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Per l'amnistia, Oreste Scalzone, Vademecum dallo sciopero della fame alle rivolte di parigi, Immaginapoli, Movimento contro il carcere, Potere Operaio, Autonomia Operaia, blackblog, no alle estradizioni,Marina Petrella, Cesare Battisti, Paolo Persichetti, extradition, ref

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Da Cosenza

IL QUOTIDIANO . Cosenza

"Un corteo di libertà». L’annuncio: rinuncio alla prescrizione. Appello per l’ex Br Petrella"Scalzone: «La piazza scintilla di speranza»


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Ha aperto e chiuso il corteo con le sue parole. E’ salito su uno dei furgo- ni che hanno fatto da apripista al ser- pentone che ha attraversato Cosen- za. E lo ha fatto a inizio manifestazio- ne e alla fine, in piazza XV marzo. Oreste Scalzone, tra i fondatori delle organizzazioni politiche extraparla- mentari Potere Operaio e Autonomia Operaia, non le manda a dire. «Que- sta di Cosenza è una manifestazione contro gli artigli della giustizia pe- nale. Una manifestazione di libertà». «Questi giovani che sfilano - ci dice - sono la scintilla di speranza contro l’appiattimento alla servitù, in una vertigine di legalismo. In questo pa- norama il guerrigliero e il non vio- lento, quello vero, quello che fa scu- do con il proprio corpo, sono opposti affiancati. In questo momento la non violenza attiva, secondo me, è il gri- maldello contro il dominio dei poteri costituiti». Sciarpa rossa, un cappello che leva per salutare le ragazze e le donne che gli si avvicinano, Scalzone ha quasi imbarazzo della piazza. E lo spiega quando alle spalle della statua di Telesio dice di averne «parlato prima con i compagni di Cosenza e con gli organizzatori della manifestazione».

Perché della piazza cosentina vuole “approfittarne”. Per lanciare un ap- pello e per dare un annuncio. «Vo- gliono l’estradizione dalla Francia di Marina Petrella. Io chiedo a voi di scrivere a Sarkozy per cercare di bloccare l’estradizione. Solo in Italia si persegue qualcuno dopo trent’an- ni (Marina Petrella, ex Br, è stata condannata all'ergastolo nel 1992 dalla Corte d'Assise di Roma per fatti di fine anni 70 - ndr)» E proprio per rafforzare  la propria richiesta, e ribadendo che «le batta- glie vanno combattute anche se sono perse», annuncia di voler «rinuncia- re alla prescrizione». «Sono stato condannato a nove an- ni e mezzo - ci racconta sulla scalina- ta del Rendano, mentre i ragazzi in- tonano “Bella Ciao” - ma il 17 gen- naio 2007 mi hanno fatto un regalo. E proprio perché si tratta di un dono non voglio accettarlo. Lo rifiuto per- ché non voglio essere accomunato a quei governanti che hanno approfit- COSENZAaccoglie le migliaia di manifestanti che inondano le strade del centro, mentre molti curiosi affacciati dai balconi os- servano il fiume in movimento. C’è uno striscione che spunta tra i tanti, “Genova-Cosenza, i processi non ci fermano”, alcuni lo ricor- dano perché già utilizzato per aprire il corteo nella città ligure del 17 novembre 2007. Dietro lo striscione la ben nota “area anta- gonista” composta da centri so- ciali provenienti da tutta Italia, la- boratori politici e esperienze col- lettive. Vengono considerati “l’ala dura del movimento” e sicura- mente la loro protesta non assu- me toni festaioli. Attraverso gli slogan rivendicano il diritto alla casa, alla libertà d’espressione, al- la salute, evidenziando l’impor- tanza di agire “per costruire nuo- vi rapporti e nuove prospettive nei luoghi dove si vive ogni gior- no”. Nutrita la presenza studente- sca (“Unione degli studenti” di Roma e di Foggia). A tempo di  ta: “Idee di uguaglianza, idee di educazione, contro ogni uomo che eserciti repressione”.  Gli ul- trà sono il gruppo più nutrito e “casinaro”, alzano stendardi, ban- dieroni giganteschi e slogan, tra i fumogeni e le bottiglie di vino. La coda del corteo respira aria di festa, tra coriandoli e maschere regalate ai manifestanti, spunta il carro del Filo Rosso e dell’aula Zenith che marcia sotto lo sten- dardo “La Calabria è bella se si ri- bella”, un modo molto ironico di protestare considerato lo striscio- ne che compare appena dietro il carro, “puru nonna è sovversiva”. Tanta musica e sudore e una buo- na dose di ironia che non guasta mai. Una ragazza parla del “mo- mento di partecipazione assoluta- mente coinvolgente”, il suo accen- to tradisce le sue origini parteno- pee proprio mentre un folto grup- po di ragazzi si riunisce sotto la scritta “Napoli sovversiva”. “Se dovessimo ragionare seguendo la linea di Fiordalisi, tutte le perso-  di Taranto, “siamo consapevoli del fatto che sfilare in massa a Co- senza significa ricominciare a scrivere una pagina importante della nostra storia, dopo sei anni di fratture e divisioni”, concetto ribadito sullo stendardo  “La vo- stra repressione non ci impedirà di scrivere la storia”.  Poi i sinda- cati, Cobas e Cgil, e un nutrito spezzone della federazione anar- chica italiana. Un gruppo di ra- gazzi racconta delle sue vicissitu- dini per arrivare “in questa città così accogliente”. “È faticosissimo arrivare da Palermo fino a Cosen- za, ma ne è valsa la pena”.

