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20 janvier 2008 7 20 /01 /janvier /2008 17:39
AUTODETERMINAZIONE ! 
L'invio di De Gennaro è un  segnale mafioso, è come dire "vi mandiamo qualcuno  a cui il sangue degli altri non fa paura".  ll mazziere-capo di Napoli e Genova 2001 accompagnato da una tuta mimetica: tutto questo ha un puzzo grottesco e sinistro di golpe. Se ne devono andare. Comunque noi non li trattiamo, abbaimo l'intelligenza, le energie per poterci permettere di fare, senza più chiedere, aspettare, attendersi, al limite neanche protestare e imprecare. Indipendenza, autodeterminazione, costruzione difficile di una comunanza, di una autonomia di tutti e ciascuno.
Che cosa può una <classe dirigente> rispetto all'intelligenza e alla forza delle genti?



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Published by Oreste Scalzone
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11 janvier 2008 5 11 /01 /janvier /2008 01:46

Quello che segue è la trascrizione let-te-ra-le dell'intervento fatto da Oreste a piazza Plebiscito a Napoli sul finire della manifestazione del 9 gennaio promossa innanzitutto dalla <Rete campana salute-ambiente> (di cui sono anima e spina dorsale i compagn@ dell'area antagonista …quelli dello Ska e Officina 99).

A proposito di numeri: la questura ha parlato di seimila partecipanti. Si dice di solito che per approssimare il numero di teste realmente presenti ad una manifestazione bisogna moltiplicare per due o tre i dati diffusi dalla questura, e che bisogna dividere per due o tre la cifra 'sparata' dagli organizzatori : tenendoci al moltiplicatore più basso, potremmo dire che c'erano almeno dodicimila persone reali….

Diamo qui, ripetiamo, la "sbobinatura nuda e cruda  di un discorso, come si vedrà, urlato "a braccio"… Come qualche amico colto ci ha riferito, Proust diceva che il parlato e lo scritto sono due lingue diverse… Tradurre dall'una all'altra è operazione difficile, a rischio, come tradurre poesia : per avere un effetto di verità, occorrerebbe il massimo di artifizio, chè solo un'operazione assai sofisticata, lunga e complessa pu'o pervenire a quella sorta di risultato iperrealistico, che permette di avere un effetto "più vero del vero"… ( cioè, sentire come la voce dell'Alfonso Natella reale sprigionarsi dalle pagine di Vogliamo tutto ; mentre la lettura della trascrizione letterale non farebbe risuonare nella nostra testa alcuna eco della voce di Alfonso…).

Per ragioni di tirannia del tempo, non proviamo neanche ad impegolarci nella difficile traduzione orale-scritto : ci limitiamo solo a qualche piccolo tocco, necessario a una elementare intelligibilità, ad evitare perfidi eventuali fraintendimenti, malintesi, inversioni di senso… ( cose che sono sempre "diabolicamente" in agguato : manca infatti l'apporto della gestualità, delle espressioni del viso e inflessioni di voce, che sono puntelli del senso, consustanziali all' espressione-comunicazione orale …).

I compagni di Napoli

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Compagni,

(….) il diritto ad una vita degna di essere vissuta, di cui hanno parlato i protagonisti di questa lotta, gente di questa città, che è anche capace di dare delle piazze grandi, magnifiche come questa, una città in cui ancora vediamo le tracce delle mura greche…

Ebbene il sistema reale, lo stato realmente esistente, la democrazia istituita, la legalità reale, come è quella che comanda i carabinieri e i poliziotti, si è presentata ieri col volto smascherato di chi non sa fare altro che mandare un avvertimento camorristico e mafioso, ieri, al presidio di Pianura uno come me, dopo quasi cinquant'anni di militanza, si è sentito un ingenuo, perché non volevo crederci che domenica, in una trasmissione di balletti e di paillettes televisive, la destra – Gasparri e altra gente – ha reclamato un dittatore, i pieni poteri di super commissario specialissimo a Gianni De Gennaro, e non volevo crederci che 15 ore dopo il governo trasformava questo in un decreto.

