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19 octobre 2007 5 19 /10 /octobre /2007 13:33

Il Manifesto 19/10/07
Ilaria Urbani

Tornato da 8 mesi in Italia, è già protagonista di due documentari, sull’epoca della militanza e su quella della «non militanza critica» di oggi.

Lo abbiamo incontrato ad «Adunata sediziosa»


La voce cavernosa di Scalzone arriva di persona all’8a festa degli antagonisti campani, «Adunata sediziosa», e non da Parigi e via videowall come 2 anni fa quando An cercò di impedire il collegamento. Rientrato a febbraio in Italia dopo 26 anni di esilio («diciamo latitanza, se ci tengono») e la prescrizione, l'ex potop è rimasto a Napoli per un po’, con la schiena bloccata («certo che la pancata dei fascisti nel '68 c'entra, ma poi ci ho messo del mio...»). Nello scenario iperrealista di una terrazza del quartiere Materdei, Laura Perini riprende parte dell’incontro per il suo film Il furto dell’immaginario (produce Mariangela Frasca) sulla vita dell'ex esponente di Potere operaio e «sui luoghi dell’antagonismo sociale dell’Italia seconda repubblica», che conterrà conversazioni, tra filosofia e politica radicale, anche con Zizek, Sloterdijk, Sassen, Kurtze, Trenkle, Bauman e Vandana Shiva.


Oreste Scalzone, accusato nel '79 di tentata insurrezione armata, e altro, scarcerato per motivi di salute, fuggito nell'81 in Corsica con l'aiuto di Gianmaria Volontè, rifugiato a Copenhagen e Parigi è anche protagonista di un film, sui primi 100 giorni da girovago dopo il rientro, di Aïtor Pacheco. Ovvio chiedergli subito della manifestazione del 20. «Dicevo ai compagni del network delle comunità in movimento che vanno per radicalizzarne il segno, nel senso dell'opposizione al governo: se Giordano ha detto a Prodi "Saremo il tuo servizio d'ordine", il messaggio "è un governo di merda, ma è il nostro governo". Ora, i movimenti sociali radicali possono avere un governo amico? Più che andare di illusioni in delusioni, con corollario di risentimento, ci sarebbe da vedere l'obsolescenza della forma-governo e il carattere delirante della «governamentalità reale» nel mondo. Ci sarebbe da passare dall'utopia del buongoverno alla linea direttrice dell'autonomia comune. E comunque, siamo proprio sicuri che la nostra agenda debba sempre coincidere con la loro? Certo continua poi finisce che ci vengo anch'io il 20 ottobre. Questo dipende dalla strutturazione nevrotica della mia personalità. Ma il mio dream sarebbe che, come controcanto, in 100, diciamo in 30, in 10 città si organizzasse un'occupazione di case (non è una forma di reddito d'esistenza?) i cui soggetti elettivi non potrebbero che essere precarî e immigrati, con o senza papier. Sennò accade come nel ’97, con la battaglia sull'indulto: per lasciare la questione ai partiti si finisce con un nulla di fatto». Un tema attuale quello dei postumi penali della guerriglia urbana anni ’70.

Tornano le questioni della soluzione politica e dell'amnistia negata, delle estradizioni, della giustizia infinita dopo che Marina Petrella, condannata all'ergastolo nell'ambito del rapimento di Moro e rifugiatasi 15 anni fa in Francia, è stata arrestata a Parigi nell'agosto scorso e rischia il carcere a vita. E dopo l’arresto di Cristoforo Piancone a Siena dopo una rapina in banca. «La battaglia per Marina è difficile, faremo di tutto per trovare gli elementi a suo favore. Certo, pensare a una nuova dottrina sull’asilo, sul modello della politica di Mitterrand (che non aveva motivo per amarci, era semplicemente un politico realista). Oggi parliamo di una donna che i poteri pubblici francesi hanno autorizzato a pensare di avere un futuro dandole un permesso di soggiorno per 10 anni: applicare un rovesciamento di politica retroattivamente, significa colpire una figlia di 10 anni che senza quella speranza non sarebbe qui a vivere una tragedia. Almeno fosse risparmiato lo sghignazzo di Prodi, che parla di "segreti che così potranno esser chiariti"... Ma quali segreti? I magistrati di quei processi per primi lo negano, affermando che "i pentiti hanno rovesciato i gruppi di lotta armata come un guanto".

Chi dovrebbe spiegar qualcosa è Prodi, che sentì il famigerato nome Gradoli durante una seduta spiritica. La gestione poi della vicenda di Gérard Piancone è sintomatica. In alto, tanti sciacalli straparlano, come se credessero che misure di temperamento della pena, amnistie, indulti ecc. siano doni graziosi, manifestazioni di simpatia per chi ne è oggetto, e non forme "tecniche" di regolazione. Violante, Amato, Mastella credono davvero che Togliatti, con l'amnistia legata al suo nome, volesse fare un regalo ai torturatori fascisti o ai partigiani che avevano sforato ? De Gaulle, decidendo per l'amnistia, voleva favorire l’Oas che tentò di ammazzarlo? La cosidetta classe dirigente fa finta di non sapere che la politica pensa dovendo per forza, crudelmente, astrarre. Non può non pensar statistico, prescindere da tutte le singolarità che compongono la "complessità sociale" di cui essa è riduttrice. Non può che essere sempre così, fintantoché l'autonoma comunanza umana viene considerata al più un'utopia (per questo, già in Marx, la critica della politica si affianca a quella dell'economia, o del diritto). Altrimenti non ci sarebbe storia, ma solo un'insensata accumulazione di orrori singolari infiniti. Qui, quando accade la tragedia che un tabaccaio è ucciso da un rapinatore e si trova che il rapinatore è, mettiamo, rumeno, si procede a pogrom legali contro i rumeni. Bisognerebbe chiedere a D'Alema (Grillo, Di Pietro): è questo il "paese normale" o "morale" che auspicano?». Il diritto assoluto delle vittime a una "giustizia infinita"è diventato ovvietà... «Perché è l'unico risarcimento riconosciuto commenta Scalzone in quest'epoca in cui bellamente si ibridano, al dritto e al rovescio, ultra-modernismo, tecnolibertinismo e risorgenze ancestrali di cacce alle streghe e colonna infame. Ma questo il rifiuto di ogni coesistenza di memoria e di oblìo porta il mondo ben oltre l' homo homini lupus: prefigura guerre sante d'annientamento tra 6 miliardi di Leviathani». Su Persichetti, beppegrillismi, pacifismo etc., vedi anche http://orestescalzone. over-blog.com/ e un alias futuro.

