Dimanche 9 mai 7 09 /05 /Mai 13:35

Le temps pénal, le temps du judiciaire, 
est  par convention “abstraitement égal”, 
ou bien  “à la tête du client” ? […]
Ébauche d’une vidéo lettre – bien ouverte, donc non pas exclusive – à
certain[e]s cinéastes, au sujet de l’affaire “Sonja &t Christian” mis en équation 
avec l’affaire Polanski, sur lequel ces destinataires se sont prononcé[e]s


    
    La vidéo lettre – mieux, le “vidéo brouillon de lettre” –  qui suit, est un fragment choisi du “texte” originaire, à peine enrobé par un montage "sobre", défini “frugale” par les complices qui l’ont effectué ; minimum de montage nécessaire à réduire le ‘jet’ d’origine à la durée requise de 10 minutes : “format” prévu pour une sorte d’avant-première, le soir du 23 avril 2010, à la Cinémathèque de Paris, au cours d’une des soirées “Carte blanche à Jean-Pierre Bastid, sur Cinéma et anarchie”. 

    La version ‘de base’ – qui était plutôt comme une réflexion à haute voix, un périple des thèmes, des arguments pour une lettre ouverte – comprenait des éléments de récit sur la genèse contingente de cette ‘lettre de loin’, ainsi que quelques éléments d’auto-certification insérés, certes  pas à des fins “identitaires”, mais pour contextualiser les propos sur le plan conceptuel, éthique, et même de leur étiologie. Il y était souligné d’abord  ce qui est pour nous essentiel dans notre approche : une critique active de l’enfermement carcéral, de la logique même de la punition, de l’aliénation de la “solution pénale”,  de la théologie de l’Etat, de la logique de l’Urgence. 

    Peut-être, certains parmi ceux et celles qui regarderont cette vidéo resteront sur leur faim : mas, nous serons à l’écoute de tout questionnement que nous aura été adressé. La partie la plus urgente à mettre en circulation, est-là : tempus fugit, comme il l’était inscrit sur les anciennes meridianes…, le temps s’en fuit, mieux vaut commencer à mettre cette lettre en circulation, si bien qu’en l’état de “à peine bâtie”. Cela dit, nous allons rajouter des reformulations, plus exhaustives, par écrit et ‘de vive voix’ . 
    De toute façon, entre-temps, nous nous permettons de rêver que quelque destinataire, ayant reçu ‘cinq sur cinq’ le message, commence à élaborer le texte d’un ‘quelque chose’ (appel…, manifeste…, cahier de doléances…, mise en garde…).

Voilà : à suivre…


OS

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Commentaires

Roma. Un episodio normale di normale razzismo di Stato. Aggiornamento

autore:
sergio falcone

Ieri, sabato 29 di maggio 2010, mi è stato notificato che pende una denuncia a mio nome, proveniente dal 1° Gruppo della polizia municipale, Roma, via Montecatini 11. Non mi è stato comunicato il contenuto, i capi d'imputazione (si dice così?). La copia, la riceverà il mio legale, tra qualche mese, se va bene. Mi rappresenterà in giudizio la compagna Simonetta Crisci, che ho subito contattato per vedere il da farsi. Di seguito, una breve ricostruzione dei fatti, in un post che ho già pubblicato su Roma Indymedia. Non amo la retorica nella quale, in casi analoghi, facilmente si può cadere; quindi, preferisco lasciare a voi il piacere del commento. s.f.

***

http://roma.indymedia.org/node/20089

Roma. Un episodio normale di normale razzismo di Stato
Sab, 08/05/2010 - 08:39

s.f.

"Cos'è più la virtù?", Fernanda Pivano --- Cos'è più il senso d'umanità? Perché si è andato a smarrire? Ditemi: perché?

