Overblog Suivre ce blog
Administration Créer mon blog
2 avril 2008 3 02 /04 /avril /2008 01:20
Roberto Silvi - Roberto "Roberto senza galere" questo il soprannome che si portava dietro da Napoli, dalle nebbie lombarde da immigrato...- è  morto oggi per un ultimo sorriso tra le lacrime, verrebbe da dire che ha "tirato l'anima coi denti" per lasciarci un primo aprile, come tra il serio e il faceto, come lasciare un dubbio, tra realtà e simulazione.
Sulla linea d'ombra, crinale di confine tra il vivere comunemente, corporalmente inteso era vissuto gli ultimi 25 anni. Un quarto di secolo, ça fait un bail, nu contratto  ‘e locazione, quasi una vita-di-lavoro, cioè una semi-vita, attendendo il <<parco umano>> dei sopravvissuti, esuberi dal lavoro, che quando sono operai, o nemmeno, muoiono in fretta, che una derisoria "libertà-dal-lavoro", uno scampolo residuo, una nostalgia di vita intera irrompe nei polmoni come l'aria dolorosa alla nascita e i polmoni dal lavorio salariato sono così avvelenati e "cirrotici" che possono morire di aria fresca, mitridatizzati dal lavoro coatto per forza di bisogno anche quando è giuridicamente "liberamente" cercato, trovato,  il prezzo della forza che lo sprigiona, forza creatrice trasmuta in merce, è contrattato.
Roberto, la vita gliela ha mangiata non già il ritmo lavoro / "tempolibero", cioè scampoli di vita di risulta, (semi-vita affannata e ipotecata dall'ombra dell'altra mezza, come una voce ventriloqua o  un fratello siamese crudele, come il controllore di ogni controllato, nell'incubo visionario e reale di Orwell)...Roberto, la vita gliela era andata mangiando un nome nosologico, nelle cartografie, nelle tassonomie, nomenclature di male di vivere ulteriore, a oltranza, definito "sclerosi multipla bilaterale", o "amiotrofica", o "a placche".
Aveva cominciato con l'incespicare, e poi la discesa per questi 25 anni era stata lenta, continua e, come sul dirsi, inesorabile.
La resistenza di Roberto (e da poco dopo l'inizio di questo millennio, con le superstizioni progressiste, o il misto di superstizioni e realtà apocalittiche, che il sommarsi dell'effetto fin-de-siècle e passaggio di millennio propaga, quella "monstruosamente" simbiotica, a due, a noio, di Roberto&Jeanie, Rob&Jany ) era stata, appunto,  "mostruosa", nel senso proprio del monstrum mirabilis.
Ancora dal 24 agosto dell'anno scorso fino a dicembre, non avevano mancato un udienza della Chambre, una riunione, un sit-in, un volantinaggio ad una manifestazione, nella scommessa disperata, con troppo aria di causa persa per strappare la persona demonizzata di turno, Marina Petrella ad un estradizione che sarebbe l'inizio di una traiettoria di agonia vestita da ergastolo.[...]
Come per coincidenza, come per un saluto estremo, già ricordo, nostalgia del presente, ieri mattina a Napoli al banco dei libri di "Sensibili alle foglie" con Renato, Nicola, Nicola, Rafele e un po' di altri e altre di noialtri "avanzi di galera" o scampativi di misura; ieri sera al Corto Circuito a Roma con Franco e Robertaccio, Barbara, Bruno e poi altri, sopravvenuti più di recente per età, avevamo riparlato di Roberto, di questa sua condizione di recluso nel corpo che tenta e ritenta incessantemente l'evasione, come di una sorta di homo sacer, di un soprassalto della potenza che persiste in nuda vita.
[...]  Noi, noi, Orest'&Complici, siamo costretti a interrompere il giro, i canti e i ragionamenti, le chiacchiere, i sussurri e le grida...non serve nemmeno scusarsene, se una qualche ubiquità ce lo permettesse, continueremmo accelerando proprio per Roberto, come fosse la forma migliore di quella che nei rituali (da non irridere perché la consolazione si cerca come l'aria), è abbassare le bandiere, rosse come quelle  della Sociale, nere come grembiali da lavoro dei Canuts, operai delle fabbriche tessili della Croix-Rousse a Lione schiacciati nel 31 - milleottocentotrentuno, come in una anticipazione del massacro versagliese di 40 anni dopo contro i comunardi - ... bandiere rosse, nere ross&nere de La Comune.
Contiamo di ripartire, con una infinita tristezza di più, il 7 prossimo, dallo Ska. Comme par hazard, - e, vorremmo aggiungere - come  per caso, Robbè!

