Overblog
Suivre ce blog
Editer l'article Administration Créer mon blog
23 août 2007 4 23 /08 /août /2007 02:03






Liberazione 23 /08/07
di Davide Varì

Singolare la dinamica del fermo: convocata in questura per un multa è stata poi trattenuta. Soddisfatto Prodi: «Era una pericolosa latitante» L’ex Br Marina Petrella arrestata a Parigi

L'ex ministro della giustizia francese Dominique Perben l’aveva promesso: «Valuteremo caso per caso, gli atti di terrorismo commessi in Ita lia dopo l’82». Una risposta accondiscentente nei con fronti della foga giustizialista dell’allora guardasigilli Ro berto Castelli, impegnatissi mo a garantire la galera a tutti i cosiddetti «prigionieri politici» rifugiatisi in Francia ne gli anni’80.

Finiva così, dopo venti e passa anni, la “dottrina Mitterand”: una prassi elaborata da un équipe di alti ufficiali di polizia, avvocati, magistrati e da consiglieri dell’Eliseo che non si fidavano di una giustizia italiana pervasa dall’emergenzialismo di allora. Il primo a fare le spese di questo cambio di rotta è stato Paolo Persichetti, oggi è la volta di Marina Petrella, fermata ieri dalla polizia france se per reati commessi quasi trent’anni fa.

Strana storia quella delle estradizioni italofrancesi. Lo stesso Ferdinando Imposimato, giudice istruttore del processo Moro ha dichiarato esplicitamente di non credere alla favola secondo cui in Francia non sapessero quale fosse la vera identità di Marina Petrella. Allora perchè aspettare tanto tempo? Perchè proprio oggi? Cosa è cambiato nel frattempo? Le autorità francesi, la polizia sapeva benissimo dove viveva e cosa faceva Marina Petrella. Tanto è vero che la sua è stata una “cattura a chiamata”: convocata in questura per dirimere delle questioni amministrative sorte in se guito ad un controllo stradale, si è poi ritrovata a dover ri spondere di tutt’altra faccenda.

Di una faccenda di quasi trent’anni fa per l’appunto. Viveva in Francia, a Parigi Marina Petrella. Nel corso del suo soggiorno  abitava in una banlieu  ha subito tante perquisizioni finite tutte in un nulla di fatto. Era un’altra persona ormai: aveva un nuovo compagno, una figlia ed un lavoro. Non sapeva che il suo nome era nella lista ne ra dei 12 ex brigatisti per i quali Castelli aveva chiesto l’estradizione.
Una richiesta, è bene precisare, ripresentata dall’attuale ministro della Giustizia, Clemente Mastella.

Oreste Scalzone, raggiunto al telefono a Parigi, non ha dubbi: «C’è un nodo molto gran de da affrontare: dobbiamo decidere una volta per tutte se chi ha vissuto quegli anni deve rispondere di delitti contro l’umanità. E’ l’unica formula non prescrivibile. Al lora diteci che quei reati sono imprescrivibili, ma abbiate il coraggio di dirlo».

Conosceva bene Marina, Oreste Scalzone: «Il modo ingenuo con cui è stata arrestata dimostra la sua scelta di avere un nuova vita. Tutti parlano di pace, continua Scalzone, ma la pace si fa con i nemici. Non possiamo delegare la pace ai fa miliari delle vittime di que gl’anni, alle madri dei morti ammazzati. Non sarebbe una richiesta umana: loro voglio no una giustizia infinita. Settemila persone arrestate e 60mila inquisiti. Non sono i numeri di una guerra questi?». Ed a quella guerra aveva preso parte anche Marina Petrel la. Arrestata per la prima volta nel 1978 con l’accusa di par tecipazione a banda armata e detenzione di armi nell’am bito dell’inchiesta sul seque stro di Aldo Moro, viene poi scarcerata per decorrenza dei termini nel maggio 1980. Un nuovo arresto avviene nel di cembre 1982 dopo uno scon tro con i carabinieri su un au tobus a Roma. Nel 1988 viene poi condannata all’ergastolo nel processo Moro ter, in riferimento agli attentati riven dicati a Roma dalle Br tra il 1977 ed il 1982. In carcere, a Rebibbia, si sposa e concepi sce la prima figlia, Elisea. Nel frattempo viene condannata ma la sentenza la raggiunge quando si trova già in Francia grazie alla libertà ottenuta per decorrenza dei termini di custodia cautelare.

