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5 août 2007 7 05 /08 /août /2007 12:55
Scalzone, D' Elia e gli altri: così si cancella il diritto
«Non si può esigere il fine pena mai extragiudiziario»
Russo Spena: c' è il problema della chiusura di quegli anni

(3 agosto, 2007) Corriere della Sera  Gallo Giuliano
          

ROMA - Oreste Scalzone, da sempre abituato a non misurare le parole, è quello che ci va giù più pesante di tutti: «Paolo Bolognesi mi sembra un funzionario della pubblica celebrazione del dolore, uno che rappresentava un grumo di dolore collettivo e lo ha trasformato in una routine di mestiere».

Mentre Sergio D' Elia, allevato alla scuola non violenta di Marco Pannella, premette: «Mai polemizzerò con chi ha vissuto il dolore sulla sua pelle». Ma poi si ribella anche lui alle parole del presidente dell' Associazione familiari vittime di Bologna. «Non si può fare a fette la vita delle persone, non si può esigere un "fine pena mai" extragiudiziario, pretendere che si debba restare cristallizzati a quegli anni. Significa cancellare quel poco di Stato di diritto che esiste in questo Paese».

Infine Giovanni Russo Spena, presidente dei senatori di Rifondazione, tirato in ballo in maniera obliqua da Bolognesi, per aver chiesto - accusa il presidente dell' Associazione - la grazia per il latitante Cesare Battisti, che peraltro non è latitante ma detenuto in un carcere di San Paolo del Brasile. «Per la verità non ho mai chiesto la grazia per Battisti - replica dunque Russo Spena - ho solo detto che c' è un problema di chiusura degli anni di piombo. Le stesse cose dette dal ministro degli Esteri francese. E ho ricordato che il Brasile non ci vuole restituire Battisti perché in Italia non esiste l' istituto delle revisione della pena per chi è stato condannato in contumacia».

Il j' accuse di Bolognesi, che ha tuonato contro l' «estrema indulgenza» nei confronti dei terroristi e i «tanti amici dei terroristi» seduti in Parlamento, sembra aver toccato molti nervi scoperti. Soprattutto fra quelli che il presidente ha nominato con nome e cognome. Scalzone, più che parlare di se stesso («Ho sempre rispettato il dolore, nessuno può accusarmi di non averlo fatto, ma c' è un limite...») preferisce prendere le difese di Renato Curcio. Usando il fondatore delle Br come modello di discussione: «Qualcuno ha parlato di "Paese normale". Bene, in un Paese normale il dottor Renato Curcio è una persona che ha scontato interamente la sua pena. E dunque deve essere ritenuto un cittadino da rispettare, non meno del signor Bolognesi. Perfino i teocon americani hanno rimproverato Bush quando si è spinto a parlare di "giustizia infinita"...». E alla fine anche il vecchio contestatore irriducibile si richiama allo Stato di diritto: «Se si mette in discussione il "fine pena", si calpesta qualsiasi sopravvivenza di Stato di diritto». Proprio come aveva fatto D' Elia e come, con toni più pacati, fa Russo Spena: «Comprendo il dolore delle vittime, e mi sento loro vicino. Ma è indispensabile non perdere la barra dello Stato di diritto». Scalzone non rivendica il suo passato, non cerca giustificazione né attenuanti. D' Elia invece (forse perché la sua posizione politica gli ha procurato molti attacchi in questi ultimi anni) lo fa con grande decisione. «Tutto si può dire di me, tranne che definirmi amico dei terroristi. In galera io ho rischiato la pelle, per portare avanti la lotta per la dissociazione. Gli irriducibili mi davano la caccia. La mia lotta al terrorismo ho cominciato a farla lì. E sono passati più di vent' anni. Ora sto cercando di riparare a quell' errore con l' ultimo quarto di vita che mi resta».

