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4 juin 2010 5 04 /06 /juin /2010 14:20

Frigidaire 225 mensile è già pronto, sarà in edicola questo sabato 5 giugno e ci resterà per tutto il mese, mentre stanno partendo le copie per gli abbonati.

 

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S
<br /> <br /> “E nel periodo del cosiddetto ‘riflusso’ – come si disse con metafora mestruale azzeccata per una generazione già definita come ‘proletariato biologico’ – ho potuto osservare che i più furbi,<br /> gettato il colletto alla Mao alle ortiche, occuparono poi i migliori posti nelle Università, nelle televisioni e nelle amministrazioni pubbliche e private, e si comprarono la Bmw e la cocaina<br /> tipica dei ‘tossici integrati’ degli anni Ottanta, in attesa di collegarsi via Internet e gettarsi a capofitto nella superstrada dell’informazione, nel sogno di una supposta o suggerita<br /> comunicazione globale o liberazione tramite costose protesi elettroniche. Questo mentre i più stupidi fra quelli che volevano dare l’assalto al cielo finivano in cura dai guru per una buona<br /> terapia a prezzi popolari; e i più poveri finivano in cessi insanguinati, con l’ago nella pancia, in qualche angolo della metropoli rischiarato d’irrealtà. Non so se quella sessantottina sia la<br /> peggiore generazione di egoisti, di pentiti e di opportunisti e psicopompi che l’Italia abbia mai conosciuto. So però che volevano mandare al potere l’immaginazione, la loro immaginazione. E che<br /> molti han dovuto vedere le proprie buone intenzioni rovesciarsi in cattivi effetti. Che li consoli un po’ di buona letteratura. Kafka, per esempio: ‘Non ci fa tanto male ricordare le nostre<br /> malefatte passate, quanto rivedere i cattivi effetti delle azioni che credevamo buone’. […] E’ qui, a Milano trent’anni dopo, che inciampo ancora nel corpo del mio essere sociale, lo rivolto con<br /> la punta del piede e lo trovo splendidamente decomposto. Al punto giusto per ritornare verso le portinerie delle case dalle finestre munite di solide inferriate e lampeggianti segnali pronti a<br /> dare ancora l’allarme; e i videocitofoni e gli orologi e le telecamere agli angoli di certe strade del centro con le banche vigilate notte e giorno; e poi le scale e gli uffici delle<br /> amministrazioni e delle Ussl disinfettate all’alba, tutti i santi giorni, con impiegate in preda a sogni agitati ‘un attimino’ e burocrati, leghisti di mezza età o ex-compagni di un tempo<br /> sopravvissuti a tutti i cambiamenti, anche a Tangentopoli, seduti su poltroncine in pelle, anche umana, girevoli, che ti offrono un sigaro con un sorriso brillante come un getto di napalm…”,<br /> GIANNI DE MARTINO, I CAPELLONI, CASTELVECCHI, ROMA 1997.<br /> <br /> <br />  <br /> <br /> <br /> Carissimo Oreste,<br /> <br /> <br /> comprendo il senso d'amicizia che ti lega a qualche grande icona di movimento. La fama di questi personaggi è ampiamente immeritata. Ma non voler vedere l'amara realtà, non mi sembra una cosa<br /> buona. Né da sopportarsi.<br /> <br /> <br /> Riesce Frigidaire? Francamente non ne sentivo la mancanza. Che sia la rivista più rivoluzionaria del mondo, parmi, altrettanto francamente, una forzatura pubblicitaria.<br /> <br /> <br /> Si narra come l'affabile Vincenzo Sparagna "bucasse" letteralmente le tipografie, per far uscire la rivista "più rivoluzionaria del mondo", in maniera adeguatamente rivoluzionaria. Il tipografo<br /> volgarmente detto "bucato", cioè non pagato, chiude bottega, oppure licenzia gli operai. Cosa ci sia stato di così "rivoluzionario" in tutto ciò, dio solo lo sa. Se è vero quel che mi è stato<br /> raccontato, non posso che testimoniare tutta la mia disapprovazione.<br /> <br /> <br /> Uno dei suoi collaboratori, oggi collaboratore di quel manipolo di fighetti che si raduna stabilmente in Nazione Indiana, alla mia obiezione, rispose che erano altri tempi. Erano i tempi del<br /> Riprendiamoci la città e del Fottiamo il potere. Gli unici fottuti, a parte i soliti ingenui alla cui schiera mi vanto di appartenere, sono stati proprio coloro che, a causa di quel<br /> rivoluzionarismo da quattro soldi, venivano licenziati.<br /> <br /> <br /> Oggi, Toni Negri vive a Cannaregio, in quella landa sperduta e poverissima di nome Venezia. Franco Piperno, dopo un esilio d'oro (io ci metterei la firma) e dopo aver lagrimato davanti ai<br /> giudici, al suo rientro qui in Italia, è stato assessore al comune di Cosenza. Assessore alla cultura. (Lo Stato forte non è quello che ti bastona. Lo Stato forte è quello che ti perdona e ti<br /> riassume a sé come casta dirigente). E Lanfranco Pace, con buona pace di tutti gli imbecilli che hanno creduto che la rivoluzione fosse dietro l'angolo, firma, assieme ad altri intellettuali di<br /> sinistra dalle mani lisce di chi non ha mai lavorato in fabbrica e nemmeno al ministero, firma un appello perché la libertà di manifestare sia garantita anche ai nazifascisti del Blocco<br /> Studentesco. Lui che, come dichiara, di avere una pensione, nun gliene frega gnente. Il suo maestro, insuperato ed insuperabile, sarebbe Indro Montanelli.<br /> <br /> <br /> Io, dei vecchi portavoce del 1968, salverei soltanto te ed altri quattro gatti.<br /> <br /> <br /> La Politica discende dall'etica ed il fine non giustifica mai i mezzi. Questo l'ho imparato tra gli anarchici e mi sembra un gran bell'insegnamento.<br /> <br /> <br /> Un abbraccio affettuoso e assolutamente non "bucato",<br /> <br /> <br /> sergio<br /> <br /> <br /> P.S. - (Schèdati su) Facebook, non avrai mai il mio scalpo!<br /> <br /> <br /> ***<br /> <br /> <br /> <br /> <br /> <br />  <br /> <br /> <br /> ***<br /> <br /> <br /> <br />
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