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28 septembre 2007 5 28 /09 /septembre /2007 23:23
Volendo giocare troppe parti in commedia, pretendono di trarre beneficî dal ruolo di membri di quella società onorabile che si autodefinisce e che altri chiamano , e da quell’altro, di “castigamatti” populisti, “capipopol…accio” mezzi giullare-mezzi mazziere, che del malcontento per la suddetta “casta” offrono la messa in forma peggiore, il cui contenuto forcajolo e giustizierista finirà – al di là delle intenzioni, che non è mai decente voler processare, non foss’altro perché in attingibili, salvo ‘stampelle’ trascendenti – inevitabilmente a dar luogo a fenomeni di teppa, “oggettivamente” fascistizzante, cekistizzante, ‘white-shit…izzante’, servo/padronale, obiettivamente sbirra, o tutto questo, in varie combinazioni e dosaggi, nelle forme più diverse mescolato in maleodorante melting pot[-pourri]…
 
 
Evidentemente alla caccia di qualche voto sul mercato della rappresentanza politica ripetono un copione ormai frusto. Esso viene recitato a soggetto da uomini e donne pubbliche nell’occasione di prese di parola in pubblico di alcune persone, tra cui ormai d’abitudine il sottoscritto.
Ora, il mio non è il caso più estremo : il suddetto “sottoscritto” almeno offre spunto alla canèa perché viene dichiaratamente a fare l’agitatore di acque, e perché – in perfetta coerenza peraltro con la posizione che non ha mai dissimulato : di contestatore radicale del sistema sociale e dello Stato – essendoglisi offerta l’occasione si è difeso dal processo intentatogli da questa entità (il della definizione nietschiana delo Stato) verso la quale ha sempre affermato un’ estraneità ostile–peraltro ricambiata con gli interessi –, invece che accettare il simulacro di una difesa impossibile nelle condizioni e logica di un processo , che rivisitava e rinverdiva – seppure in modo, certo, meno piromane e cruento – strategie cognitive e logiche da caccia alle streghe ed altri capri espiatorî, logiche da istruttorie dell’Inquisizione o dei processi di Mosca, e simili).
Ma più paradossale , spregevole e desolante, più rivelatore, sintomo davvero estremo, è che lo stesso copione viene recitato ogniqualvolta si presenti a presentare le proprie ricerche ed il proprio lavoro di sociologo ed editore critico quello che per lorSignori dovrebb’essere , uno che ha interamente scontato le pene irrogategli dai Tribunali della Repubblica (lo stesso dicasi per analoghi starnazzamenti dedicati a pubbliche attività del professor Antonio Negri, ordinario emerito di ).

Sinora, il sottoscritto ha tenuto come linea di condotta quella definita nell’echeggiamento popolare del verso dantesco . Naturalmente, anche di fronte ad obiettive configurazioni permettenti di qualificare ipotesi di reato come o addirittura , il sottoscritto non derogherà al suo principio di pratica unilaterale di una critica alla tossicomania punitiva, alla bulimia della “soluzione penale” – veri e proprî “crack delle genti” –, né si sporcherà l’anima dichiarando “diffamatorie” delle eventuali parziali falsità, ‘chiamandosi fuori’ da questo e quello : poi che intende persistere nella scelta di assumere in solido una corresponsabilità “di comunità di destino” con tutti gli uomini e le donne con i quali ha condiviso la lunga onda d’urto di un sommovimento sociale giunto sino alle armi – come è accaduto e può, nella storia, accadere –, in una sorta di “latenza insurrezionale subacuta e cronica”, con al suo interno sacche di , come recitano le stesse conclusioni della commissione-Pellegrino, [commissione bicamerale originariamente dedicata alle (che non hanno mai visto, ovviamente, coinvolto alcuno del nostro ‘campo’), e che si è estesa poi a ciò che viene definito “attività di ”].


Certo, così come a fronte della Giustizia Penale, così anche in faccia a questa “onorata società incivile”, a questa frazione partitocratrica della “casta dirigente”, non si vanno ad accampare differenze di tutti i tipi– all’occorrenza anche aspre, su forme, teorie, metodi, concezioni di lotta e d’azione – , all’interno del fronte dalla cui parte ci si è battuti. E, direi, quali che siano gli sviluppi successivi dei proprî giudizî di merito, e di valore ; perfino eventuali ucronìe, che in ogni caso è indecente retrodatare, pretender ‘retroattivare’.
Semplicemente, poiché “non mi chiamo Pasquale”, ho sempre continuato a ridere, dicendo[mi] “voglio vedere dove vogliono arrivare questi stupidi…”.

Trovando però che questo evitamento potrebb’essere scambiato per debolezza ; e che questi infimi maramaldi hanno talmente da far dimenticare, esportando proiettivamente ciò che vogliono denegare, occultare occultarsi perché inconfessabile al punto da divenire come insospettato, che scatenano anche cacce feroci, che per esmpio vogliono raschiare il fondo del barile per riportare, decenni dopo fatti e tempi drammatici, delle donne e degli uomini che faticosamente si sono ricostruiti una quotidianità vivibile, indietro nel passato e cioè nel fondo di una galera, possibilmente a vita cioè a morte – oggi è all’ordine del giorno il caso di Marina Putrella [… ma su questo, e su quanto abbiamo da dire a parire da questo come spunto, torneremo]…., tenuto conto dunque anche solo di ciò, il sottoscritto Oreste Scalzone ha, per cominciare, da dichiarare quanto segue:

“ Un tempo, in codici che non sono più nostri di quanto non lo siano, che so, quelli della “cavalleria”, se si diceva a qualche villanzone malcreato, a qualche prepotente, , costui “perdeva la faccia” se non accettava la sfida.
Ciò risultava comunque, francamente, meno peggio che ciò che accade di questi tempi, in cui l’ultimo – oltretutto – vile può imbrancarsi ad esercitare, o reclamar vociferando, soprusi. Così come il più feroce dei combattenti, anche nemici, è comunque figura più nobile che lo sbirro che conduce una guerra dei più forti contro i più deboli. Che chi pratica il detto “forte coi deboli/debole coi forti”, cioè la perfetta etica servopadronale.

Sfido dunque questi vessilliferi da “Colonna infame” ad una logomachia ; ad una battaglia verbale, di parole e concetti – polemica – nella quale sviscerare con precise regole della controversia tutto ciò che si ha da dire.

Se – con l’arroganza del Signore che non accetta la sfida del liberto, o comunque dello “stracciaculo”, faranno orecchie da mercante, sappiano che farò del mio meglio per dipingerli, ogniqualvolta ne troverò il tempo, come –oltretutto – “Uommeni ‘e mmerda”.
 

