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15 mars 2010 1 15 /03 /mars /2010 23:00
BastaLager-Def-copie-2.jpg
Domani, martedì 16 marzo, alle ore 15*, avverrà presso il CIE di via Corelli una consegna collettiva di cibo e bevande, per cominciare a dare corpo alla campagna permanente di sostegno ai detenuti */(vedi locandina
allegata)/*
Come comitato abbiamo provveduto all'allestimento di confezioni di cibo "compatibili" con le disposizioni della struttura per consentire che possa giungere effettivamente, senza ultertiori intralci ai prigionieri.
Chiediamo a tutti coloro che decideranno di esserci, di provvedere con bevande (acqua, succhi, thè freddo, ecc) con le quali finora, lo ricordiamo, i prigionieri hanno sostenuto lo sciopero della fame che non
solo continua ma che, negli ultimi giorni, si è esteso ad altri/e sette detenuti/e. Dopo 10 giorni di sciopero sono adesso 25 i prigionieri in lotta.
Mentre le lotte continuano anche negli altri centri (Torino, Ponte galeria, Gradisca) diventa importantissimo l'avvio e la riuscita della campagna che si avvia.

 

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15 mars 2010 1 15 /03 /mars /2010 15:49
Sabato 13 marzo, Roma. Come annunciato da tempo, fuori dalle mura del Cie di Ponte Galeria è in programma una manifestazione per portare solidarietà ai reclusi. Prima di arrivare al presidio, un gruppo di solidali tappezza di manifesti <http://nopacchettosicurezza.noblogs.org/gallery/5275/foto%20ponte_1.JPG>  i muri delle fermate della linea ferroviaria Roma-Fiumicino. Poi, arrivati alle porte del Centro, alcuni consegnano due pacchi di bevande e cibo per i reclusi: alimenti puliti, senza psicofarmaci né calmanti, a differenza di quelli abitualmente forniti dalla cooperativa Auxilium, che gestisce il Centro da due settimane. 

Mentre fuori dalle mura inizia il presidio, dentro al Centro sale la protesta: prima le grida, poi i primi incendi. La polizia vorrebbe chiudere tutti nelle gabbie, ma ci riesce solo con le donne. Trenta reclusi della sezione maschile salgono sui tetti
<http://nopacchettosicurezza.noblogs.org/gallery/5275/IMG_4627.CR2.jpg>  delle baracche mentre i loro compagni continuano a bruciare materassi. I trenta restano sul tetto almeno mezz’ora, fino a quando la celere non sale sul tetto e li costringe a scendere, sparando anche un paio di lacrimogeni.

Ascolta la prima diretta dai tetti di Ponte Galeria e con i solidali all’esterno:

Subito dopo, però, altri venti reclusi salgono sul tetto di un altra baracca, dove resteranno per ore, resistendo disperatamente alle minacce e ai tentativi di carica della polizia. Per sfuggire qualcuno si arrampica sui pali della luce, altri si tagliano le braccia, altri ancora minacciano di impiccarsi con dei lenzuoli.

Ascolta la prima carica sui tetti, in diretta con i solidali all’esterno:

Ascolta la seconda carica sui tetti, in diretta con i solidali all’esterno:

Quando il presidio si scioglie e i solidali si allontanano, la polizia carica con forza i reclusi ancora sui tetti: inseguimenti, manganellate e persone ammanettate. A quel punto i solidali occupano i binari della stazione “Fiera di Roma”, bloccando il traffico in entrambi i sensi di marcia per circa 40 minuti. Alle 19 circa un gruppo di almeno un centinaio di solidali si concentra nel piazzale della Stazione Trastevere e parte un corteo spontaneo e non autorizzato che blocca il traffico dietro allo striscione “Chiudere i lager per migranti - Antirazziste e Antirazzisti contro ogni gabbia”. Cori e interventi al megafono ricordano alla folla dello struscio del sabato sera romano che a Ponte Galeria c’è un lager, e che dentro a quel lager c’è gente che lotta e si ribella. All’arrivo dei carabinieri in antisommossa i manifestanti non si disperdono, ma continuano il corteo nelle viuzze del quartiere fino a piazza Santa Maria in Trastevere.

