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23 janvier 2007 2 23 /01 /janvier /2007 01:25


"Un beneficio, la prescrizione, fin troppo abusato dai figli dei poteri forti, incidentalmente, permetterà ad Oreste Scalzone di rientrare dalla Francia in Italia. Non voglio commentare le dichiarazioni e le posizioni assunte in questi anni, per non falsare il ragionamento che intendo sottoporvi.
La biografia di Oreste, per coloro che possono anche non conoscerlo, vi sforzerete di trovarvela da soli. Vi segnalo alcuni spunti di carattere generale per cercare di comprendere il significato del mio intervento. Parliamo degli anni 70 e quindi del grande fermento politico che, a dispetto di chi, artatamente, ha provato a dargli una connotazione un po? equivoca, ha coinvolto milioni di giovani in modo trasversale che  hanno espresso valori, principi e le più variegate idee in aperto contrasto con una situazione politico - morale stagnante che puntava a far coltivare la disillusione dai cambiamenti. Molti dei protagonisti di quelle vicende sono ?finiti? in modo pessimo, altri hanno pagato con la vita, alcuni sono tuttora impegnati nei diversi rivoli Comunisti ed infine altri ancora sono dovuti esiliarsi per cause di forza  maggiore, come è avvenuto per Oreste (che c'entrava la battaglia politica con la lotta armata?).
La mia generazione, se è vero che ha perso, ha lasciato un grande segno nella storia moderna, e per quanto mi riguarda, dopo la dissoluzione di Lotta Continua, organizzazione nella quale ho militato da ragazzino fino a Rimini 76, aderendo poi ai Comitati Comunisti Rivoluzionari, al di là delle follie di chi nel movimento pensava di rappresentare il partito della rivoluzione o l?avanguardia da sostenere, ha dimostrato che il vissuto di tanti di noi era genuino e autenticamente Comunista.
A Roma nel febbraio del 77 alla Facoltà di Lettere e Filosofia, il  12 marzo dello stesso anno alla grande manifestazione e a settembre a Bologna al convegno contro la repressione sono, ancora oggi, fiero di dire: Io c?ero."

Giorgio Carcatella
Componente Comitato Centrale PdCI
Sezione Nilde Jotti del Partito dei Comunisti Italiani di
San Giorgio a Cremano (Na)
www.pdcisangiorgio.it


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22 janvier 2007 1 22 /01 /janvier /2007 22:08

L'Unità 19/01/2007 PRIMA PAGINA
Eskimo e grisaglia
Vincenzo Vasile

Liberazione 20/01/2007 PRIMA PAGINA
Ma quale incubo! C’è bisogno degli anni ‘70
Piero Sansonetti
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20 janvier 2007 6 20 /01 /janvier /2007 14:33
Calabriaora - Intervista di Michele Giacomantonio -   Venerdì 19 gennaio 2007







''In Calabria ci  verro' sicuramente''. Magari il suo tour da compagnia di giro, come gli piace chiamarlo, Oreste Scalzone lo comincia davvero da qui.

 All’ora di pranzo non ha nemmeno il tempo di levarsi il cappotto (chissà se ce l’ha ancora quello in cui entrava due volte dopo essere spaventosamente dimagrito e che aveva addosso durante la fuga) che la moglie gli elenca i tantissimi che l’hanno cercato. «Verrò perché sono tante le ragioni che mi chiamano da voi, non solo Franco, che per me è un fratello, anzi direi un maestro». Scalzone è un fiume di parole, controllarlo e condurre l’intervista risulta pure difficile, ma chi lo conosce sa che è sempre stato così, capace di passare senza soluzione di continuità da un tema all’altro. «Un maestro - ci tiene a spiegare il leader di Autonomia - con cui mai c’è stata competizione, né atteggiamento gregario, ma a lui sono legato come a un Virgilio, fin da quando mi passò il libro di Mario Tronti». Quel libro sull’operaismo e poi molti altri, tra cui i famosi Grundrisse, stanno all’origine di molte delle cose pensate in quegli anni destinati a restare non narrati.