Il processo e le condanne 11 LUGLIO 1988 In primo grado quattro ergastoli alle persone ritenute esecutori materiali della strage di Bologna: Massimiliano Fachini e Sergio Picciafuoco, Francesca Mambro e Valerio Fioravanti. Otto le condanne per banda armata, quattro quelle per depistaggio 30 GENNAIO 2000 Il Tribunale dei minori assolve Luigi Ciavardini dal reato di strage e lo condanna per banda armata. Nel 2002, in appello, è riconosciuto come esecutore materiale e condannato a 30 anni. Nel 2003 la Cassazione annulla la sentenza, nel 2004 la Corte d' Appello torna a pronunciarsi: è condannato a 30 anni, sentenza confermata poi in Cassazione

             
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21 juillet 2007 6 21 /07 /juillet /2007 02:35
Il Giornale (di Gian Marco Chiocci - venerdì 20 luglio 2007)


Preparatevi, perché l'autunno sarà caldo. Esattamente come quarant'anni fa, quando di questi tempi nasceva Potere Operaio, sigla della sinistra extraparlamentare voluta dal professor Oreste Scalzone, culla di futuri brigatisti nonché di tre tesserati responsabili del rogo di Primavalle a Roma. Quarant'anni dopo, rispolverato il simbolo del pugno nero, con la benedizione del «cattivo maestro» rientrato dalla Francia in seguito alla prescrizione dei reati, «Pot.Op» rinasce. Ovviamente in fabbrica. Ufficialmente ripudiando la lotta armata. Curiosamente nello stesso stabilimento Fiat di Pomigliano d'Arco dove oltre alle ammiraglie dell'Alfa Romeo si sfornano scritte bierre e volantini inquietanti, il più noto dei quali datato 20 marzo 2002, distribuito dallo Slai Cobas a cadavere di Marco Biagi ancora caldo: «Non verseremo una sola lacrima per i loro morti perché loro non versano una sola lacrima per i nostri morti. Nessuno piange gli operai che muoiono sul posto di lavoro», come il caposquadra Antonio D'Amico, investito da un carrello impazzito.

LA FABBRICA DEL DISAGIO Con il delegato provinciale Vittorio Granillo, autore di quel volantino insieme alla ex parlamentare Mara Malavenda, ci addentriamo nella catena di montaggio di questa produzione ideologica che tanto preoccupa la Digos, il Ros dei carabinieri e i sindacati che non si riconoscono nella sortita di Domenico Mimmo Mignano, idolo e icona dei 5.200 cipputi di Pomigliano d'Arco. «Mimmo era un nostro iscritto, poi è stato sbattuto fuori all'unanimità, democraticamente, perché noi dello Slai Cobas le decisioni le prendiamo democraticamente». Questo per dire che quella capatosta di Mignano «a forza di fare da solo e di avere una versione personalistica del sindacato, s'è ritrovato a fare politica con una sigla bruciata dalla storia che ha fatto solo danni e che lui vuole riproporre, vedendosi con quello là». Che poi sarebbe Oreste Scalzone, uno che a Napoli - all'università come in fabbrica - è ormai di casa. Granillo si dice scettico sulla svolta poteroperaistica dell’ex associato, non commenta l’ossessiva attenzione delle forze di polizia ai sit-in e alle assemblee del neomovimento (alcune informative segnalano la partecipazione di Potere Operaio al convegno dei Carc, formazione ripetutamente sfiorata dalle indagini sugli omicidi targati Br); conferma invece quanto si sussurra ai reparti Cs1 e Nastro-saldatura circa il continuo apparire di graffiti firmati con la stella a cinque punte. «Non sappiamo se è una sinergia per rompere il fronte dell’unità dei lavoratori o se è una provocazione. Bisogna stare attenti ad accostare ogni cosa al terrorismo. Noi con Biagi facemmo una critica politica eppure ci accusarono di essere, più o meno, dei fiancheggiatori. Chi ha detto quelle cose, ha perso tutte le querele. L'ultima vinta è da 30mila euro».