Il fiotto delle cose da dire di Roberto è tale che per ora restiamo un lungo attimo senza parole. Lo cominceremo a fare domani e sarà comunque iscritto in una insurrezione di voci, dal profondo. Ci sale alle labbra la banalità del "non ho parole". Ma un attimo di silenzio è forse il solo adeguato,come l'attimo prima del colpo di inizio di uragano o di coro.
                                                                 
                                                              Oreste &C 1 aprile 2008 Napoli, Roma, Parigi.
 
Repost 0
Published by Oreste Scalzone
commenter cet article
29 mars 2008 6 29 /03 /mars /2008 11:07
"Autop interrogò leader dc? Siamo a capolinea paranoia" Milano, 27 mar. (Apcom) -

"Ormai siamo al capolinea della paranoia. Questi pistaroli da postribolo potrebbero chiedere a Prodi chiarimenti sui tavolini che ballano e non a noi altri". Parla Oreste Scalzone, l'ex leader di Autonomia Operaia interpellato da Apcom in merito al contenuto delle rivelazioni dell'ultimo numero del settimanale Panorama. A condurre il "processo" ad Aldo Moro nella "prigione del popolo" non furono i brigatisti rossi che avevano partecipato all'azione di via Fani, ma gruppi diversi, tra cui probabilmente anche qualche dirigente di Autonomia operaia, scrive il settimanale citando una relazione del Cesis che riferiva della conversazione intercettata tra due brigatisti in carcere.


Gli stessi dirigenti di Autop una volta terminati gli interrogatori, presero in consegna le bobine con le dichiarazioni del prigioniero. Sino a oggi era solo un'ipotesi, per quanto fondata, aggiunge Panorama che conclude: "Ora diventa una certezza, alla luce di un altro dei tanti documenti secretati che la magistratura non ha mai potuto utilizzare". "La dietrologia, la spiegazione dei fatti come complotto, marionette e pupari dimostra il processo di decerebrazione umana perchè la ricerca di una causalità ad ogni costo e per tutto è assurda per esempio per chi si proclama evoluzionista. Chi cerca la causalità sia creazionista e pervenga con i teocon al diavolo e al buon Dio invece che fermarsi a qualche Licio Gelli" aggiunge Scalzone. Per l'ex leader di Autonomia, libero da oltre un anno di tornare in Italia dopo un lungo "esilio" in Francia per la prescrizione dei reati, "gli intellettuali si abbrutiscono a spacciare per dubbio ciò che non è neanche sospetto ma è contro-certezza, superstizione, stolta e paranoica. I pistaroli da postribolo chiedano chiarimenti a Prodi sui tavolini che ballano". Il riferimento di Scalzone è alla seduta spiritica nei pressi di Bologna a cui parteciparono Prodi e alcuni suoi amici e durante la quale venne fuori il nome di Gradoli come possibile luogo della prigionia di Aldo Moro. "Per fare contenti gli idioti sarei tentato di rispondere di sì, cioè che fui io a interrogare Moro. Del resto all'epoca ero professore nei corsi delle 150 ore per lavoratori e, si sa, i professori interrogano..." conclude l'ex leader di Autonomia Operaia.
Repost 0
Published by Oreste Scalzone
commenter cet article
9 mars 2008 7 09 /03 /mars /2008 22:28
Lunedì 10 marzo 2008 Ore 21-CSOA Cox 18 e Calusca City Lights presentano:
GIORNALE IMMAGINARIO ovvero serata con Oreste & Complici
@ Musiche musicanti cantastorie cantacronache paroliferazioni parolazioni video-agitazioni soliloqui cori logomachie previsti & imprevisti
@ Assemblea sul da farsi prossimo venturo...
@ Journal imaginaire
SPUNTI-NODI-TEMI:
Marina Petrella, condizione presente, destino futuro.Agire subito per impedire l’estradizione!

