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26 août 2007 7 26 /08 /août /2007 20:11

L'Humanité

Article paru
le 24 août 2007
Justice . Plusieurs faits troublants mettent à mal la thèse officielle du hasard dans l’interpellation de l’ex-activiste italienne.

Guet-apens ou infortune aux conséquences dramatiques ? La question mérite d’être posée au lendemain de l’arrestation de Marina Petrella, ex-membre des Brigades rouges. Convoquée au commissariat d’Argenteuil pour une vague histoire d’accident impliquant un véhicule ne lui appartenant plus, celle qui a déjà passé huit ans dans les geôles italiennes a depuis été incarcérée « sous écrou extraditionnel » à la maison d’arrêt de Versailles (lire notre édition d’hier). Difficile d’imaginer que les forces de l’ordre ignoraient le profil de la future auditionnée. Un simple clic de vérification sur leurs fichiers informatisés, comme le veut la procédure, leur a vraisemblablement suffit pour trouver que Marina Petrella était fichée avec une demande d’arrestation immédiate. De plus, les services de renseignements français n’ont jamais perdu la trace de celle qui - au côté de onze autres ex-activistes - figure sur la liste négociée entre la France et l’Italie en 2002, concernant les réfugiés à extrader en priorité.

La réaction quasi immédiate de Romano Prodi, suite à l’interpellation de Marina Petrella, met également à mal la thèse officielle du simple hasard. Le président du Conseil italien n’a-t-il pas remercié le gouvernement français et les « hommes de l’antiterrorisme français qui ont mené cette opération importante » ? « Quand je suis arrivé en France en 1982, je ne prenais pas au sérieux les mises en garde de nos soutiens français qui répétaient que les coups tordus se faisaient après le 15 août, témoigne l’ancien activiste Oreste Scalzone, animateur du comité de soutien à Marina Petrella (1). Depuis, l’histoire m’a donné tort. J’ai moi-même été arrêté fin août, tout comme Paolo Persichetti (extradé il y a cinq ans, jour pour jour) ou d’autres qui, eux, ont été relâchés. Sans verser dans la paranoïa et voir des complots partout, difficile de croire à une simple coïncidence. »

Quid de l’avenir judiciaire de Marina Petrella qui a fêté, hier, ses cinquante-quatre ans derrière les barreaux ? Son avocate, Irène Terrel, confirme que sa cliente « va s’opposer à son extradition ». Le conseil entend, dans les jours à venir, faire une demande de mise en liberté. Si elle était rejetée, sa cliente devra attendre entre vingt et trente jours la décision de la chambre de l’instruction de la cour d’appel de Versailles, chargée de juger de la validité des documents extraditionnels envoyés par les autorités transalpines. En cas d’avis favorable, la procédure d’extradition pourra être contestée devant la Cour de cassation. Si la haute autorité confirmait le renvoi en Italie, le premier ministre signera un décret d’extradition qui pourra être attaqué devant le Conseil d’État et, plus symboliquement, face à la Cour européenne des droits de l’homme. Le bras de fer judiciaire ne fait que commencer.

(1) Une réunion publique se tiendra aujourd’hui à 18 heures au CICP, 21 ter, rue Voltaire à Paris.

Sophie Bouniot

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Published by Oreste Scalzone - dans orestescalzone
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sergio falcone 28/08/2007 20:20


tratto dal sito del Progetto Melting Pot Europa
Continua il processo ai pescatori tunisini, degna conclusione di un'estate di morte e indifferenza
di Alessandra Sciurba, Progetto Melting Pot Europa
Martedì 28 agosto 2007