 RIVOLUZIONE AL GAMBRINUS Granillo si morde la lingua per non infierire sul nuovo Scalzone «che prima difende il direttore e poi lo attacca», che «anziché pensare a chi fatica a 40 gradi di calore nelle catene di montaggio o rischia di trinciarsi una mano al montaggio 147», presenta il nuovo Potere Operaio convocando «i compagni e le compagne nel salotto buono della borghesia cittadina». Quello, per intendersi, frequentato da D’Annunzio e Oscar Wilde, come da Edoardo Scarfoglio o dagli imprenditori blasonati e dalla politica tutta, partendo da Gava e Pomicino per finire a Bassolino e Napolitano: il caffè Gambrinus. Il Masaniello-operaio una risposta ce l’ha pronta. Fuori dal turno di lavoro, la serve al Giornale quand’è ora del caffè. «È stata una provocazione, per dire che noi non ci sentiamo cittadini di serie B. Non è giusto che Prodi, Bertinotti e altri cosiddetti politici di sinistra siedano lì e noi no. Loro - dice Mignano - sono stati eletti con i voti degli operai ma da tempo non ci rappresentano più: ecco perché il Gambrinus. D’ora in avanti niente sarà più come prima». L’ex Cobas che ha controfirmato una pubblica risoluzione dove si dice che la «sola difesa sindacale non basta più», nello stesso documento spiega che è giunto il momento «di rimettere in moto, dopo 40 anni, in forme attuali, l'idea ma soprattutto il movimento del Potere Operaio. Perché se i tempi e i modi sono oggi differenti», resta comunque da risolvere il problema dello sfruttamento, del carovita, del precariato, dei morti sul lavoro, dei sindacati amici dei padroni. «Perché - attacca Mignano - a comandare in fabbrica come nella società sono sempre i padroni che non hanno mai lavorato e nemmeno rischiato con i propri soldi visto che lo Stato continua a regalare contributi, sgravi, talvolta anche intere fabbriche per pochi spiccioli». Il riferimento a Romano Prodi non è casuale, conferma il sindacalista di Pot.Op: «Ecco perché l’autunno sarà caldo. Stiamo studiando forme di lotta durissime, ci faremo sentire e saremo tanti in una manifestazione contro l’ingiustizia sociale destinata a lasciare il segno. Ci organizzeremo perché la situazione è a un punto di non ritorno: l’operaio non arriva alla terza settimana, i licenziamenti sono quotidiani, non riusciamo a pagare l’affitto».

Autunno bollente. «A cominciare dalle fabbriche Fiat di Pomigliano, Mirafiori, Melfi, Termini Imerese e via via allargando l’orizzonte». Saranno - giura - molti ma molti di più dei Trecento operai che, come gli spartani alle Termopili, davanti ai cancelli di Pomigliano picchettati dai simpatizzanti dei Carc, di Senza Censura e dai Disoccupati Autorganizzati di Acerra, si sono detti pronti a immolarsi per la causa. «L’idea piace, ci stiamo ragionando. Anche la riformulazione della sigla Potere Operaio sta riscuotendo un successo che non immaginavamo». Se Mignano faccia tutto da solo o sia eterodiretto dal cattivo maestro, la polizia non ha dubbi: «C'è Scalzone dietro. Si sono incontrati». L'interessato conferma a metà: «Con Oreste ci siamo visti più volte, sia a Roma che a Napoli perché lui spesso è qua». Il vecchio e il nuovo. C'è da temere il peggio nello stabilimento dei conflitti e degli scioperi? Mignano abbassa i toni: «Nessun timore. Erano altri tempi, quelli, anche se questi non scherzano. Se però continuano a prendersela con i lavoratori, bisognerà reagire». Con la loro stessa durezza, aveva sibilato in precedenza l'operaio rivoluzionario accostando la fine della dittatura all’insurrezione partigiana. «All’ultima assemblea i poliziotti ci hanno schedato e fotografato quando in realtà eravamo lì per protestare contro Sergio Marchionne che vuole introdurre il sabato lavorativo. Tornando a Potere Operaio, inizialmente è stata una provocazione, abbiamo lanciato un sassolino nello stagno per sondare le reazioni». La prima è comparsa l’indomani su un muro poco distante l’entrata dello stabilimento: «Il comunismo è il nostro programma, con il Partito conquistiamo il potere, Stato e Padroni fate attenzione, nasce il partito dell’insurrezione». Firmato Pot.Op, come quarant'anni fa.
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9 juin 2007 6 09 /06 /juin /2007 15:56





Il diario della sciopero della fame contro il "mostro" di Acerra. Una testimonianza della lotta di una comunità contro l'incerenitore, per la salvaguardia della salute e dell'ambiente, una lotta contro le logiche del profitto, per cercare un diverso modo di vivere. Una lotta su cui non è stata ancora scritta la parola fine.








