Repubblica - 10 maggio 2009 pagina 2 sezione: POLITICA INTERNA
Scalzone: Pino fu ucciso dallo Stato D' Ambrosio: le perizie lo escludono
ROMA - «L' avevo previsto che il gesto di Napolitano, che ho interpretato come un segnale di pacificazione, poteva riaprire la polemica sulla morte di Pinelli e far riparlare di omicidio». Gerardo D' Ambrosio, oggi senatore Pd, fu il giudice istruttore del caso. Quando ascolta quanto ha detto a Parigi l' ex leader di Potere operaio Oreste Scalzone reagisce come chi vede confermata una certezza. Scalzone legge il passo del Colle così: «è chiaro che hanno riconosciuto, a quarant' anni di distanza, che fu un omicidio di Stato». D' Ambrosio non vorrebbe rinfocolare le polemiche: «Stavolta almeno non parlano di omicidio volontario, non lo fa neppure Sofri, ma di "omicidio di Stato". Nell' inchiesta stabilii che Pinelli non era responsabile dei reati per cui la polizia sospettava gli anarchici, le bombe sui treni di aprile e di agosto. Era estraneo a piazza Fontana, come dimostrai con una ricostruzione minuziosa di quello che aveva fatto quel 12 dicembre». Scalzone non la pensa così: «Se un uomo, fermato, entra con i suoi piedi in questura e ne esce volando da una finestra, la responsabilità è dello Stato». D' Ambrosio replica paziente: «Non trovai alcuna prova per dire che Pinelli era stato ucciso e che il commissario Calabresi era in quella stanza». E non fu suicidio: «Non aveva nessun motivo per compiere un simile gesto perché era del tutto estraneo alla bomba. Ipotizzai un malore dopo i tre giorni da trattenuto in questura e contestati ai poliziotti il reato di arresto abusivo». Per Scalzone la tesi del «malore attivo» fu «il frutto del compromesso storico antelitteram». D' Ambrosio s' arrabbia: «Ma che compromesso... Fu Panorama a usare l' espressione, non io. E compromesso su cosa? Uno che non ha né mangiato né dormito per tre giorni è molto più facile che abbia un malore piuttosto che si suicidi. E non fu ucciso: le perizie esclusero che gli avessero fatto l' agopuntura, dato il siero della verità o un colpo di karate, i poliziotti furono assolti. La verità è che fu una vittima innocente della strage di piazza Fontana». - LIANA MILELLA
Apcom
Pinelli/ Scalzone: Riconosciuto l'omicidio di Stato
"Ma fu errore personalizzare campagna contro Calabresi"
Milano, 9 mag. (Apcom) - "Comunque la si voglia abbigliare è chiaro che invitando al Quirinale la vedova di Pino Pinelli hanno risconosciuto a quarant'anni di distanza l'omicidio di Stato". Lo dice al telefono da Parigi parlando con Apcom l'ex leader di Potere Operaio e di Autonomia Operaia Oreste Scalzone, condannato in processi di terrorismo, rifugiato in Francia dal 1980 e poi libero per intervenuta prescrizione. Scalzone spiega di tenere a precisare "un'altra cosa importante, che poi è quello che noi di Potop abbiamo sempre pensato. Sulla morte di Pinelli fu giusta la campagna contro lo Stato, ma non la personalizzazione della stessa contro il commissario Luigi Calabresi perchè a noi non interessava l'individuazione di un colpevole. Colpevole era lo Stato, il 'sistema'. Se un pacco postale viene distrutto la responsabilità è delle poste. Fu una mancanza di radicalità contro lo Stato da parte del movimento puntare il dito contro Calabresi. Non potevamo noi rappresentare l'occhio di Dio sulla verità. La sanzione giudiziaria non ci interessa. Mai.". "Se un uomo, fermato, entra con i suoi piedi in questura - dice Scalzone - e ne esce volando da una finestra, la responsabilità è dello Stato. Il movimento se ne ha la forza rade al suolo la questura ma non se la prende con il singolo funzionario di polizia come persona". C'è una sentenza del 1975 che parla di "malore attivo"... "Quella sentenza - replica l'ex leader di Potere Operaio - è il simbolo del compromesso storico antelitteram che ha retto la Repubblica italiana fin dall'inizio. Quando nel 1997 il progetto di indulto sugli anni della lotta armata fu seppellito dal populismo penale, all'emergenza si sostituì il culto della punizione assoluta e infinita, la privatizzazione della giustizia penale e il passaggio dello Stato a braccio secolare delle parti civili private. Il discorso su memoria e oblìo è diventato il terreno di una crescente abiezione. Con il risultato di consegnare un pugno di uomini e di donne a una dannazione infinita quasi che fossero gli unici e più diabolici responsabili di violenza, quasi che fossero responsabili di crimini contro l'umanità, gli unici imprescrittibili e sottoposti alla legge di Norimberga".