Gianni De Gennaro  – di persona non lo conosco e le intenzioni di ognuno, solo se ci si prende per un Dio le si può leggere – ma per quello che ha rappresentato è sentito da migliaia di giovani come un killer di stato, come il servitore del padrone di turno, che qui a Napoli, nella primavera del 2001 ha scatenato la polizia contro dei ragazzi e che a Genova porta le macchie del sangue di Carlo Giuliani, questo Paganini del bipartisan.

Ma peggio di lui c'è chi ha avuto l'idea perversa di decidere di  mandare un segnale degno dei peggiori mafiosi e camorristi, per dire si è finito di giocare, noi adesso passiamo come i carri armati su Tien Ammen rispetto a quello con la camicia bianca che gli si parava di fronte,  noi siamo lo stato e uno stato è uno stato è uno stato.

Si dice che qua c'è la camorra, certo, ma vuol dire che qui l'economia è camorrista, le banche sono camorriste, i politicanti sono camorristi, la politica, l'economia, la giustizia sono camorriste qua, altrove possono essere fasciste, colonialiste, liberali, staliniste, qui sono camorriste, ma è camorrista il capitale, i capitalisti, non ci sono un capitale buono, una legalità buona e poi i camorristi.

Credo che dobbiamo riflettere, hanno deciso che fanno l'unica cosa che sanno fare,  magari stanno già pensando che questo è il nostro canto del cigno e loro dicono   mo venimmo e vi facciamo vedere, andiamo a stuprare la popolazione di Pianura…

Io ho un sogno e adesso lo dico, questi sperano di presentarsi come gli illuminati, come le lumière napoletane del 1799 e presentare noi come i sanfedisti, il popolaccio, la vandea, avete capito, Bassolino ha parlato Luigia Sanfelice, ha parlato Eleonora Pimentel Fonseca…loro sperano che vada così…

Io non è che conto, sono un compagno che però ha fiducia, non nascondo le mie affinità, ha fiducia nei compagni dell'Area Antagonista Campana,  ha fiducia nella Rete campana salute-ambiente, ha fiducia nella gente che si muove e  sogno che si dica, come nella canzone di Brecht, decretiamo: punto primo chi deve decidere, la gente deve decidere perché la gente, nella sua vitalità disperata, ha una potenza di vita e questa va trasformata in capacità di governare il proprio destino, di decidere.

Non è vero che siamo quelli delle superstizioni impaurite che dicono no a tutto, noi dobbiamo creare una rete di comitati, e poi una tavola a cui chiamiamo delle intelligenze anche tecniche, troviamo delle cartografie, indichiamo delle soluzioni d'urgenza e provvisorie, troviamo dei siti, invece di subire quelli che sembra che li scelgano a posta per dire noi facciamo come cazzo ci pare e se vi vogliamo violentare mo venimmo…Se lo fanno hanno la forza, ma non la ragione.

Noi dobbiamo dire e lo diciamo prima e, mi permetto di dire, questo  lasciatemelo dire anche a nome vostro, non è vero che c'è alternativa: o la dura necessità, il meno peggio del loro progetto o il caos. No, noi diciamo: a voi non vi trattiamo più, voi siete come morti, noi diciamo adesso noi decidiamo, è un insurrezione senza armi.

Potremmo dirvi: adesso posate e sord, prendete 1000 persone, pavat a fatica e facciamo la differenziata , ma noi diciamo che non vi chiediamo niente, noi non vi trattiamo, per noi siete come morti, perché portate morte.

