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11 février 2007 7 11 /02 /février /2007 21:45
ANSA 2007-02-11

BASE USA VICENZA: CASARINI A RAI3 SU CORTEO, LA CLD ATTACCA VENEZIA

- Il luogo è Rai3, il programma 'Mezz'ora" di Lucia Annunziata; il tema è la base Usa di Vicenza; il protagonista, ancora una volta, Luca Casarini. Questi tre elementi si sono fusi insieme oggi, innescando la replica polemica del centrodestra, che sulla presenza nella Tv pubblica del capo dei Disobbedienti, su un argomento delicato come la base americana - cioé i rapporti Italia-Usa - ha visto una scivolata grave della Rai. "Uno dei giorni più neri della Rai - ha detto il presidente veneto, Galan (Fi) -, mancava solo la voce di Oreste Scalzone nell'appello alla marcia dell'odio contro gli Stati Uniti".


"Dov'era oggi il direttore generale Cappon - ha aggiunto - quando la trasmissione dell'Annunziata è stata occupata dal 'pluralismo' antiamericano?". Dopo Galan ha rincarato la dose il senatore leghista Piergiorgio Stiffoni. "E' ovvio - ha detto, riferito a Casarini -, che dal quel palco mediatico cui si è trovato il soggetto non gli è parso vero incitare all'appuntamento del 17 febbraio a Vicenza, come non gli è parso vero fare proselitismo con il suo attaccare di continuo le istituzioni regionali e le forze dell'ordine". Casarini a 'Mezzora' era ospite assieme all'ex sindaco di Vicenza Achille Variati (Dl), anch'egli contrario alla base americana.

Ed anche le tesi di Variati hanno ricevuto una replica, in questo caso dal leader del suo stesso partito. Francesco Rutelli ha smentito di poter aver detto "a dirigenti della Margherita veneta di considerare ancora aperta la questione", e ha ricordato che nella recente riunione a Palazzo Chigi "con una delegazione della Margherita veneta e vicentina" è stato ribadito quanto è stato detto dopo la decisione presa da Prodi: "cioé che la scelta è fatta e non si torna indietro". Casarini, in serata, ha risposto agli attacchi della Cdl rilevando che "la manifestazione del 17 a Vicenza sarà superpacifica, ma fortissima". E alla Lega, con una battuta: "penso che la Lega, partito del famoso slogan 'padroni a casa nostra', il Parlamento del Nord dovrebbe aprirlo a Washington, non a Vicenza".
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11 février 2007 7 11 /02 /février /2007 14:29
Corriere dell'Umbria / Domenica, 11 Febbraio 2007

Ex compagni di scuola e giovani militanti l'hanno accolto ieri pomeriggio in via De Filis con un brindisi. I ricordi e i progetti per il futuro: "Di nuovo in piazza"


TERNI - "Se in questi ultimi venticinque anni fossi rimasto a Terni oggi sarei uno di quei vecchi professori rompiscatole che ogni volta ricominciano a rivangare il tempo che fu. Ma dall'81 a oggi sono stato lontano e il filtro del passato come per incanto ha cancellato tutti i difetti". Oreste Scalzone si racconta così agli amici vecchi e nuovi: dai compagni di scuola e di partito che gli corrono incontro per abbracciarlo ai ragazzi della Curva e del centro sociale "Germinal Cimarelli" che l'aspettano emozionati in via De Filis per brindare con lui. Un centinaio di ternani hanno dato il benvenuto ieri pomeriggio all'ex leader di Potere Operaio, capace di evocare ricordi eroici e di mettere in movimento energie che si credevano sopite.

