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11 avril 2005 1 11 /04 /avril /2005 00:00

Oreste Scalzone non puo che essere sollevato dalla notizia della sospensione dello sciopero della fame e della  sete iniziato molti giorni fa (un numero di ore che, nel caso dello sciopero della sete, fa paura perché mette in gioco l'integrità e la vita stessa di una persona)  da Marco Pannella, e cio' per  mettere la "società  politica" italiana di fronte alla responsabilità di onorare il debito  contratto con Karol Woityla facendo a gara nel  promettere a gran voce una misura di ammnistia-indulto o altra depenalizzazione per i detenuti nelle carceri della repubblica.

Quanto alla sua propria azione - lo sciopero della  fame (della sola fame...)  iniziato il 7 aprile scorso  a Parigi , Scalzone non puo che proseguirla.
Essa continua sotto controllo medico, mantenendo con la solidarietà a tutti i detenuti l'obiettivo specifico chiaramente indicato di interloquire e interrogare movimenti e militanti sulle prospettive di soluzione per i condannati nei processi  politici.

Vi  inviamo quindi  un breve aggiornamento al comunicato del 7/4. Seguirà nelle prossime ore l'informazione su un primo bilancio e sul proseguimento in azione collettiva dello sciopero di Oreste.

Solidarietà,  commenti e suggerimenti su questa pagina o alle mail:
 <oreste@altern.org>, <pepinus@voila.fr>

Grazie

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10 avril 2005 7 10 /04 /avril /2005 00:00

Al Papa, su guerre e pena di morte, dai potenti sempre no

Milano, 9 apr (Apcom)
"Grazie a Marco Pannella che con grande coraggio mette in gioco il suo corpo,  l'amnistia non è piu¹  tabù. Si è  invertito il trend del conformismo sociale :
prima era tutto un grido, “pena, pena, pena !“

« ... è una sorta di  tossicomania penale endo/reattiva, punire, vendicare, vendicarsi, commissionare l'esecuzione della vendetta alla forma giudiziaria, la Giustizia Penale d'Emergenza Cioé d'eccezione inconfessata, e perciò più estrema...« summum jus, summa injuria », con il circolo vizioso che si chiude :lo sceriffo che bloccava col fucile spianato i linciatori che avanzavano con la corda dicendo « Un passo ancora e sparo!
Questo lo giudichiamo, condanniamo e se del caso impicchiamo, NOI ! », adesso si legittima come braccio secolare, notaio che trascrive e boia che esegue, la volontà/bisogno/spasmo tossicomane di chi rinuncia a "farsi  giustizia da sé" solo per commissionargliela, dopo che lo sceriffo stesso e tutti i suoi propagandisti hanno soffiato sul fuoco, buttato olio e benzina aizzandoli alla caccia al Colpevole .....

Così, l'impunità era divenuta più scandalosa del male stesso, un FINE, un oggetto di desiderio, un bisogno come il 'manque', la "rota",  un desiderio e un piacere che è già  doloroso,  frustrato, spasmodico...  Un'eventuale disinteresse a veder condannato, punito, se possibile oltre il massimo, con la pena eseguita nelle forme più estreme, un'eventuale propensione alla misericordia perché... « il male si aggiunge»,  vista neanche come "follìa", come quella  di chi rinunciasse anche alla «legittima difesa»;  ma come sospetta, losca connivenza, complicità...
Parole inscritte negli ordinamenti, nella dottrina giuridica, nelle Costituzioni parole quali «amnistia », « indulto », «asilo », addirittura « prescrizione », e anche «grazia » [nonostante il suo carattere "ad personam" aggradi di più questa ossessione, questa «concorrenza mimetica », questa corsa alla palma dei ³più uguali... più Vittime, più Legittimi....degli altri, ogni altro e tutti...]... sono e certo "erano” diventate tabù, improfferibili, stigmatizzate come quasi "criminali"...