La vicenda dei pescatori tunisini arrestati a Lampedusa l’8 agosto scorso è emblematica.Racchiude in sé tante delle cose che da anni accadono nel nostro paese, e ormai quasi dappertutto nel mondo occidentale. La criminalizzazione ai danni dei migranti, ad esempio, come di chiunque "si macchi della colpa" di interferire in qualche modo con le politiche di morte e violenza che cercano da lungo tempo di gestire le vite e condizionare la mobilità di questi "viaggiatori non autorizzati".
Nel caso specifico, il reato per il quale si trovano imputati i membri dell’equipaggio tunisino in questione è quello di avere salvato la vita a 44 persone alla deriva nel Mare Mediterraneo e, per di più, di averle portate fino in Italia, invece di fare dietro front e raggiungere la Tunisia.
Non importa che fossero più vicini a Lampedusa che all’Africa, e figuriamoci se importa il fatto conclamato e risaputo che, se qualcuno dei naufraghi tra cui si contano cittadini sudanesi, eritrei, etiopi, avesse voluto chiedere asilo politico com’è nei suoi diritti, in Tunisia avrebbe trovato solo la via dell’espulsione. L’Italia e l’Europa hanno stabilito da tempo ormai, che Ben Ali è un partner d’eccellenza nel "contrasto dell’immigrazione clandestina", come del resto lo è anche il dittatore libico Gheddafi, con buona pace della lega tunisina per la difesa dei diritti dell’uomo - il cui presidente ha rilasciato dichiarazioni che denunciano chiaramente la gravità delle violazioni perpetrate dal suo paese verso i migranti - e di tutte le Ong, le associazioni, gli attivisti e i ricercatori che hanno raccontato quello che avviene in Libia. Basterebbe ricordare l’allucinante racconto del pescatore Salvo Lupo circa quel che avviene sulle piattaforme libiche quando vengono intercettate imbarcazioni che trasportano esseri umani in viaggio verso l’Europa.
Favoreggiamento dell’immigrazione clandestina a fini di lucro: questa l’accusa mossa ai pescatori tunisini. Fino 15 anni di carcere: questa l’eventuale condanna in cui potrebbero incorrere.Lo stesso giudice chiamato a presiedere anche il più famoso processo contro l’operato della nave Cap Anamur dovrà decidere del loro destino. E il suo esordio non è stato proprio dei migliori.La dott.ssa Antonia Sabbatino, probabilmente certa di poter risolvere la questione velocemente e potere tornare a pensare a cose più importanti della sorte di questi africani evidentemente colpevoli anche solo per il fatto di trovarsi in Italia, ha dovuto invece ascoltare la dichiarazione di sette imputati che, sicuri della loro innocenza, hanno rifiutato ogni ipotesi di rito abbreviato o di un patteggiamento optando per il rito ordinario. Alla prima udienza, il giudice ha deciso di accogliere solo sette testimoni della lista di 26 persone “accuratamente formulata e motivata”, escludendo veri e propri protagonisti di questa assurda vicenda di criminalizzazione del dovere civico e dell’umana solidarietà, come la donna marocchina mamma di due bimbi tra cui uno malato, trasportata d’urgenza a Palermo per venire ricoverata.
Allo stesso modo non sono stati ascoltati i medici di Msf che hanno prestato il primo soccorso e quindi verificato la gravità delle condizioni di alcuni naufraghi, e sostanzialmente tutto il personale sanitario lampedusano e palermitano che avrebbe potuto comprovare l’assoluta urgenza di portare i migranti a terra il più velocemente possibile. Sono state ritenute superflue anche le dichiarazioni dei proprietari dei pescherecci sequestrati che avrebbero invece potuto dimostrare il fatto che gli imputati fossero davvero pescatori e non scafisti in cerca di soldi. E’ solo grazie alla tenacia degli avvocati che si stanno occupando di tutelare la situazione dei pescatori che la vicenda rimane fortunatamente ancora aperta.