Da quando ha chiuso i conti con la giustizia italiana, grazie alla prescrizione dei reati per i quali era stato condannato, il rivoluzionario Scalzone è tornato "on the road". "Non cerco scranni parlamentari o incarichi universitari. La politica per me si fa ancora tra la gente". Lo dice a chiare note mentre si aggiusta l'inseparabile sciarpa rossa e prende la fisarmonica per un breve giro tra le strade della sua Terni. Scalzone è arrivato con il camper venerdì notte insieme a Franco Coppoli. "Ci siamo fermati a Macchia di Bussone - racconta - e da lì ho ammirato le luci e la geometria della città". In mattinata è andato a salutare due delle cinque sorelle che, nonostante l'età, continuano a coccolarlo e a trattarlo come un figlio un po' ribelle. Poi è stata la volta dei suoceri che - racconta - "mi hanno trovato in grande forma". La moglie Lucia invece è rimasta a Parigi con la figlia e il nipotino. Per un attimo Scalzone si fa prendere dall'onda dei ricordi: il professor Marrone, suo insegnante al Classico, Domenico Romani, il sindaco Secci, Franco Molè... Racconta di voler andare al cimitero per deporre un fiore sulla tomba del padre e del figlio Emiliano. Flash, emozioni, ossessioni dell'anima. Poi torna il leader di sempre.

"L'omaggio ai defunti - si giustifica - non è un fatto borghese o antiborghese. Così come il dolore delle madri delle vittime dei cosiddetti anni di piombo. Non ci sono distinzioni politiche in questo ambito. Ho avuto sempre un gran rispetto per i familiari dei caduti, ma quando ricoprono degli incarichi pubblici, in Parlamento o altrove, non possono impedire ad alcuno di esercitare il legittimo diritto di critica.

In questi giorni c'è chi mi ha dipinto come se arrivasse Annibale a minacciare Roma. Sappiano che praticherò la non violenza attiva, ma che sono un tipo che non porge l'altra guancia quando mi si attacca in modo astioso e strumentale". Scalzone scalda i cuori e accende gli entusiasmi.


"Sono venuto a sciogliere le lingue - afferma - perché altri, come me, si sentano autorizzati a osare". La platea del centro sociale è in piedi solo per lui. Sembra di essere tornati al '68.
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10 février 2007 6 10 /02 /février /2007 22:52
gazzettino.quinordest.it
Sabato, 10 Febbraio 2007

Corteo del 17, linea dura del Prefetto
il senatore di An Luigi Ramponi ha chiesto al ministro Giuliano Amato di vietare la manifestazione del 17 febbraio. «La notizia della partecipazione di Scalzone, ex leader di Potere Operaio, alla manifestazione di Vicenza è stata accompagnata da una sua dichiarazione in, tra l'altro afferma che "se va a finire a sassate, sono sincero, non mi dispiace, non mi sento in imbarazzo". La frase rende perfettamente l'idea dello spirito e delle intenzioni dei capetti più o meno emblematici, che si preparano ad essere presenti alla manifestazione e fa prevedere come potrà essere fatale l'esplosione di violenza verbale e materiale contro le forze dell'ordine».
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www.ilgiornaledivicenza.it
Sabato 10 Febbraio 2007

La lettera
Donati e Ripamonti scrivono ai direttori di rete per chiedere «approfondimenti e cronaca puntuale»
Il senatore di An ed ex generale della Guardia di finanza Luigi Ramponi invece la manifestazione non la vuole proprio: «La notizia della partecipazione di Scalzone, ex leader di Potere operaio, alla manifestazione di Vicenza è stata accompagnata da una sua dichiarazione nella quale afferma che “se va a finire a sassate, sono sincero, non mi dispiace, non mi sento in imbarazzo” - dice Ramponi -. La frase rende perfettamente l’idea dello spirito e delle intenzioni dei capetti più o meno emblematici (...) e fa prevedere come potrà essere fatale l’esplosione di violenza verbale e materiale contro le Forze dell’ordine». Quindi «visto quanto accaduto a Catania al povero Filippo Raciti ed a molti suoi colleghi feriti e aggrediti, un Governo responsabile impedirebbe l’attuazione di tale manifestazione assolutamente inutile»
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Panorama
9 /2/2007  
di  Giuliano Ferrara