Tante le reazioni politiche al la sua cattura. Da Prodi, che parla di «brillante operazione delle forze dell’ordine france si»  forse deve essergli sfuggita la dinamica dell’arresto  a Mastella e Amato che hanno espresso il loro «più vivo compiacimento e ringrazia mento» ai colleghi francesi. Puntuale e decisa la reazione di Volontè dell’Udc: «Basta pietismi e connivenze. Com plimenti alla polizia francese e a quella italiana. In attesa della estradizione del delin quente rosso Battisti dal Bra sile, accontentiamoci della brigatista in attività Petrella».

Ufficialmente Marina Petrel la è stata trattenuta in virtù di un mandato d’arresto provvisorio emesso dalle autorità italiane. La donna comparirà in tempi brevissimi davanti al tribunale di Pontoise che le potrebbe notificare lo stato di fermo. A quel punto lei potrà accettare o rifiutare l’estradi zione. Nel primo caso sarà estradata, mentre nel caso in cui si opponga, il procuratore generale di Versailles le notificherà, entro sette giorni, il mandato d’arresto e la documentazione relativa al suo dossier giudiziario. Se si opporrà all’estradizione verso l’Italia, comparirà in tribunale entro 10 giorni.
- - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - 


Agence France-Presse, rubrique Justice

David Arrode
France-Italie-justice,LEAD
Marina Petrella va s'opposer à son extradition, selon son avocate
 
   PARIS, 23 août 2007 (AFP) - Marina Petrella, l'ancienne membre des Brigades rouges arrêtée mardi à Argenteuil (Val-d'0ise) et réclamée par l'Italie, va contester son extradition, a-t-on appris jeudi auprès de son avocate Irène Terrel.
   "On va certainement dans les jours qui viennent déposer une demande de mise en liberté avant de s'opposer à l'extradition", a déclaré à l'AFP Me Terrel.
   Marina Petrella, 53 ans, a été arrêtée mardi au commissariat d'Argenteuil où elle s'était rendue en compagnie de sa fille de 10 ans à la suite d'un contrôle routier, a expliqué son avocate. Elle a été placée mercredi sous écrou extraditionnel et incarcérée à Versailles.
   Condamnée en Italie en 1992 à la réclusion à perpétuité pour avoir tué un commissaire de police et grièvement blessé son chauffeur, à Rome en 1981, ainsi que pour séquestration d'un magistrat, vol avec arme et attentats, Marina Petrella était réfugiée depuis les années 1980 en France "où elle vivait au grand jour", selon Me Terrel.
   Mme Petrella travaillait comme assistante sociale dans le Val d'Oise et vivait à Argenteuil, mariée à un Français avec qui elle a eu une petite fille, aujourd'hui âgée de dix ans. Elle est mère d'une autre fille, née en prison en Italie en 1983.
   "Elle avait un titre de séjour de dix ans", a insisté Me Irène Terrel.
   Si elle est validée par la chambre de l'instruction de la cour d'appel de Versailles, la procédure d'extradition peut encore être contestée devant la Cour de cassation. Dans le cas où la plus haute autorité judiciaire confirmerait l'extradition, il reviendrait au Premier ministre de signer le décret d'extradition, qui peut être attaqué devant le Conseil d'Etat et éventuellement la Cour européenne des droits de l'Homme.
   Marina Petrella faisait partie des douze anciens militants d'extrême gauche condamnés pour crimes de sang en Italie, dont Rome avait demandé l'extradition à la France en octobre 2006 et parmi lesquels figurait Cesare Battisti, arrêté le 18 mars à Rio de Janeiro (Brésil).
   Tous avaient bénéficié de la "doctrine" ou "jurisprudence Mitterrand", l'engagement de l'ancien président de la République, pris en 1985, de ne pas extrader ces personnes à condition qu'elles renoncent à la violence, excluant toutefois les auteurs de crimes de sang. Cet usage non écrit a tenu jusqu'en août 2002, lorsqu'une première extradition a frappé l'un de ses bénéficiaires, Paolo Persichetti.
   Interrogé jeudi par l'AFP, l'ancien activiste Oreste Scalzone, rentré en février en Italie après plus de vingt ans passés en France, a dénoncé une arrestation "lamentable et glauque pour des faits qui remontent à des décennies".
   Cet ancien dirigeant des Comités communistes révolutionnaires et du groupe Pouvoir ouvrier, rentré en Italie après la prescription des crimes pour lesquels il avait été condamné en 1983, a dit espérer du président français Nicolas Sarkozy "une certaine grandeur" consistant à refuser l'extradition de Marina Petrella.
   M. Scalzone a en revanche dénoncé "le cynisme abject" du président du Conseil italien Romano Prodi, qui a salué une "opération brillante".

- - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - -
da Il Giornale
giovedì 23 agosto 2007

Arrestata a Parigi l?ex br Petrella. Scalzone: "Rovineremo la sinistra"


.../... Il presidente del Consiglio Romano Prodi, ha espresso «grande soddisfazione per la brillante operazione che ha permesso l?arresto di una pericolosa latitante». I ministri dell?Interno e della Giustizia, Giuliano Amato e Clemente Mastella, si sono detti compiaciuti per «la comune volontà di Italia e Francia di combattere ogni forma di terrorismo».

La venticinquenne figlia di Marina Petrella ha chiesto alla Francia di «mantenere la promessa di non estradarla». Oreste Scalzone, ex leader di Potere Operaio e punto di riferimento parigino dei rifugiati italiani degli «anni di piombo» ha annunciato l?intenzione di occuparsi del «destino» di Marina Petrella e «di qualche altro»:
«Cominceremo - ha detto - con una carovana, con delle marce da Parigi a Palermo: ci toccherà utilizzare metodi della non violenza attiva, che possono essere cattivi. Rovineremo reputazioni, e manderemo a casa parlamentari, soprattutto di sinistra».



Care/i Compagne/i

 
Marina Petrella è stata arrestata ieri vicino a Parigi. Si trova ormai
in carcere a Versailles in attesa di procedimento di estradizione. La
macchina giudiziaria contro i rifugiati politici italiani in Francia
riprende una volta di più il suo corso di meccanismo cieco e spietato.
Schiacciando, nel caso specifico, come « danno collaterale »,
l'esistenza dei famigliari di Marina, fra i quali, in particolare, di
una delle sue figlie di solo dieci anni.
 
Proponiamo a tutti coloro che possono rendersi utili rapidamente di
partecipare a una riunione di lavoro – una prima presa di contatto per
sapere su chi poter contare e quello che c'è di più urgente da fare -
Domani, Giovedí 23 Agosto, alle ore 18 a :
CICP – 21 Ter rue Voltaire, 75020 Paris, Métro Rue des Boulets
 
Una riunione pubblica al fine di aprire una più ampia discussione
sulla mobilitazione da intraprendere a più lungo termine si terrà
dopodomani, Venerdi' 24 Agosto alle 18 allo stesso indirizzo :
 
 CICP – 21 ter rue Voltaire, 75020 Paris, Métro Rue des Boulets
 
Contando sulla vostra presenza domani e venerdí, un saluto a tutti
 
Oreste & Co

- - - - - - -

Chères /chers camarades
 
Marina Petrella a été arrêtée hier près de Paris. Elle est désormais
placée sous écrou  extraditionnel à la Maison d'Arrêt de Versailles.
La machine judiciaire contre les réfugiés politiques italiens en
France reprend une fois de plus son cours de mécanisme aveugle et
impitoyable. Broyant, dans le cas spécifique, comme « dommage
collatéral », l'existence des proches de Marina, parmi lesquels, avant
tout, celle d'une de ses filles de seulement dix ans.
 