CONTESTI:
L’anomalia italiana dell’amnistia introuvable  Contro le "Storie Ufficiali", contro le memorie amministrate Per la critica dell’alienazione legalista  Per la critica dell’alienazione politica  Per la critica dell’alienazione penale  Contro la tossicomania punitiva Contro la "Giustizia infinita"  Delinquenza giudiziaria, criminalità a mezzo terrorismo penale

Per un’azione libertaria antipenale nei movimenti d’autonomizzazione comune
Proiezione del film Framm e Parole di Raffaele Cascone, regista indipendente napoletano.

Protagonista Oreste Scalzone, nell’ultimo periodo in cui era ancora esule a Parigi.
Si tratta di una vera e propia performance sull’arte scalzoniana della parola. Le immagini scorrono sulle note di My favorite thanks di Coltrane sotto forma di un viaggio a ritroso verso la Francia e dai tunnel si ascoltano i dialoghi di Oreste che, citando Piaget e Félix Guattari, racconta se stesso. Empatismo parossistico, ristrutturazione nevrotica della personalità, fusionalità simbolica, senso della punizione (senza aspettare la repressione dall’alto, ognuno fa a gara per diventare lo sbirro di se stesso), rapporto tossico col capitalismo (il narcocapitalismo), proteste nelle banlieues parigine…

Framm e Parole

diventa così una sorta di cinema-verità senza nemmeno ricorrere al montaggio. Con questo piccolo film e la voce audio di Grifi si rende un omaggio ad Alberto, che spesso amava presentare i suoi film interloquendo per ore con i presenti (in questo era simile ad Oreste) nei centri sociali piuttosto che nei luoghi ufficiali del cinema. Chissà quali immagini ci avrebbe regalato sulla monnezza che attanaglia Napoli, città che lui amava e in cui spesso si recava, e sulle centinaia di rivolte popolari che ancora si susseguono…
Repost 0
Published by Oreste Scalzone
commenter cet article
9 mars 2008 7 09 /03 /mars /2008 12:13
Cari Compagni
quello che potete scaricare qui sopra è il primo numero di un'idea "bastarda", comunarda e bisestile, di romanzo-feuilleton che,  in forme diverse e mutevoli, cercheremo di fare uscire con cadenza mensile fino al prossimo 29 febbraio, vale a dire quello del 2012. Da un bisestile all'altro.
Il titolo Moltevoci svela subito che c'è di mezzo il "nostro" Oreste e vuole essere un augurio: che questo quinterno mensile di un filtro, se non immaginario, aleatorio, scateni e condensi davvero molte voci di compagni, che diventi un rosso, infuocato crogiuolo da cui può venire fuori da un lato una rivistona, dall'altro almeno o un libro, che sia preso, smontato e rimontato, usato come arsenale per nuove battaglie, che sia come una sfogliatella rancida scagliata allo stomaco di chi "padrona", comanda, governa, decide, pretende "rappresentare", insomma che ci sfugga presto dalle mani…