Politica estera senza strategia
Definire «irrituale» un atto diplomatico equivale a mandare a quel paese chi lo compie. E così è andata nelle relazioni tra il ministro degli Esteri Massimo D'Alema e i sei ambasciatori delle potenze occidentali impegnate in Afghanistan, primo fra tutti l'ambasciatore americano a Roma Ronald Spogli. D'Alema ha alzato la voce su una questione di forma per eludere quella di sostanza, e anche questo è un uso di mondo che ogni titolare degli Esteri deve apprendere se voglia fare bene il suo mestiere.
Ma la questione di sostanza resta, al di là delle vicissitudini grottesche di un governo che ha tre ministri di sinistra in sonno sulla sua politica estera e di difesa, che fronteggerà tra pochi giorni a Vicenza una colorita e chiassosa manifestazione in cui il migliore dei peggiori, Oreste Scalzone, sfilerà accanto ai peggiori tra i migliori, cioè i dirigenti di Rifondazione comunista, del Partito dei comunisti italiani, dei Verdi e di un bel pezzo dei Ds, tutti elementi organici di questa risicata ed evanescente maggioranza politico-parlamentare. Buttiamo a mare le basi americane, e se non è possibile buttiamo a mare la politica estera italiana: questa è la parola d'ordine.
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Corriere della Sera 
Sezione: reati terrorismo - Pagina: 012  
9 febbraio, 2007

CAROL TARANTELLI
«Sarà che noi vedove abbiamo sempre una certa libertà di espressione... sarà che nessuno osa, diciamo così, nessuno si azzarda a chiederci di tacere... Penso a Olga D' Antona. Condivido pienamente la sua polemica con i Ds che hanno portato sul palco Adriano Sofri, il quale farà pure l' intellettuale, ma resta comunque un uomo ritenuto responsabile di un crimine gravissimo. Dovrebbe essere chiaro a tutti che le sentenze vanno rispettate, e invece a parlare, a esprimere il suo stupore e la sua amarezza, è stata, appunto, soltanto Olga...». Carol Beebe Tarantelli. Anche a lei, il marito lo uccisero le Brigate rosse. Una raffica di Scorpion. Università La Sapienza, parcheggio della facoltà di Economia e Commercio, «dove Ezio aveva appena terminato di fare lezione». Vedova. Era la mattina del 27 marzo 1985. Due anni più tardi, la giovane moglie americana del professor Tarantelli, pure lei docente, ma in Letteratura e Psicoanalisi, pure lei colta, e poi orgogliosa e forte nel non rassegnarsi, finì sul palcoscenico di Montecitorio. «Fu la politica, però, a cercarmi». Chi? «Livia Turco, già esponente di rango del Pci. Mi conosceva, sapeva di come, dopo l' omicidio di mio marito, mi fossi impegnata per ricordarne la memoria, e le ragioni». Faticò a convincerla? «Sì. E parecchio. Vede, quando ti uccidono il marito, la vita ti cambia. Ed entrare in politica, significava cambiarla di nuovo. Decisi parlando con mio figlio». Suo figlio... «Luca aveva 15 anni. Mi disse: se non accetti, ti tolgo la parola». Candidatura con la Sinistra indipendente. «Fui eletta, eravamo un bel gruppo. Stefano Rodotà, Franco Bassanini, la Gramaglia...». E lei, con quel cognome. «Vuol sapere se servii al Partito comunista come specchietto per le allodole?». Per prendere voti... «Può darsi, non lo so. È evidente quanto, all' epoca, fosse pesante il mio cognome. Comunque mi fece piacere sapere che anche la base del partito mi era grata». Chissà poi com' è, per una persona con un cognome appunto così, un po' da vittima un po' da simbolo, la vita quotidiana nei corridoi della politica. E quanto davvero si incide, e come, e perché. «Hai un solo, grande vantaggio: sei fuori dagli schemi, ti porti dietro una storia e hai la possibilità di dire anche cose scomode». Ne ricorda qualcuna? «Ricordo che io mi impegnai molto nel dibattito sul terrorismo e non era, come dire? un dibattito semplice. Bisognava saper parlare di riconciliazione senza scadere nel perdonismo». E lei... «Io lanciai ponti. Ma facendo attenzione a che fossero solidi. Non, per intenderci, come avrebbe voluto... vabbé, lasciamo stare...». Ma no, prosegua... «Come avrebbe voluto Renato Curcio, il fondatore delle bierre. O come quell' altro, che è tornato da pochi giorni e di cui mi sfugge il nome...». Oreste Scalzone? «Ecco, sì, Scalzone. Non sembra anche a lei che sia un po' svalvolato? Si dice così, per dire che uno sembra fuori di testa, no?». Si dice così. «Beh, appunto. Io credo che chi ha una storia come la nostra, come la mia, possa avere la forza di dire certe cose senza dover star lì a considerarne l' opportunità politica».
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Corriere della Sera
Sezione: varie - Pagina: 005  
7 febbraio, 2007
Roncone Fabrizio