Nous proposons à ceux qui sont susceptibles de se rendre utiles
rapidement de participer à une réunion de travail - une première prise
de contact pour savoir sur qui l'on peut compter et ce qu'il y à faire
de plus urgent -
Demain, Jeudi 23 Août à 18 heures au :

CICP – 21 ter rue Voltaire, 75020 Paris, Métro Rue des Boulets
 
Une réunion publique afin d'ouvrir une plus ample discussion sur la
mobilisation à entreprendre à plus long terme se tiendra après-demain,
Vendredi 24 Août à 18 heures à la même adresse :
 
 CICP – 21 ter rue Voltaire, 75020 Paris, Métro Rue des Boulets
 
En comptant sur votre présence demain et vendredi, un salut à tous
 
Oreste & Co

Partager cet article

Published by Oreste Scalzone - dans orestescalzone
commenter cet article

commentaires

sergio falcone 24/08/2007 01:37


Il caso Petrella e la discarica Italia

di Giuseppe Genna
• FIRMA LA PETIZIONE CONTRO L'ESTRADIZIONE DI MARINA PETRELLA
E' davvero curioso e tipicamente italiano che il premier Romano Prodi, cattolicissimo, commenti così l'arresto di Marina Petrella [a sinistra in foto di repertorio], ex Br rifugiatasi in Francia con l'assicurazione che garantiva, fino al caso Battisti, la cosiddetta "dottrina Mitterrand": "Grande soddisfazione per la brillante operazione. L'arresto - ha aggiunto il premier - dimostra l'importanza della cooperazione internazionale in tema di lotta alla criminalità e al terrorismo. Confidiamo che la richiesta di estradizione già avanzata negli anni scorsi possa essere presto soddisfatta. Con questo arresto - ha concluso Prodi - siamo certi si potrà cercare di fare luce su uno dei periodi più bui, tragici e assurdi della nostra storia repubblicana". Cominciasse lui a fare luce su quel periodo, visto che ci sta immerso da quasi trent'anni: il cattolicissimo premier stava infatti seduto a un tavolino a fare una seduta spiritica, quando emerse il nome "Gradoli" - e si andò a cercare Moro a Gradoli, non in via Gradoli a Roma, covo delle Br. Un bell'atto di occultismo: della notizia che poteva salvare la vita al presidente Dc. In realtà, visto che non possiamo non dirci cattolici e ai medium non crediamo, una bufala: da dove Prodi seppe di "Gradoli"? E' soltanto un rilievo superficiale, a fronte della gravità di quanto sta accadendo in queste ore. Iniziamo da questo: Marina Petrella non è una terrorista.

