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12 janvier 2012 4 12 /01 /janvier /2012 14:52

Paris, 10.2.2012

 

Avevamo detto, che una lettera di Capod'Anno che si rispetti, dopo gli auguri passa al capitolo dei bilanci : da singolari a cosmici, a consuntivo e previsionali (poi, in una lettera commilfo', si finisce alle promesse e “ripromesse”, nel senso del ripromettersi...).

Una lettera di Capod'anno, permette una certa libertà, in qualche modo soluta, sciolta, “assolta”, dalle critiche pregiudiziali, dalla contestazione già degli argomenti, dei “temi” prescelti : un po' come per le “licenze poetiche”, o simili, si può essere in radicale disaccordo, magari espresso “gettando nel cestino” dopo una rapida scorsa – e magari neanche, solo un'occhiata ; o nemmeno, prim'ancora di ipotecare una frazione di tempo per leggere (un tempo, nel mondo del cartaceo, era un po' consegnare alla «critica dei topi») ; epperò non si può (diciamo, non si dovrebbe...) indignarsi, menar scandalo, esprimere lamentela, riprovazione, sgridare... Insomma, il disaccordo, la critica (magari sì forte, che si considera non valga la pena di confutare), o anche la 'liquidazione', fino al sarcasmo, va bene ; ma sarà difficile che possa prender toni 'normativi', come per “delitto di lesa qualcosa”, come per usurpazione e furto di tempo, come per crimine di metodo, di trasgressione ad un ordine del discorso regolato come un odg, «ordine-del-giorno» !


[Un passo di lato : non mi pare di dir questo per una sorta di “paranoia”, e/o una sindrome abbandonica, querimoniale, vittimistico/persecutoria. Né, francamente, mi pare una divagazione “fantasmatica” : voglio sentire se c'è qualcuno che può dirmi che un tale pregiudiziale setaccio “ipercriticistico”, all'occorrenza intriso di risentimento morale, non ha corso in giro, e anche tra «noi»...].

 

Poiché dunque è normale che chi scrive e invia una lettera di questo tipo vi riversi – pur rielaborate – le proprie angustie, inquietudini, angosce, oltreché, se possibile, molto d'altro, nella personale espressione ed anche nella scelta di sintomi e diagnosi, il sottoscritto comincia dallo “stato della verbalizzazione” e del “Verbo”.

Avevo accennato, nella prima puntata, a due-tre 'punti focali', in qualche modo grumi, e 'punti di caduta' dei “traccianti” che si vorrebbe lanciare, senza sicumère o pretese : snodi, di ciò che questa strana lettera lunga lenta e “a singhiozzo” vorrebbe comunicare, mettere sulla tavola, sottoporre a presa in esame, per averne riscontri o confutazioni – in qualche modo, si tratta di un domandare argomentato in cerca di risposte.

Nell'economia di questo discorso in svolgimento, gli 'snodi' sono soprattutto : - delle Considerazioni sui fatti del quindici ottobre a Roma – i contesti, il prima e il dopo (come preannunciato, questo lungo testo – rielaborato da chi vi scrive e con la cooperazione preziosa di Alessandro Scalondro, a partire da un commento a caldo, un intervento “a braccio” del giorno dopo ai microfoni di RadiOnda d'Urto, e poi andato tracimando in svariate direzioni, nutrendosi anche di discussioni incessanti, e dell'apporto che da esse viene – costituirà, cento giorni dopo i fatti, la 'puntata' di lunedì 23 gennaio) ; - una riflessione su la “primavera araba” sull'altra riva del Mediterraneo, e noi ; - un sorvolo, dopo la ruìna della coppia berlusconismo/antiberlusconismo, sugli scenarî italiani, e il rischio del cristallizzarsi di nuove sineddoche, nuovi depistaggi e diversioni della critica e della capacità d'azione, meno estremi nella volgarità e sinistramente pagliacceschi, ma anch'essi 'segnati' dalla nuvola decerebrante di un radicato «negazionismo» rispetto a più profonde «radici delle cose». - Queste “riflessioni” offerte a discussione nel corso delle puntate, mettono capo a qualche tentativo di conclusioni assolutamente provvisorie.


Ma proprio per approssimare questi punti e piani, il primo approccio porta sullo stato del discorso sulle cose : forse perché io che vado scrivendovi qui, mi sento (e non credo certo di essere il solo) un po' in una sorta di vacuum, di terra forse di niente fra parole e cose : dove tra le “cose” vadano annoverate non solo “oggetti materialmente consistenti”, o più ampiamente la «vita materiale», le sue condizioni – ma anche concetti, e forme di vita, e prassi di lotte, di rivolte...

