Per l'amnistia, Oreste Scalzone, Vademecum dallo sciopero della fame alle rivolte di parigi, Immaginapoli, Movimento contro il carcere, Potere Operaio, Autonomia Operaia, blackblog, no alle estradizioni,Marina Petrella, Cesare Battisti, Paolo Persichetti, extradition, ref
Scalzone nel 1979 viene arrestato nella sede della rivista Metropolis ed è accusato di associazione sovversiva, banda armata e rapina. Nel 1981 è condannato a sedici anni di reclusione ma, approfittando della libertà provvisoria ottenuta grazie a problemi di salute, scappa in Corsica grazie all'amico Gian Maria Volonté e si trasferisce a Parigi dove rimane fino a febbraio scorso. Intanto i suoi reati sono prescritti come costatano il 17 gennaio 2007 i giudici della Corte d'assise di Milano. E lui torna in Italia. Nessun pentimento. "Mi pentirò dopo che lo avrà fatto il presidente della Repubblica Napolitano che ha un passato che non tutti ricordano. Io invece rifarei tutto quello che ho fatto".
Passato ma anche presente. "La gente oggi pensa poco insieme agli altri prima di agire. I politici rispondono a logiche di mercato. In passato ho avuto con i compagni anche contrasti aspri ma c'erano gli ideali. Prendete Bertinotti, ad esempio, che non è più comunista. Il comunismo vero è quello di Marx".
Poi quando si diffonde nella sala la notizia che è morto un operaio di 73 anni a poca distanza da Palazzo Corigliano, Scalzone commenta l'episodio: "Tra ieri e oggi ci sono stati quattro morti 'di lavoro' più che 'sul lavoro' a Napoli. Oggi bisogna prostituirsi per fare l'operaio anche se la vera fabbrica dei nostri tempi è il call-center. Tutto funziona peggio che in una catena di montaggio".
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