Marina Petrella è stata una terrorista, piuttosto. La "brillante operazione" che soddisfa tanto Romano Prodi nasce da un casuale controllo effettuato da una pattuglia della polizia stradale. C'è una lista, inviata ai tempi del governo Berlusconi a quello francese, in cui sono indicati i nomi dei rifugiati che l'Italia desidera siano estradati. Poco è cambiato da Berlusconi a Prodi: quella lista è la pietra tombale su una promessa fatta da un Presidente di Francia, rispettata da nove primi ministri e, di colpo, inapplicata. Con quali effetti andiamo a vedere. Prima di tutto, inquadriamo il caso di Marina Petrella. Ecco come l'approccia Repubblica.it: "La brigatista ha subito una condanna all'ergastolo al termine del cosiddetto processo Moro Ter. Il dibattimento, che riguardava le azioni delle Brigate Rosse a Roma compiute tra il 1977 e il 1982, si era concluso con 153 condanne. Di queste 26 erano ergastoli e 1.800 anni erano gli complessivi di detenzione. Solo 20 assoluzioni. All'epoca della condanna inflittale dalla Corte d'Appello di Roma, la Petrella era contumace in quanto scarcerata per decorrenza dei termini e aveva trovato da anni rifugio a Parigi, dove viveva un'esistenza irreprensibile. La sentenza venne poi confermata dalla Cassazione che annullò, con rinvio a un'altra sezione penale della Corte d'Appello di Roma, solo la sentenza nei riguardi di Eugenio Ghignoni, condannato in secondo grado a 15 anni di prigione. La 'primula rossa', già sposata al brigatista Luigi Novelli, si era successivamente legata a un algerino dal quale ha avuto una figlia". Il gioco è già fatto: "brigatista", "primula rossa", "contumace" mentre erano scaduti i termini di custodia. L'atteggiamento del lettore medio è già plasmato. Stare a Parigi viene evidentemente interpretato come un paradiso. Mutare l'esistenza, rifarsi da capo una famiglia, apprendere a vivere normalmente in un contesto sano. Esiti che il carcere dovrebbe iscrivere in cima alla lista dei suoi effetti primari e che invece svaniscono a fronte della realtà. Poco importa che, a trent'anni dall'affaire Moro, Petrella fosse una donna qualunque, rispettosa delle leggi e della disciplina che una nazione aveva adottato come promessa indelebile per accoglierla e cercare di porre uno stop all'impossibilità di metabolismo storico che l'Italia, a una simile distanza di tempo, sembra tuttora incapace di agire sulle proprie tragedie. Però queste sono considerazioni ancora superficiali, rispetto a una questione un poco più profonda e a un successivo problema che va eviscerato fino ad abissali artesianesimi. Anzitutto il paravento del terrorismo. Questa dottrina di contenzione psichica collettiva, la lotta al terrorismo, che è il residuo tossico di ciò che è rimasto dopo gli entusiastici annunci di un Nuovo Ordine Mondiali lanciati dal Presidente USA che faceva guerra all'Iraq ed era ed è il papà del Presidente USA che fa guerra all'Iraq ora - questa indegnità globale usata come paravento per operazioni di ogni natura, che coprono l'intero spettro del criminogeno planetario, è proprio l'ombrello sotto cui si pone il premier italiano accomunando Petrella ai terroristi di oggi. Lo fa del tutto spontaneamente. La lotta al terrorismo è andare a perseguitare una persona che, dopo trent'anni, è distante miliardi di miglia dal terrorismo. A spingere a questa allegra equazione il nostro bonario premier è un fatto decisivo: Petrella non ha pagato, non si è pentita, non si è contrita dietro le sbarre, non ha subìto le violenze che i nostri carceri sovraffollati garantiscono come corollari impliciti