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29 janvier 2007 1 29 /01 /janvier /2007 19:29

Tout le monde sait que Oreste a eu la prescription de toutes ses condamnations et peut donc rentrer en Italie.

Mais tout le monde ne sait pas que le 26 était son anniversaire et qu’il a eu 60 ans.
Et tout le monde n’a peut-être pas pensé que cela fait 25 ans que la plupart d’entre nous est arrivée à Paris.

Trois raisons pour fêter ensemble à « L’écume »
7 Villa de l’Ermitage, Paris 20ième métro Jourdain
Mercredi 31 Janvier à partir de 20 H


PS : cette soirée n’est pas une soirée d’adieux, c’est une fête, qui compte sur chacun pour s’animer. Tous les talents, toutes les inspirations sont les bienvenues. Si vous désirez
faire ou dire quelque chose, ce serait peut-être bien de le faire savoir, pour qu’on ait une idée d’ensemble…
Les consommations vous seront offertes…jusqu’à dépassement du « budget » de vos hôtes, et après c’est payant.
On peut apporter des amuse-gueules et des gâteaux, là aussi, ça serait bien de nous le dire, pour qu’on voie ce qui manque éventuellement.

A bientôt
Roberto, Janie, Andrea et les autres.
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27 janvier 2007 6 27 /01 /janvier /2007 14:31
L'Amico e Compagno Oreste Scalzone è venuto a fare un salto a Ventimiglia.

L'ex leader di Potere Operaio ha scelto la nostra città per festeggiare il
suo 60° Compleanno da uomo libero.

Qui sotto la videointervista (sotto la statua del Corsaro Nero!) tratta dal
sito del Corriere della Sera.




Nel dare un'abbraccio forte e rivoluzionario al compagno Oreste vogliamo
simbolicamente abbracciare tutti gli esuli ed i rifugiati politici italiani
in terra francese, tutti quelli che si sono battuti per cambiare e
migliorare la nostra società e tutti i prigionieri politici in ogni angolo
del mondo.

Per Liberare Gli ANNI '70! AMNISTIA SUBITO!

CoLLeTTiVo LA SCiNTiLLA - VeNTiMiGLiA

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26 janvier 2007 5 26 /01 /janvier /2007 21:48




















Corriere della sera
Toccata e fuga a Ventimiglia per l'ex leader di PotOp: «Il mio vero rientro a giorni»

di Nino Luca - Agr

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24 janvier 2007 3 24 /01 /janvier /2007 18:21

Sulla prescrizione. Intervista a Radioblackout (Parte 1)

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23 janvier 2007 2 23 /01 /janvier /2007 01:25


"Un beneficio, la prescrizione, fin troppo abusato dai figli dei poteri forti, incidentalmente, permetterà ad Oreste Scalzone di rientrare dalla Francia in Italia. Non voglio commentare le dichiarazioni e le posizioni assunte in questi anni, per non falsare il ragionamento che intendo sottoporvi.
La biografia di Oreste, per coloro che possono anche non conoscerlo, vi sforzerete di trovarvela da soli. Vi segnalo alcuni spunti di carattere generale per cercare di comprendere il significato del mio intervento. Parliamo degli anni 70 e quindi del grande fermento politico che, a dispetto di chi, artatamente, ha provato a dargli una connotazione un po? equivoca, ha coinvolto milioni di giovani in modo trasversale che  hanno espresso valori, principi e le più variegate idee in aperto contrasto con una situazione politico - morale stagnante che puntava a far coltivare la disillusione dai cambiamenti. Molti dei protagonisti di quelle vicende sono ?finiti? in modo pessimo, altri hanno pagato con la vita, alcuni sono tuttora impegnati nei diversi rivoli Comunisti ed infine altri ancora sono dovuti esiliarsi per cause di forza  maggiore, come è avvenuto per Oreste (che c'entrava la battaglia politica con la lotta armata?).
La mia generazione, se è vero che ha perso, ha lasciato un grande segno nella storia moderna, e per quanto mi riguarda, dopo la dissoluzione di Lotta Continua, organizzazione nella quale ho militato da ragazzino fino a Rimini 76, aderendo poi ai Comitati Comunisti Rivoluzionari, al di là delle follie di chi nel movimento pensava di rappresentare il partito della rivoluzione o l?avanguardia da sostenere, ha dimostrato che il vissuto di tanti di noi era genuino e autenticamente Comunista.
A Roma nel febbraio del 77 alla Facoltà di Lettere e Filosofia, il  12 marzo dello stesso anno alla grande manifestazione e a settembre a Bologna al convegno contro la repressione sono, ancora oggi, fiero di dire: Io c?ero."