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23 mai 2007 3 23 /05 /mai /2007 21:19
23 maggio 2007 - ore 17,30
L'Aquila presso comunità Amiternina
 
Le condizioni del vivere. Ripensare il cambiamento. Aprire nuovi percorsi di liberazione
incontro dibattito
 
intervengono Oreste Scalzone e Luciano Onori partecipa Antonio Nardantonio -candidato alle elezioni comunali  nelle liste del Prc/Se
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14 mai 2007 1 14 /05 /mai /2007 16:04
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7 mai 2007 1 07 /05 /mai /2007 17:19

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25 avril 2007 3 25 /04 /avril /2007 09:47
"Sono un cattivo maestro. Non sono mica un professore io. Sono come uno che muore e poi risuscita. Sono quindi un privilegiato perché vengo a parlare in pubblico e c'è della gente che mi ascolta". Si presenta così Oreste Scalzone, ex fondatore di Potere Operaio e leader di Autonomia Operaia negli anni Settanta, agli studenti dell'università L'Orientale che si sono riuniti questa mattina in assemblea contro l'aumento delle tasse previsto per il prossimo anno.

Scalzone nel 1979 viene arrestato nella sede della rivista Metropolis ed è accusato di associazione sovversiva, banda armata e rapina. Nel 1981 è condannato a sedici anni di reclusione ma, approfittando della libertà provvisoria ottenuta grazie a problemi di salute, scappa in Corsica grazie all'amico Gian Maria Volonté e si trasferisce a Parigi dove rimane fino a febbraio scorso. Intanto i suoi reati sono prescritti come costatano il 17 gennaio 2007 i giudici della Corte d'assise di Milano. E lui torna in Italia. Nessun pentimento. "Mi pentirò dopo che lo avrà fatto il presidente della Repubblica Napolitano che ha un passato che non tutti ricordano. Io invece rifarei tutto quello che ho fatto".

Passato ma anche presente. "La gente oggi pensa poco insieme agli altri prima di agire. I politici rispondono a logiche di mercato. In passato ho avuto con i compagni anche contrasti aspri ma c'erano gli ideali. Prendete Bertinotti, ad esempio, che non è più comunista. Il comunismo vero è quello di Marx".

Poi quando si diffonde nella sala la notizia che è morto un operaio di 73 anni a poca distanza da Palazzo Corigliano, Scalzone commenta l'episodio: "Tra ieri e oggi ci sono stati quattro morti 'di lavoro' più che 'sul lavoro' a Napoli. Oggi bisogna prostituirsi per fare l'operaio anche se la vera fabbrica dei nostri tempi è il call-center. Tutto funziona peggio che in una catena di montaggio".

www.unisob.na.it/

 
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22 avril 2007 7 22 /04 /avril /2007 22:06
Martedì 24 Aprile
Ore 11.30
Aula delle mura greche  Palazzo Corigliano Istituto Universitario Orientale
Oreste Scalzone incontra gli studenti universitari in lotta contro
l'aumento delle tasse per l'accesso al sapere
Ore 18.30
CSOA Officina 99 Proiezione  di  "frammentAzione e parole" immagini di R. Cascone
Ore 19.00
CSOA Officina 99 Dibattito Pubblico con Oreste Scalzone Oltre
l'emergenza, l'autonomia dei movimenti per rilanciare le lotte sociali
Ore 22.00 Concerto con Zulù (ex 99 Posse) e Bisca


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18 avril 2007 3 18 /04 /avril /2007 23:19
Finisce in maxi-rissa la lezione universitaria del «prof» Scalzone
Il Giornale
di Mariateresa Conti - giovedì 19 aprile 2007
da Palermo