alla permanenza in quei civili soggiorni. Ecco l'anima giacobina, ecco il fascismo italiano di destra e sinistra, il fascismo antropologico, uscire in tutto il suo splendore, assai simile al lucore sul dorso delle blatte soprese dall'accensione repentina della luce: l'ex terrorista deve marcire in carcere, deve piegarsi e martirizzarsi, deve chiedere perdono e stare zitto perché tanto il perdono non glielo si concederà, poiché soltanto un atto eccezionale, umanissimo e cristiano, potrebbe condurre il parente di una vittima di terrorismo a perdonare l'uccisore. Ma, nonostante non possiamo non dirci cristiani, di fatto possiamo: questo non era nei Settanta e tantomeno è adesso un Paese umano o cristiano. Sembra un Paese cattolico, ma di fatto non lo è. E' un'accolita di spiriti legalitari secondo la legge del taglione, è una nazione in cui, all'indomani della strage impensabile di Duisburg, il quotidiano Libero titola "Finché si ammazzano fra loro", è un termitaio dove chiunque è mosso da una sete di violenza giunta al culmine per l'incredibile assenza di sicurezza minimale a cui il cittadino è sottoposto o per le bizzarrie di un sistema legale che appare impazzito (l'altroieri un calabrese disoccupato e disperato è stato arrestato, per avere mangiato un pranzo con i prodotti di un ipermercato lombardo prima di presentarsi alle casse: rischia vent'anni - ripeto: vent'anni). Le dichiarazioni di Prodi, la sua felicità contenuta e bonacciona a carico di due tragedie (quella di Marina Petrella e quella dei familiari di Moro), sono la migliore esperienza dimostrativa che il Paese può fottersene ormai delle distinzioni tra destra e sinistra, poiché è rattrappito sui suoi minimi storici, cioè ai suoi elementi basali: guelfi contro ghibellini, riunificati dalla sete di una giustizia tutta particolare, implacabile e postuma fino al fuori tempo massimo, nella cecità più assoluta e nel disinteresse rispetto a ciò che questa supposta "giustizia" comporta per la società - cioè nulla. Poiché Petrella in carcere non dà alcun vantaggio a nessuno in Italia. Nemmeno ai familiari di Aldo Moro, che immagino siano ben più assetati di giustizia giusta: vogliano, cioè, conoscere i responsabili e le meccaniche effettive che condannarono l'ex presidente del Consiglio a una morte devastante per il nostro Paese, per il suo sviluppo civile. E' un caso ampio, che ha prodotto, in sede processuale e di commissione governativa migliaia di pagine, coinvolgendo tutto il momento storico vigente ai tempi del rapimento e dell'assassinio: attuale premier incluso, come abbiamo visto - oltre ad Andreotti, il Papa, la Cia, la loggia P2, la banda della Magliana e, come ultime ruote del carro, gli esecutori materiali, cioè i brigatisti. Dopo i casi Battisti e Petrella non c'è nemmeno più da preoccuparsi: la deriva antiterroristica che Francia e Italia hanno intrapreso è ben chiara. La Francia, che ha vergognosamente mancato alla sua parola, è squalificata nel suo onore nazionale: castri chimicamente i pedofili e si bei del suo presidente peronista; l'Italia, che cerca vendetta per non smettere mai di chiudere una stagione che soltanto qui poteva rimanere aperta (ma c'è chi apre revisionisticamente, senza la minima ombra di un'indagine innovativa, la fase della Resistenza...), è lasciata ai suoi contorcimenti storici, presa in un'impossibilità di sfogo energetico, poiché le due lotte fondamentali, con questa politica della beatitudine codina, non riusciranno ad avere libero sfogo: e intendo la lotta di casta che ha sostituito quella di classe, e la lotta tra generazioni.