Giorgio Carcatella
Componente Comitato Centrale PdCI
Sezione Nilde Jotti del Partito dei Comunisti Italiani di
San Giorgio a Cremano (Na)
www.pdcisangiorgio.it


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20 janvier 2007 6 20 /01 /janvier /2007 14:33
Calabriaora - Intervista di Michele Giacomantonio -   Venerdì 19 gennaio 2007







''In Calabria ci  verro' sicuramente''. Magari il suo tour da compagnia di giro, come gli piace chiamarlo, Oreste Scalzone lo comincia davvero da qui.

 All’ora di pranzo non ha nemmeno il tempo di levarsi il cappotto (chissà se ce l’ha ancora quello in cui entrava due volte dopo essere spaventosamente dimagrito e che aveva addosso durante la fuga) che la moglie gli elenca i tantissimi che l’hanno cercato. «Verrò perché sono tante le ragioni che mi chiamano da voi, non solo Franco, che per me è un fratello, anzi direi un maestro». Scalzone è un fiume di parole, controllarlo e condurre l’intervista risulta pure difficile, ma chi lo conosce sa che è sempre stato così, capace di passare senza soluzione di continuità da un tema all’altro. «Un maestro - ci tiene a spiegare il leader di Autonomia - con cui mai c’è stata competizione, né atteggiamento gregario, ma a lui sono legato come a un Virgilio, fin da quando mi passò il libro di Mario Tronti». Quel libro sull’operaismo e poi molti altri, tra cui i famosi Grundrisse, stanno all’origine di molte delle cose pensate in quegli anni destinati a restare non narrati.


Ma a Cosenza ci sono pure «i compagni di Ciroma», continua fluviale Scalzone parlando della  radio comunitaria che ha già ospitato la sua voce roca e tempestosa di esule sui tanti temi della globalizzazione e dell’amnistia. E poi c’è la volontà di Eva Catizone di fare una festa e invitarlo in città. «Già avevo in mente di presentare in città il libro Goodbye mister Socialism, che segna il ritorno di Negri con Feltrinelli – spiega l’ex sindaco – voglio cogliere il senso e il legame della casa editrice con una parte della storia di questo Paese. Vuol dire che faremo due feste, quando verrà Oreste». Da parte sua Scalzone ridendo e citando Marx, non quello dei Grundrisse ma Groucho, sapendo del desiderio della Catizone si lascia scappare ridendo «volesse tra i membri un tipo come me» ma aggiungendo che «verrei lo stesso anche senza invito». E l’entusiasmo è tale che l’ex sindaco se la ride delle certe polemiche che la festa susciterà, perchè in fondo «Cosenza è sempre stata una città sovversiva e oggi ce n’è cosi poca». Ma a Scalzone piace cercare il filo che lega il meridione a una condizione universale, che va dalle banlieu parigine fino all’angolo estremo di questo mondo globalizzato.


E così a valanga comincia a parlare ancora dei Grundrisse, il libro che una volta Colletti definì esoterico, spiegando di come il lavoro cambi, da «produttivo a immateriale nella modernità». Giusto il tempo per ricordargli che qui la modernità delle fabbriche non l’abbiamo mai avuta e lui subito spiega che «avete avuto le cattedrali nel deserto che, invece del salario garantito, serviva a estendere forme di lavoro obsoleto e il dominio». Torna nelle parole dell’ex esule il tema marxiano mai spiegato sufficientemente del rifiuto del lavoro per poi giungere all’amnistia.  «Mi piace l’idea di Franco Piperno di una via sudafricana – dice Scalzone – io stesso ho spesso parlato di un tavolo al quale devono essere presenti tutti i protagonisti e raccontare la verità». E’ un’operazione difficile, che non ha bisogno di certe «sfacciataggini come quelle di Morucci e compagni che presentano libri e fanno eventi. Perché alla fine non è possibile che abbiano avuto tutti ragione, tranne quelle persone che hanno creduto, brechtianamente, di poter interpretare e cambiare le cose».


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19 janvier 2007 5 19 /01 /janvier /2007 11:51
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18 janvier 2007 4 18 /01 /janvier /2007 21:20
Intervista ad Oreste
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18 janvier 2007 4 18 /01 /janvier /2007 19:24










Il Giornale
Gianluigi Nuzzi


Signor Scalzone, Francesco Caruso di Rifondazione la attende: «Caro Oreste, sono convinto che il tuo sacrosanto desiderio di sovversione non si è mai sopito». Ha ragione?

