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25 février 2013 1 25 /02 /février /2013 22:59

Su una cosa si può giurare sin d'ora : che, quale che sia il risultato che ''esce dalle urne'' come esito di questa tornata elettorale, quale che sia il risultato, per così dire, contabile, per la 'gente comune' le cose continueranno a muoversi secondo traiettorie che rispondono a tutt'altre logiche.


Va detto subito, che a chi scrive qui ''di corsa'' (e spiego appresso perché), insomma, ''al sottoscritto'' – e credo proprio di non essere il solo, né fra pochissimi altri – questa tornata quantomai grottesca e sinistra. Oserei dire, ''quant'altre mai'', a memoria diretta, essa ha superato 'in blocco' i limiti dell'indecente e del malato – potremmo dire, che il vaniloquio generalizzato, il coacervo di 'cattivi delirî' decerebranti che ha bombardato i cranî, va oltre una sensazione paradossalmente ordinaria di orrido ; lascia, in aggiunta, come retrogusto una sorta di turbamento, qualcosa che potremmo definire uno 'sgomento antropologico'...

Insomma : questo è pensato, 'sentito', detto fuor di ogni punto di vista critico-critico, pur sempre a rischio di arrovesciarsi in messa in forma 'dottrinaria', e in esercizio di rigore critico-etico che però resta incapace di 'farsi comprendere' fuori di una cerchia già in sintonìa, e di propagarsi ; fuor dell'esibizione di ''giusti principî'' in generale validi sempre – su illusionismo e illusione elettorali ; su «élections, piège à cons», 'trappola per fessi' ; sull'alienazione politica nella sua forma dispiegata ; sul furto continuato, anzi confisca, o piuttosto inibizione in radice, d'ogni capacità di dispiegare l'energia, la potenza di vita «persistenza nel proprio essere» in capacità d'autonomia singolare/comune, in comunanza, in forme di vita, di cooperazione, di azione diretta , che sfuggano all' intrapresa di anomizzazione che costituisce il terreno di una produzione e riproduzione di eteronomia...


Forse come non mai in modo così evidente prima, questa «campagna elettorale» ha già dispiegato la sua nocività 'come campagna', ''nell'epoca della riproducibilità tecnica'' ad infinitum dei veleni, peggio, nella strage delle parole, nello stupro semantico continuato che ha perpetrato, nella diffusione di logopatìa, di ''immuno-depressione'' mentale, pratica – etica, sentimentale... – che è andata spargendo e contagiando come peste.


Sarebbe errore liquidarla con altera sicumèra come bolla di sapone di effimere frivolezze, inezie, labili fuochi fatui sullo schermo di un mero 'spettacolo di spettacolo/ di spettacolo' : prim'ancora dei risultati del ''gioco'', è il gioco in sé che ha avuto una sua devastante incidenza. Quanto agli esiti all'interno del 'gioco' : l'uno o l'altro, o l'altro risultato ancora (le diverse combinazioni e figure possibili in infima postribolare imitazione di Kamasutra prêt à porter nelle partouze di politicanti, sicofanti e lenoni da Basso Impero, ognuno con i proprî legami a doppî, a tripli fili con altri strati, gruppi, reti, ceti, societas scelerum, funzioni, ordini, «poteri», fazioni, cosche variamente concorrenti – all'occorrenza a morte, questo non contraddice il «correre assieme», ''eguali & contrarî'', in medesima natura, medesima logica, funzionamento sistemico –, che compongono quella che ama definirsi «classe dirigente»), avranno incidenza, eccome!, sugli affari loro, sul ridisegnarsi della topografia dell'arcipelago dei cosiddetti poteri, pubblici/privati, «forti» e meno, legali, illegali, ibridi ; poteri di denaro/comando (reciprocamente costitutivi, in spirale viziosa di cause/effetti) : miserabile compenso al fatto di esser tutti assieme come delle anime morte, come degli zombi, sospinti e trascinati dalle più infime pulsioni che li fanno dipendenti, come il più estremo portatore di ''scimmia'', dominato da questa o quella addiction, che diviene come sua ultima «natura».


Quel che è certo, è che il baccanale sulla governance, e la volizione di governamentalità, proseguiranno nel concorso d'insieme al prodursi di un gorgo a vorticosità crescente, e nell'illusione di uscirne producendo e riproducendo, intensificando la guerra sociale ''dall'alto'', in quella che è stata definita «rivolta dei 'ricchi' contro i 'poveri'», che al fondo si nutre di una insopprimibile implacabile invidia da già morti contro i vivi, contro la vita stessa, la – seppur il più spesso disperata – vitalità, potenza come «persistenza nel proprio essere», malgrado tutto tuttora irriducibile.