Questa non è forzatura iperbolica : è la forma che prende il risvolto “criminogeno / punitivo “ di questa sorta di “capital” & statalismo penale,  della democrazia mercantile assoluta, dell'economia del Omanque¹, della Razionalità dell'assurdo, della logopatia del Odouble bind¹ e della concatenazione di sofismi , del nihilismo degli assolutismi egocentristici autolatrici di «essenzialismi» integralistici a volizione di Assoluto e Totalità epperciostesso correndo avvinghiati per Coppie speculari all'anomia generalizzata, all'autismo comunicativo e al nulla,  gorgo verso un “post-umano” verso il quale si viene attratti come risultante globale e senza "principî di precauzione".... tutto quanto contro  il quale la scommessa e la sfida, sulla base dell' idea direttrice di una co-autonomizzazione,  di una comun'autonomia, diversitaria, libertaria/co-responsabile [...], non nasce che dalla “disperata vitalità malgrado...”, dalla potenza, comunque, potenza di persistere, di resistenza, linea di fuoriuscita, potenziale di capacità di "esorbitare”.
Questo è un po’ la falsariga  di  ciò che è tradotto dalle parole comun'autonomia, critica anti-cratica, &tc: Comun'autonomia.... ComuNauti, per una corrente verso un movimento risolutamente antipenale... 

 

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8 avril 2005 5 08 /04 /avril /2005 00:00

 Roma, 7 aprile 2005

Carissimo Oreste,

condivido e capisco le ragioni che ti spingono a questo estremo e preoccupante (per la tua salute) gesto dello sciopero della fame. Così come apprezzo e stimo quello del caro Marco Pannella (da cui pure mi/ci dividono – come dici - tante cose, ma che sarebbe un senatore a vita ben più significativo dell’eterno Mike…).

 

Per quanto mi riguarda trovo allucinante lo scarto tra il dolore popolare planetario, sincero e profondo, per la morte di Giovanni Paolo II e l’ipocrisia dei tantissimi governanti che vengono a fargli omaggio dopo la morte, pur non avedolo mai voluto ascoltare in vita.

Ancora più stridente questo scarto appare se si pensa ai parlamentari italiani, tutti presenti ad applaudire quel gran vecchio che a fatica scalò Montecitorio per chiedere un’amnistia, e tutti ignobilmente silenziosi di fronte al tradimento di quel messaggio.

Ancora ieri costoro erano tutti presenti ad ascoltare la commemorazione in nero svolta dall’elegante Casini, per poi continuare a non far nulla di quanto Karol Woytila chiedeva con tanta passione.

 

Ora è possibile, lo dimostra la proposta di legge avanzata da alcuni grandi vecchi democristiani, che qualcosa si muova, ma – come spesso accade in questo mondo mediatico – è assai probabile che agli annunci non segua alcuna pratica conseguenza e che dunque – salvate le anime – anche i favorevoli si sentano rapidamente assolti da ulteriori impegni.

Dunque ben vengano le sollecitazioni, lo sciopero di Marco su un certo piano politico, quello tuo su un altro, più interno alla “compagneria” (come dici tu, per indicare un’area, un movimento, dei movimenti, dei gruppi, degli individui intimamente o manifestamente ribelli…).

Ben venga anche un discorso nuovo sulla violenza e la non violenza, non per scavare nella metafisica dei “buoni” e dei “cattivi”, ma per capire le ragioni moderne, il senso profondo di quegli inascoltati appelli papali alla pace e al dialogo, che avrebbero dovuto essere il centro di gravità di un nuovo governo planetario democratico e che invece sono rimasti omelie applaudite e subito cancellate.

 

In quanto a me, per solidarietà e penitenza, mi asterrò dal mangiare per tre giorni da oggi.  Un gesto certamente solo simbolico e che verificherò io stesso, poiché non ho testimoni, salvo gli amicissimi.

Lo faccio per i fratelli detenuti, per te e per il mio vecchio Papa polacco, al cui pontificato rivoluzionario sono stato sempre assai vicino, sin dai tempi della falsa Trybuna Ludu, che distribuimmo clandestinamente in Polonia durante la sua visita del giugno ’79.  Annunciavamo in quel falso lo scioglimento del regime polacco e la fine del socialismo reale, travolto dal Karol il Grande… vedi un po’.

E siccome i santi sono capaci anche di ridere, perché hanno fiducia nella provvidenza … mi auguro che questi miei personalissimi tre giorni di digiuno tu li possa scalare dal conto dei tuoi e tornare a tavola almeno per quando ti verrò a trovare, spero presto a ‘sto punto, a Parigi.