Oreste Scalzone
«Nessun imbarazzo per una sassaiola contro il governo»
Oreste Scalzone (nella foto), rientrato in Italia due giorni fa da uomo libero, annuncia la sua partecipazione sabato alla manifestazione di Vicenza contro l' allargamento della base Usa, ma avverte: «Se qualcuno brucia una bandiera, quale che sia, andrò a spegnere l' incendio. Se invece vogliono bruciarle tutte, ma proprio tutte, allora se ne può discutere». Detto ciò, ammette che se «se c' è una sassaiola contro il governo Prodi certo non posso dire che mi imbarazzo». Immediate le critiche della Cdl: «La partecipazione di Scalzone alla manifestazione organizzata dai pacifisti antiamericani apre un' altra pagina oscura nell' album di famiglia della sinistra italiana», è il commento dell' azzurro Sandro Bondi.

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UMBRIA: DE SIO (AN), INACCETTABILE SCALZONE ''STAR''
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SCALZONE: INTERROGAZIONE ROSSI (FI UMBRIA) A PRODI E AMATO
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10 février 2007 6 10 /02 /février /2007 14:26
 
(ACS), Perugia 8 febbraio 2007 – “E’ un’indecenza che si permetta a Oreste Scalzone di calcare nuovamente le scene”. Con queste parole il consigliere di Alleanza nazionale Aldo Tracchegiani ha commentato la presenza dell’ex leader di Potere operaio a Giano dell’Umbria.
 
“Il mio pensiero –fa sapere Tracchegiani- si associa alle considerazioni espresse dal responsabile del circolo di An di Giano, Gian Luca Bocconi”. Il vice presidente della III° Commissione si domanda “come sono potuti bastare pochi anni per dimenticare le violenze e gli estremismi di cui si è reso complice Scalzone, come leader di Potere Operaio, durante gli anni di piombo? E’ inaccettabile, -aggiunge- per un uomo di destra come me, ancorato ai valori tradizionali, che il sindaco di Giano abbia permesso ciò!
 
La sinistra non perde occasione per rinfacciare a noi uomini di destra le vittime che si sono fatte durante il regime fascista e poi cosa fa? Manda in giro, da ambasciatori, soggetti come Curcio e Scalzone che da sempre si sono contraddistinti per violenza, repressioni ed incitamenti alla delinquenza. E’ora di iniziare ad utilizzare lo stesso metro di punizione per chiunque sbagli, -ammonisce Tracchegiani- sia esso un uomo di destra o di sinistra. Basta con le disparità e con il celarsi dietro a delle scuse (vedi la giustificazione data dal sindaco di Giano Gian Carlo Morbidoni sul caso). E’ una questione di rispetto –sottolinea l’esponente di An- per coloro che durante gli anni di piombo hanno perso la vita nel tentativo di difendere le proprie idee e i propri valori.
 