Ma a Cosenza ci sono pure «i compagni di Ciroma», continua fluviale Scalzone parlando della  radio comunitaria che ha già ospitato la sua voce roca e tempestosa di esule sui tanti temi della globalizzazione e dell’amnistia. E poi c’è la volontà di Eva Catizone di fare una festa e invitarlo in città. «Già avevo in mente di presentare in città il libro Goodbye mister Socialism, che segna il ritorno di Negri con Feltrinelli – spiega l’ex sindaco – voglio cogliere il senso e il legame della casa editrice con una parte della storia di questo Paese. Vuol dire che faremo due feste, quando verrà Oreste». Da parte sua Scalzone ridendo e citando Marx, non quello dei Grundrisse ma Groucho, sapendo del desiderio della Catizone si lascia scappare ridendo «volesse tra i membri un tipo come me» ma aggiungendo che «verrei lo stesso anche senza invito». E l’entusiasmo è tale che l’ex sindaco se la ride delle certe polemiche che la festa susciterà, perchè in fondo «Cosenza è sempre stata una città sovversiva e oggi ce n’è cosi poca». Ma a Scalzone piace cercare il filo che lega il meridione a una condizione universale, che va dalle banlieu parigine fino all’angolo estremo di questo mondo globalizzato.


E così a valanga comincia a parlare ancora dei Grundrisse, il libro che una volta Colletti definì esoterico, spiegando di come il lavoro cambi, da «produttivo a immateriale nella modernità». Giusto il tempo per ricordargli che qui la modernità delle fabbriche non l’abbiamo mai avuta e lui subito spiega che «avete avuto le cattedrali nel deserto che, invece del salario garantito, serviva a estendere forme di lavoro obsoleto e il dominio». Torna nelle parole dell’ex esule il tema marxiano mai spiegato sufficientemente del rifiuto del lavoro per poi giungere all’amnistia.  «Mi piace l’idea di Franco Piperno di una via sudafricana – dice Scalzone – io stesso ho spesso parlato di un tavolo al quale devono essere presenti tutti i protagonisti e raccontare la verità». E’ un’operazione difficile, che non ha bisogno di certe «sfacciataggini come quelle di Morucci e compagni che presentano libri e fanno eventi. Perché alla fine non è possibile che abbiano avuto tutti ragione, tranne quelle persone che hanno creduto, brechtianamente, di poter interpretare e cambiare le cose».


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19 janvier 2007 5 19 /01 /janvier /2007 11:51
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18 janvier 2007 4 18 /01 /janvier /2007 21:20
Intervista ad Oreste
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18 janvier 2007 4 18 /01 /janvier /2007 19:24










Il Giornale
Gianluigi Nuzzi


Signor Scalzone, Francesco Caruso di Rifondazione la attende: «Caro Oreste, sono convinto che il tuo sacrosanto desiderio di sovversione non si è mai sopito». Ha ragione?

«Mi duole dare ragione a un deputato ma devo dire di sì...Penso che il mio desiderio di sovversione per certi versi sia andato aumentando e che si sia anche modificato».

In che senso?

«Ritengo che il mondo attuale si presenti come catastrofico. Non lo presentano così degli apocalittici ma ce lo dicono ogni giorno dalla regía. Dalla peste aviaria al buco dell’ozono: io non so se il mondo vada peggiorando davvero ma una catastrofe è sicura, quella mentale, psicologica, dei muri che ci costruiamo impedendoci la pensabilità delle cose. Il delirio aumenta tra lacerazioni e pessimismi. L’unico scampo è l’autonomia senza campioni, regimi o governo. Se vogliamo il governo degli umani non ci sono governi amici. Che cosa miserabile pensare che la salvezza venga dall’alto, un governo bolscevico o la democrazia elettronica. Né Prodi, né men che mai Chavez o Fidel Castro. Campioni di cosa?».