Ascolta la diretta del dopo presidio:

Il giorno dopo alcuni quotidiani nazionali, che per una volta non possono far finta di nulla,parleranno della mancata visita dell’assessore regionale Luigi Nieri, a cui la polizia avrebbe negato l’accesso
<http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=94562&amp;sez=HOME_ROMA>  al Cie e di cassonetti rovesciati <http://roma.corriere.it/notizie/cronaca/10_marzo_13/ponte-galeria-immif%C3%ACgrati-sul-tetto-brogi-1602651291047.shtml>  per protesta in zona Trastevere.

Guarda un video della protesta sui tetti del Cie di Ponte Galeria:

Tutti i contributi audio sono a cura di Radio Onda Rossa

Domenica 14 marzo, Gradisca.  Pomeriggio di tensione nel Cie di Gradisca, dove i reclusi sono stati fatti rimanere tutto il pomeriggio chiusi nelle celle, senza una spiegazione. Dopo un paio d’ora hanno cominciato una protesta, culminata con il rifiuto della cena - che gli operatori pretendevano di passar loro da sotto le porte «come fossimo dei cani». Scatta subito la ritorsione, con una decisa perquisizione, e poi ancora proteste. Solo intorno alle nove di sera la situazione si è calmata: «ci vediamo domani», hanno detto i reclusi alle guardie. A domani.


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13 mars 2010 6 13 /03 /mars /2010 17:17

TORINO: FUGA DAL CIE, SCAPPANO IN 8 = Torino, 12 mar. - (Adnkronos)
Fuga dal Cie, questa notte a Torino, dove otto immigrati magrebini sono riusciti ad allontanarsi dalla struttura di corso Brunelleschi. Secondo la prima ricostruzione della polizia un gruppo di otto stranieri dell'area bianca ha scavalcato le recinzioni, approfittando del buio della notte, e si è allontanato attraverso la vecchia area del Centro di identificazione ed espulsione, ormai in disuso. Immediatamente sono scattate le ricerche ma al momento nessuno degli otto immigrati è stato rintracciato. (Ato/Zn/Adnkronos) 12-MAR-10 19:15 NNN FINE DISPACCIO  IMMIGRAZIONE: FUGA DAL CIE DI TORINO, RICERCATI 8 MAGHREBINI (2) CRO S56 S0B QBXB IMMIGRAZIONE: FUGA DAL CIE DI TORINO, RICERCATI 8 MAGHREBINI (2) (ANSA) - TORINO, 12 MAR - A tentare la fuga dal Cie di Torino, secondo quanto riferisce la Questura, sono state in tutto dieci persone. Due di queste, però, sono state prontamente fermate dalle forze dell'ordine e dai militari in servizio nella struttura del capoluogo piemontese. Gli altri otto, invece, sono riusciti a far perdere le loro tracce. Al momento della fuga, il Centro di identificazione ed espulsione ospitava una ottantina di clandestini. L'area bianca, da dove il gruppo di maghrebini è scappato, è quella che ospita i clandestini maschi. Ad agevolare il piano dei fuggitivi sarebbe stata la presenza, nell'area in disuso del Centro, del cantiere per l'ampliamento della struttura.(ANSA).
GTT 12-MAR-10 19:34 NNN FINE DISPACCIO 

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10 mars 2010 3 10 /03 /mars /2010 17:45
Perche le vostre lotte sono anche le nostre. Perche come voi, non acceteremo mai le politiche di controllo dei flussi migratori che conducono a braccare, rinchiudere e espellere gli stranieri clandestini.