E noi cittadini civili abbiamo il dovere di batterci contro chi, a distanza di anni continua ancora ad offendere il ricordo dei nostri giovani. Il rispetto per chi non c’è più –conclude Tracchegiani- è un valore che va al di là dell’appartenenza politica e non è assolutamente lecito permettere ad un personaggio come Scalzone di continuare ad offendere, anche con la sola presenza, la memoria di chi se ne è andato e di chi c’è ancora, ma non ha certamente dimenticato”.
 
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9 février 2007 5 09 /02 /février /2007 04:23
LIBERATION
Après vingt-cinq ans d'exil, l'ex-activiste d'extrême gauche Scalzone revient en Italie et donne de la voix.
Par Eric JOZSEF
QUOTIDIEN : vendredi 9 février 2007
Rome de notre correspondant
     
Sur un point au moins il n'a pas changé : il est visiblement ravi «d'être revenu pour casser les pieds, surtout dans [son] camp». Il veut secouer la «gauche radicale et antagoniste». «Au vu de l'intérêt que mon retour suscite, vingt-cinq ans d'exil à l'étranger, c'est un bon investissement», glisse l'intéressé dans un sourire. Figure emblématique des «Italiens», ces activistes d'extrême gauche réfugiés à Paris depuis les années de plomb, Oreste Scalzone, 60 ans, a repassé la frontière en camping-car il y a quelques jours. Depuis, il n'en finit pas de multiplier avec avidité les provocations.

Polémique. Réfugié en France en 1981 pour échapper à neuf ans de réclusion pour participation à bande armée, l'ancien leader de Potere Operaio ­ avec Franco Piperno et Toni Negri ­ a été autorisé à rentrer au pays grâce à une prescription des délits. Il n'a pas encore de papiers, mais a déjà retrouvé sa voix. «Je ne me suis jamais senti en exil en France. Je n'ai pas la nostalgie des lieux, des gens, des monuments... Mais j'ai la passion de la parole, des discours dans les assemblées. Et pour cela, pouvoir s'exprimer dans sa langue maternelle est essentiel», admet-il.

Des centres sociaux où des jeunes l'accueillent avec des banderoles en passant par les colonnes des quotidiens transalpins, Oreste Scalzone a recouvré les accents italiens de la polémique. «Si une insurrection avait lieu demain, je serais probablement prêt à tirer, derrière une barricade», a-t-il lancé, visiblement satisfait de l'écho provoqué par ses déclarations dans la péninsule. Dans dix jours, il a promis d'être à Vicence pour manifester contre l'extension d'une base américaine autorisée par Romano Prodi. «Si je vois que l'on brûle un drapeau israélien ou américain, j'irai éteindre le feu», a-t-il mis en garde à l'adresse de ses camarades, tout en poursuivant : «Un caillassage contre le gouvernement ne me gênerait pas.» Et de préciser, en dépit d'une frêle silhouette : «Je ne suis pas un non-violent absolu.»
Des responsables de Forza Italia ont déjà réclamé des mesures contre «un individu qui n'a jamais purgé sa peine et qui vient aujourd'hui proposer à nouveau des thèses absurdes et préoccupantes». Ses propos agacent une partie de l'opinion publique, lassée depuis des années des formules révolutionnaires.

Mais, pour le quotidien pro-berlusconien Il Foglio, «Scalzone fait preuve parfois d'une forme d'innocence quasi surréaliste qui le porte à devenir subversif auprès d'un petit monde qui attend de lui tout autre chose [...]. C'est le meilleur des mauvais maîtres».

Retour aux sources. Son tour d'Italie, improvisé mais rigoureusement militant, l'a déjà mené à Reggio Emilia, où, en 1960, cinq ouvriers communistes furent tués par la police. Retour aux sources. Cet événement fut à l'origine de son engagement politique dans les Jeunesses communistes, à seulement 13 ans. «Quelqu'un doit encore demander pardon pour ces morts», insiste Scalzone, qui, outre les comptes à régler avec le passé, est bien décidé à poursuivre sa bataille pour les anciens extrémistes.