Era nato all’insegna delle polemiche. Ed è finito peggio, con scontri fisici, feriti da entrambe le parti, auto danneggiate e conseguenti identificazioni. Il motivo? Un incontro organizzato dal Collettivo universitario autonomo della facoltà di Lettere dell’Università di Palermo con l’ex leader di Autonomia Operaia, Oreste Scalzone, nell’ambito del ciclo di seminari «Il filo rosso della rivolta». A farne le spese, il deputato regionale di Alleanza nazionale Salvino Caputo, «respinto» fisicamente mentre tentava di entrare in facoltà, accompagnato da un consigliere comunale dello stesso partito, Raoul Russo, per assistere al dibattito; e un ragazzo, Massimiliano Lombardo, consigliere dell’Unione degli studenti palermitani, ferito mentre tentava di dividere i contendenti. Danneggiate pure alcune macchine parcheggiate.
Cominciato male e finito peggio, si diceva. Già, perché nei giorni scorsi l’annunciata visita di Scalzone era stata costellata da una serie di polemiche. Il preside della facoltà di Lettere dell’ateneo palermitano, Giovanni Ruffino, aveva infatti vietato l’incontro. O meglio, aveva rimarcato che tutte le aule erano occupate, che non c’erano spazi disponibili, che le lezioni non potevano essere interrotte, e che quindi Scalzone poteva sì entrare in facoltà, ma senza entrare nelle aule. Aspro scambio di battute a distanza, polemiche, e poi la decisione del Collettivo di svolgere comunque la manifestazione. In uno spazio comune – l’ampio atrio della facoltà – con poche decine di sedie pronte ad accogliere il pubblico, circa 200 persone. La tempesta era nell’aria. Prove di savoir fair con lo scambio di saluti e punzecchiature tra il preside e l’ospite (immortalato da Le Iene). Quindi via ai lavori.

La «bomba» è esplosa intorno alle 17, quando all’ingresso della facoltà si sono presentati i due esponenti di An. Un gruppo di otto ragazzi li ha bloccati ai piedi delle scale. «Vogliamo assistere al dibattito», ha protestato l’onorevole Caputo. Ma la «muraglia» umana alle spalle del primo sbarramento si è ingrossata. Parole grosse, spintoni. Quindi il patatrac, quando un giovane arrivato in motorino, il volto semicoperto dal cappuccio di una felpa, ha tirato fuori una catena e a cominciato a colpire all’impazzata. È stato l’inferno. Sono volati calci, pugni, pietre – una ha anche colpito alle spalle un fotoreporter, Michele Naccari – bottiglie. Davanti alla facoltà è arrivato anche un drappello di giovani di destra, i volti coperti da caschi, in mano uno striscione con su scritto «Fuori i terroristi dall’università». La Digos era già presente, ma c’è voluto circa un quarto d’ora perché a Lettere arrivassero gli agenti di polizia in forze. Quando sono scoppiati gli scontri, lo stesso Scalzone è intervenuto. A difesa dei ragazzi del Collettivo: «Lodo i compagni che hanno impedito l’accesso alla facoltà. Hanno fatto bene a reagire alla provocazione, anche se adesso è necessario continuare il lavoro che abbiamo iniziato». E infatti, tafferugli a parte, il seminario è continuato.

 A farne le spese, come si diceva, l’onorevole Caputo e uno studente, Massimiliano Lombardo. Il parlamentare regionale si è fatto refertare nell’infermeria di Palazzo dei Normanni (il Parlamento siciliano, ndr). Il medico ha riscontrato una contusione alla nuca e alla spalla sinistra, causate da un colpo di bottiglia. Ferite lievi, fortunatamente, anche per Lombardo.
Dopo gli scontri fisici la polemica, ovviamente, si è spostata sul piano politico. Il coordinatore regionale di An, Pippo Scalia, tuona contro l’università, e sollecita le dimissioni del rettore.



Tafferugli all'incontro con Scalzone alla facoltà di Lettere di Palermo

Lancio di oggetti, calci e pugni davanti la struttura, prima e durante l'intervento dell'ex leader di Potere operaio. Poi è tornata la calma. Presenti anche il capogruppo di An all'Ars, Salvino Caputo, e il consigliere comunale Raoul Russo. E' intervenuta la polizia. Ferito un consigliere dell'Unione degli universitari, che ha sporto denuncia. Donzelli (Au): "Fuori i terroristi dall'Ateneo". L'Udu: "No alla violenza come strumento di lotta politica"

Scontri questo pomeriggio davanti la Facoltà di Lettere di Palermo, dove si è tenuto un incontro con Oreste Scalzone. Tafferugli sono scoppiati tra studenti di sinistra della Facoltà ed esponenti di Alleanza nazionale e Azione universitaria venuti a contestare la presenza dell'ex leader di Potere operaio.