«Mi duole dare ragione a un deputato ma devo dire di sì...Penso che il mio desiderio di sovversione per certi versi sia andato aumentando e che si sia anche modificato».

In che senso?

«Ritengo che il mondo attuale si presenti come catastrofico. Non lo presentano così degli apocalittici ma ce lo dicono ogni giorno dalla regía. Dalla peste aviaria al buco dell’ozono: io non so se il mondo vada peggiorando davvero ma una catastrofe è sicura, quella mentale, psicologica, dei muri che ci costruiamo impedendoci la pensabilità delle cose. Il delirio aumenta tra lacerazioni e pessimismi. L’unico scampo è l’autonomia senza campioni, regimi o governo. Se vogliamo il governo degli umani non ci sono governi amici. Che cosa miserabile pensare che la salvezza venga dall’alto, un governo bolscevico o la democrazia elettronica. Né Prodi, né men che mai Chavez o Fidel Castro. Campioni di cosa?».

Lei si spinge verso l’anarchia...

«È un complimento. Maximilian Rubelle indicava Marx come teorico dell’anarchia! Infatti, tutta la grande narrazione dall’ottobre del 1917 è stata un maledetto equivoco. Non ci sono rivoluzioni impartite dall’alto. Da uno Stato rivoluzionario. La rivoluzione bolscevica è stata infatti una contraffazione gigantesca. Se devo parlare di sovversione nel senso forte in cui un balenío di autonomia c’è stato, penso in modo riduttivo a certi momenti iniziali della rivoluzione inglese, prima che arrivasse Cromwell a fare il regicidio, c’erano re e anti re, a certi momenti poco conosciuti della Rivoluzione francese e a certi momenti della Comune di Parigi. Penso anche all’insurrezione ungherese del ’56 o degli operai di Berlino del ’53. Riconosco che sono state tutte violente, anche atroci ma la storia è un lago di sangue. Dovremo pensare tutti alla frase di Canetti ”Quando si finirà di uccidere?”: sono affascinato dalla non violenza attiva come resistenza alla violenza invisibile della legalità. Ma non ne ho la grazia. Penso che non sia possibile senza essere violenti. La non violenza è meno simmetrica rispetto al potere. La non violenza è più rivoluzionaria anche se non riesco a credere che sia davvero possibile. Penso a Vincenzo Guagliardo...».

Chi era?

«Un operaio Fiat. Si è fatto 25 anni come brigatista rosso e non ha mai chiesto nemmeno l’applicazione della legge Gozzini. È agli antipodi della dissociazione premiale ma nel suo percorso è diventato un non violento integrale. Lui lo invidio un po’ perchè ha questa grazia. E non è come i Sergio Segio o i Franceschini che riescono a continuare a rovesciare il risentimento contro chi scappando avrebbe disertato. Al tempo stesso accusano noi disertori di non rovesciare anatemi che definiscano abbietto quello che è avvenuto negli anni Settanta. Siamo sia disertori sia non abbastanza stigmatizzatori. Questo è un egocentrismo patologico».

Perché non hai mai condannato la violenza di quegli anni?

«A condannare i più deboli e a fare i maramaldi sono bravi in troppi. Io non ho mai dissimulato le mie responsabilità in illegalità, “reati-mezzo” finalizzati al “reato-fine” di una sorta di qualità insurrezionale del movimento come disse la commissione Pellegrino. Se non sono mai stato accusato di omicidio da nessuno non è perché fossi eticamente migliore di altri, di quelli che l’hanno fatto o rivendicato. Solo che ho incrociato dei “buoni maestri” che mi avevano convinto che nella configurazione della società lo Stato non aveva più un cuore e non c’era un tiranno personale. Per cui il tirannicidio sarebbe stato impraticabile perché i cuori erano tanti. Il potere non è in un castello, come quello di Kafka. È un insieme di relazioni molecolari di potere».

Stamattina ha dichiarato che riprenderà la vecchia battaglia, cosa intende?

«Darò vita a forme prese dalla non violenza attiva scambiate per sacrificali dai fessi. Scioperi della fame e della sete sono consumati: farò il girovago come i guitti  con le mani a cartoccio andrò per le università, le fabbriche, in un teatro. Oppure davanti a un incrocio di strada, davanti al portone di un ministero. Come filibustering sono capace di grandi prestazioni.
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18 janvier 2007 4 18 /01 /janvier /2007 12:26
Il Manifesto
Anna Maria Merlo

PARIGI.