Grazie dell’attenzione

Oreste Scalzone


Napoli / Cava dei Tirreni, 28 settembre 2007

 
Breve poscritto, per ora : Ci limitiamo ad osservare alla componente di codesta consorterìa – di cui abbiamo appena letto un volantino – quanto segue. E’ fatto notorio che il sottoscritto (nonché quanti a lui affini), proprio perché anche rispetto alla componente “fascista” dello schieramento opposto alla propria parte “della barricata” ha intrattenuto un rapporto d’inimicizia, il quale implica una logica ed un’etica di lotta, da combattenti, non già una logica di demonizzazione o “sotto-umanizzazione”, da esorcisti o sbirri e peggio, ne ha ‘prese’ e anche ‘date’, ma, per così dire, ‘a viso aperto’, e senza mai imbrancarsi in teppe di linciatori o –peggio– di gente che urla al linciaggio, o addirittura lo reclama dalla , col nome di .
Questo era stato pubblicamente riconosciuto (senza né compiacimento, né disappunto da parte mia), da persone all’epoca latitanti, come Morsello, e da altri della stessa parte, : anche in tempi più recenti, anche in siti Internet se ne possono trovare abbondanti tracce.
Vedo che, nel prosieguo, i seguaci dei Fiore, e forse lui stesso, e i parvenu del “neo-parlamentarismo ultras” che hanno, evidentemente, messo a rendita, e sul mercato, quello che appieno si rivela il loro simulacro bottegaio (e, visto che il termine li strega : usuraio ?) di ‘jusqu’au-boutisme’ : così, senza alcuna decenza, quella decenza che a volte può esser riconosciuta anche al peggior nemico, si intruppano dietro le querimonie bugiarde ‘alla Alemanno’, fanno del puro auto-negazionismo, giocano spudoratamente alle mammolette, alle vittime innocenti, si intruppano con sicofanti, pentiti, rinnegati a tassametro, personaggi sguaiati e abietti da Suburra, dissimulando il pugnale o il veneficio, avendo aggiunto al coacervo di Valori da remake virtuale di “peplum” in costume anche il requisito del vile e del subdolo.
Per quel po’ di rispecchiarsi tra ogni “esemplare di ed ogni altro, sulla base di quella che Marx chiamava Gemëin-Wesen, ‘fundus’ comune di specie, c’è da sentirsi salire un’altra ragione di vergogna, nel senso di Primo Levi, di Robert Antelme rivisitato di recente da Giorgio Agamben […]

 
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12 septembre 2007 3 12 /09 /septembre /2007 09:28
Le collectif solidarité pour Marina se réunira vendredi 14 à 18h30 au CICP (21 ter rue voltaire métro rue des boulets ligne 9) pour parler de :

- le résultat du délibéré sur la mise en liberté provisoire ;
- une première réponse à la question posée vendredi dernier : « quelle est la position 'des autres italiens' ? » ;
- les trucs en cours : Italie, affiche, concert, compte bancaire... ;
- la fête de L'huma - sont prévues des diffusions ciblées sur certains stands et débats, à finaliser.


PS : Deux nouvelles manifestations de soutien que vous pouvez trouver dans le menu Marina Petrella, sous-menu Soutien, de la page Paroledonnee :
- Collectif de Pratiques et de Réflexions Féministes « RUPTURES » ;
- Au nom du droit d'asile : Un appel d'élus contre la menace d'extradition de Marina Petrella.
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11 septembre 2007 2 11 /09 /septembre /2007 21:38
Cercasi volontario/a per traduzione

l’Humanité des débats

du 8 septembre 2007.
Sophie Bouniot

« Voila pourquoi je ne partirai pas en cavale ! »



Justice . Vendredi dernier, la cour d’appel de Versailles examinait la demande de remise en liberté de l’ex-membre des Brigades rouges Marina Petrella.
 
Elle attaque fort et cible juste, convoquant dans le prétoire l’historien Pierre Vidal-Naquet quand il évoquait la « déraison d’État ». « Aujourd’hui, nous y sommes », se désespère l’avocate. Sa cliente, entourée de quatre policiers dans le box des accusés, elle l’a connue en 1993. Marina Petrella débarquait alors dans l’Hexagone, sa fille de dix ans sous le bras. Ensemble, elles sont allées voir les autorités françaises, afin de leur signaler la présence de l’ex-membre des Brigades rouges, venue comme des dizaines d’anciens activistes italiens, trouver refuge en France où le président Mitterrand leur avait promis l’asile contre l’arrêt de toute forme de violence.
Vendredi dernier, l’enjeu n’était pas d’examiner la demande d’extradition - à cette heure basée sur un dossier incomplet et mal traduit - des autorités italiennes visant Marina Petrella, condamnée, à Rome en 1992, à la perpétuité notamment pour homicide, mais de réclamer sa remise en liberté après son arrestation le 21 août dernier (Lire notre édition du 23 août dernier).
Me Terrel remonte le fil du temps. Celui, en Italie, des procédures d’exception à l’encontre des activistes d’extrême gauche, cette période des « condamnations collectives » où « la justice ne fonctionne pas comme une justice normale. » Reconnue coupable, Marina Petrella est remise en liberté à l’issue du délai maximum de détention provisoire : six ans. Elle fait appel, saisit la Cour de cassation. Durant cinq ans, elle vit sous contrôle judiciaire, jusqu’à sa condamnation définitive. En 1993, elle est face « à un choix de vie, la prison d’un côté et l’exil de l’autre ». « À cause, en raison de l’asile que donnait la France, elle est venue ici », souligne Me Terrel. L’avocate rappelle, lecture à l’appui, la parole donnée par François Mitterrand « sans aucune réserve à l’égard des crimes de sang comme on peut l’entendre ». Elle cite la lettre adressée en mars 1998 par Lionel Jospin, alors premier ministre de Jacques Chirac, aux réfugiés italiens promettant que jamais ils ne seront extradés. Une promesse tenue « par tous les gouvernements successifs de droite comme de gauche » jusqu’en 2002, date de l’extradition de Paolo Persichetti. Il y a la politique et il y a le droit.

La demande d’extradition de Marina Petrella date de 1994, relancée en 2002 par une « note verbale ». Sans aucune suite. Une jurisprudence de 1994 a laissé deux personnes en liberté - alors qu’elles relevaient de la même procédure que Marina Petrella - en raison de « l’ancienneté des faits » et du « caractère déraisonnable de la procédure ». Et puis, pointe l’avocate, il y a tout simplement la vie, « on ne peut pas revenir quinze ans en arrière, ce que Marina Petrella a reconstruit ici est fait de chair et de sang » : un mariage, la naissance d’une deuxième fille, un travail d’assistante sociale.

L’avocat général réclame tout de même le maintien en détention : « au regard de la peine lourde, est-ce que la tentation ne sera pas trop forte pour Marina Petrella de partir avec sa famille recomposée ? » Droite et digne dans son box, l’intéressée lui répond : « Pourquoi je ne partirai pas en cavale ? En 1993, j’ai laissé derrière moi un contexte tragique et révolu. Pendant quinze ans j’ai mis mes racines ici (sic). Aujourd’hui, ce n’est pas une époque révolue que je laisserais - derrière moi, mais une famille en vie, une insertion sociale reconnue. » Décision ce - vendredi.