Perche qui in Francia come in Italia, lo Stato vuole isolare chi si batte per la libertà e usa campagne mediatiche e denuncie, facendo della solidaretà un atto da delinquenti, da criminali magari terroristi per spaventare tutti quelli che potrebbero essere solidali e per distogliere l'attenzione dalle sofferenze che generano le loro politiche.

Per tutti questi motivi, siamo solidali di Luca, Andrea, Fabio, Marco, Maja et Paolo, e di chi lotta dentro e fuori contro i CIE e per la libertà di spostarsi e di stabilirsi!

Collectif de solidarité avec les inculpés de la révolte de vincennes.
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24 février 2010 3 24 /02 /février /2010 13:24

TORINO 23 FEBBRAIO 2010. OPERAZIONE DI POLIZIA CONTRO L´ANTIRAZZISMO E LA SOLIDARIETÀ

Questa mattina, 23 febbraio 2010, la Digos di Torino, su ordine del PM Padalino, ha effettuato decine di perquisizioni in città e in altre località del Nord Italia. Sei compagni sono stati tratti agli arresti (tre in carcere e tre ai domiciliari) e altre decine hanno visto irrompere all´alba agenti in divisa che hanno portato via computer, telefoni, volantini, e scatoloni di materiale cartaceo. L´accusa alla base di questa mega-operazione di polizia è, come al solito, un reato associativo, che consente così arresti e obblighi cautelari per compagni accusati di nient´altro che del loro ...  IMPEGNO ANTIRAZZISTA!

Già, proprio così, perché a leggere gli stessi atti dell´indagine i reati contestati non sono nient´altro che iniziative pubbliche, presidi, azioni di strada e di piazza, volantinaggi, che negli ultimi mesi hanno cercato di rompere il silenzio attorno al dilagante razzismo e delirio sicuritario che sta trasfigurando il volto alle nostre città.


Per chi ancora non se ne fosse accorto, infatti, nelle nostre città incombono campi di concentramento, in cui si rinchiudono uomini e donne il cui unico reato è esser riusciti a fuggire dalle loro terre senza affogare nel Mediterraneo come centinaia di loro fratelli. Ogni giorno rastrellamenti e deportazioni costringono gli abitanti dei quartieri poveri alla clandestinità e, soprattutto, alla rassegnazione, ad accettare condizioni di vita e di lavoro sempre più miserabili. Gli "italiani", dal canto loro, sembrano non far altro che aggrapparsi ai miseri privilegi che un capitalismo in agonia non ha ancora strappato loro, rincoglioniti dalla propaganda razzista che giorno dopo giorno soffia sul fuoco della guerra tra poveri e della paura.


Questa operazione di polizia non è che l´ennesimo tentativo, questa volta in grande stile, di mettere a tacere chi non si è rassegnato alla paura, chi ha ancora il coraggio di praticare la solidarietà tra sfruttati e di urlarlo, a testa alta, nel silenzio... I capi d´accusa, infatti, non parlano d´altro che di solidarietà, quella che gli indagati sono incolpati di aver dato agli immigrati in lotta, una lotta accanita nei CIE di tutt´Italia e, nello specifico, nel lager di corso Brunelleschi.


Non è un caso, quindi, che nell´ambito di questa indagine, stamattina, la polizia ha fatto irruzione anche nella sede di Radio Black out (105.250 fm), l´unica radio libera dell´etere torinese, dai cui microfoni erano soliti parlare diversi degli antirazzisti arrestati e che, negli ultimi mesi in particolare, si è fatta voce per le tante battaglie che nonostante tutto insidiano la passività torinese, dagli immigrati agli studenti, dai lavoratori ai notav, ecc. Non stupisce dunque il fastidio e la paura dei potenti torinesi e dei loro sgherri, che di fronte ai rumori di battaglia cercano di colpire chi non ha mai fatto segreto di voler soffiare sul fuoco, per alimentare i pochi, sparuti ma orgogliosi, segnali di vita in una città morente ...


