Overblog Tous les blogs Top blogs Politique Tous les blogs Politique
Editer l'article Suivre ce blog Administration + Créer mon blog
MENU

Per l'amnistia, Oreste Scalzone, Vademecum dallo sciopero della fame alle rivolte di parigi, Immaginapoli, Movimento contro il carcere, Potere Operaio, Autonomia Operaia, blackblog, no alle estradizioni,Marina Petrella, Cesare Battisti, Paolo Persichetti, extradition, ref

Publicité

Marina Petrella.Rassegna stampa

L' EX BR IN OSPEDALE
Marina e il rosario regalato da Valeria Bruni
Bianconi Giovanni
Pagina 11
(11 agosto 2008) - Corriere della Sera


Passata l' euforia per la scarcerazione di martedì scorso, è tornata la paura. E la richiesta alla figlia di non andare a trovarla. Marina Petrella, l' ex brigatista in attesa di estradizione già firmata dal primo ministro francese Fillon, continua ad essere alimentata per sonda gastrica nell' ospedale Sainte-Anne, dove i medici hanno ottenuto la revoca degli arresti considerata indispensabile per curare la paziente. Sabato la figlia Elisa Novelli - nata 25 anni fa nel carcere romano di Rebibbia, dove la madre era detenuta - l' ha vista di nuovo col buio negli occhi. «Lo sguardo vispo che aveva subito dopo la notizia della scarcerazione, seppure su un fisico scheletrico, è già scomparso - racconta la ragazza -. Certo, ora ha la possibilità di curarsi senza la sorveglianza delle guardie, non dipende più dall' amministrazione penitenziaria, ma il problema di fondo è rimasto invariato. E lei ripete che si sente in trappola, che non riesce a immaginare un futuro e non è giusto coltivare speranze che di qui a poco potrebbero cadere. Né per lei né per noi. Dice che non vuole illudere me e mia sorella (la figlia nata da una nuova relazione in Francia, dieci anni fa, ndr), e che non ce la fa a vedermi come se niente fosse. Si sente ancora sull' orlo dell' abisso, e per questo mi ha chiesto di non andare a trovarla, come aveva fatto mesi fa quando smise di nutrirsi. Senza la prospettiva di riprendersi l' esistenza che la Francia le ha garantito per 14 anni, pur conoscendo da sempre la sua situazione, non ha più stimoli vitali. Continua a dire che se non si allontanerà lo spettro del carcere in Italia, l' unica cosa buona e utile che può fare per noi è lasciarci elaborare il lutto». Sul comodino vicino al letto, l' ex brigatista tiene il piccolo rosario che le ha regalato, quando è andata a visitarla qualche settimana fa Valeria Bruni Tedeschi. L' attrice italiana è sorella della première dame francese Carla e cognata del presidente della Repubblica Sarkozy, l' uomo che può decidere il destino di Marina Petrella.