sergio falcone 23/08/2007 20:58


Il paese perduto

di Antonio Moresco



[Due mesi fa è uscito il primo numero di una bellissima rivista letteraria, Il primo amore, espressione cartacea del sito omonimo, altrettanto bello. Dall'editoriale di Antonio Moresco, La rigenerazione, traggo un brano che mi sento di condividere pienamente.] (Valerio Evangelisti)

Non facciamo che disperarci per la situazione del nostro paese. Ci arriva l'immagine di un paese marcio, in cui ogni movimento e ogni intento tendono a venire bloccati, in ogni campo. Dentro questa cancrena milioni di donne e di uomini cercano di continuare a vivere e a perpetuarsi. Molti cercano di non sottrarsi alle proprie responsabilità, pur all'interno di una situazione simile, anche se non si fanno illusioni. Si cerca di comportarci con dignità, nel proprio lavoro e nella propria vita, si prende posizione pubblicamente, si va a votare anche quando ti farebbero passare la voglia di farlo, ecc... Perché, anche se è evidente a cosa sono stati ridotti il nostro paese e quella cosa chiamata "democrazia", non ci si può permettere di ignorare la drammatica contingenza in cui ci troviamo.

Siamo appena usciti — speriamo per molto — da una situazione di emergenza democratica e di disonore e servaggio, che hanno rivelato ancora una volta la gracilità delle strutture civili del nostro Paese. Ma non possiamo nasconderci che le aggregazioni di potere e controllo, verticali e orizzontali, palesi o occulte, si continuano a reggere su strutture in vario modo mafiose. Autoreferenzialità cieca, irresponsabilità di oligarchie politiche direttamente comprate e sotto padrone o che vanno avanti come se niente fosse coi loro piccoli giochi di potere e di casta.
Allo stesso modo si comportano i gruppi economici, religiosi, le macchine culturali, sportive, mediatiche e dell'intrattenimento. Come se avessimo di fronte tempi storici illimitati e non fossimo invece dentro un'emergenza che ha caratteri nuovi e mai visti prima, di specie. Piccoli gruppi che combattono per la propria sopravvivenza utilizzando precedenti strutture organizzative e mentali ormai oltrepassate, che non sono da tempo proporzionali a quanto sta avvenendo nella vita del nostro paese e del mondo. Gruppi politici che non riescono più a mascherare la plateale evidenza del fatto che le vere decisioni vengono prese altrove, sulla testa dei cittadini abbindolati con misere farse mediatiche. Gruppi intellettuali e culturali che stanno al gioco o che credono basti fare del piccolo fiancheggiamento di queste strutture terminali e inerti (ricavandone un utile di immagine e status) per avere esaurito il proprio compito e giustificato eticamente la propria presenza.
Vediamo ogni giorno sui giornali gli specchietti delle collocazioni politiche dei vari intellettuali, le zone politiche attorno a cui gravitano, con tanto di costellazioni di faccine rotanti attorno a stelle morte da tempo. Strutture economiche cieche e di breve respiro, che hanno dimostrato più volte anche negli ultimi anni la loro irresponsabilità e spregiudicatezza e grettezza, giocando sulla pelle del paese in cambio di utili che a volte non riescono neppure a riscuotere. Strutture religiose secolari che esibiscono la loro pompa vuota e grottesca, la loro retorica senz'anima, il loro imperio e il loro furibondo attaccamento a ciò che le mantiene in vita, senza guardare in faccia nessuno, legandosi addirittura a quanto c'è di peggio nell'Italia e nel mondo, basta che agiti un'ipocrita maschera di facciata, basta ricavarne in cambio privilegi economici e potere di gestione e controllo.
Questa situazione senza speranza non attraversa solo il mondo pubblico e mediaticamente emerso, attraversa anche, da parte a parte, ogni postura umana, ogni fibra. Anche i corpi, le espressioni, i gesti, le facce trasmettono una sensazione di spossessamento e di morte, in questi anni. Basta andare in giro per strada e avere il coraggio di guardare in modo diretto i volti che ci stanno intorno, i gesti più comuni di uomini e donne, l'automatismo delle loro smorfie sociali e dei loro sorrisi incollati. Tutte queste chiostre televisive di denti perennemente allo scoperto, senza la giustificazione e il dono della felicità, dell'allegria e dell'amore. I discorsi che si sentono, le parole usate. La pesantezza di tutti questi volti nudi allineati sul sedile di fronte della metropolitana, la continua recita della vita da parte di questi poveri organismi buttati a riva dalla risacca delle generazioni. Questo è un paese che - non molti decenni fa – ha assaggiato il fascismo. E gli è piaciuto. Ciò che vediamo ogni giorno attorno a noi ci mostra in modo impietoso che siamo un paese perduto. Siamo un paese perduto. Chi non lo vuole vedere, e si limita ad agitare la consolazione di piccoli rimedi di facciata, è in realtà una persona cinica e senza speranza.

