana Spera capogruppo PRC-SE al Comune di Roma, Giovanni Barbera capogruppo PRC-SE Municipio 17, ANPI Trionfale, Vincenzo Miliucci Confederazione Cobas, Ghirmai Tewelde capogruppo PRC-SE Municipio 18, Caterina Patti assessore alla Cultura Municipio 19, Maurizio Paradisi Responsabile Sport Federazione Roma PRC-SE, Vittorio Mantelli Dipartimento Nazionale Inchiesta PRC-SE, Associazione A.M. “Musu”, Associazione “Iskida”, Luca Fontana segretario Circolo PRC-SE “Che Guevara”, Gabriele Polo direttore quotidiano “IL MANIFESTO”, Renato Grimaldi Circolo Sinistra Europea Ambiente Territorio e Beni Comuni, Ivano Peduzzi capogruppo PRC-SE alla Regione Lazio, Enrico Luciani consigliere PRC-SE alla Regione Lazio, Nando Simeone Vice Presidente del Consiglio Provinciale di Roma, Valentina Steri assessore alla Scuola Municipio 16, Massimiliano Ortu capogruppo PRC-SE Municipio 16, Bianca Bracci Torsi Responsabile Dipartimento Nazionale Antifascismo PRC-SE, Tano D’Amico fotografo, Carlo Ranuzzi Staff Gruppo Capitolino PRC-SE, Guido Mozzetta segretario regionale PRC-SE del Lazio, Salvatore Bonadonna senatore PRC-SE, Stefano Zuppello assessore alla Mobilità Municipio IV, Carla Corciulo responsabile regionale Scuola PRC-SE del Lazio, Roberto Giordano segreteria FP CGIL Roma Sud, Federazione di Roma PRC-SE, Massimiliano Smeriglio deputato e segretario della Federazione di Roma del PRC-SE, Confederazione COBAS, Elio Romano responsabile regionale Ambiente e Territorio PRC-SE del Lazio, Fabrizio Burattini Segretario CGIL Roma Sud, Gualtiero Alunni (Direzione PRC di Roma), Ettore Zerbino psichiatra, Renata Ilari insegnante, Simona Ricotti CPN - PRC-SE, Rina Spagnoli Assessore Politiche Educative e Scolastiche Municipio XV, Luca Cattolico - ARCI, Gianluca Trasmondi consigliere MunicipioXV PRC-SE, Stefano OTERI - COBAS Ministero Economia e Finanze, Radio Città Aperta, Unione Sindacale Italiana USI AIT Segreteria ed Esecutivo Federazione di Roma, Andrea Catarci Presidente del Municipio Roma XI, Stefano Galieni Coordinatore del dipartimento immigrazione Prc SE, Claudio Favale - Architetto, Tonino Camuso e Cosimino Pecere a nome dell’Archivio storico Benedetto Petrone, Associazione Sinistra Critica ROMA, Riccardo Alfonso direttore Fidest agenzia giornalistica, Ettore Davoli comitato nomortilavoro, Giuseppe Pelli segretario Circolo PRC-SE “Rigoberta Menchù”, Lucia Bruno, Associazione Ex Lavanderia, Pina Rozzo Vicepresidente della Provincia di Roma, RdB/CUB MEF

PER ADERIRE: posta@associazionewalterrossi.it

sergio falcone 12/08/2007 19:04


APPELLO x WALTER ROSSI (30/9/77 - 30/9/07)

Ven, 08/10/2007 - 18:07

Sinistra 19 - Roma Nord

WALTER ROSSI UN RICORDO SENZA PACE 30 SETTEMBRE 1977 - 30 SETTEMBRE 2007

Trent’anni sono passati e ancora oggi nessuno, per lo stato italiano, è il responsabile dell’assassinio di Walter. La verità storica fu affermata da subito: fascisti dell’allora MSI di Balduina, coperti da agenti di PS, lo uccisero, sparando contro i compagni che volantinavano per Via delle Medaglie d’Oro per denunciare il tentato omicidio del giorno precedente sempre ad opera di fascisti.

