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12 novembre 2006 7 12 /11 /novembre /2006 18:30
Oreste Scalzone ha annunciato [notizia-ANSA in rete lunedì sera] che, a partire da martedì 7 novembre alle 18,30, si “autorecluderà” in uno spazio cellulare in segno di solidarietà, di empatia con il suo amico e compagno Paolo Persichetti .

    
A domanda sul « Perché?

Potrei rispondere : « Per empatia, nel tentativo di far sentire un amico un po’ meno solo [certo, mi rendo conto che, primo, quest’idea del condividere, se andasse fino in fondo sarebbe un po’ dell’ordine del “sacrificale”, perché non è che una pena condivisa è
divisa per due (o più, a seconda di quanti e quante...) ; né abbiamo la miseria – umana, troppo umana’... dell’egualitarismo al ribasso, o del “mal comune, mezzo gaudio”... Se poi – come in questo caso, è solo una simulazione, un’approssimazione (con la capitale, decisiva differenza che “la porta non te la chiudono dall’esterno, e in ultim’analisi non sono
altri i “padroni del tempo carcerario”....) – si potrebbe addirittura sentirla come derisoria, frivolezza e quasi “insulto alla miseria”. Ma, chi vuol divertirsi in queste malizie, faccia, gliele lasciamo !...]

Potrei rispondere : «Per egoismo, cioé per non vivere la frustrazione – peggio di tutto – dell’impotenza a reagire a qualcosa che giudico una nequizie, in più perpetrata contro una persona assai prossima... Diciamo, per “far qualcosa, almeno...” ».

Potrei rispondere : «Per far uso di un piccolo “privilegio”, una piccola “rendita di posizione” che mi deriva, in ultim’analisi, da un incrocio di caso e necessità...una “mediatizzazione” (‘visibilità’, ‘sovraesposizione’ “mass-mediatica” che – non ricercata né “guadagnata”,
“meritata” per una qualche speciale ‘qualità’ , semplicemente un fatto – fa sì che, per le leggi di funzionamento intrinseche ai dispositivi della ‘società dello Spettacolo’ , o per meglio dire dello Spettacolo sociale..., il “mercato spettacolare”, appunto, non può ignorare più di
tanto dei gesti di questa natura, messi in atto da parte di uno come, nella condizione del sottoscritto).

E francamente – avendo presente quali orrori, quali veritabili violentamenti, annichilazioni, di “minimo di « verità »..., di decenza, di pertinenza semantica, di rigore concettuale ed etico, ... e di persone, di ‘vite e destini’ [...], questo dispositivo e questa logica possono produrre – ...bè... non mi interessa né sentirmi “ AnimaBella” che –potendolo– non si sporca le mani tentando di fare un piccolissimo “contro-uso”, uso ‘in controtendenza’  di questa logica “spettacolare”, della “spettacolarizzazione” ; né mi interessa la révanche, di cui, in ultim’analisi, finirebbero per fregarsene... ; e men che mai temo di risultare ‘contaminato’, né “strumentalizzato”... certo che lo sono, che lo siamo comunque : ma se si riesce a strumentalizzare questa cosa...non mi pare di dovermi chiedere se mai non finisco « sussunto » e “omologato”...In altri termini : ritengo un lusso che non mi posso – non
ci possiamo – permettere quello di ‘lasciar cadere questa opportunità’, e dunque ci provo (ammettendo che non è certo un sacrificio, perché c’è un aspetto ludico/picaresco/d’avventura che volentieri ammetto : non siamo forse per il principio del piacere, e non già per la logica sacrificale, da “colpevolizzati/esportanti senso di colpa/colpevolizzanti” ?
Se poi, i malevolenti dell’aeropago sovrastante riescono a vòlgere in grottesco, ad –eventualmente– streotipare, ‘folcklorizzare’, mettere in ridicolo...bè, è piuttosto affar loro : se si divertono così.... Se nojaltri siamo rigorosi e vigili, non c’è...patema.

Dunque, dicevo : in qualche modo, l’uso di questa modesta « singolarità » è anche un modo di ‘risarcimento per tutti quanti hanno lo stesso grado di ‘implicazione’, critica e solidale, empatica e ‘rivoltosa’ – e, almeno nella situazione presente, essa non avrebbe quasi possibilità di esprimersi...

Ancora, potrei rispondere : «  Per resistere. Per protestare. Per “denunciare”. Per lottare, anche con una forma microscopica, fragile, e con tutto il disincanto del caso.... Per lanciare una sfida ».

Diciamo, una piccola...neanche posso, né voglio, pretendere di chiamarla «una pratica», forse solo un’allusione a una « pratica di solidarietà concreta » (difficilmente definibile, per dimensione, come « una micropolitica », in senso foucauldiano, ma tant’è...).

Se si vuole, diciamo anche : per marcare una ‘estraneità ostile’ ; per ‘mettere una pulce nell’orecchio’ ; per annunciare un’ennesima battaglia, che comunque farei anche se fossi sicuro che fosse una “causa persa”, una di più....
    
Se si vuole ancora, per “amor proprio”, non quello a buon mercato dei suscettibili, ma nel senso di amor sui, ‘rispetto di sé’ : per dirla con la bella definizione di Deleuze di <una morale provvisoria>, per tentare – come si può, e per le ragioni sopra esposte, potendolo –  di « essere all’altezza di ciò che ci accade », direttamente a noi o attorno, a cominciare dalla sfera più prossima...


Risposta a domande sulle modalità

(per definire un po’ il –relativo – senso della ‘cosa’, dell’iniziativa): – Si tratta di una ’cosa’ (condizione, formula) a mezzo tra arresti domiciliari e reclusione cellulare.

Nel senso del meno duro, c’è il fatto che non sei materialmente coatto, e lo sai : dunque, è come per la claustrofobia : se sai che puoi aprire una porta e uscire... è diverso che se sei chiuso da blocco meccanico, o volontà altrui – nel caso del carcere, di una metallica volontà
“sistemica”, impersonale (con sovrammercato, eventualmente, di volizione personale, “di persona” e/o “ad..., contra, personam”...)