Noi siamo in grado di esprimere una volontà, di scegliere con intelligenza, di presentare un piano, ve lo abbiamo detto, ve lo stiamo dicendo, se venite è perché siete ormai una deriva delle peggiori, di un assurdo che pretende di governare il mondo, criminale e criminogeno, e poi solo punitivo, siete dei tossicomani della morte e noi siamo una potenza di vita.
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9 janvier 2008 3 09 /01 /janvier /2008 20:22
La Repubblica "Napoli cronaca p.II" – 9 gennaio 2008
In "Noi, dallo stadio alla discarica / Ecco la verità sugli scontri"
di Antonio Corbo
 
<< … Nella strada dei dannati passa intanto Oreste Scalzone, anche lui qui ?
Il leader di Potere Operaio, fuggiasco a Parigi per 25 anni, <<Oggi nonno, girovago come una cicala>>, giubbino sul golf e cappello Borsalino. Spiega : << Sono legato all'area antagonista campana, si capisce. Sono contro la discarica. Sono con questa gente, che è stata espropriata di un "diritto". Decidere [della propria vita]. C'è chi decide [per mestiere il destino d'altrui : in questo caso], chi impone la discarica in casa loro. È come un furto. Condannarli a vivere accanto alla discarica. Capisce?, gli è stato rubato il futuro. …>>.
 
La Stampa, mercoledì 9 gennaio 2008, pag.5
Salute a rischio, ora si muove la magistratura
Reportage, di Guido Ruotolo
 
<< … Una sagoma da lontano. Un Borsalino, una sciarpa rossa. Figura esile, fragile. È Oreste Scalzone, l' "esploratore". Lui, che infiammava il '68 romano e che ha vissuto per 27 anni a Parigi, è un affabulatore. La prende da lontano, e adesso racconta il suo "sogno" : << Vorrei che in chiave attuale si realizzasse una nuova Comune di Parigi qui a Napoli. Sto con questa gente [, come potrei altrimenti?] . Non è una rivolta sanfedista, è una battaglia di difesa della vita... >>


Seguiranno immagini e trasmissione radiofonica
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5 janvier 2008 6 05 /01 /janvier /2008 14:03
Les collectifs de solidarité avec Marina Petrella appellent à un rassemblement devant l’Assemblée Nationale, place du Pdt E. Herriot, 75007 Paris, M° Assemblée Nationale, le 8 janvier 2008 à 11h, pour appuyer la question orale qui sera posée au Premier ministre par Patrick Braouezec, député de Seine-Saint-Denis, promoteur d’un appel d’élus contre la menace d’extradition de Marina et des autres exilés italiens.
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30 décembre 2007 7 30 /12 /décembre /2007 21:55
Marina-manif-Valence.jpgGiovedì scorso dopo una concentrazione davanti la Prefetura, la manifestazione  ha attraversato  Valence. Molti gli interessati e partecipanti. 
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21 décembre 2007 5 21 /12 /décembre /2007 19:00
Marina Petrella, du fond de sa prison de Fresnes, et Hamed son compagnon ont entrepris  pendant 15 jours une grève de la faim. Par ce geste, ils ont lancé un cri adressé aux autorités françaises contre l'injustice qui leur est faite par la brutale remise en cause de l'asile dont Marina a bénéficié pendant 15 ans en France.  Ce cri n'a pas été entendu par la Chambre d'Instruction de la Cour d'Appel de Versailles qui, le 14 décembre dernier, a pris la décision de valider cette extradition.
Un pourvoi en cassation a été introduit.
 
Nous approchons donc du moment de la décision politique qui devra intervenir au terme de cette incroyable procédure qui s'est ouverte par hasard, un jour d'août 2007, treize ans après la demande italienne… ! En effet, l'avis des juges – quand il valide une procédure d'extradition - n'est pas contraignant et il appartiendra aux autorités politiques françaises de décider au final du destin de Marina Petrella.
En signant un éventuel décret, les représentants de la France décideraient d'une extradition relative à des faits remontant à plus de 25 ans et condamneraient Marina à finir ses jours dans les geôles italiennes, en exécution d'une sentence émanant d'une justice dévoyée par les lois d'urgence de l'époque, et par conséquent rendue en violation de toutes les règles du procès équitable.
 