FOCUS ANNI DI PIOMBO E GIUSTIZIA *** UN QUARTO DI SECOLO NEL 1981 I «RIFUGIATI» ITALIANI ERANO 600, OGGI PER MOLTI È SCATTATA LA PRESCRIZIONE UNA DECISIONE DAL 1982 LE AUTORITÀ FRANCESI HANNO ESAMINATO 94 CASI, UNA SOLA L' ESTRADIZIONE: PERSICHETTI
La Francia e gli ex terroristi In cento temono la svolta Caso Petrella e addio alla «dottrina Mitterrand»
Bianconi Giovanni
Pagina 010/011
(11 agosto 2008) - Corriere della Sera


Se uno chiede quanti sono ancora i «rifugiati» in Francia a rischio estradizione, gli interessati arrivano a mettere insieme qualche decina di nomi e poi rispondono: settanta-ottanta. Al massimo un centinaio. Gli altri ormai sono «scaduti», nel senso che non avevano condanne a vita né troppo elevate e quindi è scattata la prescrizione della pena. Sono tornati liberi, insomma. Ma quel centinaio che non hanno chiuso i conti con la giustizia italiana - compresi quelli per i quali la prescrizione arriverà di qui a poco - sono ancora qui nelle vesti ufficiali di ex terroristi «latitanti», seppure muniti di regolare permesso di soggiorno concesso dal governo di Parigi. E vivono appesi a un filo, che ogni tanto rischia di spezzarsi con l' arresto di uno di loro. Ora è il turno di Marina Petrella, ex brigatista ergastolana, imprigionata nell' agosto del 2007, estradizione firmata a giugno e ricorso pendente al Consiglio di Stato. Da una settimana è arrivato l' ordine di scarcerazione per le gravissime condizioni di salute psico-fisica che la costringono in una stanza d' ospedale. Prima, nell' agosto 2002, era toccato a Paolo Persichetti, ex militante dell' Unione dei comunisti combattenti. E nel 2004 è stato il turno di Cesare Battisti, arrestato, liberato, fuggito e ripescato nel 2007 in Brasile, dove è ancora in corso la disputa legale per ottenerne la riconsegna. A parte il destino di una donna giunta a pesare 40 chili di fronte alla prospettiva di scontare l' ergastolo in patria dopo che la Francia le aveva consentito per quattordici anni di costruirsi una nuova vita in libertà, il caso Petrella rappresenta per la comunità dei «rifugiati» un punto di svolta. A seconda di come si concluderà, avrà effetti decisivi su tutti gli altri che proseguono le loro «normali» esistenze francesi, fatte di lavori e famiglie ormai regolari, ma sempre col rischio di un «incidente» che può interrompere quella regolarità e riaprire vecchie pendenze penali per fatti di 25 o 30 anni fa. Crimini colorati di politica che in Italia non sono stati dimenticati, soprattutto dai familiari delle vittime, e che la Francia ha deciso di nascondere sotto il tappeto quando s' è ritrovata i responsabili in casa propria; salvo dare ogni tanto un colpo di ramazza. Come ha fatto con Marina Petrella. Se ora verrà estradata, gli altri dovranno chiedersi chi sarà il prossimo; se invece resterà, potrebbe essere la fine di tante preoccupazioni. Anche se l' incognita rimarrà, soprattutto per quel pugno di persone (una decina) condannate all' ergastolo o a pene tanto lunghe da essere ancora lontane dalla prescrizione. S' è aperta così un' altra fase della tanto discussa - celebrata o criticata, a seconda dei punti di vista - «dottrina Mitterrand», sopravvissuta al presidente socialista e rispettata in passato anche dai governi di destra, con la quale si trova ora a misurarsi Nicolas Sarkozy, e che da oltre un quarto di secolo garantisce asilo agli italiani condannati per fatti di terrorismo. A fasi alterne, con più o meno lunghi intermezzi carcerari per chi è incappato nelle maglie della giustizia locale. Ma che di fatto ha impedito i rimpatri: dei 94 italiani che dal 1982 sono stati arrestati e poi liberati dalla magistratura francese, finora il solo Persichetti è stato riconsegnato materialmente alle carceri italiane. Un topolino partorito dalla montagna di dispute e polemiche che si trascinano da più di 25 anni. Tutti gli altri (a parte