In meno, in peggio, rispetto agli arresti domiciliari ( e anche alla cella, salvo quella d’isolamento) c’è – permettiamoci di scherzare un po’, a cominciare dal farlo su di noi... – c’è lo star da solo ; c’è il non avere acqua calda, doccia, ‘ora d’aria’... (Per contro – visto che
mica stiamo a fare un film in costume, dove è meglio la puntigliosità ‘alla Visconti’ che gli orologi al polso dei centurioni romani dei film “di dozzina”... – evidentemente, direi per definizione, non  interrompo i collegamenti “pubblici” : telefono, Internet.... Anzi, probabilmente si aggiungerà una webb-came [che comunque, oltretutto – sia detto per quel
tipo di “maliziosi” che sospettano sempre che chi sta in sciopero della fame si ingozzi quantomeno di maritozzi e cappuccini – permetterà anche un controllo, un monitoraggio continuo....].

Risposta a domanda su tempi, durata... :

« Bé, perfino nel caso degli scioperi della fame, ne esistono alcuni che sono dichiarati “ad oltranza”, fino all’ottenimento di una cosa rivendicata. Ma, senza all’opposto andare ad un  “digiuno simbolico”, si può anche attuare una forma di azione che, rispetto alla temporalità,
funzioni un po’ come il filibustering, l’ostruzionismo di un tempo (oggi praticamente impossibile, vietato e reso impraticabile dai regolamenti parlamentari, in perfetta logica da “democrazia assoluta” ...). Vale a dire : è un po’ una performance, mica si annuncia prima quanto tempo si resisterà...
Nel caso degli scioperi a oltranza, si diceva “Resistere un minuto più del
padrone” : e poi ci si provava....


Risposta a domanda su dispositivo, ‘regole del gioco’, modalità :

« Poi che vorrei che non si trattasse di una ‘cosa’ strettamente e semplicemente simbolica e (modestamente, certo...) dell’ordine dello spettacolare, della ‘spettacolarizzazione dello <scandalo>’, che è elementare forma di lotta della nonviolenza attiva, dell’azione diretta
nonviolenta (che – si legga anche semplicemente Capitini – nelle sue forme autentiche è, e non può che essere, anti-statale, illegalitaria, vera e propria “guerra incruenta”, senza alcuna indulgenza per sé, e all’occorrenza durissima) penso –pensiamo, con le poche persone
“intime complici” anche in questa iniziativa  –  di non privilegiare – irrigidendo, assolutizzando, l’aspetto di mimesi di una condizione – la valenza ‘simbolica’ del ‘gesto’ (altrimenti, che facciamo...mettiamo delle comparse che facciano i secondini..., vengano ad aprirmi e mi
portino nel cortile per l’aria... ?). C’è, certo,  un aspetto di ‘performance’, parlare con una sorta di ‘messa in scena’, di teatralizzazione/visualizzazione, ma non è tutto...

Considerato questo, dicevo, abbiamo pensato che ogni sera (o meglio, tardo pomeriggio : 19-21 h.), la cella si ‘apre’ a visite, che possono diventare momenti di spiegazione, di discussione /’sensibilizzazione’ ; e anche un punto permanente di raccolta di firme,
proposte, di messa in distribuzione di materiale d’agitazione... Il tutto, moltiplicato (la riproducibilità tecnica...) da cose che possiamo venir organizzando : * Forum ‘on line’ , radio, e – se funziona – un qualche uso interattivo della webcam.

Risposta a domande sugli  “obiettivi”, anche nel senso rivendicativo del termine:

*Obiettivo immediato, l’applicazione a Paolo delle misure previste dalla “Gozzini” : art. 21,
« semilibertà »...

In questa direzione, ci sono e ci saranno [Cfr. °°°] altre iniziative
d’altra natura, e altre ancora speriamo vengano ‘inventate’ e messe in
opera da uno sprazzo d’intelligenza comune e “multi-singolare”.

** Aggiungo, di avere l’intenzione di scadenzare altri temi, procedendo un po’ ‘decentricamente’, per cerchî che si allargano, come quando si butta un sasso nell’acqua.

Per quanto riguarda ancora Paolo, il suo caso, il suo personale destino, ove mai (come suol dirsi... – non siamo superstiziosi, scaramentici... – ‘nella dannata ipotesi’ ) di un ennesimo diniego mercoledì 8, per quanto mi riguarda intendo assumere come “fatto anche personale” (diciamo... “intimo/pubblico”...) la questione del trasferimento dall’ impasse-cul di sacco
di « Mammagialla », Viterbo.

Nessuno è un enfant de cœur, e francamente non riesco a pensare come motivo , se non unico, anche solo principale, preponderante, ad un accanimento personale di un paio di persone trovantisi ad essere dominus e domina del destino del percorso penitenziario di Paolo. Epperò, la prova di un riconoscimento di una qualche ragione di ‘legittima suspicione’, non dovrebb’essere negata ad alcuno...

[ ... Poi che.... “il ruolo della personalità nella Storia”..., certo, personalmente non ragiono in termini di “naso di Cleopatra”..., e men che mai di ‘oscure trame’...., di ‘deviazioni’..., di ‘complottisti e complotti’.
    
Le persone che mi sono state, in tempi diversi e successivi, « Maestre », mi avevano insegnato (e quand’anche avessero cambiato idea, resterei loro grato per l’insegnamento e tenderei a compiangerne la fine...), ad aver l’occhio, a considerare le cose dal punto di vista, e d’attacco, delle relazioni fra ‘soggetti’ – dei rapporti, e sistemi di relazioni –, prima, anzi piuttosto che considerando innanzitutto i “soggetti come soggetti”...
    
E – proseguendo – che critica radicale, cioé che si sforza di andare il più lontano possibile, approssimando ‘il fondo delle cose’, vuol dire innanzitutto prendere di mira le logiche, i funzionamenti sistemici, le « leggi di movimento », le regole, le matrici, i “genomi”, “anatomia e fisiologia” prima che deviazioni dalla norma, eccezioni, patologia... « pars pro toto »...

Per questo, quest’approccio non esclude l’inimicizia ; mentre il contrario la esorcizza, ne fa un tabù, e perciostesso al posto dei « nemici » ci sono solo « avversari » – e in particolare, « concorrenti » –, ma essi possono diventare oggetto di fobìe e/o propagande, e, anche
proprio in forza del disconoscimento della « guerra », possono diventare “mostri, mostricciattoli, colpevoli-d’esser-nati’, dèmoni, “sotto-umani”... fino al parossistico ibrido di determinismo e colpevolismo, di diagnosi e di stigmatizzazione morale, di forme di vero
e proprio “razzismo morale”,  che, letto all’inverso, è anche “moralismo, colpevolismo, ‘essenzializzato’, ‘razzializzato’...