 

Un abbraccio affettuosissimo da

Vincenzo Sparagna

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7 avril 2005 4 07 /04 /avril /2005 00:00

A partire da domani, giovedì 7 aprile, mi aggiungerò con uno sciopero della fame allo sciopero della fame e della sete iniziato da Marco Pannella per mettere i membri del Parlamento della Repubblica italiana di fronte all'imperativo di onorare il debito che avevano contratto con Karol Woitila sommergendolo di applausi quando si era recato in visita a palazzo di Montecitorio e aveva reclamato un'amnistia.

 

   Voglio spiegare subito la natura, i caratteri e anche i limiti "obiettivi" di questa mia adesione, soprattutto per evitare strumentalizzazioni (le quali cominciano di solito con la strumentale accusa di "strumentalità").
Ho detto "mi aggiungo", e non "aderisco", o "partecipo", per rispettare le diversità reciproche, ed a reciproca garanzia, nella "pari dignità" di soggetti diversi (anche nel "peso specifico" e nella vertiginosa sproporzione delle possibilità d'incidenza pratica sul corso delle cose). E soprattutto, per non rischiare di interferire rischiando — dati "i tempi e gli uomini” ....  — di  ‘tirare verso il basso’ la sua battaglia.

   L'azione diretta “nonviolenta”  –  cioé violenta contro sé e non contro la persona altrui – ci  sembra [ il plurale non è né, ovviamente, “majestatis”, né “modestiæ”: semplicemente, è estraneo alla mia mentalità ogni compiacimento per “la solitudine delle vette dell'incompreso”, e voglio ben pensare che – a dispetto di tanto silenzio e chiacchiera che elude il problema con alibi "meteorologici" sul “clima sfavorevole” che, invece di indurre a raddoppiare gli sforzi, imporrebbe un "basso profilo" che sconfina con l'acquiescenza e il pericolo d'ignavia – esistano persone, 'cerchie' gruppi, correnti che pensino, ognuno a suo modo, le stesse cose ; e dunque – senza voler "rappresentare" alcuno, rifuggo dal 'ghetto' della prima persona singolare]  — ci sembra, dicevamo, il minimo al disotto del quale non si può andare, senza un sacrificio ben maggiore.

Ci separa da Pannella la sua accettazione della legalità, dello Stato, dunque “detentore del monopolio della violenza legittima”, della democrazia rappresentativa come orizzonte, della merce e della logica del rapporto di capitale che arriva a pervadere la vita stessa.


   Ma questo è risaputo e banale. E vogliamo dire subito  (poi che abbiamo già sentito qualche avvisaglia di mugugni da "pulpiti" assolutamente – e per motivi incontrovertibili – non legittimati a sollevar scandalo), che non abbiamo ragione alcuna, né complessi, né soggezioni, per sopportare prevaricazioni men-che-infime, argomenti surrettizî, capziosi che denotano una mentalità faziosa  — a corrente alternata per ragioni di strumentalità : mentalità faziosa quanto può esserlo quella di chi,   non combattendo alcuna battaglia, non mettendosi mai in gioco (a cominciare dal senso del "mettersi in gioco" di cui Pannella è  un'incarnazione), deve supplire, deve ‘compensare’ con sicumèra sprezzante, malanimo, risentimenti, stigmatizzazioni, condanne  'ad personam'...


   Mi spiego:  la ‘diversità’ anche radicale con i Radicali non impedisce ad altri,   di aderire ad altre loro battaglie,  quale quella sul referendum prossimo venturo sulla legge sulla fecondazione assistita. Intendo riferirmi a quanti e quante, nello spazio, nei territorî che si usa chiamare “movimenti”,  da Pannella sono divisi da motivi   che per me sono infinitamente non solo più “epifenomenici” e futili che il ‘nodo’ del capitale e dello Stato, ma che – sempre, beninteso, dal “nostro”  punto di vista non meriterebbero questo esserne divisi: "cose", questioni, quali per esempio il giudizio sul panorama di "riti & miti" novecenteschi,  “socialismi reali”,  ragioni geo-strategico-politiche ideologizzate e surrettiziamente eticizzate, o corollarî divenuti diversivi e "ideologie di sostituzione”, quali terzomondismi, etno-tradizionalismi, nazional-statalismi, e così via.... ; “cose”, che al sottoscritto, a “nojaltri”,  sono — a torto o a ragione, non è qui il luogo di argomentarlo — estranei quanto ci è d'altro canto estraneo il risvolto “tecno-libertin/libera/libertarian” che c'è dentro il fronte del “Sì” referendario,  nel quale invece molti di questi “altri”, spesso autocontraddittoriamente,  si ritrovano.