Battisti, e la Petrella ancora sotto giudizio) sono rimasti e hanno ricominciato a vivere la loro vita di post-terroristi. Perché questo aveva chiesto loro François Mitterrand nel 1981, quando promise di non restituirli al Paese d' origine: uscire allo scoperto, mettendo fine al loro status di clandestini, e rinunciare a ogni teoria e pratica della lotta armata. Anche se non esiste una contabilità ufficiale, i «rifugiati» di allora - fuoriusciti dall' Italia e da decine di formazioni terroristiche, non solo Brigate rosse e Prima Linea - erano diverse centinaia. Oreste Scalzone, giunto qui nell' 81 e divenuto una sorta di icona degli «esuli», sostiene che arrivarono a seicento. Mitterrand, in una dichiarazione del 1985, parlò di trecento, «cifra approssimativa». Proprio Scalzone fu arrestato nell' agosto del 1982 e la Chambre d' accusation di Parigi diede «avviso favorevole» alla sua estradizione. Disatteso dal governo che non firmò il decreto per rispedirlo in patria. Con tanto di editoriale di Le Monde, intitolato «Lo Stato e la parola data», a spiegare che il tradimento della promessa presidenziale avrebbe significato non solo una brutta figura sul piano nazionale e internazionale, ma anche il rischio di reimmersione nella clandestinità di qualche centinaio di ex terroristi, con conseguenze imprevedibili per la stessa Francia. Da allora è cominciata un' altalena di decisioni contrastanti. Alla prima ondata di pareri a sostegno delle estradizioni durata fino al 1985 ne seguì una di segno opposto, perché quasi tutti i condannati non avevano assistito ai processi in Italia; un diritto violato secondo la legge francese, nonostante fossero stati gli stessi imputati a sottrarsi attraverso la fuga. Negli anni Novanta il vento cambiò di nuovo, e la Chambre tornò a sollecitare la riconsegna di quegli italiani riparati qui dopo la scarcerazione in patria dovuta all' eccessiva durata dei giudizi. Ma nonostante gli «avvisi favorevoli» delle corti, solo tre decreti di estradizione furono firmati dai primi ministri di Parigi, di destra o di sinistra che fossero. Uno nel 1987, abrogato dal Consiglio di Stato; uno nel 1991, corretto da un successivo contro-decreto che sostituiva il precedente; il terzo, nel 1994, nei confronti di Persichetti. Mai eseguito fino al 2002, quando la falsa pista di un suo coinvolgimento nel delitto Biagi firmato dalle nuove Br convinse i francesi a spedirlo a Roma nel giro di ventiquattr' ore. Dopo quella decisione - e l' invio dall' Italia di una lista di dodici condannati da arrestare, compilata sulla base di criteri mai svelati - i casi Battisti e Petrella (nomi contenuti nella lista) hanno animato il dibattito più in Francia che in Italia. Oltre ai timori dei «rifugiati», ovviamente. Perché è la Francia che ha consentito a queste persone di ricostruirsi una vita alla luce del sole, con tanto di documenti d' identità rilasciati dalle prefetture, e poi improvvisamente deciso di restituirne qualcuno al suo passato. Secondo scelte che paiono casuali: «Come fosse una roulette russa», mormora chi potrebbe essere colpito all' eventuale prossimo giro. Un governo ha tutto il diritto di rinnegare la famosa «dottrina», ma è la retroattività della decisione che diventa poco digeribile per gli interessati e l' opinione pubblica locale, e rischia di mettere un po' in imbarazzo lo stesso Sarkozy. E' quindi alla Francia che gli ex terroristi chiedono di mantenere la «parola data». Perché senza quella «parola» - dicono nei bar parigini dove chiedono di non essere indicati per nome, perché la prudenza non è mai troppa - «non avremmo messo su famiglia o fatto figli. Come Marina». Cioè la Petrella, madre di una bimba francese di dieci anni, presa forse casualmente o forse no in un agosto come questo. E che in una camera d' ospedale aspetta di sapere se avrà ancora il futuro che le era stato garantito. A lei e gli altri.