La peste delle [non-]congetture (poi che, con catenamento di sofismi, possono essere rovesciate e contro-rovesciate ‘ad infinitum’, e dunque non-confutabili ) « dietrologiche », della querulenza “cripto-fobica” e anche “cripto-crato-fobica” ; come la vera e propria tossicomania penale, tossicomania/bulimia colpevolistico-punitiva  come simulacro di «soluzione di ‘problemi’ », spesso al contempo con l’altra mano moltiplicati [°°°] (tossicomania che metabolizza     molte cose, compreso il grumo di « passioni tristi » evocate, « razionalizzate », alimentate ideologisticamente e cristalllizzate in ideologia, in ideologie-di-sostituzione di una critica radicale, teorico/pratica, obliterata, sottoposta a colossali contraffazioni, sortilegi ‘alchèmici’, mutazioni ulteriormente mutagene, arrovesciamenti...[Cfr.°°°] – passioni
tristi, marcate da omologia esasperata, portata al parossismo da « concorrenze mimetiche », da specularità della ritorsione, da vertigini di concorrenze identitarie, vittimistiche, legittimiste, di sostituzione alla critica, alla rivolta, al combattimento, di passioni servo/padronali, risentimenti, invidie, rancori...

Il trasferimento essendo una questione da nulla (peraltro già “promessa” dal D.A.P. ‘contro’ l’interruzione di uno sciopero della fame per ottenerla, almeno un anno e mezzo fa) ; non entrandoci in nulla la famosa « autonomia della Magistratura » (di cui ci si fa scudo ed alibi « a
corrente alternata », quando conviene...) ; e dipendente da sfere e livelli di decisione non insindacabili, e “tenenti bottega” sul « mercato politico », intendo, rispetto ad alcune ‘zone’ che sono “ ventre molle” di questo sistema e ‘catena di comando’ che perpetra una serie di nequizie in sovrammercato, veder di esercitare la perfettamente non-sindacabile facoltà di svolgere « propaganda, pubblicità negativa »... alla maniera delle associazioni dei consumatori, su altri tipi e forme di ‘fier’&mercati’...

Scadenzerò dunque una serie di questioni (che, anche se eventualmente non
‘raccolte’ dai media, certo non possono essere espunte, né dalla tela, né
nel rapporto diretto, « bocca-orecchio », con quanto può seguirne).

*La questione dell’ennesima, indecente sortita del Guardasigilli sul “raschiare il fondo del barile” rilanciando la caccia ai rifugiati ... ;

*La questione di quelli che pubblicamente continuo a definire “comportamenti di delinquenza giudiziaria – il giudizio è etico, non penale ; comportamenti di nequizie a mezzo di azione penale” da parte di istituzioni e figure istituzionali (a cominciare dai ROS e dalla Procura
di Bologna). Da tempo mi assumo la responsabilità di definire pubblicamente così una serie di condotte ; da tempo invito a non ignorare la notitia criminis che io fornisco da me su un piatto d’argento ; da tempo invito a voler usare la loro strumentazione, a cominciare dal loro «
Mandato di cattura europeo » : e, questo, non per pulsione « sacrificale », ma per strappare, seppur a mie spese, un confronto in sede processuale, che certo – quali che fossero gli esiti, su cui sono completamente disincantato – sarebbe ineludibile.

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11 novembre 2006 6 11 /11 /novembre /2006 17:01
Paolo... on attend le “verdict” sur sa semi-liberté.
Paolo... in attesa del "verdetto" sulla sua semilibertà.

Quant à moi, à cette modeste action, ce petit geste de résistance... je continue, pour ce qui peut valoir...
Per quanto mi riguarda, continuo con la mia modesta iniziativa, picolo gesto di resistenza, per quel che possa avere di valore...

De maintenant, pour 48 heures 48, je suis contraint d’en rajouter, de rajouter de surcroît
(....ne rigolez pas !, même un logomachique (pas “-machiste”, j’ai dit –machique !, qui se défend du jugement/diagnostique  – impertinent, non–pertinent – de <logorrhoïque>, en l’occurrence je pourrais tomber d’accord sur une définition [néo-]nosographique de <logomaniaque>, syndrome de logomanie... [toute conjecture, sur base anamnestique, en etiopathogenèse...pas ici, pas maintenant...) , même un logo-maniaque, donc, j’étais en train de dire, peut avoir de l’aphonie passagère.... )
je me vois contraint de rajouter donc, pendent 48 heures à compter de maintenant, une grève de la parole.

E nelle seguenti 48 ore vi aggiungo lo sciopero della parola.


* Premier R.V. (pour qui le voudrait et pourrait) mardi 21 [novembre 2006, of course...]
à 19 h., ci dehors/dedans, 35 rue Chapon.

* Mercredi ‘grand maximum’, un texte sur les contextes, sur ‘la suite’.


OFF RECORDS : pour le peu de personnes qui se solidariseraient... on a besoin des “coups de main” les plus variés &t différents : est-ce que vous ne voudrez pas nous envoyer un mail de mise à disposition, d’offre d’une ‘tranche  de son temps de vie, et pour quel type d’activité?
Merci, OresteS. &t C...omplices
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8 novembre 2006 3 08 /11 /novembre /2006 13:30
Inizio questa piccola ‘azione’ consistente in un gesto di  “auto-reclusione”, per solidarietà con Paolo Persichetti, e come ‘piccola pietra’ portata come contributo ad una campagna di protesta, di rivendicazione, di ‘resistenza’ su questo « caso » , con forti caratteri di esemplarità e dunque significativo non solo ‘per uno solo’, ma molto più largamente, e anche per altri, ben oltre il suo punto d’origine (cioé, all’opposto di una « individualizzazione », o di una ‘questione « privata »’).

Dalle 18,30 sono ‘in loco’, saro’ felice di qualsiasi visita (anche “di controllo”) e richiesta di chiarimento.


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20 octobre 2006 5 20 /10 /octobre /2006 13:55
Lancio ANSA 19/10/2006
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ROGO PRIMAVALLE: SCALZONE, MA QUALI GRANDI VECCHI !