Lei si spinge verso l’anarchia...

«È un complimento. Maximilian Rubelle indicava Marx come teorico dell’anarchia! Infatti, tutta la grande narrazione dall’ottobre del 1917 è stata un maledetto equivoco. Non ci sono rivoluzioni impartite dall’alto. Da uno Stato rivoluzionario. La rivoluzione bolscevica è stata infatti una contraffazione gigantesca. Se devo parlare di sovversione nel senso forte in cui un balenío di autonomia c’è stato, penso in modo riduttivo a certi momenti iniziali della rivoluzione inglese, prima che arrivasse Cromwell a fare il regicidio, c’erano re e anti re, a certi momenti poco conosciuti della Rivoluzione francese e a certi momenti della Comune di Parigi. Penso anche all’insurrezione ungherese del ’56 o degli operai di Berlino del ’53. Riconosco che sono state tutte violente, anche atroci ma la storia è un lago di sangue. Dovremo pensare tutti alla frase di Canetti ”Quando si finirà di uccidere?”: sono affascinato dalla non violenza attiva come resistenza alla violenza invisibile della legalità. Ma non ne ho la grazia. Penso che non sia possibile senza essere violenti. La non violenza è meno simmetrica rispetto al potere. La non violenza è più rivoluzionaria anche se non riesco a credere che sia davvero possibile. Penso a Vincenzo Guagliardo...».

Chi era?

«Un operaio Fiat. Si è fatto 25 anni come brigatista rosso e non ha mai chiesto nemmeno l’applicazione della legge Gozzini. È agli antipodi della dissociazione premiale ma nel suo percorso è diventato un non violento integrale. Lui lo invidio un po’ perchè ha questa grazia. E non è come i Sergio Segio o i Franceschini che riescono a continuare a rovesciare il risentimento contro chi scappando avrebbe disertato. Al tempo stesso accusano noi disertori di non rovesciare anatemi che definiscano abbietto quello che è avvenuto negli anni Settanta. Siamo sia disertori sia non abbastanza stigmatizzatori. Questo è un egocentrismo patologico».

Perché non hai mai condannato la violenza di quegli anni?

«A condannare i più deboli e a fare i maramaldi sono bravi in troppi. Io non ho mai dissimulato le mie responsabilità in illegalità, “reati-mezzo” finalizzati al “reato-fine” di una sorta di qualità insurrezionale del movimento come disse la commissione Pellegrino. Se non sono mai stato accusato di omicidio da nessuno non è perché fossi eticamente migliore di altri, di quelli che l’hanno fatto o rivendicato. Solo che ho incrociato dei “buoni maestri” che mi avevano convinto che nella configurazione della società lo Stato non aveva più un cuore e non c’era un tiranno personale. Per cui il tirannicidio sarebbe stato impraticabile perché i cuori erano tanti. Il potere non è in un castello, come quello di Kafka. È un insieme di relazioni molecolari di potere».

Stamattina ha dichiarato che riprenderà la vecchia battaglia, cosa intende?

«Darò vita a forme prese dalla non violenza attiva scambiate per sacrificali dai fessi. Scioperi della fame e della sete sono consumati: farò il girovago come i guitti  con le mani a cartoccio andrò per le università, le fabbriche, in un teatro. Oppure davanti a un incrocio di strada, davanti al portone di un ministero. Come filibustering sono capace di grandi prestazioni.
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18 janvier 2007 4 18 /01 /janvier /2007 12:26
Il Manifesto
Anna Maria Merlo

PARIGI.

Contento ? Oreste Scalzone, il rifugiato italiano più rappresentativo, da 27 anni a Parigi, ha ottenuto la prescrizione per la condanna dell’83 a 16 anni di carcere (poi ridotta a 9 nell’87), con l’accusa di associazione sovversiva e banda armata, nell’ambito del processo del « 7 aprile » su Autonomia operaia. « Non volevo troppo sperare – dice – è un fatto oggettivo, una ratifica della prescrzione che già c’era ». Prenderei il treno stasera, -aggiunge- ma non lo faccio ».