Per quanto riguarda Oreste, invece, è lui la musa (o il muso) ispiratrice di tutta la baracca, di questo tentativo, cioè, "di aprire uno squarcio alle idee scomode sennò destinate all'oblio" sue sono la maggior parte delle parole che leggerete, e che ci sembra utile far circolare il più possibile come contributo e impulso alla discussione e all'azione. Idee scomode che qui trascriviamo in modo incompleto o ci limitiamo alla semplice sbobinatura di discorsi registrati magari in piazza, al volo, durante manifestazioni, presidii, assemblee ma che crediamo utile mettere qui ed ora nero su bianco anche così, cioè in forma provvisoria e incompleta. Siamo coscienti che, come Proust il parlato e lo scritto sono proprio due lingue diverse con relativi problemi di traduzione, si pensi alla traduzione della poesia…. Così, quando vai a rileggere la "sbobinatura" di un discorso, un soliloquio, una "tirata" alla radio, una video lettera o simili, ti ritrovi una sequela informe di parole senza inflessioni di voce, pause, climax, faccia, emozioni, mimica……Come un testo scritto che fosse privato di scansione delle parole, maiuscole, punteggiatura , corsivi, parentesi…..Per restituire almeno in parte la viva voce, l'intelligibilità, occorre un sofisticato, accuratissimo lavorio (Nanni Balestrini ne sa qualcosa!....): il risultato è iperrealistico, più vero del vero….Però, tant'è : lo affidiamo alla vostra intelligente immaginazione. Almeno per ora. Se poi, nel futuro, si riesce a fare una cosa più sistemata meglio ancora. 
Moltevoci vuole essere un luogo, anche se un po' appezzottato, di riflessione per la pratica e le lotte che riguardano il nostro presente e raccogliere le tracce mai sopite del 68, del 69 e del 77 che, proprio in questo periodo di anniversari, caratterizzato da "scatenamento memoriale talvolta pornografico", rivendicano un vero spazio di discussione.  

Il primo numero di Moltevoci esce oggi, 29 febbraio, per celebrare la bisestilità in noi e nel mondo, l'anomalia che scardina lo scorrere del tempo borghese, l'incespicatura dove speriamo rimangano presto impigliate le logiche del sistema, (i nostri antenati, i Comunards, sparavano cannonate contro gli orologi).  Questo n.1 mette in primo piano la questione di Marina Petrella, gli spunti: estradizione e galera, critica della soluzione penale"  come alienazione e "tossicomania" del risentimento;  e le attuali lotte contro il destino di munnezza a cui che gli apparati repressivi statali vorrebbero condannare la città di Napoli.
Dal prossimo numero Moltevoci probabilmente assumerà una forma fisica multimediale, sarà corredato da un cd audio ascoltabile come un radiodramma, o da video e la parte cartacea sarà a "geometria variabile" ma comunque e sempre il tutto sarà reperibile sul blog  Black Blog.
A presto! Un saluto a pugno chiuso dai "traghettatori di parole
Repost 0
Published by Oreste Scalzone
commenter cet article
6 mars 2008 4 06 /03 /mars /2008 13:01
Roma, 29 feb. - (Adnkronos) - Oggi come 40 anni fa: da un momento all'altro potrebbe scoppiare un nuovo '68. A sostenerlo e' Oreste Scalzone, tra i fondatori di Potere operaio, che, nell'anniversario degli scontri di Valle Giulia, racconta all'ADNKRONOS cosa accadde quell'1 marzo del 1968 a Roma, fuori dall'universita' di architettura. Scalzone dice di non voler fare la 'cassandra' ne' il 'visionario', eppure e' convinto che quel fermento che allora scosse la societa' italiana possa tornare e che i tanti che si sono "lasciati convincere" di non avere piu' il potere di decidere ora possano tornare a lottare per l'autodeterminazione del proprio destino. Proprio come nel '66, quando nessuno immaginava che soltanto due anni e mezzo dopo la Fiat sarebbe 'esplosa'.

Scalzone dice che non perdona "intellettualmente'' chi oggi dice di non comprendere quel comportamento di 40 anni fa. ''Mi turba che qualcuno faccia finta... O, peggio, che davvero lo ritenga incomprensibile". Soprattutto, invita a riprovarci, a ritentare "quello che si chiamava un assalto al cielo''. ''Si riaffacci quell'idea complicata da realizzarsi - e' il suo auspicio - Si ritenti l'unica vera rottura, che non e' il buon governo, un governino migliore di un altro, ma costruire insieme la capacita' di autogovernarci".

Poi Scalzone ricorda l'atmosfera di quei giorni, e lo fa partendo dalla loro colonna sonora: "Quella canzone di Pietrangeli, 'Non siam scappati piu'', e' l'espressione poetica semplice, popolare di un cantautore di allora, ma colse un'emozione, il grumo di vissuto di alcune generazioni, studenti, qualche giovane operaio, magari disoccupati, sognatori, militanti, gente come me, le cui esperienze erano recenti, non certo le grandi epopee che ci venivano raccontate, come la Resistenza, ma per esempio i fatti di Reggio Emilia. Ecco, per noi quei morti del luglio 1960 rappresentavano una sorta di sacrario", sottolinea Scalzone. Dal 1960 in poi, spiega, "tanti furono i 'dissidenti', nei confronti della societa' e del suo ordine, ma anche, in particolare, nei confronti del partito comunista e del sindacato, che a parole ci trasmettevano mitologie passate e, ancora a parole, ci raccontavano di rivoluzioni future che pero' non venivano mai".