Per lo stato italiano la storia di Walter Rossi non è una novità: da Portella delle ginestre nel 1947 ad oggi, passando per le stragi degli anni ‘60 e ’70, si è sempre garantita agli esecutori materiali e ai mandanti politici la totale impunità e copertura. Cristiano Fioravanti, indicato come l’esecutore materiale dell’assassinio di Walter Rossi, solo per fare un esempio, vive sotto copertura dello stato, in luogo segreto e stipendiato.

Sono sessant’anni che ogni qualvolta un membro delle forze dell’ordine sia responsabile di omicidi, torture, gravi violazioni delle libertà individuali, questi non paghi, non venga fatta luce sulle complicità e mandanti; e questo vale anche per coloro che dentro un quadro di repressione dell’opposizione abbiano svolto e continuino a sostenere la funzione di mazzieri del potere: i fascisti delle diverse formazioni, anche di quelle legittimate in quanto dentro “l’arco parlamentare”.

In questo senso la novità che in questi ultimi anni ci ha riservato la politica istituzionale parla di equidistanza, che traduciamo semplicemente in complicità con chi ancora oggi aggredisce e uccide quanti rappresentano una diversità, un’alternativa ai modelli produttivi e culturali esistenti. Le storie più recenti di Carlo Giuliani, Renato Biagetti, di Federico Aldrovandi, di Dax sono le testimonianze più chiare e che ancora ci fanno vibrare di rabbia. A colpire è stata una stessa mano impune, garantita e coperta dallo stato, fomentata dall’odio che riempie le parole di tanti politici, le politiche delle istituzioni, che attraversa le strade dei nostri quartieri.

Vorremmo ricordare Walter proponendo tre giorni di iniziative legate più che dal semplice ricordo della scadenza, dalla riflessione collettiva attorno al senso della verità e della giustizia che le storie di questi compagni ancora oggi reclamano, in continuità con i percorsi che da qualche tempo vedono impegnati ampi settori di movimento, non solo romano.

Vorremmo, in un primo momento pubblico, ricostruire in termini storici e politici il ruolo giocato dalle forze dell’ordine, dai fascisti di ieri e di oggi, dalla intellighenzia revisionista e dalle istituzioni, nella costruzione di un apparato repressivo, e anche culturale, che ancora oggi agisce in linea di continuità con l’eredità fascista. Porre una serie di punti chiari che possano continuare a circolare come elementi condivisi di riflessione nel modo più ampio e collettivo possibile, nella nostra rivendicazione di verità e giustizia per Walter come per Carlo, Dax e Renato.

Vorremmo poi costruire un corteo cittadino, per denunciare ancora i responsabili per la morte di Walter Rossi, ma anche dove poter agitare tutte quelle rivendicazioni che negli ultimi anni hanno visto protagonista il movimento e che saranno in parte anche frutto della discussione collettiva dei giorni precedenti.

Convochiamo per questo una assemblea cittadina per mercoledì 5 settembre presso l’Ex SNIA (orario da definire).

PROMUOVONO L’APPELLO: Associazione Walter Rossi, Spazio Sociale EX 51, Sinistra 19, PRC-SE “Puletti”, PRC-SE “Cicinelli”, PRC-SE “Donini”, R.A.M., compagne e compagni Antagonisti Primavalle, Claudio Ortale capogruppo PRC-SE Municipio Roma 19.

(seguono adesioni )

ADERISCONO ALL’APPELLO:

