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17 mars 2010 3 17 /03 /mars /2010 12:37

E’ un ‘male di esserci’, una dannazione al malinteso, una difficoltà di spiegarsi che si fa male di vivere : credo di conoscerla ormai fino al punto di estenuazione, di averla conosciuta sin dai tempi di PotereOperaio…    Non appena si esce da un terreno di lotta direttamente sociale, in cui nella localizzazione il rapporto sociale, le linee del fronte, i soggetti siano chiari, in cui si possa concepire una azione comune indipendente, diretta, senza alcuna possibilità di sovradeterminazioni, sussunzioni, ‘transfert’, alienazioni […], la definizione di un punto di vista e, per, una linea di condotta, diventa esercizio di estrema complessità, di difficoltà che non ha da lasciarsi estenuare.    Ogni asserto infatti rischia di presentarsi come aleatorio, provvisorio, equivocabile, soggetto a deformarsi, degradarsi, conoscere una contraddittorietà continua, una concatenazione come in fuga di specchî di rovesci di medaglia, effetti secondarî, confusioni semantiche, concettuali, aggrovigliamenti nel ‘controproducente’, reversibilità, deteriorabilità incessanti, andiriviene tra  ‘dritti’ e ‘rovesci’, tra smentite, auto-confutazioni, rinvii continui a piani meta-discorsivi, richiede, impone sottigliezze e sfumature incomunicabili, inascoltabili, irricevibili incessanti…

COMUNICATO
Forse il clima all'università di Tor Vergata non è tranquillo come affermato da Napolitano. Oggi, presso la Facoltà di Giurisprudenza, durante un volantinaggio autorizzato dallo stesso Rettore in persona per denunciare la presenza di neofascisti riconducibili all'area Casa Pound, ovvero Popoli Identitari ONLUS e l'associazione LAOGAI è avvenuto una violenta aggressione da parte di una cinquantina di fascisti (la maggior parte esterni all'università) incordonati che con minacce verbali e poi fisiche, hanno preso a calci e pugni una ventina di studenti e studentesse della università di Tor Vergata. Bilancio della aggressione : 4 persone refertate al Policlinico Tor Vergata con ferite e traumi alla testa e molti contusi.

Il Rettore, Prof. Lauro, nonostante fosse stato avvertito della presenza di picchiatori fascisti nella sua Università, non ha ritenuto necessario intervenire tempestivamente per bloccare l'iniziativa, trincerandosi dietro posizioni elusive ed attendiste, consentendo che nel suo Ateneo avvenisse, sotto gli occhi di tutti (DIGOS e Sorveglianza compresi), una aggressione di stampo fascista che pochi minuti prima un gruppo di studenti e studentesse gli avevano prospettato.

Denunciamo ancora una volta l'estrema pericolosità e le pratiche violente di questi gruppi fascisti che la complicità delle istituzioni universitarie lascia agire indisturbati e allo stesso tempo, ribadiamo la nostra contrarietà alla logica degli opposti estremismi: non c'è equidistanza fra chi attacca e chi resiste, fra chi si professa democratica, ma poi si rivela essere un picchiatore, e chi intende esprimere libereramente il proprio pensiero nella propria università.

Studenti e studentesse Tor Vergata 



Non avendo complessi, né ragioni di averne — avendo sempre fatto e facendo la nostra parte ‘ sul campo’ anche in materia, e spesso pagando di persona — già negli anni di PotereOperaio potevamo permetterci di non intrupparci nella corrente, nell’overload delle vociferazioni di “denuncia”, nella sloganistica ; permetterci di non sacrificare agli idola fori, a riti e miti, leit-motifs dell’Opinione, intemerate morali, sacrarî, stigmate identitarie, <miti fondatori>, cristallizzazioni ideologiche, che riscontravamo e criticavamo nel loro presentarsi come cari alla  “medietà” maggioritaria nel “movimento” .    Potevamo puntigliosamente esprimere, per esempio, una critica dell’<antifascismo militante> : inteso come sorta di religio, come ideologia, inevitabilmente votata, a dispetto di ogni intenzione, alla trasformazione della lotta al fascismo in una sorta di categoriale, metastorica “filosofia della Storia”, in una ideologia di legittimazione, strumentale e che relativamente poco aveva a che fare con le forme concrete dei <fascismi> e della lotta ‘in proprio’, da un punto di vista indipendente, autonomo — come si diceva, “di classe” e “rivoluzionario” — contro di essi (più o meno — per render l’idea… — così  come, nello schieramento ‘in faccia’, l’<anticomunismo> aveva poco a che fare con l’asserita accezione del termine : quella di critica al “sistema sovietico” (cioè a tutto quanto, per noi, era la colossale contraffazione statalista e capitalistica del comunismo rappresentata dal “©comunismo cratico”, controrivoluzionario, demiurgo del <socialismo reale>), e a tutto quanto ad esso in qualche modo si collegasse.    Critica all’<antifascismo militante> come forzosamente destinato ad essere variante ‘radicalizzata’, irrequieta, di un antifascismo fattosi regime, mistica di legittimazione dell’ordine sociale nella sacralizzazione della “Repubblica fondata sul Lavoro”, del suo costitutivo compromesso costituzionale, e tutto il resto connesso.

L’esercizio funambolico a cui questa accanita difesa di una autonomia critico-pratica, di una indipendenza sovversiva costringeva, sarebbe lunga e potremmo ricostruirla, ed offrirla a controversia, a dibattito contraddittorio in spirito di ricerca, e ricerca per l’azione. Certo, il tener ferma la barra di una autonomia critico-sovversiva (quella che ‘resiste’ rispetto a quelli che ci appaiono come diversivi ‘metonimici’, scambî fra epifenomeni e logiche costitutive, rapporti sociali, sistemi di relazioni, loro natura […]) è, il più spesso, difficile e malcompreso : solo le pratiche, l’inequivocabilità cristallina dei modi, delle forme di vita, dei gesti, possono in qualche modo ‘salvare’ dall’intraducibilità, dall’incomprensione, alla quale non puoi sfuggire neanche se ti riduci all’afasìa.       ‘Fatti & cose’ poi, puntualmente si incaricano di ripiombarti nel magma concettuale, rendono difficile ogni rivendicazione di complessità, ogni accanita ricerca di pertinenza critica. Qualche esempio…

Salvo che in situazioni di guerra aperta, è difficile, quando il fratello, la sorella, i compagni di sogni e di lotte soccombe al sopruso, è difficile non far appello a <poteri>, anche <costituiti>, che si presentano come terzi e superiori, alle prerogative sovrane loro, in nome delle loro asserite norme, leggi, <regole>.  Non possiamo reclamare da chicchessia, esigere, pretendere, il mantenimento assoluto di un’estraneità ostile senza alcuna inflessione, al fine di non concedere l’ombra  di un appiglio all’accreditamento “obiettivo” d’una loro legittimità arbitrale (che in qualche modo è ribadito dal lamentare una puntuale inadempienza rispetto a questa aspettativa riposta).    Eccoci dunque di nuovo a doverci, innanzitutto, schierare rispetto a un evento che precipita sotto i nostri occhi.    Riceviamo da compagni che ci sono cari un comunicato, innanzitutto ‘passiamo parola’. E’ tutto quello che possiamo fare, da lontano.   

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Published by Oreste Scalzone
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