   Per tornare al punto. La mia iniziativa vuol'essere “complementare”, e in qualche modo inscritta con la sua specificità nel “campo di battaglia" perimetrato dall'iniziativa di Marco.
In quanto anti-statali, anti-economico-politici,  libertari, “comun’autonomi".... diciamo per semplicità : un po’ “neo-comunardi” , noi non riusciamo a credere alla nonviolenza assoluta. Parafrasando espressioni in uso in altri contesti, ne capiamo la forza, la radicale dissimmetria, la fondazione etica certo dis-omologica, ma non pensiamo di poterla agitare come un'ombra, una sorta di ‘super-Io’, una "filosofia della Storia" sulle immense moltitudini umane.


   Siamo però convinti che – soprattutto noi...“noi”, con la responsabilità di tutto il nostro 'vissuto’ – abbiamo di fronte la ‘chance’ e in un certo senso la responsabilità di affermare, intanto, un ‘radicale abolizionismo penale’ : cominciando col praticare unilateralmente, 'motu proprio',  l'abbandono, un abbandono "amnistiale"  (nel senso proprio dell'oblìo, della dose di "amnesia" che si mescola a quella altrettanto necessaria di “memoria” perché, singolarmente, in gruppo, si possa continuare/riprendere sempre a vivere )  di ogni passione, proposito, enunciato, da “messa in debito, in colpa” , di ogni postura da “esecutori di giustizia”, in conto proprio e/o in rappresentanza, in nome e per conto d'altri. [...]

   Siamo  persuasi che lo sciopero della fame possa essere una forma di lotta adeguata allo scopo di richiamare l’attenzione su alcune questioni che ora sentiamo come decisive. Per dirlo in breve : il giustizialismo/giustizierismo,  e il penalismo dilaganti, ovvero la trasformazione dell’ emergenza in norma, dell’ eccezione in regola.


  Siamo in presenza di una majeusi che ha estratto col forcipe una sorta di "ossessione tossicòmane della pena”, al punto che tutti i circoli si chiudono e divezntano viziosi... l' “impunità ” fa più scandalo che il male stesso.... la punizione infinita diventa orizzonte e 'fine'... l'avocazione del “farsi giustizia” in un soggetto "terzo” si conclude nel fatto che questo soggetto si legittima come camera di registrazione e braccio secolare di questo spasmodico bisogno senza fondo di risarcimento punitivo, che condanna – tanto per cominciarer – chi entra in questa spirale ad un ‘manque’, uno spasmo, uno stato carenziale, di frustrazione mortificante mortifera. [...]

  Se il mio sciopero prendesse come controparte il livello politico-istituzionale, di Stato, non avrebbe "forza di pressione" (diciamo pure, ricatto, in senso ‘buono’). La risposta sarebbe quella che tanti anni fa Leo Valiani — riferendosi alla vicenda di Bobby Sand ed a un contemporaneo sciopero di Marco Pannella — sintetizzò citando, come antesignano della Tatcher, quel primo ministro inglese che (“eroicamente", scundum Valiani), rispose al sindaco di Cork che si stava lasciando morirte per ottenere quell' “Home rule” che solo pochi mesi dopo fu conquistato dagli irlandesi del sud, “ Cederei volentieri, se fossi un monarca assoluto ; ma ...una democrazia non può cedere al ricatto di un solo ”....


Ora, io non sono “voglioso di martirio inutile” (men che mai quando ho proposto, 'cadendo nel vuoto’, di portarmi come “capro espiatorio" simbolico da offrire in pasto al 'male di vivere' che è stato "politicantescamente" ingigantito, in luogo di altre vite minacciate ; men che mai quando – assai probabilmente – se le cose  continuano così lo farò, un giorno o l'altro prima dell'ottobre 2006, cioé della  “prescrizione” della mia pena); e dunque mi propongo obiettivi in qualche modo "fattibili”.

Marco Pannella parla ai suoi “pari” (del "cielo della Politica”: compresi i più distanti, estranei e ostili a lui) ; io mi rivolgo, come controparte, ai miei.