Repost 0
Published by Oreste Scalzone
commenter cet article
12 février 2008 2 12 /02 /février /2008 21:14
Roma martedì 12 Febbraio. Oreste Scalzone è stato fermato dalle forze dell'ordine che presidiano il Ministero di (In) Giustizia. mentre fisarmonica in mano intonava "Liberare tutti" ed "Addio Lugano Bella" per protestare contro l'eventuale estradizione di Marina Petrella .


undefined ASCOLTA IL RACCONTO SUGLI AVVENIMENTI NELL'INTERVISTA RILASCIATA AD ONDA ROSSA



Repost 0
Published by Oreste Scalzone
commenter cet article
10 février 2008 7 10 /02 /février /2008 11:27
 
Repost 0
Published by Oreste Scalzone
commenter cet article
10 février 2008 7 10 /02 /février /2008 10:54
IL QUOTIDIANO . Cosenza

"Un corteo di libertà». L’annuncio: rinuncio alla prescrizione. Appello per l’ex Br Petrella"Scalzone: «La piazza scintilla di speranza»


cosenza_1.jpg
























Ha aperto e chiuso il corteo con le sue parole. E’ salito su uno dei furgo- ni che hanno fatto da apripista al ser- pentone che ha attraversato Cosen- za. E lo ha fatto a inizio manifestazio- ne e alla fine, in piazza XV marzo. Oreste Scalzone, tra i fondatori delle organizzazioni politiche extraparla- mentari Potere Operaio e Autonomia Operaia, non le manda a dire. «Que- sta di Cosenza è una manifestazione contro gli artigli della giustizia pe- nale. Una manifestazione di libertà». «Questi giovani che sfilano - ci dice - sono la scintilla di speranza contro l’appiattimento alla servitù, in una vertigine di legalismo. In questo pa- norama il guerrigliero e il non vio- lento, quello vero, quello che fa scu- do con il proprio corpo, sono opposti affiancati. In questo momento la non violenza attiva, secondo me, è il gri- maldello contro il dominio dei poteri costituiti». Sciarpa rossa, un cappello che leva per salutare le ragazze e le donne che gli si avvicinano, Scalzone ha quasi imbarazzo della piazza. E lo spiega quando alle spalle della statua di Telesio dice di averne «parlato prima con i compagni di Cosenza e con gli organizzatori della manifestazione».

