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Per l'amnistia, Oreste Scalzone, Vademecum dallo sciopero della fame alle rivolte di parigi, Immaginapoli, Movimento contro il carcere, Potere Operaio, Autonomia Operaia, blackblog, no alle estradizioni,Marina Petrella, Cesare Battisti, Paolo Persichetti, extradition, ref

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Oreste Scalzone, 17 luglio 2008 per ANSA

ANSA, Gianotti      
"Visti gli ultimi sviluppi della vicenda di Marina Petrella, voglio dare un consiglio ai capifila della società politica italiana.
Consiglio, beninteso, interessato, certo non nel senso dell'interesse privato, ma in quello di centinaia di antichi "insorti", compagni di destino. Ma che – può succedere in rari casi, quelli in cui si può evitare che <una guerra si risolva nella rovina di tutte le parti in conflitto>.
       Farebbero bene a riunirsi tutti, un giorno, attorno a una tavola: il Presidente della Repubblica, quelli delle due Camere, il capo del Governo, i capipartito – Berlusconi e Veltroni, Bossi e Fini e Casini e chi per o con loro (e magari anche –per il richiesto <diritto di tribuna> – degli ex- come Bertinotti, e altri). Potrebbero decidere di eliminare alla radice il cancro del contenzioso penale infinito come postumo permanente dei cosiddetti "anni di piombo", di cui vicend come quella di Persichetti, Algranati, Battisti e Putrella sono vere e proprie metastasi : questo sarebbe certo liberatorio per noialtri, ma al contempo eviterebbe a loro di collezionare imbarazzi e frustrazioni, attiratisi volendo incrudelire. Dovrebbero ripescar come minimo l'indulto del '97, che prevedeva il riassorbimento  del sovra-sanzionamento legato alle aggravanti <per motivi di terrorismo
 ed eversione>, lesivo in permanenza del diritto eguale.
       Altrimenti, per troppo voler stringere, a voler raschiare il fondo del barile finiranno a dare 'come il morso di un cane su una pietra'.

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 Marina Petrella sera-t-elle libérée ?


Marina Petrella sera-t-elle libérée ?
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S
sabato 2 agosto 2008<br /> <br /> Associazione Antigone, Per Marina Petrella: lettera aperta a Sarkozy<br /> <br /> Per Marina Petrella: lettera aperta a Sarkozy<br /> <br /> <br /> <br /> Associazione Antigone<br /> <br /> <br /> Lettera<br /> aperta dell’associazione Antigone–Per i diritti e le garanzie nel<br /> sistema penale al presidente della repubblica francese Nicolas Sarkozy<br /> sull’estradizione di Marina Petrella. E’ possibile aderire all’appello inviando un email a segreteria@associazioneantigone.it, specificando nome, cognome e città.<br />  <br /> Signor Presidente,<br /> dal<br /> Suo Paese giungono notizie allarmanti circa le condizioni di salute di<br /> Marina Petrella. La signora Petrella è trattenuta in condizione di<br /> detenzione dal mese di agosto 2007, in attesa di essere estradata in<br /> Italia. Le autorità di questo paese, infatti, nel 1993 hanno spiccato<br /> nei suoi confronti un mandato di cattura internazionale per reati<br /> connessi alla sua passata militanza nelle Brigate Rosse.La faccenda<br /> appare estremamente delicata e complessa, tanto che Lei stesso,<br /> parlando davanti ad una platea internazionale nel corso dei lavori del<br /> G8 in Giappone, ha avuto modo di invocare un provvedimento di clemenza<br /> da parte delle autorità italiane.Al di là degli aspetti di<br /> carattere umanitario – pur rilevanti – che connotano questa vicenda [la<br /> presenza di una figlia minorenne che si vede privata della madre, lo<br /> stato di gravissima prostrazione psico-fisica nel quale Marina Petrella<br /> è sprofondata], un altro dato ci appare assolutamente grave e pertanto<br /> intendiamo segnalarlo alla Sua considerazione.