***

Ringrazio i compagni di Informa-azione per aver pubblicato questa testimonianza [ http://www.informa-azione.info/roma_la_quotidianit%C3%... ]. E per aver evitato di firmarla col mio nome per esteso. Apprezzo la loro delicatezza d'animo. In questa sede scelgo di apparire con la mia identità. Non ho nulla da nascondere. s.f.

*********
IL FATTO
*********

Care compagne, cari compagni,

sono qui a raccontarvi quel che m'è successo domenica scorsa.

Erano le 15:30 all'incirca e passeggiavo per Campo de' Fiori, qui a Roma.

Ad un tratto vedo un migrante di colore, forse indiano, che veniva
trattenuto per un braccio da un uomo. Di fronte a lui c'era una donna,
bassa e corpulenta. Ho capito subito che si trattava di due poliziotti
municipali in borghese.
Ai loro piedi, la povera merce: un numero imprecisato di ombrelli di
tutti i tipi scaraventati per terra.
Al che mi avvicino e, vedendo quel povero ragazzo in lacrime, chiedo
che cosa avesse commesso di così grave da essere trattato in quel
modo.
Mi viene risposto che era un ambulante abusivo e che loro stavano
soltanto applicando la legge. E di farmi i fatti miei.
Di fronte a tanta arroganza, gli chiedo di mostrarmi il tesserino.
Non ho ricevuto risposta alcuna.

Hanno preso il ragazzo e lo hanno trascinato a Piazza Farnese per
identificarlo. In Piazza sostava una delle loro auto di servizio.
Ho continuato a ribadire il fatto che il loro comportamento non era
giustificato. Per tacitarmi e per spaventarmi, hanno chiamato i
carabinieri che sostano abitualmente di fronte all'ambasciata francese.

Il ragazzo gli ha mostrato una fotocopia forse del permesso di
soggiorno, o di chissà quale altro documento. Alla forza pubblica non
bastava quella copia, ma pretendeva il documento in originale. Mi sono
proposto come garante, ma inutilmente. Hanno continuato a fare orecchie
da mercante.
Intanto, attorno a noi s'era fatto un capannello di persone, molte
delle quali erano irritate da tanta violenza.
Il migrante continuava a piangere e dimostrava di non conoscere la
lingua italiana. I poliziotti hanno telefonato in centrale per chiamare
un traduttore... Arrivano "i rinforzi": due volanti della municipale,
con altri quattro vigili urbani.

Ho continuo a protestare. Sono stato spintonato ed insultato più
volte. E minacciato di denuncia.

Per dimostrargli che non ho paura e che sono sicuro delle mie azioni,
gli ho dato il passaporto in modo che prendessero le mie generalità.
Nella confusione, non mi sono accorto che hanno costretto quel ragazzo
a salire in una delle loro auto e che l'hanno portato via.

Mi auguro per lui che non sia finito recluso in qualche cie.

Non intendo fare nulla, perché non credo alla giustizia dei
tribunali.
Prima di consultare il mio legale, attendo che siano loro,
eventualmente, a fare la prima mossa.

Vi ringrazio per l'attenzione.

Un abbraccio affettuoso,

s.f.

****************
UN COMMENTO
****************

Quello che racconta Sergio mi ferisce profondamente, anche se purtroppo sta diventando una quotidianità

Al razzismo sempre più imperante (e non possiamo più far finta che non sia così solo perchè non andiamo [spesso] a dar fuoco ai diversi) si aggiunge l'idiosincrasia, la rabbia, la frustrazione di non vivere poi così differentemente da loro: sempre più poveri, sempre più relegati a ruoli di nessun peso, sempre più mistificati, presi in giro, sottoposti ad arroganze inusuali e disumane.

In questa situazione basta poco per prendersela con chi ha ancora meno. A Napoli direbbero "il cane che muzzec' o stracciato".

Sono però contenta che in un momento del genere si sia materializzata una persona come Sergio, che non s'è paludato d'indifferenza, ma ha reagito.
Inutilmente, ma lo ha fatto.