De surcroît, cette extradition constituerait une violation des engagements de la France et un déni du droit d'asile. En effet, peu après son investiture, François Mitterrand avait accordé à quelques centaines d'Italiens - en pleine connaissance des faits reprochés – un asile en France. Un asile « à l'abri de toute sanction par voie d'extradition » pour autant qu'ils renoncent définitivement à toute forme de violence. Ce qu'ils ont fait.
 
La parole donnée par la France a été respectée jusqu'en 2002 par tous les gouvernements, de gauche comme de droite, qui se sont succédé dans notre pays. Elle fut concrétisée par la régularisation administrative de tous les réfugiés italiens et la délivrance de cartes de séjour en bonne et due forme, rendant de ce fait possible la reconstruction de leur vie dans notre pays. Ainsi, Marina, arrivée en France en 1993 avec sa fille aînée alors tout enfant, a donné naissance à une seconde fille aujourd'hui âgée de 10 ans et s'est investie depuis 15 ans dans son métier d'assistante sociale.
 
Par solidarité avec Marina et Hamed et aussi pour les convaincre de cesser leur grève de la faim, les collectifs de solidarité avec Marina Petrella ont décidé d'un jeûne par roulement (une journée ou une demi-journée). Cette initiative a débuté le jeudi 20 décembre 2007 et se poursuivra pendant les Fêtes dans les locaux de la FASTI, 58 rue des Amandiers 75020 Paris (métro Père-Lachaise).
Ce jeûne tournant permettra de témoigner de notre détermination à empêcher la trahison de ses engagements par l'Etat français et à voir maintenir Marina Petrella sur le sol français, après 15 ans d'asile et sans qu'aucun fait nouveau ne vienne justifier un tel reniement.
 
 
Venez nous rejoindre nombreux pour vous informer, signer la pétition, participer au jeûne, discuter ensemble, nous organiser collectivement !
 
Les Collectifs de solidarité avec Marina Petrella
 
Contacts : marinapetrella2007@yahoo.fr ; www.paroledonnee.info
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18 décembre 2007 2 18 /12 /décembre /2007 20:42
Nous demandons à Marina et Hamed d'arrêter leur grève de la faim !

Marina Petrella, incarcérée depuis 4 mois, et son compagnon sont en grève de la faim depuis le 6 décembre dernier. Ils ont lancé un cri aux autorités françaises et à nous tous contre l'injustice qui leur est faite en remettant en cause l'asile dont Marina a bénéficié pendant 15 ans. Ce cri n'a pas été entendu par la Chambre d'Instruction de la Cour d'Appel de Versailles qui, le 14 décembre dernier, a rendu un avis favorable à l'extradition de Marina Petrella. Un pourvoi en cassation a été déposé. Nous approchons donc du moment de la décision politique qui, au final, devra être prise sur ce dossier. En effet, l'avis des juges, quand il est favorable à une extradition, n'est pas contraignant et il appartiendra donc, très prochainement, aux autorités politiques françaises de décider du destin de Marina Petrella.

Pour assurer Marina et Hamed de sa solidarité, le comité de soutien a décidé de prendre le relais par un jeûne tournant - qui débutera à 10 heures jeudi 20 décembre prochain et se prolongera durant les Fêtes - dans les locaux de la FASTI, 58 rue des Amandiers dans le 20ème arrondissement de Paris, tél. 0158535853 (Métro Père-Lachaise ou Ménilmontant). Le comité de soutien demande donc à Marina et à son compagnon de cesser la grève de la faim qu'ils mènent, de façon éprouvante, depuis deux semaines.

Maître Irène Terrel –l'avocate de Marina-, des citoyen(ne)s, des élu(e)s, des personnalités du monde syndical, politique, associatif et culturel vont ainsi exprimer leur indignation et leur solidarité avec Marina, son compagnon Hamed et ses deux filles Elisa et la jeune Emmanuela.