Erano da poco passate le 17 quando sono iniziati i tafferugli. Scalzone era seduto nell'atrio della Facoltà in attesa di cominciare il dibattito. Al capogruppo di An all'Ars, Salvino Caputo, e al consigliere comunale Raoul Russo è stato impedito di entrare. Fuori c'era un gruppo di giovani di destra che indossavano caschi, alcuni studenti di sinistra erano invece incapucciati e uno aveva anche una catena. A quel punto sono volati pugni e calci, e i due gruppi si sono lanciati bottiglie e pietre. Sarebbero così iniziati i tafferugli. L'ex leader di Potere operaio, Oreste Scalzone, è uscito dalla struttura con il megafono in mano per calmare la folla. Sul posto era già presente la Digos e poi sono arrivati alcuni blindati della polizia, coordinati dal vicequestore Giuseppe Oddo. Gli animi si sono poi calmati ed è cominciato l'intervento di Scalzone nell'atrio della Facoltà. Subito dopo è entrato un giovane di destra, che ha esposto una bandiera tricolore con una svastica. A quel punto, un gruppo di studenti l'ha aggredito con calci e pugni, costringendolo a uscire dalla struttura. Dopodiché, è ripreso l'intervento dell'ex leader di Potere operaio.
Negli scontri sarebbe rimasto ferito Massimiliano Lombardo, consigliere dell'Udu, che dopo le cure mediche avrebbe presentato denuncia alla polizia.

Immediate le reazioni da destra e sinistra. Secondo il presidente nazionale di Azione universitaria, Giovanni Donzelli, "è inaccettabile l'ennesimo tentativo da parte di terroristi di prendersi spazi nell'Università, hanno fatto bene i ragazzi di Azione Universitaria a contestare la presenza di Oreste Scalzone tra gli studenti palermitani". Mentre per l’Unione degli studenti universitari (Udu), "lo scontro tra alcuni studenti che si richiamano all'Autonomia ed esponenti di Alleanza nazionale e Forza nuova in occasione del comizio dell'ex leader di Potere operaio Oreste Scalzone - è un fatto di una gravità assoluta. Sembrava impossibile che qualcuno volesse ancora riproporre all'interno delle Università la contrapposizione tra rossi e neri, ma il delirio di chi pensa che la violenza possa essere strumento di lotta politica trova ancora, purtroppo, dei sostenitori”.

Scalzone era stato invitato dagli studenti del Collettivo autonomo universitario a parlare “del filo rosso della rivolta che unisce il 1977 al 2007”. Gli studenti di destra, ma anche esponenti di Alleanza nazionale, avevano subito annunciato una protesta.
D.Ditta -A.Gangemi-A.Teri (18 aprile 2007)
http://www.ateneonline-aol.it/070418aga-alt-dida.php


PALERMO: SCALZONE PARLA A LETTERE, SCONTRI TRA STUDENTI
http://www.siciliaonline.it/index.php?option=com_content&task=view&id=101349


UNIVERSITA': SCALZONE A PALERMO, TAFFERUGLI A LETTERE
AGI) - Palermo, 18 apr. - Disordini e scontri alla Facolta' di Lettere di Palermo dove e' in programma un incontro con l'ex leader di Potere Operaio, Oreste Scalzone. Da una parte gli studenti del Collettivo universitario autonomo, che hanno promosso la riunione, dall'altra i colleghi di Azione Univesitaria. Spintoni, calci, pugni e pietre da una parte e dall'altra. Alcuni esponenti di Alleanza nazionale, tra cui il deputato regionale Salvino Caputo, hanno tentanto di entrare nel luogo dell'incontro, ma sono stati respinti. La tensione e' altissima. Caputo, insieme al collega di partito Nino Triolo, si e' poi fatto medicare al pronto soccorso. Presenti a fianco dei militanti di Azione Universitaria anche alcuni membri di Forza Nuova. Intanto, la polizia continua a presidiare l'ingresso della Facolta' di Lettere dove Scalzone sta incontrando gli studenti. Proprio l'ex leader di Potere Operaio poco fa e' intervenuto per tentare di riportare la calma dopo il lancio di bottiglie, sassi, sedie e vari oggetti e il danneggiamento di finestre, auto e moto. Intanto, dinanzi alla facolta' di Economia e' in corso una contro-manifestazione di Azione universitaria e Ateneo Azzurro. Presenti anche il coordinatore provinciale di An, Giampiero Cannella, e il consigliere Comunale Raul Russo. Partecipano una cinquantina di giovani con in mano uno striscione con su scritto: "Fuori i terroristi dall'universita'". Volantini vengono distribuiti ai passanti: "Non vogliamo - si legge - persone come Scalzone, mai pentito dei suoi crimini e che intende condurre 'nelle condizioni nuove una vecchia battaglia'". Oppure: "Ne' Scalzone, ne' Provenzano, fuori i terroristi e i mafiosi".