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11 septembre 2007 2 11 /09 /septembre /2007 08:02





IL MANIFESTO

Mettete Scalzone alla guida dell'immaginario cinematografico
r.s.

Avete notato il silenzio assordante dei media rispetto al film di Demme sulla Palestina? Non è l'equivalente del grondar offese a Fanny Ardant, per aver proferito la dolce ovvietà del rispetto per le persone capaci di pagare per le loro idee (e che non le barattano in cambio di 40 monete d'oro)?
Sintomatico, no, del nostro stile democratico, che si genuflette automaticamente solo alla vista dei re nudi, per non vedere. Mentre se Carter ci invita a andare a Gaza a toccare con mano il retropalco di una «grande democrazia», nessuno vuole sentire e sapere. Il pensiero unico è anche rigido. E poi ci si chiede perché al Lido non ci sia più l'arrembaggio di giovani che si picchiavano per vedere e discutere Ridley Scott e Spielberg, ma anche Robert Kramer e Tawfiq Salah...

Qualche giorno fa, durante un dibattito mattutino di RaiNews24 sulla prepotenza antagonista di Hollywood oggi, «alta politica» rispetto ai maneggi privati della band Bush, riflettendo sul perché invece il nostro cinema sia così «embedded» e di corte, terrorizzato dal maneggiare fatti e retroscena della nostra storia mi è venuto di rispondere che gli Usa uscirono dall'incanto maccartista mettendo alla guida dell'immaginario alcuni leader delle lotte studentesche nei campus (Bob Rafelson, Sherry Lansing, la prima donna capo Major, la gang Orion..). Insomma risposero a Nixon che sganciava bombe senza autorizzazione per 5 anni sulla Cambogia (psicotizzando Pot Pot) con bombe spirituali e etiche di immane potenza che radiografarono il male interiore degli Usa, preparando l'empeachment senza spirito di vendetta, ma di giustizia superiore (e «costruendo» Hillary Clinton prima militante da campus che potrebbe vendicare i morti di Kent e Oakland). L'equivalente nostrano di quell'avvicendamento sarebbe stato affidare, a metà degli anni 70, il cinema, commerciale e di stato, invece che a zelanti yes men, a un altro tipo di «incompetenti», ai no-men stile Bartleby, come Negri o Scalzone. A esperti in soggettività desiderante (l'orizzonte che il grande cinema, come pure una politica di sinistra che vuol essere grande, deve conoscere, valorizzare, titillare: se no muore). Bava, Questi, Freda, Sollima e Sergio Corbucci avrebbero potuto ricreare, su loro spinta, un magnifico cinema di qualità commerciale (e Rossellini la superba tv che aveva in mente) e competitivo nel mondo, invece di farsi rubare ogni loro «forma insurrezionale» (che vediamo nitida nei western spaghetti) da Joe Dante, Landis e Tarantino. Ora, miracolo, Oreste Scalzone con la sua fisarmonica (regalatagli quando aveva 9 anni) è arrivato come un wobbly dal gilé comunardo, proprio sul Lido e ha organizzato un paio di concerti/dibattito da strada, forse il miglior contributo italiano d'immaginario della mostra 07, per richiamare l'attenzione su Marina Petrella, la brigatista rossa di cui l'Italia chiede l'estradizione dal 1994, pretendendo invece, in forme diverse da Erri De Luca preoccupato per Sarkozy, qualche giorno fa su Le Monde, una definitiva «soluzione politica di quella stagione», che pur riconoscendo tutti i fatti di sangue di quegli anni, ancora misteriosi o arrivati in Cassazione, come continua a sottolineare il giudice D'Ambrosio, inventi una via europea alla riconciliazione. Senza paura di indulti, amnistie o altre invenzioni giuridiche. Imitando Ruanda, Sudafrica e Giappone, e mettendo basi solide a quel «diritto d'asilo» che Mitterrand usò, anche forse strumentalmente (800/1000 combattenti armati italiani, costretti alla clandestinità in Francia, avrebbero se reso Action Directe una tentazione troppo forte per Chirac, Giscard e anche Rocard), ma che restano una delle eccezioni democratiche dello stile europeo, «generoso con i forti e intollerante con i deboli già vinti»

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Da Venezia
IL GIORNALE
Michele Anselmi
Scalzone a Venezia, show per i br

La cattiva maestrina e il cattivo maestro. È la strana coppia che la Mostra del cinema ha idealmente riunito, a sorpresa, nello scorcio finale, mentre i giurati litigavano sul tribolato palmarès. Lei è Fanny Ardant, lui Oreste Scalzone. Non si sono incrociati per una manciata di ore: l'una ripartiva, dopo l'anteprima poco esaltante di L'ora di punta, silenziosamente contestata dai giovani di Alleanza nazionale, per nulla disposti a perdonarle le scemenze su Curcio («un eroe») e le Br («Un fenomeno molto coinvolgente e passionale»); l'altro arrivava di prima mattina, ieri, col suo bagaglio di rabbia e citazioni, pronto invece a perdonarla e a dare battaglia nel nome della brigatista Marina Petrella, l'amica brigatista arrestata qualche settimana fa in Francia, ora in attesa di estradizione.

Una mossa azzeccata, almeno sul piano mediatico. Anche se alla fine se ne sono accorti in pochi in questa cittadella del festival ormai vuota, solcata solo da giornalisti. «Ma che esagerazione, non la si può crocifiggere per quelle frasi! Fanny Ardant diceva un sentimento, un'emozione. Per fortuna non tutti ci tirano le pietre in faccia», ha scandito il fu leader di Potere Operaio. Rivelando un retroscena, diciamo, gustoso: «Una settimana dopo l'intervista dell'attrice ho chiamato Renato (Curcio, ndr) per dirgli: ti invidiamo tutti, almeno mandale delle rose visto che ti chiama eroe». L'eroe non deve avergli dato retta. In compenso Scalzone è venuto qui anche per ringraziare la sospirosa Ardant, nella speranza di farla aderire al comitato pro-Petrella che sta mettendo in piedi.

A suo modo, uno show. Improvvisato a un centinaio di metri dalla facciata del Palazzo del cinema. Smagrito e ossuto, già in tenuta invernale, con cappello di feltro, maglietta, doppia camicia, gilé e giaccone di velluto nero, il «comunardo» (si definisce così) ha dato spettacolo nella curiosità crescente di televisioni e passanti. Tre quarti d'ora, un po' comizio e un po' performance, perché a un certo punto ha tirato fuori dal gigantesco zaino che sembrava annientarlo una fisarmonica rossa. E sono partite le note di O Venezia che sei la più bella, canzone popolare già rifatta da Francesco De Gregori e Giovanna Marini: «E i feriti sul campo di guerra / e tutto il popolo chiamava pietà», intonava Scalzone con piglio brechtiano, raddoppiando l'effetto da canzoniere sessantottino col refrain di Addio Lugano bella, tanto per restare in tema.