... NON SARÀ CERTO UN MISERABILE PUBBLICO MINISTERO E LA SUA CRICCA A FERMARE LA SOLIDARIETÀ, L´ANTIRAZZISMO E LA VOGLIA DI DARE BATTAGLIA ...
Antirazzisti senza patria
f.i.p. v.s.Ottavio 20 - 23 febb. 2010 - Torino   

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22 février 2010 1 22 /02 /février /2010 11:17
Forse è poca cosa, in questo carnevale della storia (o che almeno, così [mi]  appare). Forse è solo una piccola consolazione, uno sguardo sentimentyale di <convalescente>, ma... ricevo, evolentieri metto in circolo. Occasione colta anche per dar segno-di-vita.Intanto, nel mio piccolo, mi arrovello per trovare che fare, e come, rispetto alla nostra posta in gioco diretta, 'di prossimità' : mettersi di traverso a sbarrare la possibilità di estradare Sonja e Christian.  Spremetevi anche voi le meningi per farci venire qualche idea...Vi abbraccio, da Terni dove sono, in un Internet point con fuori i piovaschi, e col cuore tra Napoli e Parigi. Saluti, salute!, Oreste

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18 février 2010 4 18 /02 /février /2010 01:22

Lunedì pomeriggio, insieme ad una trentina di antirazzisti  milanesi, quasi un centinaio di abitanti del quartiere, di tutte le nazionalità, italiani compresi,  si sono riversati in via Padova, incitando la popolazione a non cadere nella trappola politica e mediatica del razzismo, e dello scontro fra comunità e ad unirsi invece contro un comune nemico: lo stato e il suo razzismo. Il tutto è stato reso possibile dal presidio che si è conformato intorno alle 18 al centro della via, mentre  trecento metri più in là, in piazza Loreto, una cinquantina di militanti fino-governativi aderivano alla manifestazione che incitava alla legalità dei rastrellamenti senza riuscire a muoversi fino alle 20 e sciogliersi poi in breve tempo. E' bastato chiamare all'unità antirazzista e di classe, far leva sulle questioni sociali che ci accomunano tutti per smascherare i nostri nemici comuni. La voglia di uscire allo scoperto si è manifestata immediatamente ed il presidio è diventato prima un picchetto che ha costreto i razzisti a sciogliersi in breve tempo, e poi in un corteo che ha percorso via Padova e le vie adiacenti e che è terminato con un'assemblea pubblica ai giardini di via dei Transiti. L'assemblea ha quindi lanciato una proposta molto chiara e netta di contenuto e di azione

Fuori il razzismo dai nostri quartieri. Fuori anche speculatori e forze armate! Diamo espressione attiva alla solidarietà di classe Trasformiamo via Padova in un esempio di autorgaznizzazione capace di contrastare il governo razzista nei territori  Manifestazione di quartiere e cittadina venerdì 19 febbraio concentramento alla MM1 Pasteur alle 17,30

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13 février 2010 6 13 /02 /février /2010 02:14
Mobilitazione in corso
Con la notizia della deportazione di Hellen e Florence dal carcere di Brescia al CIE di Ponte galeria si chiude il quadro dell'operazione poliziesca iniziata furtivamente in notturna.
Tutte le ribelli sono tornate nei luoghi in cui è cominciata la loro odissea. Joy da modena fa sapere che sta bene pur se la aspettano altri sei mesi di reclusione

Per contro il movimento antirazzista sta cercando di organizzare una risposta adeguata
Eccone il quadro:
* E' in corso in questo momento un presidio sotto il CIE milanese di via Corelli. Presenti una cinquantina di solidali. Invitiamo tutti a raggiungere il presidio
* E' fissata un'iniziativa analoga a Modena a partire dalle 14,30
* La situazione si ripete a Torino, in C.so Brunelleschi alle 21

Nei CIE frattanto, diversi prigionieri a Milano, Torino e Ponte Galeria hanno deciso di unirsi alla protesta iniziando uno sciopero della fame.
Seguono news


antirazzisti milano
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10 février 2010 3 10 /02 /février /2010 00:13

Le 12 février Joy sortira de prison, en même temps qu’Hellen, Florence, Debby et Priscilla.