UNIVERSITA': SCALZONE A PALERMO, TAFFERUGLI A LETTERE
http://www.repubblica.it/news/ired/ultimora/2006/rep_nazionale_n_2177259.html?ref=hpsbdx2

Disordini e scontri alla Facolta' di Lettere di Palermo dove e' in programma un incontro con l'ex leader di Potere Operaio, Oreste Scalzone. Da una parte gli studenti del Collettivo universitario autonomo, che hanno promosso la riunione, dall'altra i colleghi di Azione Univesitaria. Spintoni, calci, pugni e pietre da una parte e dall'altra. Alcuni esponenti di Alleanza nazionale, tra cui il deputato regionale Salvino Caputo, hanno tentanto di entrare nel luogo dell'incontro, ma sono stati respinti. La tensione e' altissima. Caputo, insieme al collega di partito Nino Triolo, si e' poi fatto medicare al pronto soccorso. Presenti a fianco dei militanti di Azione Universitaria anche alcuni membri di Forza Nuova. Intanto, la polizia continua a presidiare l'ingresso della Facolta' di Lettere dove Scalzone sta incontrando gli studenti. Proprio l'ex leader di Potere Operaio poco fa e' intervenuto per tentare di riportare la calma dopo il lancio di bottiglie, sassi, sedie e vari oggetti e il danneggiamento di finestre, auto e moto. Intanto, dinanzi alla facolta' di Economia e' in corso una contro-manifestazione di Azione universitaria e Ateneo Azzurro. Presenti anche il coordinatore provinciale di An, Giampiero Cannella, e il consigliere Comunale Raul Russo. Partecipano una cinquantina di giovani con in mano uno striscione con su scritto: "Fuori i terroristi dall'universita'". Volantini vengono distribuiti ai passanti: "Non vogliamo - si legge - persone come Scalzone, mai pentito dei suoi crimini e che intende condurre 'nelle condizioni nuove una vecchia battaglia'". Oppure: "Ne' Scalzone, ne' Provenzano, fuori i terroristi e i mafiosi".
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18 avril 2007 3 18 /04 /avril /2007 13:00
È con triplo rammarico che  annuncio di non poter partecipare all’incontro con i compagni a Benevento e di non poter ragionare ad alta voce, come in una piccola agorà, con Miliucci.

Per la prima volta da 74 giorni e dopo oltre 25 incontri, la frustrazione dell’ubiquità impossibile è arrivata: alla stessa ora di giovedì non posso in assoluto mancare ad un’ultima cerimonia degli addii a / e con Maricó Valente.

Al cinema Modernissimo di Napoli passeranno alla stessa ora dell’incontro di Benevento, frammenti degli straordinari filmati di Maricó, compresi quelli sull’amnistia e con Paolo, nonché dei filmati di ricordo di memoria viva realizzati da suo fratello Francesco, Francesca Solari, da Rossalinda, Marie, Jeannie, Roberto Silvi, Andrea de Luca, io stesso, ed altri ed altre...

In qualche modo oltretutto, sento di portare con me “nu piess' e côre”, di quanti e quante da Parigi non possono venire, in qualche caso per impedimenti assoluti e crudeli: da Roberto a Roberta, o anche Jeannie, Lucia e Linda e mi fermo qui. Mi scuso con i compagni che saranno a Benevento, rinnovando la disponibilità magari un po’ stravagante e inutile, di andarli a trovare giovedì pomeriggio o sabato per mettere un po’ una toppa a questo forfait.


Oreste

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