IL CASO GIANNI STEFAN E IL DECRETO DI ROCARD CHE ANNULLAVA L' ESTRADIZIONE
«Un precedente per Sarkozy: sono io»

II libro
Dopo l'arresto di Marina Petrella Gianni Stefan e altri hanno scritto “Treni sorvegliati -Rifugiati italiani, vite sospese” sulla vicenda degli ex terroristi che vivono in Francia
Bianconi Giovanni
Pagina 11
(11 agosto 2008) - Corriere della Sera



È stato lo stesso presidente francese, Nicolas Sarkozy, a riconoscere che la Marina Petrella arrestata un anno fa per essere riconsegnata all' Italia non è più l' ex brigatista condannata all' ergastolo per un omicidio e altri gravi reati. «La signora è in effetti in Francia dal 1993, vi ha fondato una famiglia e non ha mai violato le nostre leggi - ha scritto a Berlusconi nella lettera in cui sollecitava la grazia -. I fatti commessi dalla signora Petrella, anche se inaccettabili in uno Stato di diritto, hanno avuto luogo più di 27 anni fa. Il suo arresto ha costituito per lei uno choc psicologico che provoca oggi delle delicate conseguenze umane... La sua salute è in pericolo... Confido nella capacità di trattare questo caso con una reale umanità». Leggendo queste parole un «rifugiato» passato dalla stessa strettoia ha provato un senso di sollievo. «Mi fatto ovviamente piacere - dice Gianni Stefan, riparato a Parigi per oltre un ventennio, da due anni libero di rientrare grazie alla prescrizione - ma poi ho pensato che la grazia in Italia è un' ipotesi troppo aleatoria. Viste le premesse del suo discorso, invece, è Sarkozy ad avere in mano la carta per risolvere la situazione di Marina, senza offendere l' Italia e applicando quei principi umanitari che lui stesso invoca». La carta è il precedente costituito proprio dal «caso» di Stefan, uno dei cinque italiani per i quali il governo di Parigi ha firmato il decreto di estradizione dopo il 1981. E unico ad ottenere un contro-decreto, firmato dallo stesso primo ministro, che per motivi di salute l' ha lasciato in Francia. Arrestato nel 1986, Stefan ebbe dalla Chambre d' accusation l' «avviso favorevole» al rimpatrio, chiesto per una serie di attentati compiuti a Milano, compreso un omicidio che gli era valso all' epoca l' ergastolo (poi modificato in 21 anni di carcere). Fu rimesso in libertà e riarrestato all' inizio del ' 91, dopo il decreto di estradizione firmato dal premier Michel Rocard il 13 dicembre 1990. Mentre era pendente il ricorso al consiglio di Stato, il carcere segnò ulteriormente un fisico già malato; le condizioni di salute di Stefan peggiorarono al punto di spingere lo stesso Rocard a firmare, il 14 maggio 1991, un ulteriore decreto che sostituiva il precedente e annullava l' estradizione. «L' analogia con la vicenda di Marina Petrella è evidente», dice oggi Stefan. Si tratta di un precedente che ora gli avvocati della Petrella cercheranno di far valere. Nel contro-decreto Rocard si fa esplicito riferimento alla Convenzione europea del 1957, che consente al governo francese di negare le estradizioni quando può nuocere alla salute fisica e mentale del detenuto e del suo stretto ambito familiare. È la cosiddetta «clausola umanitaria», invocata da mesi dai legali e dalla figlia di Marina Petrella. «Mi permetto di ricordare il mio precedente perché io stesso provo disagio per la casualità con cui è stata gestita la vicenda dei rifugiati, per cui a qualcuno di noi è andata bene e a qualcun altro male», aggiunge Stefan che insieme ad altri, dopo l' arresto della Petrella, ha contribuito a realizzare un libro, intitolato Treni sorvegliati - Rifugiati italiani, vite sospese, sulla vicenda degli «esuli» riparati in Francia. Contiene anche un intervento dell' avvocato parigino Henri Leclerc, presidente onorario della Lega dei diritti dell' uomo, dedicato al problema delle vittime: «Nessuno contesta che il dolore delle vittime e la gravità delle sofferenze provocate debbano essere tenuti in conto. È giusto che il dolore delle vittime sia ascoltato, che esse possano esprimere la propria sofferenza, ma non per questo esse possono anche solo in parte sostituirsi al pubblico ministero».