Le paquet sécuritaire prévoit la possibilité de leur retour dans un Cie. Entre les mains des mêmes geôliers contre lesquels elles se sont révoltées.

Joy et tou@ les autres rebelles ne retourneront pas dans un Cie.

 

Rendez-vous : 12 février

À 6 :30 Gare de Albate Carmelata-Como

Un peu plus bas se trouve la prison de Come

Jusqu’à la libération de Joy.

 

Pour plus d’information : 327 202 97 20

 

Ecoutez l’entretien et l’appel : http://radiocane.info/   (n°4 nell'home page)

Col pretesto della "sicurezza", le donne migranti vengono rinchiuse in
lager in cui ricatti e abusi sessuali sono all'ordine del giorno.
Col pretesto della "sicurezza" in Italia stanno verificandosi, nel
silenzio generalizzato, abusi degni d'un regime fascista.
Chi non intende essere complice di questo sistema basato sullo stupro e la
violenza deve impedire che Joy ed Hellen vengano rimesse nelle mani dei
loro aguzzini.

Appuntamento il 12 febbraio alle 6.30 di mattina davanti alla stazione di
Albate Camerlata Fs.
Dalle ore 7 in poi davanti al carcere di Como - in via Bassone 11 - per
aspettare Joy!

Per info: 327 2029720

Per ascoltare l'intervista e l'appello:
http://www.radiocane.info/cronache-dal-fronte/guerra-alla-guerra/973-ribellarci-e-giusto.html

Per tutti gli aggiornamenti: http://noinonsiamocomplici.noblogs.org

 

DERNIERE HEURE

 

La situation de Joy devient de plus en plus préoccupante, comme vous pourrez vous le constater lisant le compte-rendu ci-dessous.

Nous vous demandons d’informer tous vos réseaux en divulguant le plus largement possible cet événement et en construisant toutes les initiatives de soutien à cette lutte contre les viols et violences de toutes sortes que commettent le racisme institutionnel et ses complices.

 

http://noinonsiamocomplici.noblogs.org/

Qui veut imposer le silence à Joy ?

 

Le 04/ 02/2010, l’avocat Massimiliano d’Alessio téléphone à la prison de Come, concernant la demande déposée au tribunal de Milan le 2 février dernier, qui l’autorise à se rendre à la prison accompagné d’une interprète nigérienne pour une visite au parloir avec sa  cliente Joy.

 

Le bureau de la prison lui confirme que tout est en règle pour la visite.

 

Le jour suivant, vendredi 5 février 2010, l’avocat accompagné de l’interprète se présente au bureau des parloirs de la prison de Come pour rencontrer sa cliente et on lui apprend que Joy a révoqué son avocat de confiance Massimiliano d’Alessio et a désigné l’avocate d’office qui lui avait été assignée précédemment et avec laquelle elle n’a jamais eu ni parloir ni contact.

 

N’ayant pu la rencontrer, on comprend mal, comment Joy aurait pu choisir de changer l’avocat qui s’occupait de son dossier jusqu’ici pour remettre son sort entre les mains d’une notoire inconnue. D’autant plus au moment où doit avoir lieu le procès en appel concernant la révolte du mois d’août dernier au Cie de via Corelli à Milan ainsi que l’examen de sa plainte déposée pour tentative de violence sexuelle à son encontre de la part de l’inspecteur Vittorio Addesso chef de ce même centre Cie.

 

C’est pourquoi nous demandons : Joy a-t-elle réellement fait cette demande ?