È triste dover ricordare, nel tentativo di discolpare questi "criminali", che tra le persone da loro salvate c’è anche un bambino di cinque anni affetto da paralisi spastica, un uomo in fin di vita, due donne incinte. È triste dovere convincere la Corte e l’opinione pubblica che proprio non si poteva fare altrimenti, che la drammaticità della situazione richiedeva di sorvolare sulle leggi nazionali e internazionali e di seguire una diversa legge morale che ormai si è di continuo apertamente invitati a mettere a tacere.È triste perché l’incolumità della persone umana dovrebbe avere la precedenza su ogni cosa, mentre per avere il diritto di sopravvivere, sembra sempre che alcuni debbano dimostrare il fatto che erano davvero sul punto di morire. È triste, e comunque non serve.A meno di smentite che accoglieremmo con stupore e gioia, questo sembra un altro di quegli episodi la cui fine debba simbolicamente servire da monito a tutti. Le leggi del mare sono spezzate, sono cambiate, sono stravolte. La gente non è tutta uguale. Le dichiarazioni universali sono carta straccia. Il razzismo è una modalità di governo della popolazione imprescindibile per i partiti di destra come per quelli di sinistra. I diritti umani non sono i principi sui quali basare le relazioni internazionali e la convivenza globale dei cittadini del mondo: sono merce di scambio per fini economici come lo sono i corpi dei migranti continuamente attraversati dai nostri confini.
Dietro processi come quello in corso ad Agrigento, l’attenzione si concentra sulle accuse ridicole e sulla criminalizzazione degli innocenti, mentre i riflettori si spengono sulla sorte dei naufraghi soccorsi che sono già finiti a ingrossare le fila dei detenuti nei cpt, o centri di prima a accoglienza o come diavolo li si voglia chiamare. Donne e uomini con la colpa di essere sopravvissuti da espiare d’ora in poi attraverso una vita di clandestinità da mettere in commercio sul mercato del lavoro a nero, continuamente migranti senza il permesso di fermarsi e trovare un posto nel mondo.
Soad Kufi, uno degli uomini tratti in salvo, ha raccontato al giudice di aver pagato 1.500,00 dollari per il viaggio suo e di sua moglie dalla Libia fino all’Italia. Di essere rimasto in Libia per sei anni, con tutto ciò che la vita in Libia comporta, prima di riuscire a raccogliere questi soldi e a partire. Chissà se il giudice si è fermato solo un attimo a pensare a quanta ingiustizia traspaia da una simile storia, uguale a quella di tantissimi altri. Al fatto che tutti quei soldi, più quelli che Soad ha speso per raggiungere la Libia sarebbero potuti servire per pagarsi un biglietto aereo fino a Roma e iniziare una vita più serena alla ricerca di un lavoro normale. Chissà se si è fermata a pensare che chi ha salvato la vita di Soad ora rischia la galera, mentre chi– prima affamando il suo paese e poi scrivendo leggi razziste sull’immigrazione e sull’asilo- ha costretto lui e la sua famiglia a mettere in gioco la propria esistenza per migliorarla almeno un pochino, invece non pagherà niente. È più facile prendersela con gli scafisti di turno che quando non sono persone del tutto estranee ai fatti come gli imputati in questione, sono spesso migranti come gli altri che hanno avuto la sfortuna di reggere il timone lungo il gioco alla roulette russa della traversata.
Il processo è ancora in corso. Speriamo alla fine di poter scrivere per una volta qualcosa di diverso.
In allegato il resoconto dell’udienza dibattimentale
www.meltingpot.org