Chi come me viene da un passato in cui era normalità reagire, sa che non possiamo aver dimenticato la lotta.
E non vogliamo averla dimenticata.

La lotta è anche orgoglio, dignità determinazione.

Lo ha riscoperto persino Bersani [orrore!] dopo vent'anni di leccare suole qua e là in attesa di un equilibrio capace di mettere d'accordo idealismo, lungimiranza, profitto ed equità, un equilibrio che non può esistere in nessun luogo.

Se al posto di Sergio ci fossi stata io di sicuro mi sarei indignata, avrei forse provato a parlare, ma non avrei avuto -credo- il coraggio di farmi diverso, altro, sfruttato.

E' per questo che mi sento di ringraziare Sergio per quello che ha fatto, che va ben oltre i suoi sogni, le sue polemiche, la sua rabbia.
E' stato quello che ognuno di noi dovrebbe essere: solidale e fraterno. Anzi fratello.

Ecco, ormai il venditore "abusivo" sarà tornato fra i suoi ombrelli, oppure sarà stato fermato per qualche giorno, tanto per far vedere che la sicurezza in questa Roma sempre più bastarda c'è, si tocca, si vede.

Però sarei pronta a testimoniare per il venditore, per tutti quelli che -al di là che siano o no per qualche istante della loro vita, al di fuori delle leggi del nostro [bel] paese- hanno diritto alla loro dignità. Come ciascuno di noi.

Perchè non possiamo dimenticare che, in questo frangente storico, potrebbe capitare ad ognuno di noi di ritrovarsi a vendere ombrelli a Campo de' Fiori.

Scusate l'invasione.

Una cara amica

**********************************************
LETTERA DI NICOLA SACCO AL FIGLIO DANTE
**********************************************

Mio carissimo figlio e compagno, sin dal giorno che ti vidi per l'ultima volta ho sempre avuto idea di scriverti questa lettera: ma la durata del mio digiuno e il pensiero di non potermi esprimere come era mio desiderio, mi hanno fatto attendere fino ad oggi. Non avrei mai pensato che il nostro inseparabile amore potesse così tragicamente finire! Ma questi sette anni di dolore mi dicono che ciò è stato reso possibile. Però questa nostra separazione forzata non ha cambiato di un atomo il nostro affetto che rimane più saldo e più vivo che mai. Anzi, se ciò è possibile, si è ingigantito ancor più. Molto abbiamo sofferto durante il nostro lungo calvario. Noi protestiamo oggi, come protestammo ieri e protesteremo sempre per la nostra libertà. Se cessai il mio sciopero della fame, lo feci perchè in me non era rimasta ormai alcuna ombra di vita ed io scelsi quella forma di protesta per reclamare la vita e non la morte, il mio sacrificio era animato dal desiderio vivissimo che vi era in me, per ritornare a stringere tra le mie braccia la tua piccola cara sorellina Ines, tua madre, te e tutti i miei cari amici e compagni di vita, non di morte. Perciò, figlio, la vita di oggi torna calma e tranquilla a rianimare il mio povero corpo, se pure lo spirito rimane senza orizzonte e sempre sperduto tra tetre, nere visioni di morte. Ricordati anche di ciò figlio mio. Non dimenticarti giammai, Dante, ogni qualvolta nella vita sarai felice, di non essere egoista: dividi sempre le tue gioie con quelli più infelici, più poveri e più deboli di te e non essere mai sordo verso coloro che domandano soccorso. Aiuta i perseguitati e le vittime perchè essi saranno

Commentaire n°1 posté par sergio falcone le 30/05/2010 à 14h10

domenica 9 maggio 2010

URGENTE CHIAMARE LA DIREZIONE DEL CIE DI PONTE GALERIA


URGENTE CHIAMARE LA DIREZIONE DEL CIE DI PONTE GALERIA

autore:
antirazziste e antirazzisti
Sommario:
in fin di vita un migrante costretto alla reclusione razzista dello stato italiano

In prima serata, durante una corrispondenza con Ponte Galeria, si racconta che una delle persone costrette nelle gabbie della sezione maschile, dopo aver chiesto di ricevere delle cure per una malattia che ha bisogno di assistenza sanitaria continua, ha ingerito 4 accendini per farsi portare in ospedale.
L'unica risposta che ha ricevuto è stato un pestaggio in cella da parte della celere. Nella sezione maschile questa sera si rifiuta il cibo per protesta.