Il resto dello show, punteggiato da una ruvida schermaglia ideologica con un ciclista già del Pci, s'è tradotto in un'appassionata perorazione in favore della Petrella e dei «compagni ghermiti dalla polizia e riportati a discutere di cose successe trent'anni fa». Dice proprio «cose»: non omicidi, lutti, feriti, famiglie spezzate. Naturalmente Scalzone, nel suo eloquio forbito, anche elegante, da leader in servizio permanente, se la prende con i francesi che hanno revocato la famosa «dottrina Mitterrand». Lui la descrive come un «fazzoletto di terra per i rifugiati, un'eccezione che ha permesso a molti di noi, terroristi per un certo linguaggio codificato, di tornare a sperare». Revocare quell'asilo, per Scalzone, significa «non avere senso del tragico», perché in Francia «Marina ha fatto una figlia, s'è rifatta una vita». Insomma, «la giustizia infinita non esiste, è una roba da Sant'Uffizio, così facendo il male si aggiunge, l'unica soluzione è: rinunciare alla pena». Insomma, una nuova amnistia.

Il pubblico di curiosi non sa che fare. C'è chi fotografa, chi s'informa, chi lo prende per un barbone, chi s'arrabbia e se ne va. Specie quando, in un crescendo di voce accusa il governo di centrosinistra. «Mi vergogno di Prodi, un piccolo uomo ignobile dal sorriso sguaiato, coi suoi sessantaquattro denti da ex boiardo dell'Iri. E anche di Amato: quando dichiara guerra ai lavavetri mi fa schifo». Poi richiude la fisarmonica e se ne va al bar.

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Corriere della Sera
ALLA MOSTRA DI VENEZIA
 
Scalzone, show per la Petrella «In Francia si è rifatta una vita»

             
MILANO - «I morti delle Br non devono seppellire i vivi». Show fuori programma di Oreste Scalzone (foto) alla Mostra del Cinema di Venezia. Con la sua fisarmonica a tracolla, Scalzone si è posizionato tra l' Excelsior e il Palazzo del Cinema per perorare la causa di Marina Petrella, l' ex brigatista recentemente arrestata in Francia di cui l' Italia ha chiesto l' estradizione. «Le sentenze vanno rispettate ma grazie alla dottrina Mitterrand c' è chi si è rifatto una vita, come Marina che oggi ha una figlia innocente». Scalzone ha «intrattenuto» una piccola folla di per circa un' ora, durante la quale non ha risparmiato invettive contro il presidente del Consiglio Romano Prodi («La figlia della Petrella subisce un' iniquità»), attacchi al ministro Amato e ai sindaci Domenici e Cofferati («Sono peggio di Gentilini»). Scalzone ha terminato la sua «esibizione» suonando alla fisarmonica O Venezia che sei la più bella.
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6 septembre 2007 4 06 /09 /septembre /2007 02:18

"…per quanto voi vi crediate assolti, siete tutti coinvolti"
Vedi l'appello su http://www.donvitaliano.it/



Breve, conciso “biglietto” di sostegno di Oreste:

Carissimi,


                  lo schierarsi con Francesco contro lorsignori  è, direi, più che un dovere o un piacere, un riflesso. “Dell'ordine della necessità, in senso spinoziano, più ancora che della scelta, in senso sartriano”, come aveva scritto Cavailles, matematico, spiegando ai suoi amici che non poteva non partire con i ribelli - “partire, partirò, partir bisogna …” --  andando, con molto disincanto e senza troppe illusioni, nel maquis della Resistenza, da cui non sarebbe tornato.   Che uno come me si schieri, è dunque in qualche modo un truismo, come il cane che morde l'uomo … Non si tratta nemmeno di “far di virtù necessità”, perchè per una firma non si può certo parlare di virtù. Avrei piuttosto voluto (anzi, avevo cominciato a farlo)  scrivere una lettera personale e aperta, dunque diciamo socchiusa, a Francesco, per proporre a lui - e per suo tramite, come è proprio del genere in questione, alla Compagnerìa… insomma, prendendo un po' Francesco come "nuora" per parlare a tante "suocere" - per proporre, dunque, qualche ulteriore elemento di riflessione. Ma poi, come al solito, questo era divenuto un lungo incipit, anacoluto, ricominciato, suddividentesi in rivoli e ramificazioni. E poi, la vita ti taglia i tempi, e sopraggiungono voci, fatti, cose che ti risucchiano sempre da un'altra parte (o almeno a me succede quasi sempre così, e bravo chi sa difendersene!). 

      Il 'sopravveniente' in agguato, sempre pronto a ghermirti così come il suo fratello crudele, il malinteso, questa volta è stato la mazzata dell'arresto e della messa sotto procedura di estradizione di Marina Petrella. Questo (tanto per introdurre un elemento immediatamente umano, di emozione intima che riguarda il territorio esistenziale di chi scrive) il giorno prima del suo compleanno, questo 21 agosto del 2007 che è anche cinque anni esatti meno tre giorni dopo l'arresto di Paolo Persichetti a Parigi, questa volta per essere mandato direttamente in galera in Italia 'come un pacco postale'.     

      Ma non è questo il tema qui e ora. Mi si consenta di dire che i predatori allora in carica, i tagliagole dell'epoca, si chiamavano Giovagnoli Paolo, sostituto procuratore della Repubblica di Bologna, o Castelli il Guardasigilli, di cui mi è difficile ricordare il nome, a dispetto della mia buona memoria. Per funzione, il corrispettivo odierno è rappresentato da Mastella da Ceppaloni ; dall'ex avvocato dei pentiti sottosegretario Li Gotti, missino trasformista che Sofri ebbe a suo tempo a definire “un teppista” ; e non so se devo aggiungere il senatore sociologo Luigi Manconi da Lotta Continua, poi Verdi, ora Ds e domani Pd. Devo solo dire che, pur con tutta la volgarità “kitsch” da nuovo ricch…issimo, strenuo imitatore di look alla Franco Califano, il dottor Berlusconi Silvio non era arrivato all'empietà di sfoderare in uno sghignazzo i suoi 64 denti aguzzi, come ha fatto coi suoi -- denti da vecchio boiardo dell'industria di Stato, da esponente della "razza padrona" clerico-carrista -- il kapataz del Governo in carica Prodi Romano. Che lo ha fatto svergognatamente mentendo, non so se sapendolo o no (d'altronde non saprei dire cosa sia più grave), col suo straparlare vaniloquiante e sguaiato di “brillanti operazioni anti-terrorismo della polizia francese”, la quale avrebbe  “assicurato alla Giustizia una pericolosa latitante”. Ora, in una semiosfera non impazzita, un termine come “pericoloso” si riferirebbe a qualcosa di attuale, o di prossimo venturo: il Signor Presidente del Consiglio dei Ministri della Repubblica Italiana ha dunque incontrovertibilmente mentito: meglio - innanzitutto per lui -- sarebbe che cercasse di far dimenticare almeno questa ulteriore abiezione dentro una già  infima storia ignobile, ritrattando una falsità patente. (…)  