Il mio sciopero della fame prende come controparte/interlocutore non “la Politica”, bensì “ i movimenti”, il "movimento dei movimenti”, le ”Compagnerìe”, tanti e tante con cui sono stato o sono legato comunque, non foss'altro che da omonimie... o da “fraterna rissa”. A loro chiedo di uscire dall'ambiguità e dal silenzio sulle suddette questioni e di prendere una posizione chiara nel merito delle proposte di intervento seguenti:

un'iniziativa di solidarietà con lo sciopero e l'obiettivo di Marco Pannella
- iniziative che si inseriscano, armonizzando specificità, autonomie e comunanza, nella breccia che il “sasso” di Pannella non può non aprire   (e, qui, in proposito, soprattutto chi parla, vuoi di “Società dello Spettacolo”, “Spettacolo sociale”, e simili ; vuoi di “capitalismo cognitivo”, o simili, non pensi di venirsene fuori dicendo che tutto ciò è....“sovrastrutturale”  ...! ...)

Più in particolare – proponendo come eventuale "articolazione", tenendo “in riserva”, quanto segue (o altro migliore o consimile):


- una pressione per l'immediato ristabilimento delle forme di "attenuazione" nell'esecuzione della pena,  previste — pur nella costitutiva ambiguità di qualsivoglia forma e legge di "regolazione” sociale — dalla legge penitenziaria detta “riforma-Gozzini”, oggi di fatto svuotata e congelata (come  ci mostra la vicenda in corso di Paolo Persichetti)
- il ‘lancio’ e la partecipazione all'organizzazione di una campagna per indire un referendum abrogativo della legge speciale del 92 che richiede il quorum dei 2/3, ovvero la “maggioranza qualificata”, in  materia di amnistia e indulto;                              .'
– una campagna per promuovere una “legge di iniziativa popolare” che riproponga il progetto d'indulto del '97.

A questo scopo chiedo al movimento di intervenire su questi temi, generali e particolari, nella maniera più decisa possibile, e propongo perciò innanzitutto l'idea di una manifestazione in appoggio agli scioperi della fame.

  Continuerò lo sciopero della fame finché non mi siano giunte delle risposte chiare (risposte alla serie di domante, esposte in modo formale, che diffonderò domani) e pubbliche : cioé quantomeno pubblicate come commenti sul mio “Black-Blog” o all' e-mail adress <oreste@altern.org>

A domani, grazie dell'attenzione, salut!

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30 mars 2005 3 30 /03 /mars /2005 00:00

Salute, chi "casca dalle nuvole", ci scusi. Due righe in fretta su «Porta a porta» : siamo in suspence, perché < quando nel mio discorso ho attaccato Veltroni, « che si comporta come Borghezio e per me è più grave, perché dei Borghezio non mi vergogno, ma mi vergogno non solo di chi ³portava il mio stesso prenomenon, come i Lollo o i Morucci, ma anche di un'antica omonimia, del fatto che con Veltroni, in tempi e in spiriti e modalità diverse, avevamo militato nella stessa Fgci» , si devono essere fatti prendere tutti le infantigliole. Vespa ha cominciato a dirmi di chiudere, io ho chiuso dicendo < levando il libro di Paolo ­ dicendo che Persichetti è in galera perché scriveva che «dire che ³Biagi se lo son fatto i berlusconiani² è orrido, stolto, empio ». E dicendone qiuattro su chi dice di cercare la «verità», ma non gli basta mai se non è quella che vogliono... Wladimiro Satta dice che su Moro nopn c'è altro, ma loro parlano di misteri... E giudizio sulla peste del complottismo.

Lì ho sentito distintamente Vespa dire : « tranquilli, tanto lo leviamo! ».

Poi, hanno chiuso il collegamento satellite. Ovviamente, il discorso su amnistia &tc. (che comunque mando su Indymedia e R. Radicale giovedì, non ho potuto cominciarlo, sarei sembrato un "fissato"...)

Come si vede, se non ti possono in qualche modo far rientrare in una delle silhouettes che ti hanno preparato, preferiscono non farne niente.

Allora, ho telefonato alla produzione dicendo che, se tagliavano una "diretta differita", mi vedevo costreto a proestare, «...magari a Radio radicale...».