Publicité
Retour à l'accueil
Partager cet article
Repost0
Pour être informé des derniers articles, inscrivez vous :
Commenter cet article
N
je souhaiterais poser une question à Oreste Scalzone mais je ne trouve pas son mail.Oreste a dit dans un entretien radiophonique que le mariage de Sarkozy avec une Bruni Tedesci ne risquait pas d'améliorer le sort de Marina Petrella. avec ce qui vient de se passer, c'est-à-dire la soi-disant intervention des soeurs Bruni Tedesci auprès de Sarkozy pour la faire libérer, je me demande comment il faut interpréter ces manigances ?merci pour une réponse.Stéphane Nallis
Répondre
S
Répondre
S
domenica 14 settembre 2008<br /> <br /> Gianluca Di Feo & Emiliano Fittipaldi, Così ho avvelenato Napoli<br /> <br /> Così ho avvelenato Napoli<br /> di Gianluca Di Feo e Emiliano Fittipaldi<br /> Le<br /> confessioni di Gaetano Vassallo, il boss che per 20 anni ha nascosto<br /> rifiuti tossici in Campania pagando politici e funzionari<br /> <br /> <br /> <br /> <br /> <br /> <br /> Temo per la mia vita e per questo ho deciso di collaborare con la<br /> giustizia e dire tutto quello che mi riguarda, anche reati da me<br /> commessi. In particolare, intendo riferire sullo smaltimento illegale<br /> dei rifiuti speciali, tossici e nocivi, a partire dal 1987-88 fino<br /> all'anno 2005. Smaltimenti realizzati in cave, in terreni vergini, in<br /> discariche non autorizzate e in siti che posso materialmente indicare,<br /> avendo anche io contribuito... Comincia così il più sconvolgente racconto della devastazione di una regione:<br /> venti anni di veleni nascosti ovunque, che hanno contaminato il suolo,<br /> l'acqua e l'aria della Campania. Venti anni di denaro facile che hanno<br /> consolidato il potere dei casalesi, diventati praticamente i<br /> monopolisti di questo business sporco e redditizio. La testimonianza<br /> choc di una follia collettiva, che dalla fine degli anni Ottanta ha<br /> spinto sindaci, boss e contadini a seminare scorie tossiche nelle<br /> campagne tra Napoli e Caserta. Con il Commissariato di governo che in<br /> nome dell'emergenza ha poi legalizzato questo inferno.Gaetano<br /> Vassallo è stato l'inventore del traffico: l'imprenditore che ha aperto<br /> la rotta dei rifiuti tossici alle aziende del Nord. E ha amministrato<br /> il grande affare per conto della famiglia Bidognetti, seguendone ascesa<br /> e declino nell'impero di Gomorra.I primi clienti li ha raccolti<br /> in Toscana, in quelle aziende fiorentine dove la massoneria di Licio<br /> Gelli continua ad avere un peso. I controlli non sono mai stati un<br /> problema: dichiara di avere avuto a libro paga i responsabili. Anche<br /> con la politica ha curato rapporti e investimenti, prendendo la tessera<br /> di Forza Italia e puntando sul partito di Berlusconi.La rete di protezioneQuando<br /> Vassallo si presenta ai magistrati dell'Antimafia di Napoli è il primo<br /> aprile. Mancano due settimane alle elezioni, tante cose dovevano ancora<br /> accadere. Due mesi esatti dopo, Michele Orsi, uno dei protagonisti<br /> delle sue rivelazioni è stato assassinato da un commando di killer<br /> casalesi. E 42 giorni dopo Nicola Cosentino, il più importante<br /> parlamentare da lui chiamato in causa, è diventato sottosegretario del<br /> governo Berlusconi.