EX LEADER POTOP, COLONNA ROMANA BR SI E' FORMATA ANNI DOPO
(ANSA) - PARIGI, 19 OTT -
''Ma quale Paola Pitagora, ma quale grande vecchio

delle Brigate Rosse ! ''. E' in una serie di esclamazioni la risposta di Oreste
Scalzone, uno degli ex capi di Potere Operaio, alle rivelazioni di Manlio Grillo
sul rogo di Primavalle, a Roma, nel 1973, in cui morirono Virgilio e Stefano
Mattei.
''Se penso ad una immaginaria lettera a Grillo - afferma all' Ansa Scalzone,
rifugiato in Francia dall' '81 per sfuggire ad ordini di cattura per
associazione sovversiva e tentativo di insurrezione armata contro lo Stato -
tanto per cominciare gli direi: ma dove te la sei sognata 'sta Pitagora? Ma che
qualcuno t' ha raccontato che la bella ragazza, che io ricordo benissimo, che t'
accompagno' da Roma a Milano, dove poi ti prendemmo per portarti fuori dall'
Italia, era lei? E tu c’hai creduto ? E perche' no, allora, Sophia Loren o
Marilyn Monroe?''.
''Questa ricostruzione dei fatti che leggo su Repubblica - osserva Scalzone - mi
sembra sempre di piu' da un lato effetto di una irresistibile pulsione a
vomitare un misto infernale di verita', mezze verita' e fantasie, magari in
buona fede, ma sempre mitomani, rose da risentimenti e malanimi, sindromi della
vittima innocente, rancori contro le “cattive compagnie”... : insomma, passioni
tristi. Questo si congiunge con la logica implacabile di uno Spettacolo sociale
sempre piu' coprofago, necrofilo, morboso... ''.
''Questo fare poi delle Brigate Rosse una specie di pattumiera di comodo sulla
quale si rovescia tutto - continua Scalzone - lo trovo assai ignobile e
maramaldesco. Trovo, soprattutto, improbabili e mezzo farneticanti gli
identikit socio-culturali e politici di 'grandi vecchi', di radio ed aree di
movimento, ritrattini ambigui che potrebbero dare mano libera ad una
discrezionalita' arbitraria di magistrati''. [...]
''Per dichiarazione anche dei diretti interessati emerge che il gruppo da cui
nacque l' azione che ebbe come esito il rogo di Primavalle (atroce, ma -- come
riconosciuto in sentenza -- inequivocabilmente preterintenzionale) era -
sottolinea l' ex leader - un gruppo ormai esterno a Potere Operaio. E' una cosa
acclarata. Ma quando ci e' stata buttata addosso una cosa come Primavalle l'
abbiamo assunta, con tutto quanto di tragico recava con sé. Anche se -- ora e'
un segreto di Pulcinella -- non c' entravamo. In quel caso come in altri non ci
siamo precipitati a dire 'quelli con Potop non c' entrano! O non c' entrano
piu'! Questo era il Potop degli insurrezionalisti, dei Piperno e Scalzone'' ...
E Scalzone, all' epoca, aveva la responsabilita' di orientamento della struttura
di lavoro illegale di Potop.
Gli attentatori di Primavalle stavano uscendo da Potere Operaio, e dunque erano
con le Br come si legge? ''No - risponde Scalzone - certo non necessariamente.
Questa e' un' illazione basata su un salto logico. In quegli anni, gia' da
allora e sempre piu', rapporti ufficiali anche del ministero dell' interno
sembravano bollettini di guerra con centinaia di sigle di gruppi e gruppuscoli
armati. Essere usciti da un gruppo di frontiera come Potop perche'
“solamente”  insurrezionialista, questo non vuol dire essere necessariamente
nelle Br : vuol dire magari dirsi, o sentirsi, magri in qualche caso
addirittura credersi delle Br, o volersi accreditare come candidati ad
entrarvi, perche' se ne ha il mito...''
Scalzone conclude: ''una colonna romana delle Br si e' formata solo assai più
tardi, almeno quattro anni dopo quei fatti. E le Br erano all' epoca
rigorosamente un gruppo molto forte nel triangolo industriale, nel Nord. Di
piu': le Brigate rosse sono state almeno fino al 76-77 un' organizzazione
prossoche' esclusivamente di quell' area, per cosi' dire, geo-sociale''.
(ANSA).
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13 octobre 2006 5 13 /10 /octobre /2006 11:00
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6 octobre 2006 5 06 /10 /octobre /2006 11:51
DOMENICA 15 OTTOBRE                
Csa Germinal (ex Icaro) - via De Filis 7a-Terni. ORE 18.00

Presentazione del libro di Paolo Persichetti ESILIO E CASTIGO
con Geraldina Colotti e Alessandro Mantovani giornalisti de Il Manifesto
Ore 20.30 CENA-BENEFIT PER PAOLO

Scritto in prigione e pubblicato per la prima volta in Francia, il libro
il racconto di un caso di ingiustizia esemplare e costituisce uno
stimolo per la ripresa del dibattito sugli anni cruciali ’70 e ‘80, al
di là delle sciocchezze reticenti e delle turpitudini interessate che la
vulgata ufficiale continua ad accreditare.
Detenuto nel carcere di Viterbo, Paolo Persichetti sviluppa una lucida
critica della procedura penale, di cui è divenuto ostaggio.
Attraverso l’analisi della ‘democrazia giudiziaria’ e della
‘giudiziarizzazione’ dello spazio pubblico, Paolo Persichetti presenta
una riflessione denunciando la natura classista e persecutoria delle
istituzioni e le gravi responsabilità del ‘centrosinistra’. Il contenuto
è di un’attualità scottante, in un’epoca in cui lo stato d’eccezione
tende a imporsi come una regola per la violazione dei diritti e per
giustificare la guerra permanente.


CONFEDERAZIONE COBAS, BRIGATA “GERMINAL CIMARELLI”
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29 août 2006 2 29 /08 /août /2006 19:29
ANSA e ALTRO SU
Paris, 25 agosto 2006
 
CANTATA ‘NO BORDER ZONE’,
TRANS-TERRITORIALE,
zig-zagando tra il portico dell’Ambasciata d’Italia e
il marciapiede di « sovranità » -République Française,
terra del «Droit d’asile» sempre più ridotto a simulacro,
della cui incessante lesione
l’estradizione in qualche modo ‘proditoria’,
« legalmente iniqua », di Paolo Persichetti
millequattrocentosessanta ‘lunghi pomeriggi che non passano mai’ ,
 è un esempio tipico particolarmente sintomatico,
e, a sua volta, un precedente insidioso.

