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4 juin 2010 5 04 /06 /juin /2010 14:20

Frigidaire 225 mensile è già pronto, sarà in edicola questo sabato 5 giugno e ci resterà per tutto il mese, mentre stanno partendo le copie per gli abbonati.

 

  FRIGIDAIRE 225 mensile.1

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Published by Oreste Scalzone
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sergio falcone 06/06/2010 09:26



“E nel periodo del cosiddetto ‘riflusso’ – come si disse con metafora mestruale azzeccata per una generazione già definita come ‘proletariato biologico’ – ho potuto osservare che i più furbi,
gettato il colletto alla Mao alle ortiche, occuparono poi i migliori posti nelle Università, nelle televisioni e nelle amministrazioni pubbliche e private, e si comprarono la Bmw e la cocaina
tipica dei ‘tossici integrati’ degli anni Ottanta, in attesa di collegarsi via Internet e gettarsi a capofitto nella superstrada dell’informazione, nel sogno di una supposta o suggerita
comunicazione globale o liberazione tramite costose protesi elettroniche. Questo mentre i più stupidi fra quelli che volevano dare l’assalto al cielo finivano in cura dai guru per una buona
terapia a prezzi popolari; e i più poveri finivano in cessi insanguinati, con l’ago nella pancia, in qualche angolo della metropoli rischiarato d’irrealtà. Non so se quella sessantottina sia la
peggiore generazione di egoisti, di pentiti e di opportunisti e psicopompi che l’Italia abbia mai conosciuto. So però che volevano mandare al potere l’immaginazione, la loro immaginazione. E che
molti han dovuto vedere le proprie buone intenzioni rovesciarsi in cattivi effetti. Che li consoli un po’ di buona letteratura. Kafka, per esempio: ‘Non ci fa tanto male ricordare le nostre
malefatte passate, quanto rivedere i cattivi effetti delle azioni che credevamo buone’. […] E’ qui, a Milano trent’anni dopo, che inciampo ancora nel corpo del mio essere sociale, lo rivolto con
la punta del piede e lo trovo splendidamente decomposto. Al punto giusto per ritornare verso le portinerie delle case dalle finestre munite di solide inferriate e lampeggianti segnali pronti a
dare ancora l’allarme; e i videocitofoni e gli orologi e le telecamere agli angoli di certe strade del centro con le banche vigilate notte e giorno; e poi le scale e gli uffici delle
amministrazioni e delle Ussl disinfettate all’alba, tutti i santi giorni, con impiegate in preda a sogni agitati ‘un attimino’ e burocrati, leghisti di mezza età o ex-compagni di un tempo
sopravvissuti a tutti i cambiamenti, anche a Tangentopoli, seduti su poltroncine in pelle, anche umana, girevoli, che ti offrono un sigaro con un sorriso brillante come un getto di napalm…”,
GIANNI DE MARTINO, I CAPELLONI, CASTELVECCHI, ROMA 1997.


 


Carissimo Oreste,


comprendo il senso d'amicizia che ti lega a qualche grande icona di movimento. La fama di questi personaggi è ampiamente immeritata. Ma non voler vedere l'amara realtà, non mi sembra una cosa
buona. Né da sopportarsi.


Riesce Frigidaire? Francamente non ne sentivo la mancanza. Che sia la rivista più rivoluzionaria del mondo, parmi, altrettanto francamente, una forzatura pubblicitaria.


Si narra come l'affabile Vincenzo Sparagna "bucasse" letteralmente le tipografie, per far uscire la rivista "più rivoluzionaria del mondo", in maniera adeguatamente rivoluzionaria. Il tipografo
volgarmente detto "bucato", cioè non pagato, chiude bottega, oppure licenzia gli operai. Cosa ci sia stato di così "rivoluzionario" in tutto ciò, dio solo lo sa. Se è vero quel che mi è stato
raccontato, non posso che testimoniare tutta la mia disapprovazione.


Uno dei suoi collaboratori, oggi collaboratore di quel manipolo di fighetti che si raduna stabilmente in Nazione Indiana, alla mia obiezione, rispose che erano altri tempi. Erano i tempi del
Riprendiamoci la città e del Fottiamo il potere. Gli unici fottuti, a parte i soliti ingenui alla cui schiera mi vanto di appartenere, sono stati proprio coloro che, a causa di quel
rivoluzionarismo da quattro soldi, venivano licenziati.


Oggi, Toni Negri vive a Cannaregio, in quella landa sperduta e poverissima di nome Venezia. Franco Piperno, dopo un esilio d'oro (io ci metterei la firma) e dopo aver lagrimato davanti ai
giudici, al suo rientro qui in Italia, è stato assessore al comune di Cosenza. Assessore alla cultura. (Lo Stato forte non è quello che ti bastona. Lo Stato forte è quello che ti perdona e ti
riassume a sé come casta dirigente). E Lanfranco Pace, con buona pace di tutti gli imbecilli che hanno creduto che la rivoluzione fosse dietro l'angolo, firma, assieme ad altri intellettuali di
sinistra dalle mani lisce di chi non ha mai lavorato in fabbrica e nemmeno al ministero, firma un appello perché la libertà di manifestare sia garantita anche ai nazifascisti del Blocco
Studentesco. Lui che, come dichiara, di avere una pensione, nun gliene frega gnente. Il suo maestro, insuperato ed insuperabile, sarebbe Indro Montanelli.


Io, dei vecchi portavoce del 1968, salverei soltanto te ed altri quattro gatti.


La Politica discende dall'etica ed il fine non giustifica mai i mezzi. Questo l'ho imparato tra gli anarchici e mi sembra un gran bell'insegnamento.


Un abbraccio affettuoso e assolutamente non "bucato",


sergio


P.S. - (Schèdati su) Facebook, non avrai mai il mio scalpo!


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