     Nella lettera a Francesco dicevo - e tenterò, se potrò, di tornarci su - che non va comunque dimenticato che per la verità un tasso insopportabile di omicidî bianchi ha caratterizzato il sistema padronale italiano come fenomeno (si diceva un tempo) “strutturale”. E' probabile che la precarizzazione e le forme di super-sfruttamento che si scaricano in particolare sulla migranza, con condizioni di lavoro e di vita che arrivano in qualche caso a sfiorare le forme estreme del capitalismo dell' “economia socialista di mercato” nella Repubblica popolare cinese, producano un'ulteriore impennarsi di questo sterminio silenzioso. Certo è che né una modalità e forma, né una legge - che pure va combattuta - né i suoi mèntori e demiurghi devono finir per costituire un diversivo, una sinneddoche, una pars pro toto, che occulti la natura del “sistema mondiale integrato” (come lo definivano Deleuze e Guattari)  capitalistico-statale, o se si vuole, tecno-economico-politico. Ecco: ai compagni che pudicamente parlano sempre di "neo-liberalismo" e non oltre, più a fondo, alle radici, vorrei dire in proposito, in tutta fraternità : “camarades, encore un effort !”, ancora uno sforzo per essere sovversivi, con una qualche chance di effettualità… 

      Caro Francesco, solo per ricordarti ciò che sai: che i morti e i feriti sul lavoro sono appena la punta dell'iceberg dei morti di lavoro. I Gap di Giangiacomo Feltrinelli, “Osvaldo”, cominciarono col sabotare le betoniere dei cantieri dei morti ammazzati per cupidigia padronale di profitto: nel nome di Canossi, che non era un eroe partigiano, ma un semplice muratore crepato cadendo da un'impalcatura. 

      I “sepolcri imbiancati” che attaccano Francesco sono, oltretutto, quelli che, nel quindicennio trascorso di vita malvissuta di questa caricatura sinistra che è la “prima Repubblica &mmezzo” in eterno corso d'opera,  hanno quasi integralmente sostituito nel cuore di quelli e quelle di cui son riusciti a manipolare l'infelicità, hanno sostituito, dicevamo, all'esercizio della critica radicale e, in fondo, all'inimicizia dichiarata, un' assurdità atroce, la denuncia, la propaganda peraltro “autistica”, a proprio uso e consumo, e divenuta succedaneo, 'prodotto di sostituzione' del pensare.

      Hanno sostituito a questo, alla confutazione, alla lotta, la spasmodica ricerca di un colpevole personale, il legittimismo vittimistico/

/colpevolizzante, l'ossessione del punire. Lo hanno fatto, per fini di pura faziosità da concorrenza di mercato (competitività/concorrenza sia pure talvolta feroce, 'a morte', che implica però sempre una relazione mimetica iperbolizzante la specularità omologica dei poli costituenti 'Coppia' ).

      Hanno sparso a piene mani la 'passione triste' del risentimento, nel mentre che esorcizzavano l'inimicizia, alla quale venivano a sostituire  un moralismo giustiziere ad hominem, una sorta di 'razzismo morale'  che prende la forma di pervasiva tossicomania penale:la quale, alla fine, si coalizza coll'odio di classe dall'alto in basso, censitario, contro i poveri, gli “stracciaculi”, la schiuma, e soprattutto quanti fra essi che si rifiutino di finire 'sommersi' e zitti, e anche semplicemente resistano.  C'è da aggiungere che, nella loro assoluta assenza di riflessività e simmetria dei giudizi, si sono ovviamente ben guardati dall' applicare al giustizierismo populista nella forma di terrorismo giudiziario le critiche che con aria da Soloni avevano tanto bene saputo sfoderare nei confronti di azioni dirette come quelle della “Brigata Gap Canossi”.   

      Caro Francesco, a questi esorcisti di ogni forma di insorgenza violenta e per questa via di ogni conflitto e perfino di ogni elementare gesto di libertà, occorre opporre, per cominciare, il più glaciale disprezzo. L'estraneità più ostile alle loro chiamate a schierarsi dietro, sotto le loro bandiere-specchietto per allodole. Anche quando assomigliano a qualcosa di accettabile. Anche quando possono assomigliare, occorre lasciarli andare da soli, e noi per nostro conto. Insomma : “a chi chiama / rispondiamo NO !”.

      Anche quando dovessero sembrar proporre nostri stessi obiettivi, resistenze, controffensive, attacchi, alle scadenze loro, sottraiamoci. Scegliamo date, piazze, tempi e luoghi diversi, distanti, che non s'incrocino. (Tra l'altro, questi “buoni a nulla capaci di tutto (il peggio) in nome di

niente (ormai, oltretutto)” sono anche come decerebrati : dunque all'inizio, puoi star tranquillo, sarebbero tutti contenti di una nostra diserzione dalle loro piazze, le “loro” piazze! Penserebbero che noialtri “sporchi e cattivi” togliamo il disturbo, e li lasciamo celebrare i loro spettacolONI, nei loro teatrini…, poi che prendono le strade delle città come i loro salotti buoni… E noi…, noi : basta, già dato! ). 

      Basta, già dato: Pensa solo al Trentagiugno 'opening night' (opening ni…cht?) del LuglioSessanta quarantasette anni fa a Genova, tra i carrugi della “Casbah” e piazza De Ferrari; pensa a quarantacinqu'anni fa, PiazzaStatuto - lo racconta in un bellissimo rap Sante Notarnicola, puoi trovarlo “su Internet” -- ; pensa a Praga a Goteborg a Genova 2001 ; pensa a Milano un paio d'anni fa… Basta con l'andargli a fare le teste di turco, gli ascari, le tricoteuses, la teppa populistica che - a prezzo di collaborare all'annientamento di ogni propria autonomia, fa da concime (del tipo del 'white shit' o dei 'cekisti'... eddiciamocelo!) all'instaurarsi di un potere, e anche di un 'Terrore' (nel senso specificamente della normalizzazione rivoluzionarista-controrivoluzionaria costituita dal modello giacobino reincarnato dal bolscevismo), di un regime statale del tipo di quello che Makajeskij definiva “il socialismo degli intellettuali”.