Adriana Spera capogruppo PRC-SE al Comune di Roma, Giovanni Barbera capogruppo PRC-SE Municipio 17, ANPI Trionfale, Vincenzo Miliucci Confederazione Cobas, Ghirmai Tewelde capogruppo PRC-SE Municipio 18, Caterina Patti assessore alla Cultura Municipio 19, Maurizio Paradisi Responsabile Sport Federazione Roma PRC-SE, Vittorio Mantelli Dipartimento Nazionale Inchiesta PRC-SE, Associazione A.M. “Musu”, Associazione “Iskida”, Luca Fontana segretario Circolo PRC-SE “Che Guevara”, Gabriele Polo direttore quotidiano “IL MANIFESTO”, Renato Grimaldi Circolo Sinistra Europea Ambiente Territorio e Beni Comuni, Ivano Peduzzi capogruppo PRC-SE alla Regione Lazio, Enrico Luciani consigliere PRC-SE alla Regione Lazio, Nando Simeone Vice Presidente del Consiglio Provinciale di Roma, Valentina Steri assessore alla Scuola Municipio 16, Massimiliano Ortu capogruppo PRC-SE Municipio 16, Bianca Bracci Torsi Responsabile Dipartimento Nazionale Antifascismo PRC-SE, Tano D’Amico fotografo, Carlo Ranuzzi Staff Gruppo Capitolino PRC-SE, Guido Mozzetta segretario regionale PRC-SE del Lazio, Salvatore Bonadonna senatore PRC-SE, Stefano Zuppello assessore alla Mobilità Municipio IV, Carla Corciulo responsabile regionale Scuola PRC-SE del Lazio, Roberto Giordano segreteria FP CGIL Roma Sud, Federazione di Roma PRC-SE, Massimiliano Smeriglio deputato e segretario della Federazione di Roma del PRC-SE, Confederazione COBAS, Elio Romano responsabile regionale Ambiente e Territorio PRC-SE del Lazio, Fabrizio Burattini Segretario CGIL Roma Sud, Gualtiero Alunni (Direzione PRC di Roma), Ettore Zerbino psichiatra, Renata Ilari insegnante, Simona Ricotti CPN - PRC-SE, Rina Spagnoli Assessore Politiche Educative e Scolastiche Municipio XV, Luca Cattolico - ARCI, Gianluca Trasmondi consigliere MunicipioXV PRC-SE, Stefano OTERI - COBAS Ministero Economia e Finanze, Radio Città Aperta, Unione Sindacale Italiana USI AIT Segreteria ed Esecutivo Federazione di Roma, Andrea Catarci Presidente del Municipio Roma XI, Stefano Galieni Coordinatore del dipartimento immigrazione Prc SE, Claudio Favale - Architetto, Tonino Camuso e Cosimino Pecere a nome dell’Archivio storico Benedetto Petrone, Associazione Sinistra Critica ROMA, Riccardo Alfonso direttore Fidest agenzia giornalistica, Ettore Davoli comitato nomortilavoro, Giuseppe Pelli segretario Circolo PRC-SE “Rigoberta Menchù”, Lucia Bruno, Associazione Ex Lavanderia, Pina Rozzo Vicepresidente della Provincia di Roma, RdB/CUB MEF

PER ADERIRE: posta@associazionewalterrossi.it

sergio falcone 12/08/2007 19:02


Primo settembre a focene

Sab, 07/28/2007 - 11:02

veritaperrenato.noblogs.org

Sabato 1 settembre. Un fiore per Renato, per non dimenticare.


Erano le 5 del mattino del 27 agosto 2006 quando all'uscita da una festa reggae presso il Buena Onda sul litorale di Focene, veniva aggredito e ucciso con 8 coltellate, da due giovani del luogo, Renato Biagetti. Un’aggressione premeditata avvenuta in pochi secondi. Pochi secondi e tanta ottusa e insensata follia, per infliggere otto coltellate dirette a punti vitali che hanno ucciso uno di noi...tutti noi.
La sua unica colpa: essere lì, a quella festa, con la sua compagna e i suoi amici. La sua unica colpa essere considerato diverso, altro, estraneo a quel territorio. E' con quella frase "è finita la festa? e allora che cazzo ce state a fa qua! tornatevene a Roma!" che sono iniziati gli attimi più sconvolgenti e violenti della vita di Renato e di chi quella sera era insieme a lui.
Da subito i giornali hanno parlato di rissa tra balordi, da subito la verità è stata manipolata da omissioni e depistaggi, da subito in molti hanno tentato di raccontarci che la politica non c'entrava niente.
Da subito noi, familiari, amici, fratelli e sorelle di Renato abbiamo lottato per far emergere con forza la verità: che Renato non era un balordo e che quella era stata un'aggressione, che la politica c'entra perchè chi esce di casa armato di lama per aggredire chiunque venga considerato diverso, di sinistra, omosessuale o di colore è comunque un fascista. La verità purtroppo la conoscevamo già, forse anche prima di quella terribile notte. Conoscevamo i mandanti, lo sfondo e le motivazioni politiche delle imboscate, la viltà e l’infamità dell’intolleranza tramandata come valore familiare e che invece genera mostri, conoscevamo la stupidità e l’arroganza degli autori materiali di raid e aggressioni, conoscevamo i disegni della destra, i doppiopetto in primo piano e le squadracce nella notte.