sergio falcone 23/08/2007 20:37

Poesia

Claudine Roméo & sergio falcone,A PAOLO PERSICHETTILa carte de vœuxà Paolo Persichetti,prison de ViterbeArrive un jour une carte de vœux,C’est une carte de Paolo,De sa prison, à Viterbo,Ce rapport de couleurPur et simple,Rouge-blanc,Feu et froid,Bonhomme de neige,Autoportrait de lui?...… En enfant … .Brûlant dans la froidure,Brûlure de toute sa force.Et blanc.Fière comme lui d’uneNaïveté voulue,J’écris à Paolo,“C’est pas comme les prisonniersau livre IV de laRépublique de Platon”. … car …Ici la lumière vient du fond de la caverne.Une chanson italienne disait:“Dei socialisti son piene le galere…Ma verrà quel giorno della Rivoluzione…”.Des partisans, des résistants,Qui nous aident à vivre,Vient la lumière,“Ma verrà quel giornoDella Rivoluzione”,La chanson aussi est une carte de vœux.Claudine RoméoA Paolo PersichettiDa casa; oggi, sei di gennaio due zero zero cinque,ore quindici e ventuno.Paolo Persichetti,nelle patrie galere,costretto,la madre Maria il figlio, l’unico, ad aspettare.Passan le stagioni,sulle piante in giardino,(la pioggia e il vento ed il chiarore lunare,un segno,a lasciare).Ora che i campanellini natalizi,consolazione e memoria d’Erri-De-Luca URRAH!,(tanto cari a),ora che gli allegri tintinnii,per le vie de’ ricchi,non s’odon più…Edificante!Edificante!Edificante!Terrificante,l’esser costretti,ancor oggi,(in internet navighiamo ma la pensione perdiamo),nella società dalla legge del valore dominata,l’esser costretti a,a sopravviver,il-venir-costretti-a.Con i ricchi chedi diventar poveripaura hanno.E per questo,ogni genere di nefandezzaproseguiranno,ogni pudore a dimenticare,imperterriti,col nuovo (ma tanto vecchio)anno.Con i poveri che,dalle sirene d’Ulisse drogati,RICCHI!,e ricchi, finalmente!,ad ogni costovoglion diventare.E per questo,ogni possibile insensatezza,ogn’identità di classe a smarrire,in campo,col nuovo (e tanto stancamente vecchio)anno,da subitometteranno.sergio falconeA Paolo PersichettiDe la maison; aujourd’hui, le 6 janvier zéro zéro cinque,Heures quinte et vingt minutes.Paolo Persichetti,Dans les galères nationalesObligé,La mère Marie le fils, le seul, qui attend.Les saisons se suivent,les plantes dans les jardins,(la pluie et le vent et le lueur lunaire,un signe,qu’il faut laisser).Maintenant que les petites cloches de Noel,consolation et mémoire d’Erri-De-Luca URRAH!(très chérs à),maintenant que les joyeux tintements,dans les rues des riches,on n’entend plus…Edifiant!Edifiant!Edifiant!Térrifiant,Etre obligés,Même aujourd’hui,(sur Internet nous naviguons mais la retraite nous perdons),être obligés à,à survivre,être-obligés-à.Avec les riches quede devenir pauvresont peur.Et pour cette raison,N’importe quelle infamitéils poursuivrons,Ayant oublié toute pudeur à oublier,ImperturbablesAvec la nouvelle (mais si vieille)année.Avec les pauvres que,drogués par les sirènes d’Ulisse,RICHES!Oui riches, finalement!à tout prixveulent dévenirEt pour cette raison,de chaque possible insensitétoute identité de classe égarée,sur le champ,avec la nouvelle (ainsi vieille et fatiguée)annéede maintenantvont s’habiller.sergio falcone(traduzione di Claudine Roméo)

sergio falcone 23/08/2007 20:28


SCIOPERO DELLA FAME AD OLTRANZA!
Per Marina Petrella, Cesare Battisti, Paolo Persichetti e tutti i rifugiati a rischio estradizione.

LIBERTA' PER I COMUNISTI!


sergio falcone

Archivio