<br /> Il mandato di cattura internazionale risale al 1993, anno in cui la condanna a suo carico divenne definitiva.Da<br /> allora Marina Petrella si trova in territorio francese. Al suo arrivo<br /> comunicò immediatamente, per iscritto, alle autorità italiane il suo<br /> domicilio parigino e contestualmente – per il tramite degli avvocati<br /> Jean-Jacques De Felice e Irène Terrel – comunicò alle autorità francesi<br /> il suo desiderio di ottenere ospitalità dallo Stato francese, come<br /> previsto dalla cosiddetta «dottrina Mitterrand». Poiché evidentemente<br /> ricorrevano i requisiti e le condizioni previste per l’accoglimento<br /> della sua richiesta, le fu concesso di rimanere in territorio francese.<br /> Tale decisione venne poi definitivamente ufficializzata con un atto<br /> amministrativo: il rilascio di un regolare permesso di soggiorno.Il<br /> mandato di cattura internazionale risale dunque a quindici anni fa. Nel<br /> corso di questi anni Marina Petrella non si è sottratta al controllo<br /> delle autorità francesi che, del resto, ne avevano regolarizzato la<br /> permanenza sul territorio francese. Ha vissuto in Francia in una<br /> condizione di legalità, non di violazione della legalità. Questa<br /> condizione, in virtù del suo prolungarsi nel tempo e in virtù del fatto<br /> di essere stata applicata costantemente ad un insieme di persone, non<br /> costituisce una tipico caso di ciò che nel linguaggio giuridico è<br /> definito con l’espressione “la consuetudine crea diritto”? Non<br /> costituisce in qualche modo un diritto acquisito? Non costituisce uno<br /> status lecito altrettanto quanto lo è inferire, da una regolarità<br /> collettivamente concordata e riconosciuta, un diritto?Alla luce di<br /> ciò, ci sembra che la richiesta di estradizione formulata dalle<br /> autorità italiane, quantunque perfettamente legale e rispondente ai<br /> requisiti previsti da trattati e convenzioni in materia di ordine<br /> giuridico internazionale, dovrebbe essere ritenuta subordinata alla<br /> condizione di diritto nella quale Marina Petrella si è venuta a trovare<br /> per volontà delle stesse autorità francesi.<br /> Le chiediamo<br /> pertanto, Signor Presidente, di esercitare i Suoi poteri di capo dello<br /> Stato francese a tutela dei diritti riconosciuti dalle autorità del Suo<br /> paese alla signora Petrella nel corso di quindici anni.<br /> Indipendentemente dal fatto che Lei possa non condividere gli indirizzi<br /> politici di taluni dei Suoi predecessori, e nella fattispecie,<br /> considerare anacronistica e superata la “dottrina Mitterand”, è un<br /> dovere che le compete far prevalere il diritto, e quindi negare<br /> l’estradizione.Le chiediamo di non dare esecuzione all’estradizione<br /> di Marina Petrella, in applicazione della clausola umanitaria prevista<br /> dalla Convenzione Europea sull’estradizione del 13 dicembre 1957.Ma<br /> Le chiediamo anche di voler predisporre una moratoria di tutte le<br /> richieste di estradizione di persone condannate per reati di lotta<br /> armata in Italia che hanno trovato ospitalità in Francia, poiché tutti<br /> quei casi sono palesemente riconducibili al caso di Marina Petrella.<br /> Siamo<br /> consapevoli del fatto che la paradossale situazione degli “esiliati”<br /> italiani nasce dall’incapacità dello Stato italiano di chiudere la<br /> tragica stagione della lotta armata con un atto di riconciliazione,<br /> incapacità che si manifesta anche ora che praticamente la totalità dei<br /> suoi protagonisti ha espiato le condanne che erano state loro inflitte.Questa<br /> mancata soluzione politica, rilevante e carica di conseguenze sotto il<br /> profilo storico-sociale, rendere di estrema attualità l’appello che Lei<br /> ha rivolto alle autorità italiane. Ci sembra tuttavia, signor<br /> Presidente, che occorra rendere ancora più esplicita l’esortazione<br /> affinché le autorità italiane sappiano intraprendere una strada per<br /> superare e chiudere definitivamente una stagione caratterizzata dalla<br /> tragedia delle tante persone cadute e che trascina ancora dietro di sé<br /> una lunga catena di risentimenti; affinché le autorità italiane trovino<br /> il coraggio di interrogarsi sulle motivazioni e sul contesto storico<br /> nel quale la tragica stagione della lotta armata in Italia compì la sua<br /> parabola.<br /> Lei, Signor Presidente, in qualità di Presidente di<br /> turno dell’Unione Europea, può più di altri esortare concretamente ad<br /> una riflessione in questo senso.<br />  <br />