Quelle force obscure l’a poussée à le faire ? Elle n’a pu parler ni avec son avocat, ni avec son interprète nigérienne. Comment se fait-il que surviennent ces événements de façon imprévue ? Y a-t-il quelqu’un ou quelque chose que l’on ne veuille pas porter à la connaissance de tous, ne veut-on pas que l’on sache exactement ce qui s’est passé ?

 

N’ayant pas eu la possibilité de voir Joy, nous n’avons pas pu parler avec elle, nous ne savons pas comment elle va, nous ne savons pas ce qu’elle pense et nous n’avons pas pu lui faire savoir que le 12 février, jour de sa remise en liberté, nous serons dehors pour l’attendre.

 

Elle continue à lutter, mais malheureusement elle est en prison et nous ne pouvons communiquer avec elle car on ne nous en laisse pas la possibilité.

Nous devons faire savoir à tous qu’ils ne parviendront pas la faire taire, car nous sommes sa voix !

 

Rendez-vous le 12 février à 6 :30 du matin devant la gare de Albate Camerlata. Ensuite, à partir de 7 h devant la prison de Come Via Bassone n°11 pour attendre Joy.

 

Nous invitons tous ceux qui ne peuvent être présents à construire toutes les initiatives devant les centres de détention de la région où ils habitent.

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9 février 2010 2 09 /02 /février /2010 17:14

Il secolo ventesimo è stato quello delle rivoluzioni, la prima in Russia nel 1905,le ultime nell'Europa orientale dopo il collasso del patto di Varsavia.Con le rivoluzioni sono stati rovesciati i rapporti di forza e di oppressione,emancipando immense masse umane nel 1900,dall'Asia alle Americhe.E' andata così nel mio tempo,sono stato militante rivoluzionario nell'Italia degli anni '70, non per estro di gioventù ma in obbedienza all'ordine del giorno del mondo.


Sono ancora in vita gli ultimi rivoluzionari del 1900.Alcuni sono diventati capi di stato e di governo,per loro si suonano gli inni nazionali.Altri restano dietro sbarre,in esili senza fine,oppure in frastornata libertà dopo decenni scontati in prigione.Queste ultime vite andrebbero protette,perchè sono la reliquia politica del secolo delle rivoluzioni,il grandioso 1900.


Per esempio andrebbero protette le vite della signora Sonia Suder e del signor Christian Gauger,che stanno per essere estradati dalla Francia e consegnati alle prigioni tedesche.Spedire al giorno 1 di pena, alla casella di partenza,dei rivoluzionari del 1900,colpevoli secondo l'accusa di reati politici di trenta e più anni fa(otto olimpiadi):non è solo triste,è pure antico.Ribadisce che il ventesimo  è secolo ancora in corso, alla faccia del miope che l'ha intravisto breve.


E' invece tempo di prendere congedo dal secolo delle rivoluzioni,lasciando gli spiccioli di vita degli ultimi rivoluzionari al loro corso, togliendoli dal piccolo martirio delle ultime serrature.

Le polizie devono attenersi a mandati anche se abbondantemente scaduti.Ma esiste la misura e la saggezza politica per correggere distorsioni e stabilire in propria autonomia il tempo di chiudere e quello di aprire.


Le vite di Sonia Suder e Christian Gauger vanno protette non per clemenza,ma per evidenza di tempi scaduti, per diritto politico di chiudere il registro di classe del 1900.Si smette così di suddividere i rivoluzionari in vincitori da accogliere con cerimonia ufficiale, e vinti da estradare.Non perchè sono anziani,l'età,che condivido con loro,non è una attenuante. Attenua ,sì,molte cose, ma non la responsabilità di essere stati dei rivoluzionari al tempo necessario.


E' tempo di dichiarare prescritto il 1900 delle rivoluzioni,per pura igiene fisica e mentale.I nomi di Sonia Suder e Christian Gauger,siano consegnati all'archivio politico e non alla cronaca giudiziaria.E' una buona occasione per stabilire il primato e la sovranità della politica sulle vite umane.


Erri de luca



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