L'aggiornamento di questo momento è che questa persona sta morendo senza ricevere alcuna attenzione.

Facciamo tutt* il minimo indispensabile, chiamiamo la direzione del lager della capitale e non restiamo in silenzio.
Non ci sono scuse, ormai lo sappiamo, attiviamoci perchè il silenzio è complicità.

0665854224 PER ESIGERE LE CURE IMMEDIATE
ROMPERE OGNI GABBIA
LIBER* TUTT*

Commentaire n°2 posté par sergio falcone le 09/05/2010 à 22h49

Ho pubblicato la tua intervista sul mio blog, con l'aggiunta di una immagine che mi sembra significativa. Libertà! Free as a bird... sergio

 

domenica 9 maggio 2010

Oreste Scalzone, Vidéo lettre. Sonja&Christian


Dimanche 9 mai 2010 7 09 /05 /2010 13:35

Le temps pénal, le temps du judiciaire,
est par convention “abstraitement égal”,
ou bien “à la tête du client” ? […]
Ébauche d’une vidéo lettre – bien ouverte, donc non pas exclusive – à
certain[e]s cinéastes, au sujet de l’affaire “Sonja &t Christian” mis en équation
avec l’affaire Polanski, sur lequel ces destinataires se sont prononcé[e]s



La vidéo lettre – mieux, le “vidéo brouillon de lettre” – qui suit, est un fragment choisi du “texte” originaire, à peine enrobé par un montage "sobre", défini “frugale” par les complices qui l’ont effectué ; minimum de montage nécessaire à réduire le ‘jet’ d’origine à la durée requise de 10 minutes : “format” prévu pour une sorte d’avant-première, le soir du 23 avril 2010, à la Cinémathèque de Paris, au cours d’une des soirées “Carte blanche à Jean-Pierre Bastid, sur Cinéma et anarchie”.

La version ‘de base’ – qui était plutôt comme une réflexion à haute voix, un périple des thèmes, des arguments pour une lettre ouverte – comprenait des éléments de récit sur la genèse contingente de cette ‘lettre de loin’, ainsi que quelques éléments d’auto-certification insérés, certes pas à des fins “identitaires”, mais pour contextualiser les propos sur le plan conceptuel, éthique, et même de leur étiologie. Il y était souligné d’abord ce qui est pour nous essentiel dans notre approche : une critique active de l’enfermement carcéral, de la logique même de la punition, de l’aliénation de la “solution pénale”, de la théologie de l’Etat, de la logique de l’Urgence.

Peut-être, certains parmi ceux et celles qui regarderont cette vidéo resteront sur leur faim : mas, nous serons à l’écoute de tout questionnement que nous aura été adressé. La partie la plus urgente à mettre en circulation, est-là : tempus fugit, comme il l’était inscrit sur les anciennes meridianes…, le temps s’en fuit, mieux vaut commencer à mettre cette lettre en circulation, si bien qu’en l’état de “à peine bâtie”. Cela dit, nous allons rajouter des reformulations, plus exhaustives, par écrit et ‘de vive voix’ .
De toute façon, entre-temps, nous nous permettons de rêver que quelque destinataire, ayant reçu ‘cinq sur cinq’ le message, commence à élaborer le texte d’un ‘quelque chose’ (appel…, manifeste…, cahier de doléances…, mise en garde…).

Voilà : à suivre…


OS

Commentaire n°3 posté par sergio falcone le 09/05/2010 à 14h56

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