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S
domenica 20 luglio 2008<br /> <br /> Roberto Malini, Sulla sabbia, due stelle marine<br /> <br /> Sulla sabbia, due stelle marine<br /> <br /> <br /> <br /> Roberto Malini - Gruppo EveryOne<br /> <br /> <br /> <br /> <br /> Due bambine di etnia Rom affogano a Napoli in una cornice di razzismo e incubo<br /> <br /> <br /> <br /> <br /> www.annesdoor.com<br /> <br /> <br /> Due<br /> bambine di etnia Rom muoiono affogate a Napoli. Davanti ai loro<br /> cadaveri, la gente continua a prendere il sole, divertirsi e fare il<br /> bagno<br /> di Roberto Malini - Gruppo EveryOne<br /> Napoli,<br /> 19 luglio - Due bambine di etnia Rom sono morte a Napoli, nelle acque<br /> antistanti la spiaggia di Torregaveta, sul litorale flegreo. La cronaca<br /> riferisce la tragedia in base alle testimonianze: un incidente. Quattro<br /> bambine, tutte Rom, di età compresa fra gli 11 e i 13, stavano<br /> chiedendo l'elemosina ai bagnanti, quando, improvvisamente, hanno<br /> deciso di tuffarsi in mare. Non sapevano nuotare, le onde erano alte e<br /> sono annegate, di fronte a più di settanta bagnanti. Nessuno ha<br /> soccorso le ragazzine, mentre il personale del 118, accorso sul posto,<br /> avrebbe salvato due di loro e recuperato i cadaveri delle altre. Le<br /> bambine provenivano dal campo "nomadi" di Secondigliano. La dinamica<br /> dei fatti - come riportata dalle cronache - non convince. Non convince<br /> il fatto che quattro ragazzine che non sanno nuotare si gettino vestite<br /> nel mare mosso (che poi così in burrasca non era, visto che molte<br /> persone, fra cui diversi bambini, si bagnavano contemporaneamente a<br /> loro). Non convince il fatto che quattro ragazzine si immergano fra le<br /> onde davanti a decine di persone, rinunciando al loro tradizionale<br /> pudore. Non convince il fatto che, in un clima ostile verso i Rom,<br /> abbiano interrotto l'elemosina per dedicarsi a un'attività gioiosa e<br /> spensierata, senza temere il giudizio di chi stava intorno a loro. Ci<br /> risulta che numerosi bagnanti abbiano filmato con i videocelulari la<br /> tragedia e che le forze dell'ordine abbiano acquisito alcuni di quei<br /> filmati. Abbiamo chiesto alle autorità di visionarli e di incontrare le<br /> due bambine sopravvissute, per far luce su un caso che presenta lati<br /> oscuri. Ma l'aspetto più allucinante dell'evento - e questo può essere<br /> verificato da tutti, visto che foto e video dei momenti successivi al<br /> recupero dei corpicini sono stati pubblicati sui giornali e trasmessi<br /> in tv - è l'atteggiamento dei bagnanti. Di fronte ai cadaveri delle due<br /> bambine, nessuno sembra scomporsi: continuano a fare il bagno, a<br /> prendere il sole, a sorseggiare bibite, a conversare. Sono scene<br /> assolutamete irreali, crudeli, sintomatiche di come il razzismo abbia<br /> trasformato gli italiani in un popolo disumano, educato dalla propganda<br /> a considerare i Rom alla stregua di animali, verso cui non è opportuno<br /> spendere neanche sentimenti di pietà e dolore. I corpicini di due<br /> bambine uccise dal mare e dall'odio razziale sono lì, sulla spiaggia,<br /> davanti a decine di occhi, ma nessuno sembra rendersi conto di quanto è<br /> accaduto. Ci si continua a godere il tepore del sole e la piacevolezza<br /> delle onde marine. Due meduse, due pesci morti sono adagiati - immobili<br /> - sul bagnasciuga. "I Rom sono solo una piaga," dicono i governanti, le<br /> autorità, i giornalisti. Quello che è accaduto davanti alla spiaggia di<br /> Torregaveta non merita una lacrima, non merita una preghiera. Sulla<br /> sabbia, due stelle marine.<br /> Per ulteriori informazioni:Gruppo EveryOnewww.everyonegroup.com :: info@everyonegroup.com<br />  <br /> <br />
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