-A chi pensi ?

« Mi danno il mio, ma ad altri nemmeno il loro. Paolo Persichetti, l’unico fisicamente estradato contro la sua volontà su un migliaio di salvati qui. E’ stata una vicenda senza equità. La prima cosa che faro’, quindi, sarà di lottare, in Italia, su questo argomento quasi trascurabile, che è il trasferimento di Persichetti ».

-In Italia, uno dei tuoi legali, Ugo Gianangeli, ha spiegato che «dispiace ricorrere a percorsi individuali per risolvere il problema consenguente ai cosiddetti anni di piombo. Ci vuole una soluzione politica, un’amnistia-indulto che risolva un problema collettivo ? Ma il ministro della giustizia, Clemente Mastella, non sembra d’accordo. Ieri ha ancora ricordato che ci sono « 13 latitanti in Francia » e che anche il nuovo governo ha preso contatti con la Francia, che si è mostrata pero’, secondo Mastella, « reticente ».

« Mastella dice di voler abolire la prescrizione, una primizia per uno stato di diritto. Straparla. Ha due sottosegretarti, l’avvocato Ligotti, un avvocato dei pentiti, promosso tramite l’Italia dei valori, che non mi conosce, e Luigio Manconi, che invece mi conosce. Io andro’ solo, a voce nuda, faro’ quello che so fare : con un megafono o con le mani a cartoccio, nei teatri, negli squat, nelle università, se mi chimano, andro’ a reclamare la liberazione di Persichetti. Li sfido : mi mettano dentro. Fino a nuovo ordine posso parlare. Su Persichetti, penso di spuntarla ».

-La Francia diventa un passato ?

« 27 anni fa sono stato tirato via dal mondo, ho lasciato tutto ma qui ho trovato gente straordinaria, qui ho anche un nipotino. In Italia ho delle tombe da vistare, a Merate, a Terni. Non faro’ il pendolare con due cuori, ma il girovago, il nomade come i guitti di una volta, faro’ il « giornale immaginario », da Bologna a Parigi passando per Palermo. Faro’ il girovago su alcune tematiche ».

-Oltre alla richiesta di liberazione di Persichetti e l’amnistia, cos’altro ?

« Sull’idea che i governi non possono essere amici, sull’idea dell’autogoverno, dell’autonomia come idea direttrice. Poi, in questo mondo terribile è mai possibile che tutti si ritrovino su una soluzione penale ? Nell’immensa cronaca nera mondiale si susseguono massacri, fatti in nome della democrazia, della patria o di altro, tutti trovano una giustificazione. Io chiedo : è possibile essere riconosciuti come nemici ? Chiedo questo : un’amnistia, per venire riconosciuti come nemici ».

