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5 juillet 2007 4 05 /07 /juillet /2007 21:24
Sabato 7 Luglio giornata di mobilitazione ad Acerra su Rifiuti/lavoro/repressione

Ore 11 castello Baronale conf. Stampa di denuncia della repressione a partire dalla richiesta di Art. 3 (delinquente abituale) per alcuni disoccupati che avevano preso parte agli ultimi blocchi antidiscarica

Ore 18 CORTEO CON DELEGAZIONI DA TUTTA LA REGIONE PARTENZA PIAZZA ANTISTANTE STAZIONE CENTRALE


Giovedì 12 Luglio Iniziativa regionale decentrata, come quella del 15 Giugno scorso contro gestione rifiuti e per un nuovo piano

Tra il 10 e l'11 mattina conferenza stampa sotto la rai di fuorigrotta organizzata dai disoccupati organizzati contro l'incenerimento per una vera raccolta differenziata a fondamento di un altro piano rifiuti
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5 juillet 2007 4 05 /07 /juillet /2007 21:11
Negli ultimi anni abbiamo assistito ad un progressivo peggioramentodelle condizioni lavorative, attraverso una precarizzazione sempre più spinta dei contratti e dei diritti, una notevole riduzione del potered’acquisto dei salari, un aumento impressionante del ricorso alla cassa integrazione ed ai licenziamenti, la riforma del TFR, l’attacco al sistema pensionistico ed ora il tentativo di introdurre anche il sabato lavorativo.

Tutto questo è avvenuto indifferentemente con i governi di centro-destra e centro-sinistra e la complicità dei sindacati confederali che prima hanno concertato al ribasso e poi hanno fatto carte false per insabbiare la volontà reale dei lavoratori. Un sindacato  subalterno al “governo
amico” di Prodi e Bertinotti, il quale continua con politiche neoliberiste a privatizzare i servizi, a tagliare le spese sociali e ad aumentare quelle militari.

Dal pacchetto Treu alla legge 30, la precarietà si è estesa a tutto il mondo del lavoro che è diventato una grande fabbrica, dove aumentano i ritmi ed i tempi in funzione dei profitti e a discapito della sicurezza, dei salari e dei tempi di vita.

Ora in silenzio vorrebbero introdurre anche a Pomigliano il sabato lavorativo, attraverso il ricatto della crisi e dei licenziamenti! Sappiano in anticipo che noi non siamo disposti ad accettarlo!

Non c’è più spazio per la logica dei sacrifici e della responsabilità a senso unico per la quale a pagare sono sempre i lavoratori!

La sola difesa sindacale non basta più! E’ necessaria una battaglia politica più generale

Dalla Fiat e dalle altre fabbriche dobbiamo lanciare un segnale di autonomia e di ribellione.
Ricostruiamo una grande alleanza con il resto dei lavoratori, dei disoccupati, dei precari, dei movimenti sociali che lottano contro la precarietà del lavoro e della vita per un altro mondo possibile.


§       NO AL SABATO LAVORATIVO

§       CONTRO L’INTENSIFICAZIONE DEI RITMI DI LAVORO E PER REALI
         TUTELE DEI
LAVORATORI R.C.L.

§       ASSUNZIONE A TEMPO INDETERMINATO DI TUTTI PRECARI FIAT
         E  TERZIARIZZATE


§       AUMENTO DEI SALARI E DEI DIRITTI

§       RIDUZIONE DELL’ORARIO E REDDITO PER TUTTI

§       UNITA’ DI CLASSE CONTRO LA PRECARIETA’ E LA CONCERTAZIONE



GIOVEDI’ 5 LUGLIO ORE 13.00 ASSEMBLEA PUBBLICA
ALL’ESTERNO DEI CANCELLI DELLA FIAT INGRESSO 2

FACCIAMO APPELLO ALLA PARTECIPAZIONE DEI LAVORATORI, DEGLI OPERAI, DEI PRECARI, DEGLI STUDENTI, DEI DISOCCUPATI, DEI MOVIMENTI SOCIALI E DELLE REALTA’ DI BASE



OPERAI FIAT POMIGLIANO PER IL POTERE OPERAIO
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22 janvier 2007 1 22 /01 /janvier /2007 22:08

L'Unità 19/01/2007 PRIMA PAGINA
Eskimo e grisaglia
Vincenzo Vasile

Liberazione 20/01/2007 PRIMA PAGINA
Ma quale incubo! C’è bisogno degli anni ‘70
Piero Sansonetti
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31 mars 2006 5 31 /03 /mars /2006 22:12
Vive la France!
 