Mini conferenza al "Café Florès"
 
Come recita il verso di « Milonga » di Paolo Conte,
‘sono venuto a ballare’... E balleremo !
Cantatachiara dunque, serenata per Paolo (e per suo tramite, per quant’altri, altre...)
e “guanto della sfida” lanciato ai pubblici poteri, alle diverse e concorrenti consorterìe di lorSignori, e in particolare al Signor sostituto procuratore di Bologna dott. Giovagnoli Paolo & consorti.
 
Si riempiono la bocca di « nonviolenza », e bisogna leggere,
primo, « monopolio statale della violenza legittima », cioè decretata legittima,
autodecretatasi tale – cioé « legalità » ; e inoltre, per sovrammercato, con “doppiopesismi” parossistici speculari, nella fiera delle concorrenze mimetico/faziose, bisogna leggere intimazione ad altrui di essere imbelle:alla maniera del « Tecoppa », cfr.
 
Vedremo quanto reggerà una tracotanza sfrontata nel sopruso,
una pervicacia nell’abiezione gratuita e per sovrammercato fino ai più “futili motivi”.
 
Sulla base della “legittima suspicione” di un accanimento che, volendo essere ottimisti, possiamo voler ritenere “locale”, accidentalmente inter-personale,
è normale chiedere un trasferimento, in modo da verificare cosa avviene
se cambia il « dominus », chi detiene le chiavi della vita di una persona...
 
Un trasferimento di prigione è talmente ‘poca cosa’,
che i funzionarî del DAP, Dipartimento Amministrazione Penitenziaria
del Ministero di Giustizia (che ha perso la « Grazia » per strada...),
più di un anno fa avevano garantito a Persichetti che sarebbe stato deciso
nel giro di un paio di settimane a partire dall’interruzione del suo sciopero della fame
per rivendicarlo.
 
Un trasferimento di prigione non rinvia a sfere di potestà « autonome »,
alle prerogative e facoltà di alcuna parte dell’ « Ordine giudiziario » ;
non chiama in causa in alcun modo le « parti lese », e « civili »,
non interessa minimamente la cosiddetta « Opinione pubblica »
e i suoi operatori.
 
Un trasferimento di prigione – si sarebbe detto un tempo – non si nega a nessuno,
come una sigaretta : vediamo per quanto tempo governanti e figure del ‘ceto politico’, presenti su quello che weberianamente possiamo definire « il mercato politico », potranno – se malauguratamente volessero fare i sordi e i forzuti e
pettoruti – sopportare la vera e propria guerra in forme dell’arsenale dell’azione diretta nonviolenta che siamo andati, ieri, a promettergli.
 
Detta, cantata (con le note di Addio Lugano, di Liberare tutti, e del vecchio canto libertario Stornelli d’esilio), e se servirà anche ballata. Questa è una promessa – e certo che è anche un ricatto.  Dovrebbero sapere che, sul terreno che è il loro, quello del « mercato politico democratico », il consenso, il dissenso, il grado di rumorosità dell’uno e dell’altro, sono, anche, realmente e al di qua di tanti orpelli, “di scambio”.
 
o.s., continua...




















                                                                  Davanti all'Ambasciata Italiana a Parigi e all'Istituto di cultura.


Riportiamo qui di seguito il flash-ANSA
del 25 agosto 2006
 

FRANCIA: SCALZONE DAVANTI AMBASCIATA ITALIA PER PERSICHETTI EX LEADER POTOP SUONA FISARMONICA PER SUO AMICO DETENUTO (ANSA) PARIGI, 25 AGOSTO

- Ha cantato canzoni politiche e  popolari e suonato la fisarmonica questa mattina davanti  all'Ambasciata d'Italia a Parigi, Oreste Scalzone, leader dei  rifugiati politici degli anni '70, che ha voluto fare un ''gesto  poetico'' e ricordare Paolo Persichetti, estradato quattro anni  fa e detenuto in carcere a Viterbo.

   Scalzone, ex leader di Potere Operaio e Autonomia Operaia,  fisarmonica al braccio, era accompagnato da un piccolo gruppo di  amici e ha scelto di cantare 'O Venezia che sei la piu' bella'  perche' ''la musica non ha mai ucciso nessuno''. La sua e' stata  ''un'iniziativa estemporanea'' ha detto, una ''serenata, un  semplice gesto per mandare un farfalla di liberta' ad un  compagno lontano''.

   Ex militante dell'Unione dei comunisti combattenti, Paolo  Persichetti - che doveva scontare 22 anni e mezzo di carcere per  concorso nell' omicidio Giorgieri - era stato arrestato il 25  agosto 2002 a Parigi ed estradato in Italia. Persichetti e'  autore del libro 'Esilio e castigo' in cui descrive la sua  estradizione e per il quale e' stato giudicato ancora  ''socialmente pericoloso''.

    Secondo Scalzone ''il trattamento ricevuto da Persichetti e'  scandaloso''. ''Non e' illegale - ha specificato - ma anti- giuridico, umanamente iniquo e politicamente stolto. E mi  impegnero' a farlo capire'', ha aggiunto. Portavoce del piccolo  gruppo di rifugiati in quella Francia di Mitterrand che era  stato terra d'asilo,    Scalzone chiede che Persichetti ''riesca  ad avere il lavoro esterno e la semi-liberta' che gli  spetterebbero'' e che ''almeno sia trasferito da quella  prigione''.

   ''La situazione ha oltrepassato la soglia della  sopportabilita''', ha aggiunto Scalzone, che si dice ''disposto  ad usare altri mezzi classici della lotta non violenta pur di  salvare la vita di un amico''. Gia' nell' aprile scorso Scalzone  aveva avviato uno sciopero della fame in favore dell'amnistia  ''di tutti quelli che a torto o a ragione hanno preso le armi  negli anni '70''.  