 

Per spiegarci, cominciamo con l' azzardare una similitudine “liquida”. Nelle forme diverse – mari, oceani, estuarî, flussi riflussi marèe, nebbie, piogge, diluvî, fiumi, fiumane, torrenti... – in cui si presenta, l'acqua, essenziale alla vita, preziosa – che disseta, nutre, dà vita, si offre a navigazione, può far girare pale di mulini, sprigionare energia, irrigare – si fa anche alluvione, vortice, minaccia. E allora ghermisce, annega, diviene catastrofe mortifera.

Ecco : ora, non vi sembra che – nel diluviare, dilagare, esondare, inondare, trasudare, tracimare, di verbo che si dà oggi, nella “nella logosfera” – la funzione comunicativa del discorso vada, sempre , estinguendosi ? Nella cacofonìa di vociferazioni all'unisono, non sembra diffondersi la pandemìa d'un crescente «autismo comunicativo» : effetto, indizio sintomatico e causa al contempo, di una desertificazione di rilievo antropologico, una sorta di “antropopatìa” ?

A me sembra si possa dire che, soprattutto nel discorso che porta su argomenti, per così dire, “di pubblico dominio”, sia che se ne parli in una spera pubblica, che in uno spazio 'di prossimità', fino ai territorî esistenziali più intimi (insomma, dal quotidiano minimalista sino allo spettacolare, alla Dòxa in mondovisione – con, in mezzo, il 'doppio' del virtuale, nell'interattività macchinica nella Tela, sorta di supramondo, di meta-vita), la comunicazione verbale tra «esseri parlanti», di «razza umana», specie «specializzata nella parola epperciostesso pericolosa» [già detto e ridetto, dunque omissis qui e ora...], si presenta come tendente al grado zero. La polisemìa sfrenata dei termini – specialmente dei più cruciali, parole-chiave, si risolve nel nonsenso. Si diffonde un effetto di vaniloquio, si ha la vertigine di una semio- e logo-patìa ad accelerazione crescente, quasi che ciò che è designato dal termine general intellect, «cervello sociale», si presentasse come tarlato da Alzheimer, o disseminato di metastasi, o di 'angoli morti', punti di sclerosi, segni di ischemìe, episodi infartuali pregressi andatisi cumulando fino a produrre una sorta di progressiva mortiferazione.

 

Non diverso è “tra noi” (e, in partenza, come condizione di base, come potrebb'essere altrimenti ? Coltivare l'illusione del contrario sarebbe autoincantamento che accelera la degenerescenza : vertigine solipsistica d'eccellenza, volizione, spasmo, velleità di non-comune. Sarebbe come pensare di potersi sottrarre a forza di gravità, come riprodurre in chiave di caricatura mondanizzata e «umanistica» la vertigine logica dell' «Immacolata concezione» ; come volersi sollevare senza punti d'appoggio tirandosi per il codino alla maniera del barone di Munchausen... Il punto, è piuttosto altrove :

(fine della quarta puntata – Continua...)


[ Sovrappensierini poscritti notturni : Seppoi vogliamo fare i «sensisti», «condillachiani», «materialisti volgari», come diceva Marx, cosa fa più alla bisogna che, artaudianamente, un riferimento alla mmerda ? Giustappunto, dunque, ricordarsi sempre – ancorché non particolarmente radicale, “rivoluzionaria”, la parola d'ordine «A salario di mmerda, lavoro di mmerda !» ( perfino i frontisti della Resistenza delle SAP mi pare, prima dell'insurrezione di Genova, avevano ispirato questo slogan a tutta pagina su l'Unità clandestina, a dispetto della religione lavorista della Casamadre...). Io lo dedicherei a quella faccia di...., da... (ognun metta l'epiteto che preferisce) di Marchionne.

Certo, portandoci dentro una traccia forte dell'istanza alla comunanza, questo è inapplicabile ai lavori di "care", per esempio di infermieri, "badanti", insegnanti, &tcetera. Vorrà dire che in questi settori, il sabotaggio si può fare diversamente, a cominciare dal garantire "bolle" d'insubordinazione, spazi di gratuità... Ma su tutte le protesi macchiniche...

(anche i sovrappensierini, continuano alle prossime puntate) ]

 

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Published by Oreste Scalzone
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