<br /> <br /> <br /> <br /> Vassallo non si è preoccupato. Ha continuato a<br /> riempire decine di verbali di accuse, che vengono vagliati da un pool<br /> di pm della direzione distrettuale antimafia napoletana e da squadre<br /> specializzate delle forze dell'ordine: poliziotti, finanzieri,<br /> carabinieri e Dia. Finora i riscontri alle sue testimonianze sono stati<br /> numerosi: per gli inquirenti è altamente attendibile.Anche<br /> perché ha conservato pacchi di documenti per dare forza alle sue<br /> parole. Che aprono un abisso sulla devastazione dei suoli campani e<br /> poi, attraverso i roghi e la commercializzazione dei prodotti<br /> agro-alimentari, sulla minaccia alla salute di tutti i cittadini. Come<br /> è stato possibile?<br /> <br /> <br /> <br /> <br /> <br /> "Nel corso degli anni, quanto meno fino al 2002, ho proseguito nella<br /> sfruttamento della ex discarica di Giugliano, insieme ai miei fratelli,<br /> corrompendo l'architetto Bovier del Commissariato di governo e<br /> l'ingegner Avallone dell'Arpac (l'agenzia regionale dell'ambiente). Il<br /> primo è stato remunerato continuativamente perché consentiva,<br /> falsificando i certificati o i verbali di accertamento, di far apparire<br /> conforme al materiale di bonifica i rifiuti che venivano smaltiti<br /> illecitamente. Ha ricevuto in tutto somme prossime ai 70 milioni di<br /> lire. L'ingegner Avallone era praticamente 'stipendiato' con tre<br /> milioni di lire al mese, essendo lo stesso incaricato anche di<br /> predisporre il progetto di bonifica della nostra discarica, progetto<br /> che ci consentiva la copertura formale per poter smaltire illecitamente<br /> i rifiuti".Il gran pentito dei veleni parla anche di uomini<br /> delle forze dell'ordine 'a disposizione' e di decine di sindaci<br /> prezzolati. Ci sono persino funzionari della provincia di Caserta che<br /> firmano licenze per siti che sono fuori dai loro territori. Una lista<br /> sterminata di tangenti, versate attraverso i canali più diversi: si<br /> parte dalle fidejussioni affidate negli anni Ottanta alla moglie di<br /> Rosario Gava, fratello del patriarca dc, fino alla partecipazione<br /> occulta dell'ultima leva politica alle società dell'immondizia.L'età dell'oroVassallo<br /> sa tutto. Perché per venti anni è stato il ministro dei rifiuti di<br /> Francesco Bidognetti, l'uomo che assieme a Francesco 'Sandokan'<br /> Schiavone domina il clan dei casalesi. All'inizio i veleni finivano in<br /> una discarica autorizzata, quella di Giugliano, legalmente gestita. Le<br /> scorie arrivavano soprattutto dalle concerie della Toscana, sui camion<br /> della ditta di Elio e Generoso Roma. C'era poi un giro campano con<br /> tutti i rifiuti speciali provenienti dalla rottamazione di veicoli:<br /> fiumi di olii nocivi.<br /> <br /> <br /> <br /> <br /> <br /> I protagonisti sono colletti bianchi, che fanno da prestanome per i<br /> padrini latitanti, li nascondono nelle loro ville e trasmettono gli<br /> ordini dal carcere dei boss detenuti. In pratica, accusa tutte le<br /> aziende campane che hanno operato nel settore, citando minuziosamente<br /> coperture e referenti. C'è l'avvocato Cipriano Chianese. C'è Gaetano<br /> Cerci "che peraltro è in contatto con Licio Gelli e con il suo vice<br /> così come mi ha riferito dieci giorni fa".Il racconto è<br /> agghiacciante. Sembra che la zona tra Napoli e Caserta venga colpita<br /> dalla nuova febbre dell'oro. Tutti corrono a sversare liquidi tossici,<br /> improvvisandosi riciclatori. "Verso la fine degli Ottanta ogni clan si<br /> era organizzato autonomamente per interrare i carichi in discariche<br /> abusive. Finora è stato scoperto solo uno dei gruppi, ma vi erano<br /> sistemi paralleli gestiti anche da altre famiglie".Ci sono<br /> trafficanti fai-dai-te che buttano liquidi fetidi nei campi coltivati<br /> in pieno giorno. Contadini che offrono i loro frutteti alle autobotti<br /> della morte. E se qualcuno protesta, intervengono i camorristi con la<br /> mitraglietta in pugno.La banalità del maleChi,<br /> come Vassallo, possiede una discarica lecita, la sfrutta all'infinito.