Ce jeûne tournant – conduit par deux ou trois personnes chaque jour – permettra de témoigner, dans un lieu public, de notre détermination à voir maintenir Marina Petrella sur le sol français, après 15 années d'asile politique et sans qu'aucun fait nouveau ne soit venu remettre cet asile en question.

 
Les collectifs de solidarité avec  Marina Petrella
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15 décembre 2007 6 15 /12 /décembre /2007 17:53
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14 décembre 2007 5 14 /12 /décembre /2007 21:45
Non c’è il tempo (né quello, per così tentar di dire, convenzionale, esterno, contestuale, d’ordinario dato come – come se, <als ob> – “oggettivo”, esogeno, ‘trovato’ come la forza di gravità, e simili ; né quello detto soggettivo, o anche <autistico> quello di durate così diverse e variabili, “quant’è ‘eterno’ un minuto seduti su un radiatore bollente, quanto su una sdraio in riva al mare”, quanto un pomeriggio febbrile di sommossa e  quanto uno degli innumerevoli ‘lunghi pomeriggi che non finiscono mai evocati da tristi canti d’ergastolo… Dalla, De Andrè… – e si potrebbe dire, quanto un ergastolo ti allunga la vita in tempo reale, mentre ne vai morendo a rilento, e quanto quest’agonia di vita ferma sembra un soffio se la riguardi al passato, la retroguardia… Il tempo dunque manca, fugit, banalmente mi si precipita incontro l’ora del treno che mi riporta con la stessa valigia ancora non disfatta a Milano per andare a Vicenza, e tornar qui, prima di partire di nuovo, in una sequenza di andate oppure se si vuole tutte ritorni, ma senza più un da dove, una “dialettica dell’andata e del ritorno”, che nella circolarità nomade non si dà)…

Non c’è dunque il tempo, e ancor meno la capacità di brevità e rapidità necessarie a scrivere una sorta di ‘radiocronaca ragionata’. Mi limito dunque ad una sorta di “scaletta”, in cui dispongo elementi affastellati, che a chi voglia possono eventualmente servire.
 

Venerdì mattina ore nove in punto, la corte entra e quasi in contemporanea Marina viene condotta nel box degli imputati. Senza accordo, tutti si resta seduti all’entrata della corte. Si resta seduti la frazione di tempo evidentemente necessaria a far scattare il riflesso quasi atavico della richiesta/ingiunzione ad alzarsi in piedi, quando entra la corte. E’ quando  entra Marina che tutti si levano in piedi.
Il presidente legge un arret  puntiglioso, burocratico, pignolo e senz’anima. La cura inusitata ad esplicitare le ragioni accampate per respingere ogni singolo punto dell’argomentazione dell’arringa finale di difesa pronunciata M° Irene Terrel, venerdì 30 novembre, lascia affiorare un’inquietudine e una certa coda di paglia, un disagio. Brilla un passaggio. L’arringa reclamava l’applicazione di una “clausola umanitaria” a suo tempo inserita su richiesta della Francia, nella Convenzione di Dublino (1957), in vigore al momento dei fatti e per ciò in diritto norma di riferimento per le decisioni della chambre. La clausola prevede il riconoscimento fra stati della legittimità che un paese ‘richiesto’
neghi un’estradizione se questa comporta – soprattutto quando la distanza temporale rispetto ad una condanna è grande – dei costi umani gravi. L’arringa fa notare che Marina Petrella ha compiuto un atto di speranza mettendo al mondo una figlia, quando la Republique Francaise la includeva nella ‘popolazione’ a cui concedeva asilo. Una carta, o un permesso di dieci anni sanciva questa relazione, autorizzando una ragionevole serenità sul futuro. La retroattività forzosa di un rovesciamento di politica significa da un lato considerare implicitamente questa garanzia una sorta di reato di favoreggiamento -  un favoreggiamento di stato, dall’altro far pagare i costi a una persona che certamente è estranea a qualsivoglia responsabilità ed anche decisione. Con ridondanza gratuita, senza lume e senza cuore, la corte ha sentito il bisogno di ritorcere in modo rivelatore di tutta una logica e mentalità, addossando a Marina, l’irresponsabilità della sua scelta.