Contento ? Oreste Scalzone, il rifugiato italiano più rappresentativo, da 27 anni a Parigi, ha ottenuto la prescrizione per la condanna dell’83 a 16 anni di carcere (poi ridotta a 9 nell’87), con l’accusa di associazione sovversiva e banda armata, nell’ambito del processo del « 7 aprile » su Autonomia operaia. « Non volevo troppo sperare – dice – è un fatto oggettivo, una ratifica della prescrzione che già c’era ». Prenderei il treno stasera, -aggiunge- ma non lo faccio ».

-A chi pensi ?

« Mi danno il mio, ma ad altri nemmeno il loro. Paolo Persichetti, l’unico fisicamente estradato contro la sua volontà su un migliaio di salvati qui. E’ stata una vicenda senza equità. La prima cosa che faro’, quindi, sarà di lottare, in Italia, su questo argomento quasi trascurabile, che è il trasferimento di Persichetti ».

-In Italia, uno dei tuoi legali, Ugo Gianangeli, ha spiegato che «dispiace ricorrere a percorsi individuali per risolvere il problema consenguente ai cosiddetti anni di piombo. Ci vuole una soluzione politica, un’amnistia-indulto che risolva un problema collettivo ? Ma il ministro della giustizia, Clemente Mastella, non sembra d’accordo. Ieri ha ancora ricordato che ci sono « 13 latitanti in Francia » e che anche il nuovo governo ha preso contatti con la Francia, che si è mostrata pero’, secondo Mastella, « reticente ».

« Mastella dice di voler abolire la prescrizione, una primizia per uno stato di diritto. Straparla. Ha due sottosegretarti, l’avvocato Ligotti, un avvocato dei pentiti, promosso tramite l’Italia dei valori, che non mi conosce, e Luigio Manconi, che invece mi conosce. Io andro’ solo, a voce nuda, faro’ quello che so fare : con un megafono o con le mani a cartoccio, nei teatri, negli squat, nelle università, se mi chimano, andro’ a reclamare la liberazione di Persichetti. Li sfido : mi mettano dentro. Fino a nuovo ordine posso parlare. Su Persichetti, penso di spuntarla ».

-La Francia diventa un passato ?

« 27 anni fa sono stato tirato via dal mondo, ho lasciato tutto ma qui ho trovato gente straordinaria, qui ho anche un nipotino. In Italia ho delle tombe da vistare, a Merate, a Terni. Non faro’ il pendolare con due cuori, ma il girovago, il nomade come i guitti di una volta, faro’ il « giornale immaginario », da Bologna a Parigi passando per Palermo. Faro’ il girovago su alcune tematiche ».

-Oltre alla richiesta di liberazione di Persichetti e l’amnistia, cos’altro ?

« Sull’idea che i governi non possono essere amici, sull’idea dell’autogoverno, dell’autonomia come idea direttrice. Poi, in questo mondo terribile è mai possibile che tutti si ritrovino su una soluzione penale ? Nell’immensa cronaca nera mondiale si susseguono massacri, fatti in nome della democrazia, della patria o di altro, tutti trovano una giustificazione. Io chiedo : è possibile essere riconosciuti come nemici ? Chiedo questo : un’amnistia, per venire riconosciuti come nemici ».

Scalzone nel 2005 aveva lanciato un appello, durante uno sciopero della fame : voleva trasformarsi in « capro espiatorio simbolico », per riportare l’attenzione non solo sulla condizione dei rifigiati in Francia, ma anche sulle persone che, malgrado l’impegno preso da François Mitterrand e poi riconfermato da Lionel Jospin, sono state comunque arrestate in Francia, a cominciare da Paolo Persichetti, oggi in carcere in Italia.
Secondo l’avvocato Gianangeli, « la decisione della Corte d’assise sancisce a livello giudiziale il tempo trascorso, stiamo parlando di trent’anni fa e di sentenze emesse in primo grado nell’84 e in secondo grando nell’86 e poi annullate dalla Cassazione per omessa estradizione ». In altri termini, il legale di Scalzone riprende la tesi del suo cliente : ci vuole una soluzione politica.
In Francia, negli ultimi tempi, la situazione dei rifugiati politici italiani era di nuovo venuta in primo piano con il caso Battisti, che è per il momento latitante, ricercato dalla polizia francese su richiesta italiana. 
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