<br /> Il sistema è terribilmente banale: nei permessi non viene indicata<br /> l'esatta posizione dell'invaso, né il suo perimetro. Così le voragini<br /> vengono triplicate. "Tutte le discariche campane con tale espediente<br /> hanno continuato a smaltire in modo abusivo, sfruttando autorizzazioni<br /> meramente cartolari. Ovviamente, nel creare nuovi invasi mi sono<br /> disinteressato di attrezzare quegli spazi in modo da impermeabilizzare<br /> i terreni; non fu realizzato nessun sistema di controllo del percolato<br /> e nessuna vasca di raccolta, sicché mai si è provveduto a controllare<br /> quella discarica ed a sanarla". In uno di questi 'buchi' semilegali<br /> Vassallo fa seppellire un milione di metri cubi di detriti pericolosi.L'aspetto<br /> più assurdo è che durante le emergenze che si sono accavallate, tutte<br /> queste discariche - quelle lecite e i satelliti abusivi - vengono<br /> espropriate dal Commissariato di governo per fare spazio all'immondizia<br /> di Napoli città. All'imprenditore della camorra Vassallo,<br /> pluri-inquisito, lo Stato concede ricchi risarcimenti: quasi due<br /> milioni e mezzo di euro. E altra monnezza seppellisce così il sarcofago<br /> dei veleni, creando un danno ancora più grave."I rifiuti del<br /> Commissariato furono collocati in sopra-elevazione; la zone è stata poi<br /> 'sistemata', anche se sono rimasti sotterrati rifiuti speciali<br /> (includendo anche i tossici), senza che fosse stata realizzata alcuna<br /> impermeabilizzazione. Non è mai stato fatto uno studio serio in ordine<br /> alla qualità dell'acqua della falda. E quella zona è ad alta vocazione<br /> agricola".L'import di scorie pericolose fruttava al clan 10<br /> lire al chilo. "In quel periodo solo da me guadagnarono due miliardi".<br /> Il calcolo è semplice: furono nascoste 200 mila tonnellate di sostanze<br /> tossiche. Questo soltanto per l'asse Vassallo-casalesi, senza contare<br /> gli altri i boss napoletani che si erano lanciati nell'affare, a<br /> partire dai Mallardo."Una volta colmate le discariche, i<br /> rifiuti venivano interrati ovunque. In questi casi gli imprenditori<br /> venivano sostanzialmente by-passati, ma talora ci veniva richiesto di<br /> concedere l'uso dei nostri timbri, in modo da 'coprire' e giustificare<br /> lo smaltimento dei produttori di rifiuti, del Nord Italia... Ricordo i<br /> rifiuti dell'Acna di Cengio, che furono smaltiti nella mia discarica<br /> per 6.000 quintali. Ma carichi ben superiori dall'Acna furono gestiti<br /> dall'avvocato Chianese: trattava 70 o 80 autotreni al giorno. La fila<br /> di autotreni era tale che formava una fila di circa un chilometro e<br /> mezzo".Un'altra misteriosa ondata di piena arriva tra la fine<br /> del 2001 e l'inizio del 2002: "Si trattava di un composto umido<br /> derivante dalla lavorazione dei rifiuti solidi urbani triturati,<br /> contenente molta plastica e vetro". Decine di camion provenienti da un<br /> impianto pubblico: a Vassallo dicono che partono da Milano e vanno<br /> fatti scomparire in fretta.Il patto con la politicaUno<br /> dei capitoli più importanti riguarda la società mista che curava la<br /> nettezza urbana a Mondragone e in altri centri del casertano. È lì che<br /> parla dei fratelli Michele e Sergio Orsi, imprenditori con forti<br /> agganci nei palazzi del potere: il primo è stato ammazzato a giugno. I<br /> due, arrestati nel 2006, si erano difesi descrivendo le pressioni di<br /> boss e di