Dopo la morte di Renato non si può più tornare indietro. Per tutto questo
lungo anno, nell’indifferenza della politica, delle istituzioni e dell’opinione pubblica, abbiamo continuato a denunciare questo clima.
Le aggressioni a Villa Ada e alla casa occupata di Casalbertone sono altri gravissimi episodi che dimostrano che tale estremismo non può essere trattato con una becera equidistanza o con la semplice indignazione, legittimando di fatto la presenza di covi neofascisti nella nostra città e nelle nostre periferie.

E' passato un anno da quella maledetta notte, un anno che ha visto tantissimi compagni e compagne, amici e amiche, la gente comune attivarsi, ognuno a suo modo. Manifestare insieme il rifiuto della violenza fascista, raccontare la storia di Renato, gridare a gran voce la verità su quella notte, organizzare iniziative in giro per l'Italia, continuare a far vivere nei progetti in cui lui credeva, i sogni di Renato.
Tutte le iniziative organizzate hanno comunicato messaggi di vita, di entusiasmo, hanno rimesso al centro dell'attenzione l'antifascismo e il rifiuto della cultura del coltello come valori fondanti della nostra storia che devono essere ribaditi ancora oggi, tutti i giorni, con forza e convinzione.
Il 1 settembre saremo a Focene, un anno dopo quella tragica notte, con la forza e la determinazione di chi non ha dimenticato e ha ancora voglia che anche gli abitanti di quella zona ascoltino il suono della verità. Per portare un fiore a Renato, per raccontare a tutti quelli che vivono quell'estremo territorio periferico solo d'estate o tutti i giorni dell'anno ciò che è accaduto un anno fa. Contro il silenzio e l’omertà che rende colpevoli e conniventi.

Per il 2 settembre inoltre proponiamo un'assemblea nazionale antifascista a cui invitiamo a partecipare tutti coloro che saranno a Focene il 1 settembre, per ragionare insieme come continuare a far vivere la storia di Renato nelle lotte e nei percorsi che ognuno di noi porta avanti e come dare un respiro nazionale al percorso antifascista.

Invitiamo tutti e tutte a costruire insieme la giornata del 1 settembre a Focene, a portare il proprio contributo, le proprie idee, i proprio rumori, i propri percorsi di lotta quotidiani, in questa manifestazione che ci stiamo immaginando fortemente comunicativa e determinata, fatta di musica e parole, di rabbia e amore.

Con Renato nel cuore

1 SETTEMBRE 2007
CON RENATO NEL CUORE
MANIFESTAZIONE A FOCENE

Per info e adesioni
veritaperrenato.noblogs.org
veritaperrenato@inventati.org

sergio falcone 12/08/2007 18:57

Io se fossi Dio


Io se fossi Dio
e io potrei anche esserlo
sennò non vedo chi.

Io se fossi Dio
non mi farei fregare dai modi furbetti della gente
non sarei mica un dilettante
sarei sempre presente.
Sarei davvero in ogni luogo a spiare
o meglio ancora a criticare
appunto cosa fa la gente.
Per esempio, il piccolo borghese
com’è noioso
non commette mai peccati grossi
non è mai intensamente peccaminoso.
Del resto, poverino, è troppo misero e meschino
e pur sapendo che Dio è più esatto di una Sveda
lui pensa che l’errore piccolino non lo conti o non lo veda.

Per questo
io se fossi Dio
preferirei il secolo passato
se fossi Dio
rimpiangerei il furore antico
dove si odiava e poi si amava
e si ammazzava il nemico.

Ma io non sono ancora
nel regno dei cieli
sono troppo invischiato
nei vostri sfaceli.

Io se fossi Dio
non sarei così coglione
a credere solo ai palpiti del cuore
o solo agli alambicchi della ragione.