La Francia, ancora una volta, ha rimesso le cose al loro posto. I suoi giovani hanno posto la domanda che inchioda l’intera Europa: "come faremo a campare domani?" Hanno spazzato via i falsi problemi, i falsi obbiettivi, gli inutili discorsi con i quali i loro coetanei italiani sono stati ridotti a uno stato semiconfusionale.

Tre sole cifre per descrivere la situazione italiana. Siamo l’unico paese della UE dove i salari di fatto sono rimasti fermi da più di dieci anni a questa parte, siamo il paese della UE dove le disuguaglianze di reddito tra diverse categorie di cittadini sono più accentuate, siamo l’unico paese della UE dove la produttività del lavoro è diminuita (nell’èra dell’informatica!!!!).
Com’è stato possibile? Vogliamo cavarcela dando ancora la colpa a Berlusconi? Vogliamo continuare con questa ossessione del Cavaliere, con questa fissazione che ha reso gli elettori di Sinistra una massa di gattini ciechi?

E’ stato possibile dal modo in cui sono state poste le fondamenta della Seconda Repubblica, le architravi che ne reggono l’impalcatura istituzionale. Una di queste è l’accordo sul costo del lavoro del 1993. Così lo ha definito Cipolletta, allora Direttore Generale di Confindustria: "Non ho difficoltà ad ammettere che il vantaggio maggiore di quell’accordo fu per le imprese. Il blocco dei salari, unito alla svalutazione della lira che si ebbe successivamente, consentì alle aziende un recupero di competitività gigantesco".

Non condanniamo il sindacato per quell’accordo, ma avremo o no il diritto di trarne un bilancio, tredici anni dopo? Il sindacato volle mostrare allora senso di responsabilità e firmò un patto implicito: noi fermiano i salari e voi, imprenditori, rafforzate e consolidate le imprese, investite in innovazione, in tecnologie avanzate, fate un salto di qualità. E’ accaduto il contrario. I salari sono rimasti fermi, le grandi imprese si sono rarefatte, è iniziato un processo di sempre maggiore sgretolamento, di frammentazione, le imprese sono diventate sempre più piccole, prive di risorse per innovare, investire in ricerca. E’ cresciuta a dismisura la finanziarizzazione, oggi l’Italia è in mano ai riders della finanza, agli immobiliaristi e ai monopolisti privati delle utilities pubbliche (v. autostrade). Accumulano rendite da capogiro, profitti che in giro per l’Europa non ce n’è. Il patto implicito contenuto nell’accordo del 1993 è stato rispettato solo da una controparte.
Ma non è in termini economici che il mancato rispetto di quel compromesso sociale ha prodotto i danni più gravi, è in termini di cultura dell’impresa l’aspetto più preoccupante, anzi, in termini di civiltà. L’Italia è diventata un paese nel quale il lavoro è considerato un costo, non una risorsa. Ed è qui che inizia il dramma dei giovani che si affacciano al mondo del lavoro. Possono pur essere carichi di lauree e di master, saranno considerati un puro costo e accettati solo in base alla loro disponibilità a ridurlo.

Perché queste considerazioni "impolitiche"? Perché troppi sono coloro oggi che invocano una riduzione dei salari ed un allungamento degli orari, troppi sono coloro che parlano di "riforme" fondate su un nuovo "compromesso sociale". Ma chi può oggi sottoscrivere un nuovo patto, quando il primo è stato così vergognosamente violato? Se le imprese non hanno investito in innovazione e consolidamento dieci anni fa, che la congiuntura era favorevole, come si può pensare che lo facciano adesso, messe alle corde da concorrenti ben più temibili e da un prezzo del petrolio che punta verso i 100 dollari al barile? Come possono investire in innovazione le microimprese, le sole che trainano l’occupazione? Può bastare una fattura non riscossa per mandarle a puttane.
Ascoltiamo come ragionano, quelle considerate di maggior successo, quelle del settore moda, tessile-abbigliamento-calzature, 43 mila miliardi di fatturato, punto di forza della nostra economia, punta più alta della nostra "creatività".