La frase finale sull’avviso favorevole è implicita in ogni riga e passaggio di questo testo, alla fine della burocratica lettura Marina alza il dito e chiede di parlare: “voglio solo dirvi signori e signore della corte, che io ed il mio congiunto siamo dal 6 dicembre scorso in sciopero della fame, questo è un grido di rivolta innanzitutto contro il reiterato rifiuto ad accettare una richiesta di libertà provvisoria ampiamente argomentata rispetto alle mie responsabilità di madre ed al tentativo di salvare il salvabile tentando di ridurre il costo psicologico che mia figlia di dieci anni deve pagare. Avevamo offerto garanzie speciali di scrupolosa osservanza degli obblighi che mi fossero stati imposti. Avevo spiegato le ragioni di una scelta autonoma e irreversibile circa l’assumermi il mio destino. Non avete inteso. Oggi qui, mentre accusate il vostro paese di ‘delitto d’asilo’ e rifiutate di considerare contesti e dimensioni che appartengono ormai ad una storia sociale, qui non c’è giustizia, aggiungo solo buon natale signori giudici e felice anno nuovo.”

Mentre la corte si stringeva la toga nell’atto di alzarsi col solito sguardo atono e obliquo che viene sfoderato in simili occasioni, il sottoscritto chiesto e preso la parola. Il gesto e la vociferazione di diniego del presidente sono stati inusualmente arrendevoli: segno – credo si possa dire, non di sicurezza ma quantomeno di imbarazzo – sono rimasti immobili loro ed i loro gendarmi per tutta la dichiarazione:”Signori giudici, avevate l’occasione di interporvi per ostacolare, anzi vanificare, un’attitudine vendicativa, crudele, iniqua, vigliacca  e miope Ragion d’Etat, che punta a fare oggi di questa donna davanti a voi, Marina Petrella, un quarto di secolo più tardi dei fatti ai quali essa ha partecipato, il paradigma dell’impunito da punire in modo esemplare, in un mondo in cui l’impunità, implicita od anche esplicita è premiata per sovrastanti e loro servi.