politici.Ma Vassallo va molto oltre: "Confesso che ho<br /> agito per conto della famiglia Bidognetti quale loro referente nel<br /> controllo della società Eco4 gestita dai fratelli Orsi. Ai fratelli<br /> Orsi era stata fissata una tangente mensile di 50 mila euro... Posso<br /> dire che la società Eco4 era controllata dall'onorevole Nicola<br /> Cosentino e anche l'onorevole Mario Landoldi (An) vi aveva svariati<br /> interessi. Presenziai personalmente alla consegna di 50 mila euro in<br /> contanti da parte di Sergio Orsi a Cosentino, incontro avvenuto a casa<br /> di quest'ultimo a Casal di Principe. Ricordo che Cosentino ebbe a<br /> ricevere la somma in una busta gialla e Sergio mi informò del suo<br /> contenuto".Rapporti antichi, quelli con il politico che la<br /> scorsa settimana ha accompagnato Berlusconi nell'ultimo bagno di folla<br /> napoletano: "La mia conoscenza con Cosentino risale agli anni '80,<br /> quando lo stesso era appena uscito dal Psdi e si era candidato alla<br /> provincia. Ricordo che in quella occasione fui contattato da Bernardo<br /> Cirillo, il quale mi disse che dovevamo organizzare un incontro<br /> elettorale per il Cosentino che era uno dei 'nostri' candidati ossia un<br /> candidato del clan Bidognetti. In particolare il Cirillo specificò che<br /> era stato proprio 'lo zio' a far arrivare questo messaggio".Lo<br /> 'zio', spiega, è Francesco Bidognetti: condannato all'ergastolo in<br /> appello nel processo Spartacus e, su ordine del ministro Alfano,<br /> sottoposto allo stesso regime carcerario di Totò Riina e Bernardo<br /> Provenzano. L'elezione alla provincia di Caserta è stata invece il<br /> secondo gradino della carriera di Cosentino, l'avvocato di Casal di<br /> Principe oggi leader campano della Pdl e sottosegretario all'Economia.<br /> "Faccio presente che sono tesserato 'Forza Italia' e grazie a me sono<br /> state tesserate numerose persone presso la sezione di Cesa. Mi è<br /> capitato in due occasioni di sponsorizzare la campagna elettorale di<br /> Cosentino offrendogli cene presso il ristorante di mio fratello, cene<br /> costose con centinaia di invitati. L'ho sostenuto nel 2001 e incontrato<br /> spesso dopo l'elezione in Parlamento".Ma quando si presenta a<br /> chiedere un intervento per rientrare nel gioco grande della spazzatura,<br /> gli assetti criminali sono cambiati. Il progetto più importante è stato<br /> spostato nel territorio di 'Sandokan' Schiavone. Il parlamentare lo<br /> riceve a casa e può offrirgli solo una soluzione di ripiego: "Cosentino<br /> mi disse che si era adeguato alle scelte fatte 'a monte' dai casalesi<br /> che avevano deciso di realizzare il termovalorizzatore a Santa Maria La<br /> Fossa. Egli, pertanto, aveva dovuto seguire tale linea ed avvantaggiare<br /> solo il gruppo Schiavone nella gestione dell'affare e, di conseguenza,<br /> tenere fuori il gruppo Bidognetti e quindi anche me".Vassallo<br /> non se la prende. È abituato a cadere e rialzarsi. Negli ultimi venti<br /> anni è stato arrestato tre volte. Dal 1993 in poi, ad ogni retata<br /> seguiva un periodo di stallo. Poi nel giro di due anni un'emergenza che<br /> gli riapriva le porte delle discariche. "Fui condannato in primo grado<br /> e prosciolto in appello. Ma io ero colpevole". Una situazione<br /> paradossale: anche mentre sta confessando reati odiosi, ottiene dallo<br /> Stato un indennizzo di un milione 200 mila euro. E avverte: "Conviene<br /> che li blocchiate prima che i miei fratelli li facciano sparire...".<br /> (11 settembre 2008)<br /> http://espresso.repubblica.it/dettaglio/Cosi-ho-avvelenato-Napoli/2040653&ref=hpstr1
Répondre