"La mission è e sarà quella di vestire con prodotti di eccellenza ‘i nuovi ricchi del mondo’…nazioni in cui il PIL aumenta strutturalmente oltre il 3% all’anno, quali la Russia, i paesi Peco, la Cina e, più in generale, i Paesi Asiatici" – parole del Presidente della Camera della Moda Italiana, qualche mese fa a Milano. Vestire dei tessuti più raffinati, dei tagli più sofisticati i lardosi corpi di tycoons e mafiosi, ingioiellare le sudaticce membra delle loro amanti – a quest’alta missione giovani "creativi" italiani siete chiamati!
Dieci anni di lotte operaie, di agguati e azioni sanguinose delle Brigate Rosse, di Prima Linea ed altri gruppi armati hanno tormentato la Fiat dall’estate del 1969 all’ottobre 1980. Ne è uscita più forte di prima, agli inizi degli Anni 80 nell’auto era all’avanguardia nel mondo per la robotica e l’automazione in genere. Seguirono ventidue anni di pace sociale, 22 anni, tanto quanto è durato il fascismo, 22 anni di un potere incontrastato. Ne è uscita sull’orlo del fallimento. Vorrei che qualche politologo mi spiegasse questa dinamica, unica nella storia.

Per dire che l’Italia ha iniziato il suo declino quando il conflitto sociale è scomparso, quando le generazioni hanno perduto il gusto ed il senso di "farsi sentire". Quando il lavoro ha perso il suo prestigio sociale è iniziato il declino della nostra industria. Quando la Sinistra ha messo il tema "lavoro" nel cassetto, rinunciando a seguirne le rapidissime e profonde mutazioni e restando incollata a una visione Anni 60, i giovani hanno smarrito l’orientamento essenziale della loro cittadinanza. Sono rimaste in piedi, a difendere i loro privilegi, piccole corporazioni prepotenti.
Se nessuno raccoglierà il messaggio che viene dalla Francia, per questo Paese non ci sarà futuro. Con o senza Berlusconi.
 
Sergio Bologna
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18 mars 2006 6 18 /03 /mars /2006 22:54
Giovedì 23 marzo 2006 – ore 18,00
Libreria Librincontro – Via san Vitale 4, Bologna

Esilio e castigo
Retroscena di un’estradizione
di Paolo Persichetti
prefazioni di Gilles Perrault e Erri De Luca

ed. La Città del Sole, Napoli 2006

Intervengono:
Chiara Bonfiglioli, cotraduttrice dell’edizione francese (Exil et châtiment)
Roberto De Caro, direttore di Hortus Musicus
Gian Andrea Franchi, filosofo
Francesco Romeo, avvocato
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27 juin 2005 1 27 /06 /juin /2005 00:00
PAOLO PERSICHETTI HA SCRITTO IL 23 GIUGNO 2005:

Alla direzione della Casa Circondariale di Viterbo

PRESO ATTO del mancato accoglimento da parte del Tribunale di sorveglianza di Roma , udienza del 10.6.200 , del reclamo avverso il rifiuto della concessione dei permessi di uscita , pronunciato dal magistrato di sorvzeglianza di Viterbo , il 17.02.2005. Rigetto nei confronti del quale, il collegio giudicante lamenta : la mancata conclusione dell’osservazione della personalità come ragione essenziale che allo stato impedirebbe l’accoglimento del beneficio richiesto, mostrando di non condividere il giudizio apodittico sulla PERICOLOSITA SOCIALE e sul PERICOLO DI FUGA , nonché sulla MANCATA DISSOCIAZIONE , sottolineati invece dal magistrato viterbese;


CONSIDERATO che, trascorsi quasi tre anni dalla reincarcerazione con posizione giuridica da definitivo, di cui due anni e sei mesi passati all’interno dell’Istituto penale di Mammagialla, per un episodio risalente al1987 e passato in giudicato nel1991, dopo due anni dalla entrata nei termini di legge che danno accesso ai benefici, e stante l oltre decennale percorso compiuto all estero, tale inadempienza non puo essere certamente attribuita al detenuto, ma e conseguenza dell atteggiamento omissivo che ha ispirato la affettata risposta pronunciata senza aver prima disposto l aggiornamento delle relazioni trattamentali, risalenti al novembre 2003;


VISTE le ripetute richieste di assegnazione in un istituto penale romano, motivate con le esigenze di avvicinamento familiare e di un contesto carceratrio piu sensibile , disponibile ed attrezzato a prendere in considerazione gli impegni di studio e lavoro, che per evidenti ragioni strutturali e ambientali non vengono adeguatamente garantite nella sede viterbese, con grave ripercussione sullo stesso percorso trattamentale, di cui poi si lamenta la mancata osservazione, e sulle prospettive postcarcerarie;


TENUTO CONTO della palese melina procedurale con la quale si e finora elusa la applicazione dell ordinamento penitenziario da parte delle diverse autorita giudiziarie e penitenziarie competenti, stratgia che richiama alla memoria la vicennda narrata in un noto romanzo di Kafka, nel quale il protagonista si ritrova avvinghiato da un implacabile dispositivo burocratico che fa dello scorrere del tempo la condanna pronunciata nei suoi confronti;


PER QUESTE RAGIONI


Ho deciso di intraprendere uno SCIOPERO DELLA FAME finche la richiesta di trasferimento presso una sede carceraria romana di tipo penale non verra accolta. Ove mai la classificazione EIV disposta nei miei confronti dovesse costituitre una ragione ostacolativa alla domanda , chiedo di essere declassificato.