 

Abbiamo potuto sentire, fino alla nausea, i berci, i rutti i peti e gli sghignazzi, l'ipocrisia e la sfrontatezza, le melensaggini, la strage delle parole, lo stupro semantico continuato, la riduzione del pensiero a propaganda, la semina contagiosa di «passioni tristi», la disseminazione di malanimo e basta, il double bind di lamentazione, indignazione, denuncia, continuamente attizzati e sempre frustrati dalle propagande rispettive, dai manicheismi speculari e reciproci, dai negazionismi riflessivi e dalle esportazioni proiettive di colpa, di messa in debito, di avvinghiammento nella corsa al palmares della legittimità ''vittimaria'', dai diversivi e depistaggi fatti di 'razzismi morali', di suggerite alienazioni 'legaliste', penaliste – tutto quanto concorre, insomma, a sviare ed appannare la critica, l'andare 'alla radice delle cose', dirottando e sviando su epifenomeni, ''parti per il tutto'' ; e spargendo solo «passioni tristi», risentimento, rancore, malanimo impotenti, costretti alla viltà, ad accumulare frustrazione che degrada in incarognimento, ''cazzimmme'' e basta, ridotti a rivolgersi alla faina affidandole le sorti del pollaio...


Ecco, tutto questo non è «la risata di un idiota» che si consuma in breve : ''c'è del metodo, c'è un senso in questa follìa'', che sparge una concreta pandemìa in accelerazione crescente.

 

Queste cose il sottoscritto voleva cominciare a dire, giusto un momento prima della chiusura dei seggi e dell'apertura delle urne e dello scatenarsi del chiasso delirante degli exit-poll e delle projezioni.

Non troppo prima, non foss'altro che per non dar esca, spunto, pretesto all'insopportabile (specie quando appare sofferta, 'in – atroce – buonafede'...), ricattatoria, recriminante feroce lamentela che, spinta dalla ricerca disperata/forsennata di pseudo-spiegazioni che evitino uno spietato esercizio di riflessività critica, e dunque ''va truann' '' maleficî, «destini cinici e bari», oscuri complotti di «forze oscure», sortilegî, capri espiatorî, di asfissiarti con un uso assurdo, superstizioso del concetto di 'profezia che si autorealizza'.

Non dare il minimo appiglio al riconfortarsi nel continuare, ricominciando sempre daccapo...

 

Però (mi si consenta, per una volta, di sospendere lo scrupolo che finisce per essere paralizzante, che mi attanaglia quando si tratta di responsabilità di scrittura pubblica, e di concedermi, per oggi e qualche giorno a venire, un piccolo gioco), ecco, vorrei dire senza alcuna 'precauzione', d'alcun tipo, un po' di cose, cominciando nell'attimo di époché tra una sinistra carnevalata e le successive...

Ho messo in circolo, coi 'mezzi di bordo', come abbiamo potuto, il testo di un estemporaneo, rapsodico ''volantone'' che, in tre-quattro Complici, siamo andati a distribuire – a rischio di qualche ''sbarbazzone'' – al comizio di Grillo e connessi « Cinquestelle » il 19 febbraio scorso in piazza Duomo a Milano.

Non pochi compagni ci hanno detto, « Peccato che, al solito, è lungo... ». Sappiamo che questa storia del lungo e difficile spesso (su questo i sopraddetti compagni & compagne per l'ennesima volta volevano metterci in guardia) funziona da alibi per l'inascolto, da capzioso pretesto per non prender quantomeno visione, per tenersi le orecchie ben tappate.


Ma... noi (pluralis, né majestatis né modestiæ, diciamo, ''d'imbarazzo'' …), evidentemente noi non sappiamo scrivere che così, non riusciamo a far meglio...

Ciò non toglie che alcune pulci nell'orecchio vorremmo continuare a metterle. Questa è una piccola, estemporanea serie, che irregolarmente continuerà lungo una settimana. Riserbate sconcerto e furori, per favore, al 'merito' – e lasciamo andare la ''forma''.


Devo chiudere, tempus fugit.... time out, stavolta di sicuro CONTINUA...

 

25 febbraio 2013 o.s. [continua --->

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Published by Oreste Scalzone
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