C’è Rifondazione Comunista che marcia sotto lo striscione della se- zione di Cosenza.  Lo spezzone dei catanzaresi stupisce per l’impat- to, ognuno ha un cartello che ri- corda “tutti quei processi che an- cora sono aperti e che criminaliz- zano il movimento. Dobbiamo schierarci contro questo attacco al diritto al dissenso”. Proprio co- me annuncia lo striscione messo tato della prescrizio- ne». «Hanno detto - aggiunge prima di lasciarci - che io sono stato un cattivo mae- stro, ma anche io, al- lora ho avuto cattivi maestri. E questi do- vrebbero essere To- gliatti,o il presidente della Repubblica, Na- politano. fate voi». Poi si leva il cappello, saluta Marianna, che ha ascoltato assorta le sue parole, e si con- geda con modi che davvero poco hanno a che fare con i maestri, buoni o cattivi che siano. Oreste Scalzone, lo ricordiamo, era tra i "lider" della sinistra extraparla- mentare finiti nel “teorema Caloge- ro”. In quella operazione del 7 aprile 1979, con cui il magistrato padova- no Pietro Calogero ha fatto arresta- re i vertici di Potere Operaio e Auto- nomia Operaia, con l'accusa di par- tecipazione ad associazione sovver- siva, banda armata e rapina. Il con- seguente processo, che sarà ricordato co- me processo "Prima Linea - Cocori (Comi- tati Comunisti Rivo- luzionari)", ha con- dannato Oreste Scal- zone a 16 anni. Ap- profittando della li- bertà provvisoria, ot- tenuta grazie a pro- blemi di salute, Scal- zone è poi riuscito a fuggire in Corsica, per poi raggiungere Parigi dove era in vi- gore la dottrina Mit- terand (divieto di estradizione per atti di natura violenta, ma d'ispira- zione politica).Nel 1987 la sua pena è stata ridotta in appello, a 9 anni e mezzo, in forza dell'assoluzione per l'accusa di rapina. Il 17 gennaio del- lo scorso anno la prescrizione «in relazione ai reati di partecipazione ad associazione sovversiva, banda armata e rapine». Un mese dopo il suo ritorno in Italia. 

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