   Intanto una petizione a sostegno di Persichetti e' stata  lanciata dai professori dell' Universita' Parigi 8 - Saint  Denis, dove Persichetti aveva insegnato sociologia. (ANSA).
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25 août 2006 5 25 /08 /août /2006 17:19
Aujourd’hui, vendredi 25 août 2006, à 11h.,
RV “sentimentale, amicale”, un geste poetique, pour l’instant...
en ce jour, un souvenir actif, pour Paolo Persichetti, quatre ans exactes après son extradition
(quatre ans...millequatrecentsoixante de ces « longues après-midi qui ne passent jamais...» )
R.V.  au Café LE FLORÈS, 80, rue de Grenelle (Paris VII)

--------------------------------------------------------
Mardi  29 août, à 19h.,
à l’ ESPACE « LOUISE MICHEL »,
42 bis, rue des Cascades (Paris XX),
rencontre, discussion,
Journal imaginaire...


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17 août 2006 4 17 /08 /août /2006 14:32
PER INTANTO...
Con questa 'citazione', una prima ri/apertura del contenzioso su Paolo Persichetti. Promettiamo che, se continua così, la campagna contro questo scandalo sarà, a nostra cura, un "tormentone" dell'autunno. Ma proprio, da "guerra dei nervi", "guerra psicologica" contro chi di dovere.
Rigorosamente <nonviolenta>, ma una serie di persone avranno modo di capire che, a volte, sono meno duri i "colpi-di-testa" che i corporalmente innocui contrappunti di parole e silenzî e gesti e messaggi.
Cosa diceva il vecchio adagio per cui <Le mie prigioni> era <costato all'Austria più di una battaglia perduta?> e, questo, peraltro, in epoca non certo di <capitalismo cognitivo>, di sistema integrato, capitalistico-statale,'psicosomatico' -- nonché, in modo crescente, psicopatico/psicopatogeno...; non certo in epoca in cui si puo' parlare di tendenza al <general intellect>,  di bio-politiche, di psicopolitiche, di "localizzazione del 'globale' in ogni cervello", di "catene di montaggio dei sentimenti"... e anche della reversibilità di tutto questo, che è quant'altro mai ambivalente, confrontato alla 'potenza di persistere nel proprio essere', alla potenza, comunque, alle resistenze della vita?

A risentirci, "prossimamente su questo schermo", arrivederci (in qualche "Filippi"...), chi vuol sghignazzare sghignazzi, si vedrà...
Oreste, ferragosto 2006



A.Man. (il manifesto, 9 agosto 2006)

Benefici carcerari negati a Persichetti (ex Ucc): non basta «il pluriennale rispetto delle regole», occorre «la condivisione dei valori del sistema». Sotto accusa il suo libro "Esilio e castigo"

Non basta che Paolo Persichetti abbia chiuso con la lotta armata nell'87, a 25 anni, quando fu arrestato per la prima volta come appartenente all'Ucc, l'Unione dei comunisti combattenti nata da una scissione delle Br-Pcc. Non basta che da allora abbia fatto una vita tranquilla, passando dalla Sapienza occupata nel '90 dalla Pantera al lungo «esilio» nella capitale francese, dove al momento della cattura e della consegna all'Italia, nel 2002, era professore a contratto di scienze politiche all'università Paris VIII. Non basta che oggi, dal carcere di Viterbo, egli collabori stabilmente con Liberazione, giornale di un partito di governo come Rifondazione. A Persichetti non basta neanche aver scontato quasi otto dei ventidue anni inflittigli in contumacia per banda armata e per concorso nell'omicidio del generale Licio Giorgieri (20 marzo '87), che pure equivalgono a oltre un quarto della pena ovvero al primo requisito previsto per i permessi cosiddetti «premio».
Come da manuale dello stato etico ci vuole l'autocritica, diciamo pure l'abiura: «All'esclusivo fine della fruizione di benefici penitenziari, occorre che sia avviata una riflessione in termini di effettiva revisione critica dei commessi reati», scrive la giudice che ha negato l'ultimo permesso, spiegando che non è sufficiente «un percorso di risocializzazione» a suo dire meramente «formale» ed «esplicitato - si legge ancora nel provvedimento di diniego - dalla pluriennale adesione alle regole di civile convivenza». Il punto sarebbe «l'adesione ai valori di legalità» e «l'inquadramento in termini etici del commesso delitto».
Con il metro della dottoressa Albertina Carpitella, magistrato di sorveglianza a Viterbo, ai benefici carcerari accederebbero solo pentiti e dissociati, ammesso che sappiano convincerla della sincerità del pentimento e della dissociazone. La giudice ha ritenuto di dover indagare sulle manifestazioni del pensiero di Persichetti, sulla sua «visione istituzionale». Così è andata a leggere il libro scritto da in carcere dal detenuto, Esilio e castigo - Retroscena di un'estradizione (ed. La città del sole), nel quale l'ex militante Ucc denuncia la grottesca persecuzione ai suoi danni da parte della procura di Bologna che lo accusava dell'omicidio di Marco Biagi (ipotesi poi archiviata su richiesta dello stesso pm, ma a suo tempo utilizzata per ottenere l'estradizione, l'unica concessa da Parigi) e scrive peste e corna dei «giustizialisti» e dei «girotondini», di quelli che negli anni 70 e 80 facevano la guerra a tutto ciò che si muoveva alla loro sinistra (non solo a chi sparava) e più tardi pretendevano di cambiare l'Italia a colpi di indagini giudiziarie. Sono le stesse cose che Persichetti, fino all'ultimo arresto, diceva e scriveva a Parigi insieme all'amico Oreste Scalzone, le stesse che peraltro si dicono e si scrivono in certi ambienti del parlamento o sul manifesto. E alla giudice il libro non è piaciuto: «Risulta evidente - osserva la dottoressa Carpitella nel motivare il rifiuto del permesso - che Persichetti si considera appartenente a una parte politica che definisce gli 'sconfitti' e che concepisce come controparte rispetto a tutte le istituzioni pubbliche, accusate di riscrivere la storia da vincitori, assumendo atteggiamenti vendicativi attraverso le relazioni delle commissioni parlamentari, le sentenze della magistratura ecc...». Di qui il verdetto: nonostante «una maturità che gli consente di esporre le proprie idee in modo da rispettare le regole sociali», come indicato nella relazione degli operatori del carcere, Persichetti «non condivide i valori fondanti del sistema giuridico-democratico italiano». Insomma l'ex brigatista finge di essere cambiato. Simula e dissimula. Ma è sempre un terrorista, almeno potenzialmente.
La giudice è senz'altro convinta di applicare la legge che le richiede una valutazione prognostica della «pericolosità sociale» del condannato, ma nel provvedimento si ritrova proprio l'atteggiamento «vendicativo» che Persichetti rimprovera a larga parte della magistratura e della sinistra. In realtà tra l'ex Ucc e la sua giudice c'è lo stesso dibattito che attraversa, o dovrebbe attraversare, larga parte della società italiana. Tra coloro che anche oggi imbracciano le leggi speciali antiterrorismo contro gruppetti innocui o contro la libera espressione dei movimenti - a Bologna la procura contesta l'aggravante di eversione anche per l'autoriduzione al cinema o alla mensa universitaria - e coloro che da anni reclamano una «soluzione politica» per una storia, quella in cui rimase impigliato Persichetti, che è finita da un pezzo. E non è ricominciata neanche quando un gruppuscolo fuori dal tempo, subito identificato come «nuove Br» e poi liquidato dalla polizia, ha ricominciato a uccidere utilizzando la stella a cinque punte, senza trovare alcuna indulgenza in Persichetti. Per numerosi e autorevoli ex brigatisti quella era anzi un'«appropriazione indebita» di nome e simbolo.