Scalzone nel 2005 aveva lanciato un appello, durante uno sciopero della fame : voleva trasformarsi in « capro espiatorio simbolico », per riportare l’attenzione non solo sulla condizione dei rifigiati in Francia, ma anche sulle persone che, malgrado l’impegno preso da François Mitterrand e poi riconfermato da Lionel Jospin, sono state comunque arrestate in Francia, a cominciare da Paolo Persichetti, oggi in carcere in Italia.
Secondo l’avvocato Gianangeli, « la decisione della Corte d’assise sancisce a livello giudiziale il tempo trascorso, stiamo parlando di trent’anni fa e di sentenze emesse in primo grado nell’84 e in secondo grando nell’86 e poi annullate dalla Cassazione per omessa estradizione ». In altri termini, il legale di Scalzone riprende la tesi del suo cliente : ci vuole una soluzione politica.
In Francia, negli ultimi tempi, la situazione dei rifugiati politici italiani era di nuovo venuta in primo piano con il caso Battisti, che è per il momento latitante, ricercato dalla polizia francese su richiesta italiana. 
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18 janvier 2007 4 18 /01 /janvier /2007 00:08
(ANSA)   
ROMA - C'e' chi gioisce, chi si indigna, chi se la prende con i meccanismi della giustizia.
Il rientro di Oreste Scalzone in Italia
scatena una polemica politica, con il centrodestra all'attacco e la sinistra che mostra di ospitare al proprio interno posizioni molto
differenziate. L'Unione è divisa tra chi accoglie con evidente soddisfazione la fine dell'esilio parigino del vecchio leader dell'Autonomia Operaia e chi tanto felice non è. Tra i primi, non solo il parlamentare 'no global' Francesco Caruso, la cui esultanza per il ritorno di "Oreste" è scontata; ma anche il Verde Paolo Cento, sottosegretario all'Economia.
E' lui a rilanciare il tema dell'amnistia
per coloro che, condannati per reati di terrorismo, vivo all'estero, perlopiù in Francia, "in una condizione di esiliati".

Una posizione difficile da digerire per i moderati del centrosinistra, che su un tema come questo preferiscono tacere . Non tutti, però: il ministro della Giustizia Clemente Mastella, ad esempio, punta l'indice contro i meccanismi della prescrizione. Altro che indulto, sostiene il
Gurdasigilli: oggi tutti possono vedere che "i mali sono da imputare alle prescrizioni, a prescindere da chi ne fruisce" Contro la sinistra radicale anche l'Italia dei Valori. Il partito di Di Pietro conferma la linea dura nei confronti del dossier terrorismo.

 "A chi esulta a sproposito - dice la deputata Silvana Mura - ricordo che Scalzone non
è Mazzini ma un terrorista macchiatosi del reato di banda armata". Del resto, la proposta di amnistia non trova terreno fertile nella Casa delle libertà. Isabella Bertolini, di Forza Italia, é perentoria: "L'amnistia se la scordino, quelli della sinistra radicale". La segue
il suo collega di partito Maurizio Sacconi, che giudica "allarmanti" le dichiarazioni di Cento.

 Il leghista Roberto Calderoli parla di "brutta giornata per la democrazia" e di "resa dello Stato davanti a un terrorista". Tutta Alleanza nazionale si indigna: Alfredo Mantovano si
chiede ironicamente se a Scalzone verrà assegnato un master a Lecce, l'università dove è già stato invitato Renato Curcio; mentre il suo compagno di partito Maurizio Gasparri rilancia e vede il rischio di una chiamata dell'ex leader di autonomia nel governo Prodi.
In controtendenza il Dc Gianfranco Rotondi, che dice di non vede nessuno scandalo e chiede una "lettura non emotiva" degli anni di piombo.

'LA BATTAGLIA E' SEMPRE QUELLA'

L'ultima immagine che Oreste Scalzone ha dell'Italia è il porto della Maddalena, in Sardegna, da dove nel gennaio del 1981 partì con la barca dell'attore Gian Maria Volonté per raggiungere la Corsica e darsi a una lunga latitanza, durata 26 anni, prima qualche mese in Danimarca, poi in Francia. Anche se, da clandestino, vi tornò nel '97, a Roma, a Pisa, per una sorta di fotoromanzo per la rivista 'Frigidairé sui 30 anni del '68. Fra un paio di settimane Scalzone, 60 anni, tornera' in Italia - ha promesso - per "condurre in nuove condizioni una vecchia battaglia".

. . .