sergio falcone 27/08/2007 19:31


Gridiamolo: NO ALLO ZOO DI RAVENNA!
Lun, 08/27/2007 - 18:39


autore:

animale


QUALE FUTURO PER LO ZOO SAFARI DI RAVENNA?
Ma il progetto di uno zoo safari in Romagna, precisamente in zona Standiana a Ravenna, incombe sempre come eventualita' probabile.Chi ha investito denaro per poter possedere centinaia di animali, ed esibirli a pagamento come strane curiosita', e' sempre in agguato e segue gli sviluppi della vicenda giudiziaria che vede la realizzazione momentaneamente ferma. Oltre ad aspettare il si' definitivo del ministro dell’ambiente, ALFA 3000, la societa' promotrice, vorrebbe aprire il parco anche se non terminato interamente mentre gli accordi con il comune, a cui viene chiesto anche un risarcimento, sostengono la completa messa in opera, anche quindi la costruzione di una palazzina della scienza e auditorium.Edifici necessari se si vuol apparire “scienziati”, invece di sfruttatori di animali.
ALFA 3000 e' gia' proprietaria dello zoo safari di Fasano, del parco giochi Fiabilandia e del circo Medrano, tutte prigioni per animali dietro cui ruota la famiglia di circensi De Rocchi.Loro hanno fatto del dolore degli animali un business.
Distruzione delle necessita' fisiche e psicologiche, reclusione totale in spazi artificiali o pseudo naturali inadeguati, lontano dal proprio ambiente, continue umiliazioni o punizioni; questi sono gli zoo, i circhi, gli acquari.
Dal momento in cui il progetto e' sembrato in via di attuazione a Ravenna si e' mossa una protesta, composta da chiunque volesse fare qualcosa per impedire questa vergogna. Oltre a un corteo nazionale per le vie della citta' sono state organizzate alcune conferenze informative e parecchi presidi e volantinaggi, davanti agli uffici dell’architetto che ha redatto il progetto e davanti allo studio legale che segue la societa'. Da circa primavera di quest’anno le iniziative sono rallentate: l’intoppo legale e altri progetti da seguire per i partecipanti alle iniziative hanno reso rispettivamente la realizzazione e la campagna contraria a questa un po’ in stasi.
Ma non ci siamo dimenticati di questo zoo, ne' di tutti quanti gli altri.L’estate ci offre le tristi notizie della soppressione di animali nello zoo di Basilea perche' in soprannumero (strano per strutture il cui compito sarebbe quello di tutelare specie in via di estinzione), di tigri ammazzate ed impagliate dagli zoo britannici (forse per garantire la biodiversita' che i giardini zoologici promuovono?), di 250 animali messi sotto sequestro per maltrattamento in provincia di Grosseto e del troppo caldo che ha affannato gli animali dello zoo safari di Fasano, in Puglia.Ma ci offre anche la bella notizia di un gesto semplice quanto significativo: l’apertura delle gabbie di alcuni esemplari di linci, avvoltoi, procioni e gufi, in cattivita' allo zoo del Maglio, in Svizzera.Altri esseri umani hanno poi pensato a trasformare una liberazione in un atto da condannare, prima di farlo terminare con un’inutile assassinio, fucilando la lince liberata.
Se lo zoo safari dell’ALFA 3000 dovesse definitivamente essere approvato, non mancheranno altre proteste e iniziative.Non fare niente sarebbe come consegnare gli animali nelle mani di chi le terra' in gabbia per sempre.
Per contatti:Email: glizoo@bastardi.netWeb: www.autistici.org/glizoobastardi
LO ZOO SAFARI DI RAVENNA E I SUOI COMPLICI
ALFA 3000 SRLSocieta' promotriceVia Quirino Majorana 17100152 ROMA
PARCO DIVERTIMENTI FIABILANDIAParco giochi-zoo di proprieta' di ALFA 3000Via Cardano 15RIMINITel 0541.372064Fax 0541.378662Email: fiabilandia@fiabilandia.it
ZOO SAFARI FASANOLANDIAZoo safari di proprieta' di ALFA 3000Via dello ZoosafariFASANO (BR)Tel 080.441445-4413055Fax 080.4422525Email: info@zoosafari.it
COMUNE DI RAVENNAHa fornito, per ora, tutti i permessi necessari alla sua realizzazione.Gabinetto del Sindaco: tel. 0544.482091 - 0544.482533
Indirizzi e-mail:
urp@comune.ra.it, gabsindaco@comune.ra.it, vicesindaco@comune.ra.it, assattivitaproduttive@comune.ra.it, asscultura@comune.ra.it, assbilancio@comune.ra.it, assturismo@comune.ra.it, asscommercio@comune.ra.it, assambiente.sanita@comune.ra.it, assimmigrazione@comune.ra.it, asscasa@comune.ra.it, asspolitichegiovanili@comune.ra.it, asssport@comune.ra.it, assdecentramento@comune.ra.it, assllpp@comune.ra.it, assdiritticittadini@comune.ra.it, assedilizia@comune.ra.it, assurbanistica@comune.ra.it, assservizisociali@comune.ra.it, assscuola@comune.ra.it, presconsiglio@comune.ravenna.it, direttoregenerale@comune.ra.it, personale@comune.ra.it, ufficiostampa@comune.ra.it, upe@comune.ra.it, turismo@comune.ra.it, iatravenna@comune.ra.it, rpisilli@comune.ra.it
MIRABILANDIAParco giochi che ha ceduto la concessione dell’area dove sorgera' lo zoo a disponibilita' ed utilizzo di ALFA 3000. Queste due attrazioni sorgeranno una a fianco dell’altra, con tutto lo stress che ne comportera' per gli animali.Statale adriatica SS 16 km 162Localita' Mirabilandia48015 RavennaTel 0544.561111Fax 0544.560195Email: mirabilandia@mirabilandia.it
STUDIO TECNICO SCHIAVONE ELIOE’ il progettista della societa' ALFA 3000 ed ha partecipato nella fase iniziale al comitato istituito per dimostrare la fattibilita' del parco.SCHIAVONE ing. ELIOPiazza XX Settembre 672015 Fasano (BR)Tel 080.4897399Email: ingschiavoneelio@libero.it
STUDIO LEGALEGli interessi di Alfa 3000 sono curati da due studi legali, uno a Fasano in Puglia, e uno a Ravenna che gli funge da domiciliatario, svolge cioe' le pratiche che riguardano il foro di Ravenna.
STUDIO LEGALE CRISTINA AMADORIViale Newton 7848100 RavennaTel 0544.478088Email: cristina.amadori@virgilio.it
STUDIO LEGALE ALFREDO MANFREDI

Via S. Francesco 1872015 Fasano (BR)Tel 080.4421285Email: delclemy@inwind.it
 

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