      Basta col precipitarci come il toro contro la muleta ad ogni loro 'chiamata'… che  poi il primo giorno va bene, ben-veniamo, e dopo due giorni cominciamo a puzzare - “magliette a strisce-lumpen, teppisti, sfascisti, schiuma, poco-di-buono, casseurs, 'selvaggiume', 'canaglia pezzente', lumpen-pronti-a-vendersi-per-niente”, diciamo pure 'racaille'… Il terzo giorno poi, diventiamo sospetti, “loschi, provocatori (con la O chiusa, proprio, manco aggettivo, no : pronome, 'sostantivo', come avviene per 'Terrorismo' e 'terroristi' nel caso dei  Paolo Bolognesi e dei loro infami Maestri tipo Tranfaglia col suo 'Doppio Stato'…[°°°]). Basta, insomma, con l'andare avanti, buttarci allo sbaraglio per loro, col rappresentare una nuova figura della “carne-da-cannone” come quella che “..Voi marciate ma, attenti! :  il nemico marcia alla vostra testa...”, come diceva Brecht della carne da trincee e “salta o crepa!”, salta fuori e bùttati contro reticolati, snipers e nidi di mitragliatrici, o crepa sparato alle spalle dall'ufficiale  (e si potrebbe/dovrebbe dire, piuttosto, oggi e da gran tempo, 'nella vostra testa'…).

      Basta con l' essere come 'destinati' già prima, già in partenza a fare poi da capri espiatorî  da sconfessare, stramaledire, “ingrassandosene” dunque prima e dopo, all'andata e al ritorno, al dritto, & al rovescio

      Basta : bisogna dire, e innanzitutto dirci, che, per cominciare, noi scegliamo date, luoghi, contesti, forme, obiettivi, passioni altri, radicalmente diversi, incompatibili.  Nojaltri : “ComuN'autonomi”, libertari… Nojaltri [al maschile, al femminile e comunque si voglia declinare], starei per dire, “Comunarderìa”...

[Qui, caro Francesco, si aprirebbero porte dietro porte dietro porte... C'è una canzone -vedi?- che a prima vista sembra rivoluzionaria, ma traduce la doppia arroganza e il segno della controrivoluzione lassalliana[forse che dovrei citare, come luogo dove trovare una qualche 'divulgazione' sul “praxèma-Lassalle” &tcetera, il piccolo <Vademecum>, di Orest'&C, immaginapoli edizioni, libro al 'top one' dell'invenduto ?], traduce l'arroganza “becchina” delle due prime 'Vulgate' lassallo-kautskiane, quella socialdemocratica, in ispecie tedesca, e quella bolscevica.

Recita, la canzone : 'Non siam più la Comune di Parigi / che tu, borghese, schiacciasti nel sangue/ Non più plebi umiliate e derise / ma la gran massa dei lavorator '. Ah, si? “Plebi umiliate e derise” le moltitudini della primavera '71? Quelle del “18 marzo, che sarà sempre e dovunque la più gran festa del proletariato” ? Quella Comune che fa parlare Marx di “forma finalmente scoperta” che mostra che “il proletariato non può liberarsi che da sé” ? [...]. 

  Mi vengono alcune considerazioni : invece di seguire in toto o esecrare in blocco le considerazioni di Marco Revelli sulle macerie anche 'antropologiche' novecentesche da abbandonare, perché - non foss'altro che, in qualche caso, per astuzia da 'puer fortis et malitiosus' - non si circoscrive ciò che va rigettato alla contraffazione d'origine kautskiana di un Marx “lassallizzato”, di un 'asse ereditario' giacobino-bolscevico ricostituito post festum, a ritroso, e il cui specifico è non già l'inimicizia e la violenza ma la sua forma “eccezional-statalista”, e più specificamente la falsariga del 'Terrore'

  Su questi nodi, Francesco, credo si dovrebbe anche applicarsi e riapplicarsi: per quanto mi riguarda, sto mettendo a punto alcuni contributi che da qui si dipartono]. 

      Se no, se non almeno questo, cosa vuol dire, di grazia, “esodo”?  Sarà, o no, più facile praticare, intanto, una risoluta fuoriuscita, un radicale distanziamento rispetto a questa superfetativa 'munnezza' figurata, la loro, che svincolarci dai tentacoli sistemici a livello di “vita materiale” (sistemi di trasporto, energia, acqua, telecomunicazioni…, e chi più ne ha più ne aggiunga… che so, pompe funebri, salute…) ?. 

Ora devo 'staccare'. 'Tu chiamale, se vuoi…ossessioni', per me fa lo stesso.

                    

            Intanto ti/vi saluto,

Sapri, 28 agosto 2007                                          Oreste

                                                                                                                 (segu…irebbe, continu...erebbe.

      E potrebbero anche seguire interventi, adesioni, o correzioni di quanti e quante in qualche modo si riconoscessero nel drittofilo di questo punto di vista. Ah, dimenticavo: quasi non correggo per evitare di (ri)riaprire il file e non finirla più).   

                                                                    Un abbraccio.  Os   

                                                                                                                                   
 

                                                                                 


 
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29 août 2007 3 29 /08 /août /2007 14:19
(SEGUIRÀ VERSIONE IN ITALIANO)

Mardi 21 aou t 2007, dans l’apres-midi, a Argenteuil (Val d’Oise). Notre amie Marina Petrella est convoquée, cela la surprend, pour des formalites administratives concernant une voiture qu'elle a vendu il y a plus d'un an. Elle s'y rend avec son mari et leur fille de dix ans. Ces formalités sont vite réglées. La démarche est vite reglée, pourtant les fonctionnaires continuent de la questionner, cherchant a gagner du temps. La fillette est fatiguée, le mari sort avec elle du commissariat, Marina restant seule avec les policiers. Après plus d’une heure d'attente devant le commissariat, l'enfant angoissée et l’homme inquiet y retournent  juste à temps pour voir, efrayés, Marina être menottée et emmenée par des policiers qui l’empechent de leur parler.

Qui est cette femme brutalement arrachée à sa vie?
Marina Petrella est italienne. Elle vit en France depuis 1993 et est titulaire depuis 1998 d’une carte de séjour de dix ans délivrée par la préfecture de police de Paris.  Au cours de toutes ces années, elle s'est investie dans son métier d'assistante sociale auprès de plusieurs mairies et associations de la région parisienne. Mère d'une fille déjà, elle a eu une autre fille qui était présente à son arrestation. Mais, il y a trente ans, en Italie, elle a participé à ce large mouvement de révolte anti-capitaliste qui a vu des dizaines de milliers de jeunes militants italiens s'engager politiquement, et dont la révolte a souvent été jusqu'aux armes. Poursuivis par une justice d'exception, parfois après des années de prison, plusieurs centaines d'entre eux se sont réfugiés en France où le Président de la République affirmait le «refus de toute extradition politique». Alors que la nécessaire amnistie pour les délits commis dans les années 60 et 70 est refusée par l’Etat italien, cette politique a été maintenue sans interruption vingt ans durant et dans des contextes politiques divers, se posant ainsi en principe de fait de la République française.