Aujourd'hui à Rome comme autrefois à Paris, il plaide pour une sorte de grande opération vérité où tous les acteurs des années de plomb mettraient cartes sur table pour tourner la page. Alors peut-être prendra-t-il le temps de retrouver les adresses des vieux restaurants romains ou d'arpenter de long en large la place Campo dei Fiori, qui, dans ses souvenirs, lui semblait «tellement plus petite».
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7 février 2007 3 07 /02 /février /2007 20:02
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7 février 2007 3 07 /02 /février /2007 19:23
"SE FINISCE A SASSATE CONTRO IL GOVERNO PRODI, FRANCAMENTE NON MI IMBARAZZO” COSÌ SCALZONE ANNUNCIA LA SUA PRESENZA AL CORTEO CONTRO LA BASE DI VICENZA "LA SOVVERSIONE NON È SBAGLIATA IN SÉ. E' SBAGLIATA SE MOSSA DA RISENTIMENTO”
DAGOSPIA

Reportage di Umberto Pizzi da Zagarolo alla Casa del Cinema a villa Borghese
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7 février 2007 3 07 /02 /février /2007 18:53
Il Foglio 7-2-2007
 
Non che proprio fosse indispensabile, questo tour in camper di Oreste Scalzone, su e giù per la penisola, “un rito da decostruire”, come dice, alla ricerca di compagni, di lapidi e di contraddizioni altrui. Come riconosce lui stesso, “sono un pessimo maestro”, che forse è come dire “cattivo maestro”, o forse no. Ma fa lo stesso. Perché va bene che si è fatto 27 anni di latitanza (o di esilio, questioni di punti di vista), ma in poche ore ha alluvionato giornali e agenzie con dichiarazioni su dichiarazioni, da Reggio Emilia (intesa: morti di) in avanti, ha detto di tutto e di più, ha scandalizzato e ha stupito. Ma almeno, Scalzone ha questo che parecchi della fighetteria che fu rivoluzionaria durante l’infelice stagione sovversiva neanche si sognano: che può scandalizzare i suoi stessi compagni e può stupire, persino positivamente, i suoi stessi avversari.

E’ tale e quale a trent’anni fa, Scalzone, e magari va per le strade di un’Italia che pensa come quella di trent’anni fa. Ma con la sua fisarmonica, il suo cappelluccio, la sciarpona rossa, le serenate davanti al carcere per i suoi amici in cella, mostra a volte una quasi surreale forma di “innocenza” che lo porta a diventare sovversivo verso un piccolo mondo che – ma poi chissà se è così – da lui si aspetta tutt’altro. Ieri, per esempio, ha parlato della manifestazione contro la base Usa di Vicenza.

Ma non ha tromboneggiato, come certi che adesso si godono lo scranno parlamentare. “Se va a finire a sassate, sono sincero, la cosa non mi impressiona più di tanto. Però se qualcuno si mette a bruciare una bandiera americana, solo perché americana, io sarò tra quelli che l’andranno a spegnere, così come contesterò cori idioti del tipo ‘10-100-1000 Nassiriyah’. Sono cose che non hanno niente di rivoluzionario perché sono mosse da risentimento”.

Ecco, non è che il cattivo maestro si sia fatto buono, ma alla faccia di certi opportunisti istituzionalmente titolati, qualcosa di più, e di più vero, ha saputo dire. Così come ha aperto un fronte – nientemeno che sulla pericolosità dell’odio di classe – con il compagno poeta Edoardo Sanguineti, definito senza tanti giri di parole “demagogo volgare e irresponsabile”.

Che magari tutto si poteva aspettare, ma che il tormentone sulla contestata dichiarazione dovesse arrivare da un ex latitante, forse non lo aveva messo in conto. “Lascia perdere – ha consigliato ieri al candidato sindaco di Rifondazione a Genova, peraltro durante una conferenza stampa organizzata da Liberazione – Se dici che sei contro ogni tipo di violenza fammi la cortesia di lasciare a casa l’odio di classe”.