Avreste potuto farlo semplicemente applicando la vostra legge, semplicemente attraverso quella clausola umanitaria sui costi umani eccessivi che legittimano un rifiuto d’estradizioni agli occhi dei propri pari, semplicemente mettendo in luce che la durata del tempo passato tra condanna ed esecuzione della pena non avrebbe certo quel requisito di “ragionevolezza” che la vostra legge richiederebbe. Cosi facendo non avreste fatto un regalo a noi altri nemici vostri, anzi “individui” a cui si nega la qualità di persone; così facendo avreste anche evitato alla vostra RF la macchia di iniquità che viene dalla trasformazione in voltafaccia retroattivo di un rovesciamento di politica e che vorrebbe trasformare la vita di una “figlia dell’asilo” in quella di un essere votato al destino di mero “cout collaterale” [costo collaterale].
Giudici avevate una chance: non l’avete colta. Avete fallito. Adesso dovremmo vedercela con chi ha in mano la decisione, già da ora non certo aspettando l’epilogo del ricorso in cassazione. Vedercela con una “società politica” italiana, responsabile di un diniego di amnistia per altro anomalo rispetto  alla norma alla dottrina e a tutti i precedenti di regolazione di una consimile materia, e che su questo terreno scadendo ben più in basso della stessa giustizia dell’Emergenza, si produce ormai in una sinistra e disgustosa pornografia. In ogni caso, daremo filo da torcere a qualsiasi eventuale Piccolo Cesare che dovesse sperare di vederci restare a guardare qualsivoglia compagno o compagna di destino discendere nel gorgo, muto.
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10 décembre 2007 1 10 /12 /décembre /2007 21:26
1)Vous trouverez ci-dessous la convocation, signée par Elisa, fille deMarina, pour demain du Collectif Marina Petrella contre les extraditions :
Demain, mardi, à 18h30 comme tous les mardi, notre assemblée hebdomadairese réunit (CICP 21ter rue Voltaire, 75011 Paris.
Chacun d'entre nous saitl'importance de sa présence et la difficulté du combat que nous menons ;nous vous laissons décider de l’intérêt de votre soutien physique au delàdu soutien moral que nous savons acquis. Nous discuterons des moyensd'action qui s'offrent à nous pour affronter la Cour d’appel de Versaillesde façon totalement pacifique Vendredi 14. Nous ne resterons pas encoreune fois muets face à leurs sarcasmes, car ils ont dans les mains la viede ma mère et accessoirement de pas mal d'autres personnes. Cela justifieune réflexion sérieuse sur les actons à déployer pour que nous ayons notremot à dire. J'appel donc au rassemblement de nos forces intellectuellespour mardi et au rassemblement physique Vendredi 14 décembre à 9h00 à laCour de d'appel de Versailles. Je rajoute aussi, concernant la réunion demardi (demain), qu'il faut impérativement se concentrer sur lesproblématiques qui nous intéressent, et, de façon immédiate, préparer leséchéances qui se présentent dans les prochains jours. Nous devons dépassernos divergences quant à nos visions sur les stratégies à mettre en place,pour nous unir dans un effort commun de façon à être le plus efficacespossibles.

2)Au but de la page, le communiqué du Jean Desessard, sénateur Vert de Paris.

3)La coordination des collectifs unitaires antilibéraux a fait aujourd'huiun communiqué : http://www.gauchealternative.org/spip.php?article811

4)Dans l'humanité de demain paraîtra une tribune libre pour Marina. 5)Dans la page www.paroledonnee.info vous trouverez le Communiqué ANSA deFrancesco Caruso, député italien, et la Lettre à Marina de Madame NicoleBorvo Cohen-Seat, sénatrice.
paroledonnee
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COMMUNIQUÉ JEAN DESESSARD, sénateur de Paris

Après Paolo Persichetti en 2002 et Cesare Battisti en 2004, Marina Petrella, ex membre des « Brigades rouges » réfugiée en France depuis 1993, risque à son tour l’extradition en Italie. Elle y encourt la réclusion à perpétuité pour des faits commis il y a 25 ans dans le cadre de la lutte armée anti-capitaliste des « années de plombs » en Italie.

Alors que l’administration française lui octroyait en 1998 une carte de séjour de dix ans, voici que cette femme de 53 ans, mère tranquille d’une fillette de dix ans, investie dans son métier d'assistante sociale auprès de plusieurs mairies et associations de la région parisienne, se retrouve incarcérée depuis août 2007, comme dangereuse terroriste en fuite, suite à une convocation pour une banale question de carte grise.

Cette nouvelle menace d’extradition témoigne donc bien de la rupture inaugurée par le gouvernement Raffarin et poursuivie depuis, avec la politique d’asile des années Mitterrand des anciens activistes d'extrême-gauche italiens.

Suite au refus le 4 décembre dernier de la Cour d’appel de Versailles de lui accorder la liberté provisoire et s’apprêtant le 14 décembre prochain à ce que la Cour d’Appel rende un avis favorable à son extradition, Marina Petrella a entamé le 6 décembre une grève de la faim.

Refusant également son extradition, Jean Desessard, sénateur Vert de Paris, se rendra lundi 10 décembre à 11h à la maison d’arrêt de Fresnes pour lui apporter tout son soutien.

(dimanche, 9 décembre 2007)

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