Viterbo-Mammagialla 23 giugno 2005



Di : PAOLO PERSICHETTI
lunedì 27 giugno 2005
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16 avril 2005 6 16 /04 /avril /2005 00:00

Oreste continua lo sciopero della fame sotto controllo medico, oggi verrà dimesso dall'ospedale ma i medici lo controlleranno a domicilio tutti i giorni almeno fino a venerdi perche dopo declineranno probabilmente la loro responsabilità .

Il nostro appoggio ai detenuti di Rebibbia in sciopero della fame fino al 20.

Groupe de communication grève de la faim SOS Soutien Oreste Scalzone.

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14 avril 2005 4 14 /04 /avril /2005 00:00

MOBILITIAMOCI A SOSTEGNO DELL'AMNISTIA - INDULTO

La straordinaria emozione suscitata dall'agonia e morte del Papa ha mosso un gruppo di Senatori di varie tendenze politiche a riproporre un provvedimento urgente di amnistia-indulto: un'azione riparatrice ( incalzata anche dallo sciopero della fame-sete di Marco Pannella) nei confronti di quanto sollecitato dal Pontefice nell'acclamata visita in Parlamento , provvedimento di clemenza negato dalla politica attraverso l'ignobile e inutile " indultino".


E' noto che a fronte della legislazione vigente e della pesante crisi sociale, le carceri sono stracolme - circa 60.000 detenuti per 30.000 posti! - e che, caso quasi unico in Europa, ci sono ben 200 detenuti politici in galera dalla fine degli anni '70 ( altri 200 in esilio) condannati a pene eccezionali dalle leggi emergenziali dell'epoca, create provvisoriamente per debellare il fenomeno della lotta armata. Non vogliamo far paragoni impropri , ma è doveroso dire che dei nefasti protagonisti dello Stragismo (che tanti lutti seminarono tra la popolazione) e di Tangentopoli (che tante risorse depredarono al Paese per foraggiare la politica e i partiti) nessuno è in carcere, laddove addirittura prosciolti e riabilitati ! Mentre migliaia di poveri disgraziati e un pezzo della generazione degli anni '70 , subiscono tutt'ora la vendetta dello Stato attraverso quelle leggi provvisorie divenute permanenti e le facili estradizioni, per fare tabula rasa - dopo l'11 settembre - della "Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo " e del diritto d'asilo .

Anzi, la nuova generazione , quella salita alla ribalta per desiderare-realizzare un "nuovo mondo possibile", rischia proprio in virtù del giustizialismo e conservatorismo istituzionale di perdere i diritti politici e sociali; di finire a lungo in galera a causa delle numerose battaglie fatte in tutela dei diritti-bisogni negati:iniziative perseguite con tipologie di reati aberranti, quali quelli associativi usualmente aggravati da quell' "eversione dell'ordine democratico", recentemente affibbiati a 29 precari di Bologna ,rei di essersi autoridotto il biglietto del cinema per reclamare l'accesso gratuito alla cultura .


Il compagno Oreste Scalzone esule a Parigi , da sempre sostenitore di un vero provvedimento di amnistia-indulto , si è subito aggiunto allo sciopero della fame-sete rimettendo nelle mani del movimento no global la decisione di sostenere questa battaglia ; altri esuli e varie personalità in Francia hanno raccolto l'appello di Oreste Scalzone , impegnandosi in vario modo per l'amnistia e contro le estradizioni .


La Confederazione Cobas , che da lungo tempo si è espressa per l'amnistia-indulto si fa partecipe di questa contingente necessità , sollecitando nei confronti dei propri iscritti, simpatizzanti ed interlocutori la massima attenzione e il sostegno per le iniziative in corso .


La Confederazione Cobas intende contribuire a promuovere la più larga mobilitazione difronte al Parlamento e alle sedi istituzionali , dove dal 19 aprile a Senato verrà messo in votazione il provvedimento di amnistia-indulto .

Roma 10aprile2005
CONFEDERAZIONE COBAS

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