Io se fossi Dio
sarei sicuramente molto intero
e molto distaccato
come dovreste essere voi.

Io se fossi Dio
non sarei mica stato a risparmiare
avrei fatto un uomo migliore.
Sì, va be’, lo ammetto
non m’è venuto tanto bene
ed è per questo, per predicare il giusto
che io ogni tanto mando giù qualcuno
ma poi alla gente piace interpretare
e fa ancora più casino.

Io se fossi Dio
non avrei fatto gli errori di mio figlio
e sull’amore e sulla carità
mi sarei spiegato un po’ meglio.

Infatti non è mica normale
che un comune mortale
per le cazzate tipo compassione e fame in India
c’ha tanto amore di riserva
che neanche se lo sogna
che mi viene da dire
“Ma dopo come fa a essere così carogna?”,

E io se fossi Dio
non sarei ridotto come voi
e se lo fossi io certo morirei
per qualcosa di importante.

Purtroppo l’occasione
di morire simpaticamente
non capita sempre
e anche l’avventuriero più spinto
muore dove gli può capitare
e neanche tanto convinto.

Io se fossi Dio
farei quello che voglio
non sarei certo permissivo
bastonerei mio figlio
sarei severo e giusto
stramaledirei gli inglesi
come mi fu chiesto
e se potessi
anche gli africanisti e l’Asia
e poi gli americani e i russi
bastonerei la militanza
come la misticanza
e prenderei a schiaffi
i volterriani, i ladri
gli stupidi e i bigotti
perché Dio è violento.
E gli schiaffi di Dio
appiccicano al muro tutti.

Ma io non sono ancora
nel regno dei cieli
sono troppo invischiato
nei vostri sfaceli.

Finora abbiamo scherzato.
Ma va a finire che uno
prima o poi ci piglia gusto
e con la scusa di Dio tira fuori
tutto quello che gli sembra giusto.

E a te ragazza
che mi dici che non è vero
che il piccolo borghese
è solo un po’ coglione
che quell’uomo è proprio un delinquente
un mascalzone, un porco in tutti i sensi, una canaglia
e che ha tentato pure di violentare sua figlia.

Io come Dio inventato
come Dio fittizio
prendo coraggio
e sparo il mio giudizio e dico:
speriamo che a tuo padre
gli sparino nel culo, cara figlia.
Così per i giornali diventa
un bravi padre di famiglia.

Io se fossi Dio
maledirei davvero i giornalisti
e specialmente tutti
che certamente non son brave persone
e dove cogli, cogli sempre bene.
Compagni giornalisti, avete troppa sete
e non sapete approfittare delle libertà che avete
avete ancora la libertà di pensare
ma quello non lo fate
e in cambio pretendete la libertà di scrivere
e di fotografare.
Immagini geniali e interessanti
di presidenti solidali e di mamme piangenti.
E in questa Italia piena di sgomento
come siete coraggiosi, voi che vi buttate
senza tremare un momento.
Cannibali, necrofili, deamicisiani, astuti
e si direbbe proprio compiaciuti.
Voi vi buttate sul disastro umano
col gusto della lacrima in primo piano.
Sì, vabbe’, lo ammetto
la scomparsa dei fogli e della stampa
sarebbe forse una follia
ma io se fossi Dio
di fronte a tanta deficienza
non avrei certo la superstizione della democrazia.

Ma io non sono ancora
nel regno dei cieli
sono troppo invischiato
nei vostri sfaceli.

Io se fossi Dio
naturalmente io chiuderei la bocca a tanta gente
nel regno dei cieli non vorrei ministri
né gente di Partito tra le palle
perché la politica è schifosa
e fa male alla pelle.
E tutti quelli che fanno questo gioco
che poi è un gioco di forze ributtante e contagioso
come la lebbra e il tifo
e tutti quelli che fanno questo gioco
c’hanno certe facce
che a vederli fanno schifo
che siano untuosi democristiani
o grigi compagni del Pci.
Son nati proprio brutti
o perlomeno tutti finiscono così.