Non so se ho fatto bene, perchè magari questo avrebbe rilanciato le cose. Fatto si è, che quella specie di anguilla di Vespa è corso ai ripari : arrivo a casa, la Santoro chiama e mi dice che no, che hanno "solo" dovuto tagliare i 3 minuti di conclusioni, per stretti motivi tecnici. Che... « C'è tutto, fino a quando parli di Veltroni ». Dico : « ma guarda che coincidenza... Bé, tagliate pure Veltroni, ma rimetete la parte su Paolo e le conclusioni sulle dietrologie, sul caso Moro.... E comunque, se uno partecipa in collegamento, bizzarro che sia un solo intervento, allora perché non un filmato? »


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26 mars 2005 6 26 /03 /mars /2005 00:00

Giovedì 7 aprile 2005, ore 12: all' ESPACE LOUISE MICHEL,
42 bis rue des Cascades, Paris XX, M° Pyrenées, Jourdain, Menilmontant.

I N C O N T R O
(con invito alla stampa ad esser presente e disponibilità a rispondere alle sue domande), spiegazione e inizio da parte di Oreste Scalzone di uno
SCIOPERO DELLA FAME PER L'AMNISTIA

Comme je l'ai annoncé le jeudi 7 Avril, je me suis joint -à compter du jour suivant - par une GRÈVE de la FAIM,àla grève de la faim et de la soif entamée il y a plusieurs joursparMarco Pannella, qui a motivé sa décision par son intention de mettreaupied du mur la "société politique" italienne, en s'adressantauxmembres du Parlement, aux autorités institutionnelles, afinqu'ilshonorent la dette qu'ils avaient contractée vis-à-vis de KarolWojtyla,quand ils lui ont rendu hommage, en l'applaudissant, lorsquecelui-ciavait, à l'occasion d'une visite rendue au Parlement italiendevant lesdeux chambres réunies, réitéré la supplication qu'il leuravaitadressée l'année précédente au cours d'une visite à la prisonromainede Regina Coeli:celle d'une mesure d'amnistie et d'indulto, enfaveurdes gens emmurés dans les prisons.


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1 mai 2004 6 01 /05 /mai /2004 23:29
AMNISTIA NELLA MAY DAY
Tenuto conto del nuovo avvio della campagna per l'Amnistia - difficile e irta di ostacoli - a cui Oreste Scalzone con il prolungato sciopero della fame sta apportando un notevole e sacrificale contributo ;.
Tenuto conto altresì dell'enorme quantità di provvedimenti giudiziari spiccati da Napoli-GENova in
poi nei confronti di 9800 attivisti noglobal( censiti per difetto, finora), di cui 600 entro quest'anno rischiano l'arresto per cumolo di condanne , VI INVITO a portare nella MAY DAY questo contributo specifico dell'Amnistia, ponendo almeno sulla fiancata dei camion questa indicazione valida per tutti/e.
Cari saluti e buona May DAY , Vincenzo Miliucci
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3 octobre 2003 5 03 /10 /octobre /2003 00:00

Cominciamo da Segio. Ha avuto il piacere di essere l’ultimo a deporre le armi, il comandante Sirio, la stella della lotta armata, che giunge ad ammazzare un piccolo aguzzino per lanciare un messaggio ai ristretti che lottano per un’ora di colloquio senza vetri. Poi finisce dentro ed elabora la teoria della dissociazione ma con il suo stile da capuzziello.

E così è l’intero “partito” che si dissocia: e guai ai militanti che non ci stanno. La fatwa successiva, nelle aree omogenee, è contro il colpo di spugna. Gode dei benefici degli ammittenti e quindi si becca condanne molto minori di quelle che gli sarebbero toccate non dico in un regime non emergenziale ma a un qualsiasi malandrino stracciaculo, senza gravami di reato politico e di finalità sovversiva.
Ma ancora non è contento. E così scrive e pontifica contro i brigatisti, rivendicando la sua traiettoria “fininfondista”: con sfrenata autoreferenzialità è la sua vicenda che determina fino a quando si poteva e si doveva e quando, invece, (lui dentro e quindi fuori dal gioco) chi continua ad andare fino in fondo, perciò stesso, piscia fuori dal sacco.
Seguono le condanne per i dissociati innocentisti, alla Negri, e al tempo stesso contro Scalzone e i pochi esuli per l’amnistia.
Ovviamente, quando poi c’è arrivato lui, con parecchi anni di ritardo, a inchiodarlo alla sua miseria restano le annate di Antigone e del Manifesto* Ma al peggio non c’è mai fine. E così, ciliegina sulla cassata, arrivano le pugnalate alla schiena dei latitanti a Parigi.
Io posso ancora capire l’esigenza di regolare i conti, sia pure maramaldescamente, con i sodali, più o meno ex, i concorrenti diretti, gli avversari di nicchia nel mercato politico: ma Persichetti che c’entra.
Come si permettono, lui, Segio, e  Arrigo Cavallina, rispettivamente su Liberation e Le Monde, di scrivere che l’estradizione farà bene a quei disgraziati che così in galera potranno finalmente elaborare il lutto del male procurato. Segio è il paradigma del vogliamo tutto portato al limite dell’abiezione. Ma non è finita: perché di peggio ci sarà sempre il manutengolo di turno. Come Andrea Colombo per Morucci.