A.Man. (il manifesto, 9 agosto 2006)
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3 août 2006 4 03 /08 /août /2006 17:40
GIOVEDÌ 3 AGOSTO, ALLE 18, UN INCONTRO SU PAOLO PERSICHETTI E L’ ‘A CHE PUNTO É LA NOTTE’ SULLA SUA SITUAZIONE.
UN ÉTAT DES LIEUX, UNA RICOGNIZIONE SU L’AFFAIRE-PERSICHETTI : EZIOPATOLOGIA, CONTESTI, EMPASSE, “CUL-DE-SAC” ATTUALE. LA DISCUSSIONE SULLA MESSA IN MOTO DI UNA SERIE D’INIZIATIVE.

ESPACE LOUISE MICHEL,
42 bis rue de Cascades, Paris XX
(M° Pyrénées ou Jourdain).


Poscritto, Notabene : Vi preghiamo di ‘far segno’, anche chi è lontano, magari ai monti o al mare : se potete ricevere le mail, potete partecipare a delle iniziative di un ri-innesco di campagna... In ogni caso, chi vuole, segnali possibilità e limiti di disponibilità. (Diciamo subito, per esempio : qualcuno/a potrebbe tradurre, ‘a incrocio’,tra l’italiano e il francese ? Grazie : di farlo, e di segnalare
subito la disponibilità, onde evitare “doppioni” di impegno,
e di messa a disposizione di tempo...
– – – – – – – – – – – – – – – – – – –


“ Cari e care 0.1. ,
questo è un primo segnale d’allarme, ancora una volta riguardante il nostro comune amico, e/o compagno – per chi vi scrive, complice, innanzitutto nell’uso dell’ arma impropria della scrittura – Paolo.
Il ‘caso’ di Paolo, in generale tutto quanto può andare sotto la dizione « L’ affaire-Persichetti », comincia a passare ogni limite.
[Conosciamo troppo bene le ‘obiezioni preliminari’ possibili...i sopraccigli inarcati... “tutto”, beninteso, è –se si vuole – troppo e troppo poco..., troppo questo, e poco quello, troppo questo, e/o troppo quello... il fatto che non è mai il buon momento, la buona forma, il buon modo, il buon problema, la cosa da fare, da pensare... Una sindrome del “sempr’altrove, sempre altroquando, sempre altrimenti, sempre qualcun altro..., sempre altracosa... Mai the right thing to do,
mai size the time, qui, ora, su un piano d’immanenza, che va oltre gli orizzonti, senza doppiezze, senza differimenti, senza... « Oggi non si fa [credito], (ma) domani sì”, eh, domani...domani...
Certo , l’espressione « ...comincia a superare ogni limite » potrebbe prestarsi subito a contestazione (e mi va bene quando lo ‘spirito’ è quello del correttore di bozze,
de l’avvocato del diavolo, che passa ‘al crivello fine’ – diventa quasi un riflesso – nell’intento di migliorare, di fare in modo che lo strumento e arma discorsiva diventi più penetrante, appuntito, dotato di potere di comprensione di spiegazione, più pertinente, rigoroso, agguerrito... Ma si sente subito, in altri casi, l’atteggiamento di pregiudiziale “disfattismo”, il trattamento un po’ “carognesco”, doppiopesistico, iniquo – magari (anzi, diamolo per convenzione per certo) non in malafede, per malintenzione, malevolenza, malanimo..., anzi, magari con/per “le miglior’intenzioni”, non già per un qualche calcolo, ricerca di “alibi”, né « falsacoscienza », ma proprio per un riflesso di scrupolo, per il timore del controproducente.... In altri casi ancora, si sente il paralizzato/paralizzante “purismo iperbolico”, sterile, insospettito, fòbico, “gnostico/paranoico”, giudicante, la cui forma ipercritica finisce ad una sorta di autofagìa che annienta ogni critica, ogni radicalità, finisce nella sterilità mortificante mortifera dell’ossessione « normativa », figura di normopatìa, giudicante, giudiziaria, inquisitoriale, finisce nello sprezzo, nelle passioni tristi, nel fiele di un rancore malriposto, che traduce il più spesso insicurezza, malcontento di sé, scontento, “illusione delirante di amarsi” – « si- » transitivo, reciproco, singolare, plurale, riflessivo... ; e tende a risolversi in auto-, in prim’ultim’analisi, -distruzione [...] )
Certo, l’espressione « comincia a passare il segno... » può essere accusata, da un lato e per un verso di eccesso di flemma : come se la nostra ‘soglia di tolleranza’ non fosse già stata oltrepassata, calpestata sin dal primo giorno..., come se la vera iniquità della sua legale deportazione non fosse sta già un atto infimo, peraltro anche di “fellonìa” se è per questo... Per altro verso, si può trovare che ci sia una sorta di iperestesìa, di atteggiamento autoreferenziale, che ingigantisce un qualcosa quando si tratta di sé, della propria sfera di stretta ‘prossimità’...una sorta di reazione “familialista”, che fa scattare una iperbolizzazione su base egocentrista, strettamente ‘in proprio’ o estesa o anche trasferita, eventualmente “per procura”... [...].
Oppure, i “cercatori-di-pelo-nell’uovo” potranno magari dire che sollevar scandalo, implicitamente traduce una sorta di ingenuità – eventualmente improvvisa, ‘ad hoc’ –, che mostra di credere ( e accredita) una penalità corretta, « giusta », che viene suggerita per giustapposizione con quanto si denuncia come “perverso”, come oltre-ogni-limite (come dire, “ma quali sarebbero questi “limiti” ?) : insomma, una sorta di versione caricaturale dell’obiezione che nojaltri abbiamo sempre opposto all’aspetto di “depistaggio”, di diversivo metonimico nel senso della « sineddoche », pars pro toto, epifenomeni contro radici, matrici, sistemica... dei vari “populismi giustizieristi” proposti come “rivoluzioni (a buonissimo mercato)”, e uniti da caratteri, natura, eziopatogenesi in una gigantesca contraffazione, diciamo, cominciata all’altezza dei tempi dello schiacciamento della Comune di Parigi, che ha prodotto la vertiginosa nov-langue in cui la controrivoluzione permanente effettiva si chiama Rivoluzione...[°°°].