Pourtant  ce principe a été bafoué une première fois en aout 2002, quand Paolo Persichetti a été remis aux autorités italiennes puis deux ans plus tard, avec la tentative d'extradition de Cesare Battisti.
Aujourd'hui, c’est au tour de Marina d’être incarcérée, elle est menacée d'etre livrée à un Etat
italien qui ne connaît que la loi du talion: Marina risque la réclusion à perpétuité pour des faits
datant de plus de 30 ans !
Qu'en est-il alors de l’état réel du droit de ces italiens ?
Sont-ils condamnés à continuer de subir en France cette décimation annoncée?
Certes l’État italien, droite et gauche confondues, société politique et ordre judiciaire, tenants d'une idéologie de la solution pénale aux conflits sociaux et politiques, dégainent à l’unisson une implacable volonté de justice comprise comme vengeance infinie.
Le comble c'est que partout dans le monde,du Rwanda aux territoires occupés, en passant par l'Irlande,  les vertus de l'oubli et du renoncement à  la vengeance sont préchées par ces mêmes gens aux fins de la réconciliation et de la paix. Et ce non sans ignorer qu'il existe, de part et d’autre de tout conflit, les familles des victimes, des mères, des fils pour qui «Ce serait comme si l’on tuait les notres une seconde fois ! » .
En revanche, dans le cas de cette poignée de gens réfugiés en France, ils considèrent que le temps est comme arreté, que le crime est imprescriptible. Le choix de ces militants, cette violence qui s'est appelée révolutionnaire et que l'Etat Italien à combattue en son temps (6000 prisonniers politiques, dont Marina qui a passée 8 ans en prison), constitue le mal absolu, l’inconcevable qui doit être traqué à travers le temps et l'espace jusqu'à rattraper à 30 ans d'intervalle une femme
et sa famille un jour d'août au commissariat d'Argenteuil.
La machine à punir obsessionnelle et aveugle des Etats italiens et français croit pouvoir tranquillement broyer la vie de Marina. C'est compter sans notre acharnement à enrayer sa mécanique perverse.

Reunion d’information et de discussion afin de continuer la mobilisation
vendredi 7 septembre à 18 h au CICP
21ter rue Voltaire métro rue des Boulets

Commençons par éclairer la cellule de Marina de notre solidarité, innondons là de nos cartes postales :
Marina Petrella, numero d'écrou 9612
Maison d'Arret de Versailles, 28 av de Paris - 78000 Versailles

contact:       marina@internetdown.org

(le mail verranno recapitate in qualche modo, ma è preferibile utilizzare la posta tradizionale)


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26 août 2007 7 26 /08 /août /2007 20:11

L'Humanité

Article paru
le 24 août 2007
Justice . Plusieurs faits troublants mettent à mal la thèse officielle du hasard dans l’interpellation de l’ex-activiste italienne.

Guet-apens ou infortune aux conséquences dramatiques ? La question mérite d’être posée au lendemain de l’arrestation de Marina Petrella, ex-membre des Brigades rouges. Convoquée au commissariat d’Argenteuil pour une vague histoire d’accident impliquant un véhicule ne lui appartenant plus, celle qui a déjà passé huit ans dans les geôles italiennes a depuis été incarcérée « sous écrou extraditionnel » à la maison d’arrêt de Versailles (lire notre édition d’hier). Difficile d’imaginer que les forces de l’ordre ignoraient le profil de la future auditionnée. Un simple clic de vérification sur leurs fichiers informatisés, comme le veut la procédure, leur a vraisemblablement suffit pour trouver que Marina Petrella était fichée avec une demande d’arrestation immédiate. De plus, les services de renseignements français n’ont jamais perdu la trace de celle qui - au côté de onze autres ex-activistes - figure sur la liste négociée entre la France et l’Italie en 2002, concernant les réfugiés à extrader en priorité.

La réaction quasi immédiate de Romano Prodi, suite à l’interpellation de Marina Petrella, met également à mal la thèse officielle du simple hasard. Le président du Conseil italien n’a-t-il pas remercié le gouvernement français et les « hommes de l’antiterrorisme français qui ont mené cette opération importante » ? « Quand je suis arrivé en France en 1982, je ne prenais pas au sérieux les mises en garde de nos soutiens français qui répétaient que les coups tordus se faisaient après le 15 août, témoigne l’ancien activiste Oreste Scalzone, animateur du comité de soutien à Marina Petrella (1). Depuis, l’histoire m’a donné tort. J’ai moi-même été arrêté fin août, tout comme Paolo Persichetti (extradé il y a cinq ans, jour pour jour) ou d’autres qui, eux, ont été relâchés. Sans verser dans la paranoïa et voir des complots partout, difficile de croire à une simple coïncidence. »

Quid de l’avenir judiciaire de Marina Petrella qui a fêté, hier, ses cinquante-quatre ans derrière les barreaux ? Son avocate, Irène Terrel, confirme que sa cliente « va s’opposer à son extradition ». Le conseil entend, dans les jours à venir, faire une demande de mise en liberté. Si elle était rejetée, sa cliente devra attendre entre vingt et trente jours la décision de la chambre de l’instruction de la cour d’appel de Versailles, chargée de juger de la validité des documents extraditionnels envoyés par les autorités transalpines. En cas d’avis favorable, la procédure d’extradition pourra être contestée devant la Cour de cassation. Si la haute autorité confirmait le renvoi en Italie, le premier ministre signera un décret d’extradition qui pourra être attaqué devant le Conseil d’État et, plus symboliquement, face à la Cour européenne des droits de l’homme. Le bras de fer judiciaire ne fait que commencer.

(1) Une réunion publique se tiendra aujourd’hui à 18 heures au CICP, 21 ter, rue Voltaire à Paris.

Sophie Bouniot

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26 août 2007 7 26 /08 /août /2007 19:56
Marina PETRELLA
n° d'écrou 9612
maison d'arrêt de Versailles
28, av. de Paris
78OO0 VERSAILLES





...basta anche una semplice cartolina ;-)
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24 août 2007 5 24 /08 /août /2007 20:25
radiondadurto 4 Ago. 18.08 -

ASCOLTA LA TRASMISSIONE


Gli esuli politici in francia si mobilitano in favore di Marina Petrella, ex militante delle Brigate rosse, arrestata martedì e oggetto di una richiesta d'estradizione da parte delle autorità italiane; era stata condannata all'ergastolo in contumacia al processo Moro Ter per le azioni compiute dalle Brigate Rosse tra il 1977 e il 1982 a Roma. Marina viveva a Parigi alla luce del sole, aveva un lavoro come assistente sociale e un permesso di soggiorno di dieci anni. Sentiamo una trasmissione con le valutazioni di Oreste Scalzone, esule politico e tra i promotori delle mobilitazioni e Irene Terrel, l'avvocato di Marina Petrella, per il punto giuridico della situazione.




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