Perché della piazza cosentina vuole “approfittarne”. Per lanciare un ap- pello e per dare un annuncio. «Vo- gliono l’estradizione dalla Francia di Marina Petrella. Io chiedo a voi di scrivere a Sarkozy per cercare di bloccare l’estradizione. Solo in Italia si persegue qualcuno dopo trent’an- ni (Marina Petrella, ex Br, è stata condannata all'ergastolo nel 1992 dalla Corte d'Assise di Roma per fatti di fine anni 70 - ndr)» E proprio per rafforzare  la propria richiesta, e ribadendo che «le batta- glie vanno combattute anche se sono perse», annuncia di voler «rinuncia- re alla prescrizione». «Sono stato condannato a nove an- ni e mezzo - ci racconta sulla scalina- ta del Rendano, mentre i ragazzi in- tonano “Bella Ciao” - ma il 17 gen- naio 2007 mi hanno fatto un regalo. E proprio perché si tratta di un dono non voglio accettarlo. Lo rifiuto per- ché non voglio essere accomunato a quei governanti che hanno approfit- COSENZAaccoglie le migliaia di manifestanti che inondano le strade del centro, mentre molti curiosi affacciati dai balconi os- servano il fiume in movimento. C’è uno striscione che spunta tra i tanti, “Genova-Cosenza, i processi non ci fermano”, alcuni lo ricor- dano perché già utilizzato per aprire il corteo nella città ligure del 17 novembre 2007. Dietro lo striscione la ben nota “area anta- gonista” composta da centri so- ciali provenienti da tutta Italia, la- boratori politici e esperienze col- lettive. Vengono considerati “l’ala dura del movimento” e sicura- mente la loro protesta non assu- me toni festaioli. Attraverso gli slogan rivendicano il diritto alla casa, alla libertà d’espressione, al- la salute, evidenziando l’impor- tanza di agire “per costruire nuo- vi rapporti e nuove prospettive nei luoghi dove si vive ogni gior- no”. Nutrita la presenza studente- sca (“Unione degli studenti” di Roma e di Foggia). A tempo di  ta: “Idee di uguaglianza, idee di educazione, contro ogni uomo che eserciti repressione”.  Gli ul- trà sono il gruppo più nutrito e “casinaro”, alzano stendardi, ban- dieroni giganteschi e slogan, tra i fumogeni e le bottiglie di vino. La coda del corteo respira aria di festa, tra coriandoli e maschere regalate ai manifestanti, spunta il carro del Filo Rosso e dell’aula Zenith che marcia sotto lo sten- dardo “La Calabria è bella se si ri- bella”, un modo molto ironico di protestare considerato lo striscio- ne che compare appena dietro il carro, “puru nonna è sovversiva”. Tanta musica e sudore e una buo- na dose di ironia che non guasta mai. Una ragazza parla del “mo- mento di partecipazione assoluta- mente coinvolgente”, il suo accen- to tradisce le sue origini parteno- pee proprio mentre un folto grup- po di ragazzi si riunisce sotto la scritta “Napoli sovversiva”. “Se dovessimo ragionare seguendo la linea di Fiordalisi, tutte le perso-  di Taranto, “siamo consapevoli del fatto che sfilare in massa a Co- senza significa ricominciare a scrivere una pagina importante della nostra storia, dopo sei anni di fratture e divisioni”, concetto ribadito sullo stendardo  “La vo- stra repressione non ci impedirà di scrivere la storia”.  Poi i sinda- cati, Cobas e Cgil, e un nutrito spezzone della federazione anar- chica italiana. Un gruppo di ra- gazzi racconta delle sue vicissitu- dini per arrivare “in questa città così accogliente”. “È faticosissimo arrivare da Palermo fino a Cosen- za, ma ne è valsa la pena”.

C’è Rifondazione Comunista che marcia sotto lo striscione della se- zione di Cosenza.  Lo spezzone dei catanzaresi stupisce per l’impat- to, ognuno ha un cartello che ri- corda “tutti quei processi che an- cora sono aperti e che criminaliz- zano il movimento. Dobbiamo schierarci contro questo attacco al diritto al dissenso”. Proprio co- me annuncia lo striscione messo tato della prescrizio- ne». «Hanno detto - aggiunge prima di lasciarci - che io sono stato un cattivo mae- stro, ma anche io, al- lora ho avuto cattivi maestri. E questi do- vrebbero essere To- gliatti,o il presidente della Repubblica, Na- politano. fate voi». Poi si leva il cappello, saluta Marianna, che ha ascoltato assorta le sue parole, e si con- geda con modi che davvero poco hanno a che fare con i maestri, buoni o cattivi che siano. Oreste Scalzone, lo ricordiamo, era tra i "lider" della sinistra extraparla- mentare finiti nel “teorema Caloge- ro”. In quella operazione del 7 aprile 1979, con cui il magistrato padova- no Pietro Calogero ha fatto arresta- re i vertici di Potere Operaio e Auto- nomia Operaia, con l'accusa di par- tecipazione ad associazione sovver- siva, banda armata e rapina. Il con- seguente processo, che sarà ricordato co- me processo "Prima Linea - Cocori (Comi- tati Comunisti Rivo- luzionari)", ha con- dannato Oreste Scal- zone a 16 anni. Ap- profittando della li- bertà provvisoria, ot- tenuta grazie a pro- blemi di salute, Scal- zone è poi riuscito a fuggire in Corsica, per poi raggiungere Parigi dove era in vi- gore la dottrina Mit- terand (divieto di estradizione per atti di natura violenta, ma d'ispira- zione politica).Nel 1987 la sua pena è stata ridotta in appello, a 9 anni e mezzo, in forza dell'assoluzione per l'accusa di rapina. Il 17 gennaio del- lo scorso anno la prescrizione «in relazione ai reati di partecipazione ad associazione sovversiva, banda armata e rapine». Un mese dopo il suo ritorno in Italia. 