A Franceschini non gliel’ha detta nessuno, tranne Scalzone. Neanche ai parenti delle vittime che pure ne avrebbero avuto pieno titolo e competenza. Così è stato per Adriana Faranda. Che appena arrestata nella questura di Roma, per la prima volta, scopre l’umanità di un poliziotto. Poi legge una mia battuta un po’ tranchante  sull’ineleganza di un così tempestivo ravvedimento e decide così di retrodatarlo, cambiando un particolare (mangiava un panino, guardava una rondine) ma fissando la folgorazione agli appostamenti che precedono il sequestro Moro.
E poi il tormentone: noi e loro. Cioè lei e Valerio Morucci vs le Brigate rosse. Ma alla vedova o ai figli, pur ricchi di dignità e non ossequiosi alle esigenze della versione ortodossa del Caso Moro, mai è venuto a mente di obiettare: Voi chi? A noi risulta che lei e il suo compagno eravate a tutti gli effetti dirigenti delle Br.



Quelli del Manifesto

Se uno osserva il Manifesto vede all’opera la sindrome Medvedev. A questo dissidente, piuttosto di sinistra, nello stile dei Piliuch, che aveva passato anni nel gulag, quando piano piano cade il moloch, è come se mancasse l’oppressore, il nemico. Forse perché scorgeva nella sua aspettativa una semplice chimera: se uno si attende chissà che, poi vede la parabola di Eltisin e Putin è normale che sia esulcerato. Ma perché la nostalgia, perché restare sempre dentro questa atroce maledizione del due, della comparazione a schema fisso? E nel Manifesto notavi questa deriva in gente come Karol; russo d’origine (o polacco), ebreo, povero, si era arruolato con l’Armata rossa per salvarsi dai rastrellamenti delle armate hitleriane che arrivavano e che aveva partecipato, con il Manifesto, ai convegni di Venezia e di Milano, alla fine degli anni ’70, sulle società postrivoluzionarie, di cui c’è traccia in Metropoli. Ci trovammo una forte assonanza, noi dei Cocori e invece piano piano, un po’ per celia, un po’ per non morire, vedi un meccanismo in lui di tipo psicologico. Quasi che, accettando quell’identificazione, dicesse – siccome adesso lo dicono tutti – che il comunismo è quello là.

Pensate se fosse sopravvissuto qualcuno di quei comunisti italiani come Garlaschelli, l’autore di Una piccola pietra, scappati dall’Italia per fatti d’armi con i fascisti, andati in Russia, e siccome erano internazionalisti e magari vedevano di buon occhio lo sciopero, mandati al gulag come sabotatori e ammazzati come spie hitlero-trotskiste. Delle cose tremende. Ai pochi tornati vivi chi può dare del voltagabbana? Volta te. Ma in questa specie di cosa nobiliare del Manifesto è scattata la paura di andare nel senso della corrente proprio nel momento sbagliato: ancora una volta la maledizione del due. Accettando quasi l’idea un po’ snob che noi potevamo criticare il moloch del socialismo reale ma non adesso che lo possono fare pure i lattai e le portinaie. E poi di nuovo questa cancellazione, lamentata perfino da Flores, delle cosiddette minoranze storiche. Perché quello che non era catalogato nel salottino buono della signora Rossanda non esisteva, e poi la critica tipo il gatto è mio e me lo potevo cucinare io quando mi pareva ma ora no perché rischio di confondermi con i borghesi.

 

 

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Published by Oreste Scalzone - dans ESTATE 05
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