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15 octobre 2009 4 15 /10 /octobre /2009 13:49
S'è chiuso martedì 13 ottobre, con la sentenza di primo grado, il processo ai ribelli di
Corelli, arrestati la notte del 13 agosto dopo le proteste che fecero seguito all’entrata
in vigore del pacchetto sicurezza.
 
A fronte delle pesanti richieste di condanna avanzate dal p.m. (per tutti/e pene dai due
anni ai due anni e mezzo, con una sola assoluzione) il giudice, dopo ben sei udienze,
ha deciso di suffragare la tesi della colpevolezza sostenuta dalla polizia e dalla croce
rossa, condannando tutti/e, ma con pene di molto inferiori, che vanno dai sei ai nove
mesi, senza in ogni caso concedere a nessuno la sospensione della pena.
Avrà inoltre seguito la vicenda “specifica” di Joy, emersa con nettezza durante il
processo. 
Da una parte è certo che verrà denunciata per calunnia nei confronti di Vittorio
Addesso, l’ispettore-capo di polizia che ha esercitato violenze sessuali su di lei;
dall’altra è altrettanto certa la denuncia di Joy  nei confronti di Addesso.  In altre
parole: il processo Corelli continua.
 
In sintesi possiamo dire che l’esito del processo non fa che confermare il carattere
“partigiano” della giustizia borghese, come sempre incapace di contraddire le scelte
del potere politico e dei suoi apparati repressivi, decidendo quindi di colpire
comunque, nonostante nel corso del processo siano emerse palesi contraddizioni
nell’impianto accusatorio, sia in merito ai fatti accaduti, sia in merito
all’identificazione dei presunti responsabili.
 
L’unico elemento politicamente positivo e significativo è stata la concessione a tutti/e
delle attenuanti generiche, cosa che spiega il forte ridimensionamento dell’entità delle
condanne rispetto alle richieste del p.m. In attesa che il giudice depositi le
motivazioni della sentenza è lecito pensare che tali attenuanti siano esattamente
legate al contesto in cui tali “reati” sarebbero avvenuti (la natura dei CIE e del loro
funzionamento), riconoscendo implicitamente come il carattere politico che i
detenuti, insieme con gli antirazzisti intervenuti a loro sostegno, hanno cercato di
imprimere al processo, abbia comunque ottenuto un risultato importante, per quanto
insoddisfacente di fronte alla repressione che, anche questa volta, l’ha fatta franca.
 
Resta il fatto che le lotte nei CIE continuano (e  continueranno) come dimostrano gli
scioperi proclamati nei CIE di Gradisca e Milano, proprio in solidarietà con gli
immigrati processati oggi.
Resta quindi il fatto che è necessario e doveroso rilanciare l’impegno per la loro
chiusura definitiva e, con essa, l’abbattimento definitivo di ogni legge razziale.
Come comitato antirazzista ci faremo carico di indire a breve un’assemblea pubblica,
con la presenza degli avvocati che hanno condotto la battaglia difensiva, per
sviluppare un bilancio politico pubblico e collettivo del processo e soprattutto per
decidere il rilancio di una  lotta imprescindibile per le libertà di tutti/e.
 
Comitato antirazzista milanese
Milano, 13 ottobre 2009

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Published by Oreste Scalzone
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