press_Cosenza.jpg
Repost 0
Published by Oreste Scalzone
commenter cet article
6 février 2008 3 06 /02 /février /2008 08:10
 
Repost 0
Published by Oreste Scalzone
commenter cet article
30 janvier 2008 3 30 /01 /janvier /2008 00:03
Gruppo informale  (pro tempore e ad hoc : "unitevi spesso e in modo effimero…")
'Les Appezzottès' di Piazza Bellini & dintorni
 
Prologo in corso d'opera per un rap più o meno immaginario
 
Napoli, Gianturco, ex Manifattura tabacchi occupata
EcoBallo, Concerto-feuilleton , I episodio
(con Daniele Sepe, Contrabbanda, & Occupants…)
23 gennaio 2008
 
  Sarà un poema immaginario, in corso d'opera, accumulo di semilavorati, assolo, cori: e questo ne è il prologo a braccio, d'ultimora.
  Vorremmo fare un slam, un rap, un volantino, una lettera -- impossibile, sempre sfuggente… -- che "dica tutto o almeno quanto basta, a quanti e quante basta". Lettera che si spieghi, "vuoti il sacco".
  Vorremmo parolare, cantare, un urlo e un sussurro ragionato, pulce nell'orecchio di tutti e ciascuno.
 
  Napoli, Città Nova della Gran Grecia, metropoli già prima di Roma, crogiuolo umano, grumo di vissuto, di disperata vitalità, "potenza di persistere nel proprio essere", esserci, potenza di vivere malgrado tutto.
Napoli tellurica, sulfurea e gaia, dà vita a spettacolo grandioso e atroce.
  Napoli resiste. Gli occhi delle tv hanno mostrato ai mondi più lontani il lato della merda della macchina-mondo, Cosmomacchina: stratificazione di nature, d'artifizi naturalizzantisi, teologizzati. Hanno mostrato il lato oscuro, back-side, delle smaglianti miracolistiche delle teologie dell'economico, della tecno-scienza, dello Stato, della gouvernance.
.
  Chiunque ha potuto, volendo, vedere. Eppure, occhi distratti di sapienti, supposti e supponentisi sapere, ci guardano in tralice -- occhi vitrei un po', un po' acquosi sfuggenti -- sembrando pensare che stiamo parlando di N.U., Nettezza Urbana. Loro, hanno mostrato esser disposti epronti ad ipnotizzarsi sulla parte per il tutto, a non vedere la tessitura delle travi: enorme metonimia, sineddoche inibente la critica, e la sovversione.
  Salta agli occhi invece che poteri, legali, illegali, poteri legalillegali costituiti, sistemi di relazioni, funzioni luoghi reti di comando di qualsivoglia  e di tutti i colori, e composizioni e dosaggi, mostrano il loro carattere di insieme mortifero, decerebrato, criminale, che secerne deliri, ingiunzioni imposizioni d'assurdo normativo: insieme  criminogeno, illusionistico, penale. Sempre più.
 
  Sinora, qui si è "sacrosantamente" resistito, con le unghie e coi denti, con la forza di cui è capace un corpo quando gli vogliono tenere la testa sott'acqua.  Si è protestato, imprecato, denunciato: dunque, malgrado tutto, si finiva per proporre, attendersi, rivendicare (e poi magari la delusione scoppiava in furore) ; ma tutto questo era, per forza, ancora dipendente, manteneva un legame.
 