Io se fossi Dio
dall’alto del mio trono
vedrei che la politica è un mestiere come un altro
e vorrei dire, mi pare, a Platone
che il politico è sempre meno filosofo
e sempre più coglione.
È un uomo a tutto tondo
che senza mai guardarci dentro scivola sul mondo
che scivola sulle parole
anche quando non sembra o non lo vuole.
Compagno radicale
la parola compagno non so chi te l’ha data
ma in fondo ti sta bene
tanto ormai è squalificata
compagno radicale
cavalcatore di ogni tigre, uomo furbino
ti muovi proprio bene in questo gran casino
e mentre da una parte si spara un po’ a casaccio
e dall’altra si riempiono le galere
di gente che non c’entra un cazzo.
Compagno radicale
tu occupati pure di diritti civili
e di idiozia che fa democrazia
e preparaci pure un altro referendum
questa volta per sapere
dov’è che i cani devono pisciare.

Compagni socialisti
ma sì, anche voi insinuanti, astuti e tondi
compagni socialisti
con le vostre spensierate alleanze
di destra, di sinistra, di centro
coi vostri uomini aggiornati
nuovi di fuori e vecchi di dentro
compagni socialisti, fatevi avanti
che questo è l’anno del garofano rosso e dei soli nascenti
fatevi avanti col mito del progresso
e con la vostra schifosa ambiguità
ringraziate la dilagante imbecillità.

Ma io non sono ancora
nel regno dei cieli
sono troppo invischiato
nei vostri sfaceli.

Io se fossi Dio
non avrei proprio più pazienza
inventerei di nuovo una morale
e farei suonare le trombe
per il Giudizio universale.

Voi mi direte: perché è così parziale
il mio personalissimo Giudizio universale?
Perché non suonano le mie trombe
per gli attentati, i rapimenti
i giovani drogati e per le bombe?
Perché non è comparsa ancora l’altra faccia della medaglia.
Io come Dio, non è che non ne ho voglia
io come Dio, non dico certo che siano ingiudicabili
o addirittura, come dice chi ha paura, gli innominabili
ma come uomo come sono e fui
ho parlato di noi, comuni mortali
quegl’altri non li capisco
mi spavento, non mi sembrano uguali.
Di loro posso dire solamente
che dalle masse sono riusciti ad ottenere
lo stupido pietismo per il carabiniere
di loro posso dire solamente
che mi hanno tolto il gusto
di essere incazzato personalmente.
Io come uomo posso dire solo ciò che sento
cioè solo l’immagine del grande smarrimento.

Però se fossi Dio
sarei anche invulnerabile e perfetto
allora non avrei paura affatto
così potrei gridare, e griderei senza ritegno che è una porcheria
che i brigatisti militanti siano arrivati dritti alla pazzia.

Ecco la differenza che c’è tra noi e gli innominabili:
di noi posso parlare perché so chi siamo
e forse facciamo più schifo che spavento
di fronte al terrorismo o a chi si uccide c’è solo lo sgomento.

Ma io se fossi Dio
non mi farei fregare da questo sgomento
e nei confronti dei politici
sarei severo come all’inizio
perché a Dio i martiri
non gli hanno fatto mai cambiar giudizio.

E se al mio Dio che ancora si accalora
gli fa rabbia chi spara
gli fa anche rabbia il fatto
che un politicante qualunque
se gli ha sparato un brigatista
diventa l’unico statista.

Io se fossi Dio
quel Dio di cui ho bisogno come di un miraggio
c’avrei ancora il coraggio di continuare a dire
che Aldo Moro insieme a tutta la Democrazia cristiana
è il responsabile maggiore di trent’anni di cancrena italiana.

Io se fossi Dio
un Dio incosciente enormemente saggio
c’avrei anche il coraggio di andare dritto in galera
ma vorrei dire che Aldo Moro resta ancora
quella faccia che era.

Ma in fondo tutto questo è stupido
perché logicamente
io se fossi Dio
la Terra la vedrei piuttosto da lontano
e forse non ce la farei ad accalorarmi
in questo scontro quotidiano.

Io se fossi Dio
non mi interesserei di odio o di vendetta
e neanche di perdono
perché la lontananza è l’unica vendetta
è l’unico perdono.

E allora
va a finire che se fossi Dio
io mi ritirerei in campagna
come ho fatto io.


Giorgio Gaber

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