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17 janvier 2007 3 17 /01 /janvier /2007 16:30
SCALZONE, IN ITALIA PER VECCHIA BATTAGLIA

   (ANSA) - PARIGI, 17 GEN - ''Contento? E' evidente che sono contento'',
dice Oreste Scalzone all' Ansa, dopo la decisione della Corte d'assise di
Milano di ''avvenuta prescrizione'' dei reati per i quali era stato
condannato a 16 anni di reclusione.
   ''La vita pero' - ha aggiunto Scalzone, da anni rifugiato a Parigi - e'
sempre un grumo di ambivalenze. E dunque come si fa a non avere reazioni
ambivalenti?''.
   ''Chi mi conosce solo un po' sa - ha aggiunto - che in Italia vengo
innanzitutto per condurre nelle condizioni nuove una vecchia battaglia. La
condurro' a voce nuda, se serve sul selciato, on the road, o in luoghi
adattabili all' antica congiunzione fra politica, ragionamento filosofico e
teatro''.
   ''In Francia - ha osservato Scalzone - avevo bisogno dell' elettricita' e
delle onde hertziane, ma in Italia e' meglio che si sappia che posso fare a
meno dei megafoni da '68 e che un giornale accartocciato puo' fare da
portavoce ed infastidire quanto basta''. (ANSA).


Il Corriere
Oreste Scalzone: «Torno per nuove battaglie»

Repubblica
Scalzone può rientrare in Italia
"Torno per una vecchia battaglia"


Da Potere Operaio alla fuga in Francia
Gli Anni di piombo di Oreste Scalzone


Unitá
Prescrizione per Scalzone: può tornare in Italia

Il Giorno
Oreste Scalzone torna libero
'In Italia per nuove battaglie'



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3 janvier 2007 3 03 /01 /janvier /2007 21:16
encore un adieu...
      Nous, mes complices & moi qui sommes “derrière ce blog”, nous nous permettons de penser que toute personne recevant – encore une fois – des textes qui lui parlent des choses
ne le concernant pas, du moins d’une façon directe, ne nous saurait tenir rigueur
de ce besoin de partager nos deuils.
       C’est pour cela que nous ne pourrons pas ne pas revenir sur Giselle, comme sur MariCo’ o Antonio...


un altro addio...
Noi, “Complici” & io, che siamo ‘dietro lo schermo’ di questo blog, ci permettiamo di pensare che quanti si trovano a ricevere – ancora una volta – dei testi che non li riguardano direttamente, personalmente, vorranno non farci rimprovero se privilegiamo il bisogno di condividere anche lo sgomento per i nostri lutti.
Per questo, su Giselle come su MariCo’ o Antonio, non potremo non tornare...



Gilles, la famille, les proches annoncent avec tristesse que, suite à une longue maladie,
Giselle Donnard vient de mourir ce mardi 26 décembre 2006.

Nous n'entendrons plus sa voix se lever du coté des résistances, avec les femmes en particulier. Nous devrons nous passer de sa générosité, de sa complicité exigeante et sans concession. Mais nous garderons le souvenir de ses multiples engagements, de sa rage
d'aller voir, de savoir, de comprendre, de faire avec les autres...

Les obsèques civiles auront lieu vendredi 5 janvier au Père Lachaise,
à 14h à la grande coupole du crématorium.
Gilles Donnard, 23 rue de Cléry 75002 Paris

*   *   *

Gilles, la famiglia, la ‘cerchia’ intima dell’amicizia e della prossimità sempre ritrovata,
annunciano con tristezza grande che, dopo una lunga malattia, lo scorso 26 dicembre è morta
Giselle Donnard.

Non ascolteremo più la sua voce levarsi dal lato delle resistenze, in primo luogo con le donne.
Dovremo vivere senza la sua generosità, la sua complicità esigente, difficile e senza concessioni.
Ma conserveremo il ricordo, le tracce delle sue molteplici forme d’impegno, della sua agguerrita volontà di andare a vedere, di sapere, capire, fare, fare assieme...

Le esequie civili si terranno venerdì 5 gennaio, ore 14, al cimitero del Père Lachaise,
alla grande coupole du crématorium
Gilles Donnard, 23 rue de Cléry 75002 Paris
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