  Qui, ora (anche nel drittofilo delle donne di Acerra, della loro esperienza) si è operato un piccolo ma forse decisivo strappo, passo -- scarto, inizio di deviazione, di linea di fuga. Si è sparigliato.
Sovvertimento e riformulazione dei termini delle questioni. Si è innanzitutto deciso su chi decide, compiuto un atto di autodeterminazione.Abbiamo cominciato a dire: "Non li trattiamo più, facciamo". Atto, compiuto.
  Chi occupa il sito-Manifattura, ha cominciato nel contempo a fare : ciascuno/a con le sue proprie mani ; e a dire. Senza "addetti ai avori", professionisti dell'una o dell'altra cosa ; senza schisi, senza alienazioni. Senza "in nom'& per conto"…
   Appena, per cominciare, la modesta, banalissima azione di fare e organizzare "raccolta differenziata dei rifiuti" : 'na cos'e niente', in sé, e all'apparenza; epperò 'guardacaso' negata da anni dai Sovrastanti con pervicacia di assurdo fatto norma, quali che ne siano i moventi.
  
  Si è decretato: "questo è il luogo della raccolta differenziata, o niente". Miopi quanto i 'dimolto Sapienti', tanti 'dimolto rivoluzionarisssimi', 'critici della critica critica', talmente che 'la cosa del sogno' per loro è sempre benaltra, benaltrove, benaltroquando, benaltrimenti, benaltrui… e scambiano per "servizio gratuito reso al sistema, castagne toltegli dal fuoco…" quello che è esperienza di "espropriazione degli espropriatori", espropriatori di capacità ed esercizio d'autonomia singolare-comune, comunanza indipendente, di libertà reciprocamente costitutive  (esperienza, se è per questo, e si parva licet…, piuttosto comunarda – e che cos'è la Comune, cosa son stati i suoi giorni – "che valgono anni" – se non questo di riappropriarsi di facoltà, e relative capacità, confiscate, anzi inibite, inducendo una <malattia della volontà> che diventa anomizzare per eteronomizzare, avocare per sussumere, "formattare", possedere/distruggere…?) …
  "Forma finalmente cominciata a esser riscoperta", pur nell'estrema modestia dell'esperienza in corso? In ogni caso, si sarà mostrato che le genti umane," il 'sotto' che si solleva", possono, e non possono che, cambiare il proprio destino insieme, da sé : questo è autonomizzazione comune, "comunautonomia". O no ?
 
  E' possibile che i sovrastanti, padroni, servi, servo/padroni, arrivino pretendendo di vietare. E' possibile: perché il Leviatano, "mostro freddo", non sopporta che si dimostri che si può fare a meno di lui, che è lui — che in definitiva ha natura di mero sortilegio, non vive di vita propria, come il vampiro : è di risulta… –,  è lui che è dipendente, come un tossico dalla sua dose; mentre quelli che vuole sottomettere, i "fatti oggetto", assoggettati, possono benissimo fare a meno di lui…
  Vedremo: se quelli a cui il sangue altrui non fa paura -- il  mazziere capo di Napoli e Genova 2001, il sinistro manichino in tuta mimetica che lo accompagna -- manderanno sbirri e cingolati, "tonfa", flash-ball epperchenno',di più, questo sarà spettacolo-dimostrazione a/traverso il mondo.
  Li hanno mandati  &a significare un segnale un messaggio camorristico, mafioso di Stato, un  "mò venimm'" : potranno anche venire, ma così si scaveranno più in fretta la fossa, come sistema generale, è possibile.
  Questa non vuol'essere profezia, se non come presagio che si autorealizza – tenta, cerca di darsene i mezzi. Vuol'esser scommessa, e un po' promessa.
 
  E adesso, cominciamo ad andare a cominciare.    
 
Napoli, 24 gennaio 2008
 
Abbozzato, imbastito da
'Les Appezzottès':Complici & Oreste,
della redazione napoletana del Giornal'immaginario,
versione bisestile -- "esce ogni 29 febbraio"--,
il cui primo numerozero appare nel febbraio "Sessantotto + 40",
scritto, a voce – audio, video, parole, gesti --,
tra Napoli, Parigi, Frigolandia (Repubblica di-) & in contatto
 con altri 'ove' in mezzo e oltre, da Palermo a Milano, Torino o Montreuil…
Repost 0
Published by Oreste Scalzone
commenter cet article

Archivio