''Mi hanno invitato alla manifestazione di Vicenza ed io accetto l' invito. Sento montare preoccupazioni per l' 'incendiario' in arrivo. Se dovessero esserci sassaiole o simili, indipendentemente dal mio giudizio, io resterei. Ma se dovessi vedere una o qualche bandiera
bruciata, presumibilmente israeliana o americana, non potrei che aiutarla a spegnerla o in caso estremo ad andarmene''.A parlare e' l' ex leader di Potere Operaio, Oreste Scalzone, ora in giro per l' Italia.
''Potrei concepire infatti - aggiunge - l' incendio delle bandiere di tutti gli stati o anche
l' incendio della 'sua' bandiera da parte di un obiettore, disertore''.
Scalzone ha letto quella dichiarazione del presidente della Regione Veneto, Giancarlo Galan, - ''e' mancata solo la voce di Oreste Scalzone nell' appello alla marcia dell' odio contro gli
Stati Uniti d' America'' - e non ci sta.''Se Galan avesse detto - spiega l' ex leader di Potop - che
mancava solo quell' incendiario di Scalzone, se mi chiamasse addirittura terrorista io la riterrei una deformazione radicale ma ci sono abituato. Potrei discuterne, ma non me ne sentirei
violentato''.
''Avevo 13 anni - aggiunge Scalzone - quando Carlo Farini, medaglia d' oro della resistenza, deputato comunista, mi disse, e ancora lo ricordo: non si dice “i tedeschi”, anche ce ne fosse
solo uno che non era nazista, si dice “i nazisti, gli hitleriani”, o “il Partito operaio nazional-socialista”, come si chiamava''. ''E' da allora - osserva - che nel mio personale
politically correct non ho mai detto, né scritto, tantomeno in Potere Operaio, anche nelle fasi di più acceso insurrezionalismo, frasi che attribuissero ad un gruppo umano il fatto di essere per essenza migliore o peggiore di un altro''.
''Abbiamo fatto la guerra - ricorda - a dei rapporti sociali, a dei sistemi, anche a ruoli e figure, ma non abbiamo mai pensato che potessimo essere antiamericani, o antitedeschi, o antiebraici antiarabi, e cosi' via. So che la mia risposta potra' dare vertigini e dispiaceri a compagni che mi vogliono bene e che sono vittime della regressione e dell' impoverimento
addirittura del vocabolario, di fatto imposto anche solo nei 30 anni che intercorrono fra il '77 ed oggi'''.
''Non e' certo per buonismo o umanesimo che dico che non posso considerare sottouomo - sottolinea l 'ex leader di Potere Operaio - neanche il peggior nemico e neanche l' SS nel momento in cui stiamo combattendo a morte. Se lo facessi di colpo introietterei la sua logica e le concederei la vittoria. Mi viene da piangere sul fatto che ci siamo lasciati ridurre ad una
condizione per cui dire questo o ascoltarlo può scatenare uno psicodramma passionale fra compagni''.
Scalzone annuncia che, se necessario, ripetera' questo ragionamento al Meeting sul '77 che si terrà venerdì prossimo all' Università di Roma. ''Dirò: qualsiasi cosa ne pensiate e vogliate dirmi, non fate finte di non averlo ascoltato. Oggi io sono questo. Non posso lasciarmi prendere per un altro e dunque ditemi voi se preferite che io venga oppure no, con voi, a Vicenza''. (ANSA).
Le dichiarazioni riportate nei lanci Ansa qui pubblicati, valgano come sintesi "funzionale" nell' attesa di riprendere ed approfodire, appena possibile, le questioni sollevate.