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22 août 2005 1 22 /08 /août /2005 00:00

E poi questi nuovi filosofi descrivevano l’orrore, e va bene, ma perché non hanno fatto un passo per andare a vedere nello loro pratiche dove, certo per imperizia delle membra, c’era un concentrato limitato delle peggiori cose. Invece di sparlare dei terroristi visti qua e là, avrebbero potuto intanto spiegare com’è che nella primavera del ’72, addirittura negli stessi giorni, con gli stessi slogan, avevano fatto una campagna pressochè identica loro, Gauche proletarienne, Resistance popular, e le Brigate Rosse. Un fiore sbocciato, quello della lotta armata, con il rapimento Nogret, guardione della Renault considerato responsabile dell’uccisione del militante Piero Vernè. Noi per quello facemmo uno champagne molotov a Milano. Nella stessa settimana, stessi slogan, stessa cosa per la Sinistra proletaria,  la Nuova resistenza. Il fiore qui sboccia con il rapimento Macchiarini. Avrebbero potuto rendere testimonianza, giacché non è mica così simpatico lasciar dire che questi fenomeni sono inspiegabili, oppure storie di marionette e di pupari, quando si è iniziato assieme e si è avuta la fortuna che il gollismo è stato più lungimirante, stoppandoli subito e consentendo loro di diventare intellettuali. Questo converrebbe raccontarlo, non lasciar dire che si tratta di fenomeni demoniaci*.

Sul piano della responsabilità intellettuale – quella di cui tutti lodano Bobbio quando dice l’onore dell’intellettuale critico è innanzitutto fare le bucce a quelli della propria parte  ti tocca vedere Umberto Eco, che di questo precetto tesse le lodi in una conferenza, scrivere una settimana prima delle elezioni del 2001 con toni da Vicijnski che chi non si schierasse in modo secco, binario in quella battaglia campale (fosse anche uno astensionista da sempre perché anarchico), sarebbe responsabile di ignavia intellettuale, da rigettare nelle pattumiere.

Per tornare ai nuovi filosofi, ma che cos’è il rapimento Moro dal punto di vista intellettuale ed etico rispetto all’operazione famosa su Bruny an Arthiose, che è una città al Nord della Francia in cui era stata violentata e uccisa una bambina di sette anni e c’era un’inchiesta in corso e la Gauche proletarienne decise di investire il paese, affermando un teorema che il colpevole non poteva che essere stato per motivi evidenti il notaio della cittadina, notabile e gollista. Perché i ricchi mangiano carne e quindi sono più aggressivi e quindi potenziali violentatori. Avrebbero fatto meglio allora arbitrariamente ad ammazzarlo – come fece qualche anno dopo Raffaele Cutolo contro un pedofilo prosciolto dalla magistratura ma condannato dalle voci di piazza – ma non ebbero la forza nemmeno di fare quello. No, organizzavano i pullman delle guardie rosse per reclamare dal tribunale della repubblica francese la condanna del notaio. Quello è l’orrore. Intanto parlare di questa storia ignobile sarebbe stato formidabile.  Invece di sproloquiare sulle Brigate rosse o la Raf o Action directe Serge Julie, direttore di Libé, avrebbe fatto meglio a fare i conti con una storia che crea imbarazzo ancor’oggi, tra la gente che è stata sessantottesca ma non c’entrava niente perché magari era trotskista o libertaria.

Non era un buon clima quello dei nuovi filosofi perché questo sprecarsi e passare da una certezza all’altra è come oscillare tra la certezza scientifica e la superstizione della sua messa in sospetto, che è diversa dalla messa in dubbio.



*I francesi e l’Italia

Non vi ricordate quello che diceva Guattari  nel ’77, quando venne a Bologna? Diceva che c’era il fascismo, che somigliava più al gulag, che c’erano i carri armati di Zangheri. E’ come una compulsione, gli hai spiegato tutto, vanno d’accordo con te ma alla prima occasione li incontri e ti dicono, ah, adesso sì sta cadendo il governo e non sanno che di governo ne stanno rifacendo un altro e io dico sì, può essere anche che promuovano e quindi promoveatur ut amoveatur Castelli che è particolarmente roccioso, ma anche se ci fossero le elezioni, e vincesse la sinistra  che vi credete… Violante è quello che è, e poi ti lanci in discussioni, come mi è successo, e quindi devi dire che purtroppo loro non potranno mai capire l’Italia perché non c’è stata una vera grande opera che spiegasse due fenomeni che sono incomprensibili ai francesi, ma ci vorrebbero delle ricerche del Mulino. Una sulla Democrazia cristiana, l’altra sul togliattismo.

Togliatti non è banale, non è Marchais, non è soltanto stalinista. Proprio nel suo stalinismo si dispiega la differenza con Thorez, che era commissariato dal Comintern, mentre Togliatti ne era un dignitario. Un melange incredibile e sui generis. E’ chiaro il peso della parola stalinistica, proprio il catechismo da filosofia del trattino, I principi del leninismo, ma che si va a miscelare con l’hegelismo, uno storicismo liberale in versione Croce. Togliatti come un’idrovora recupera tutto degli aspetti di modernizzazione e di politicizzazione di massa che il fascismo aveva realizzato. Non solo per la Lettera ai fratelli in camicia nera, quella si poteva dire ancora la tattica, ma per la capacità di risucchiarsi L’uomo qualunque. Tanto antiamericanismo con il k, quanto ignoranza del plusvalore. Tanta revanche: siamo una colonia americana. Sono aspetti che erano miele per  il patriottismo ripiegato in esterofilia, e in accumulo di frustrazioni. Ci sono elementi di giacobinismo, di socialdemocrazia non dichiarata, elementi di cattolicesimo politico. E poi una terza grande ricerca andrebbe stimolata, gli intellettuali, integrando per esempio come problema, la critica di Makhaïski, che è un autore bolscevico poi divenuto a cavallo tra l’800 e il ’900.

Ti tocca spiegare questo ma il terrore è più forte di loro. Adesso non c’è più Berlusconi che vuole venirtelo a prendere e quindi ti accorgi che proprio è più forte di loro. Oppure ti dicono chi sa quali trattative segrete ci sono stati tra il governo italiano e quello francese sul problema della centrale nucleare mondiale. Siccome ignorano il concetto di plusvalore, l’arcano della produzione, come direbbe Marx, e anche che cos’è uno Stato e la ragion di stato, devono pensare ai complotti, complotto contro complotto, ma il segreto è che non c’è segreto, dice Henry Lefevbre citando Nietzsche, e cioè l’opacità totale, il capitale e lo stato ne sono il luogo, oppure la trasparenza talmente trasparente che abbaglia. Che problema c’è, quello è, basta quello, cosa bisogna andare a cercare?

 

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Published by Oreste Scalzone - dans ESTATE 05
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