Ma, diciamoci, dovremmo forse metterci a dissiparci in simili schermaglie ? Dovremmo estenuarci, infilandoci nell’effetto- pozzo senza fondo...porta dietro porta...scatole cinesi, matrioska, fuga di specchî..., di un preliminare tentativo di spiegarci, di dissipare il malinteso, di fugare ogni ombra di dubbio... (che, in quel caso, non è « dubbio » ; è sospetto, anzi, contro-credenza pregiudiziale e senza scampo) ?
No : non siamo qui per giocare un agonismo, un’ « eristica » di sofismi e, inevitabilmente, nella dinamica delle ritorsioni speculari della « concorrenza mimetica », di malversazioni d’ogni tipo – semantiche, concettuali, e dunque inevitabilmente etiche ? [°°°]

Diciamo subito una cosa : a dispetto del fatto che siamo ] e come potremmo non... ? – disincantati, senza illusioni dunque con un limite allo stupore, al restare, come dire, esterrefatti ; a rispetto della ripugnanza ad ogni atteggiamento di querulenza, a un discorso ridotto a propaganda querimoniosa, vittimistico/colpevolizzante, che è mortale per ogni dispiegamento di potenza, potenza di resistere, potenza di persistere nel proprio essere, potenza come base – « disperata vitalità » – di ogni ‘principio’ di costruzione/dispiegamento di autonomia/comunanza, di “comun’autonomizzazione”, su questo punto, sulla vicenda, sul destino di Paolo, non “economizzeremo” l’aspetto di denuncia, di difesa a cui siamo inchiodati.
Qui c’è – certo che non sarà, non è, l’unico caso, né il più grave in sé, anche solo nello spazio “italiano” ; e noi saremo sempre disponibile ad associarci ad altre, consimili battaglie, se si vuole, micro-lotte, micro-ribellioni ed anche « micropolitiche ‘locali’ », in senso foucauldiano, coincidenti con una posta in gioco anche singola, singolare [che non vuol mai dire, per noi, « privata »] – qualcosa di specialmente, di ulteriormente “accanito”, un qualcosa di specialmente losco, di limaccioso... [...].

Allora : bisogna far ‘di tutto’ per far risuonare le voci, per far sentire, non solamente a Paolo che non è solo, ma ai suoi accaniti persecutori (a cominciare dai Giovagnoli Paolo, sot.proc. di Bologna, fino alle figure di magistrati e magistrate dell’ « esecuzione-pene », alle giurisdizioni che hanno sovranità sul suo destino, alla direzione del carcere, alla Direzione Affari Penitenziarî del Ministero della Giustizia) che, per noi, basta e avanza così !...
Si tratta, nell’evidente infinita povertà dei mezzi, di riuscire a pensare in termini d’iniziative di lotta, anche minime, anche se pensiamo che non siano « sufficienti » : ci sono però necessarie (e, direi, parlo sì per Paolo, ma apertamente e senza alcu n infingimento dico, per noi ! , nel senso del “fare di virtù, necessità”... O no ?).

Allora, per cominciare, riuniamoci (malgrado il ‘deserto’ agostano, oggi giovedì 3 agosto, alle 18, all’
ESPACE LOUISE MICHEL,
42 bis rue de Cascades, Paris XX
(M° Pyrénées ou Jourdain).

Salut, Oreste &tC[omplices] (pour mieux dire,
C, [P.ex. Lucia d’abord], &t Oreste...)

POSCRITTINO “strettamente personale” : Scateniamo la fantasia... Non lasciamoci irretire dal démone – estremo fattore pa-ra-liz-eante – dell’orrore del velleitarismo, della paura del ridicolo, e da una forma di alienazione politica. Insisto nel pensare che l’arsenale di forme d’azione della « nonviolenza attiva », come accesso ad una ineliminabile estrema libertà di non essere “servi acquiescenti”, è una miniera.
Se non si trova niente d’altro e di meglio... perfino l’ arma spuntata, così ‘contestata’, così – per motivi svariati e diversi – ostica agli approcci più svariati e diversi delle Compagnerìe [...] ..., dico subito, se non si vede altro... cercate di non cominciare pressioni dissuasive, chè ci sono situazioni e momenti in cui chiunque ha diritto di ‘non sentir ragioni’...
Devo dire che ho l’impressione – e chi vuol considerarmi un Rodomonte...faccia pure – che, mentre un Castelli era obiettivamente “inattaccabile” da un’iniziativa del genere di uno “stracciaculo” come il sottoscritto, per una serie di ragioni, alcune componenti e figure di questo “establishement” e di questo governo, potrebbero trovarsi danneggiati sul terreno delle ‘fiere & mercati’ che interessano le loro “economie politiche” varie e diverse...
Si dice sempre, in questi casi, “e chi vivrà, vedrà...” (sempreché non si metta fino in fondo e sempre il prosciutto sugli occhi... Almeno, credo. E, diciamo pure, a buon bisogno, scommetterò).

Saluti
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