Perciò, se non ci fosse dietro la tragedia degli anni di piombo, di
tante vittime innocenti, di una violenza che mai sembra del tutto finita, sarebbe a dir poco divertente il contrappasso che tocca a tanti ex rivoluzionari: il fiato sul collo, e su certi temi persino più giudizioso del loro dire e non dire, di un compagno al quale possono rimproverare molto, ma né il tradimento della causa né l’opportunismo conveniente. Vabbè, certo che Scalzone parla di rivoluzione, figurarsi che voleva vedere Prospero Gallinari – però senza fare il furbetto sulla tragedia di Moro che marchia Gallinari: “Se lui è un assassino, allo stesso modo lo sono anch’io” – e la serenata è per Paolo Persichetti, estradato da Parigi anni fa e in carcere a Viterbo.
E pure ilPci responsabile dei morti di Reggio Emilia, giù giù fino a Veltroni e D’Alema che “ne fanno parte oggi”. Ma tutto questo, in fondo, era quello che si aspettava e quello che non stupisce.

Un sessantenne che da decenni proclama la rivoluzione – con annessi e connessi, feroci e ingiusti, sangue e parole – la rivoluzione riprova a fare. Più inutilmente dell’altra volta, ma pazienza. La meraviglia è il fronte scalzoniano a sinistra, non tanto con l’ex Pci, quello c’era pure trent’anni o quarant’anni fa, ma con i compagni che volevano dare l’assalto al cielo o quelli che oggi magari vorrebbero dare l’assalto ai poliziotti. Con felice metafora, ha detto Scalzone: “La ricreazione è finita. Sarò come la spina nella zampa di un cane”. Cattivo maestro, senza dubbio, che però non se la tira. Diciamo: il migliore dei cattivi maestri. (sdm)
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7 février 2007 3 07 /02 /février /2007 18:21
COMUNICATO DELLA DIREZIONE  DI FRIGIDAIRE E FRIGOLANDIA
SULLA CONFERENZA STAMPA DI ORESTE SCALZONE


Lunedì 5 febbraio ha avuto luogo nella Repubblica di Frigolandia, l’associazione culturale -località la Colonia, Giano dell’Umbria (PG) tel. 0742.90570- la prima conferenza stampa italiana di Oreste Scalzone, cui sono intervenuti numerosissimi giornalisti e reporter, nonché un piccolo pubblico di ospiti e “cittadini” (ovvero soci) della Repubblica di Frigolandia.

Frigolandia è la città immaginaria dell’Arte Maivista, il laboratorio principale delle invenzioni satiriche, artistiche, culturali, giornalistiche, connesse alla ormai storica, ma ancor viva, rivista Frigidaire. In questo contesto ospitare la prima conferenza stampa italiana del “cittadino frigolandese” Oreste Scalzone, che ha pubblicato e pubblica sulla rivista Frigidaire da circa 25 anni, è stato un modo per sottolineare ancora una volta, specie alle nuove generazioni, che arte e politica, cultura e immaginazione, musica e filosofia, non sono campi separati ma parti di un tutto che è il sapere umano.

Questo è tanto più vero oggi, mentre una dilagante in/cultura dell’individualismo, in ultimo della violenza più futile e barbara, avvelena la vita e compromette il futuro di tanti giovani.
Sono lieto che lo spirito di questa iniziativa, che sviluppa una riflessione già avviata da più di un ventennio da Frigidaire sulla necessità di un’amnistia che liberi la memoria storica italiana dalle ipoteche giudiziarie dei cosiddetti “anni di piombo”, sia stato colto da tanti colleghi e reporter.

Come sono stupito da alcune incredibili polemiche e proteste che hanno investito il Sindaco di Giano dell’Umbria, Paolo Morbidoni, ed altri amici ed ospiti presenti.
Al riguardo va precisato che il sindaco Morbidoni e tutti gli altri ospiti sono venuti alla conferenza stampa a titolo e per curiosità assolutamente personale.
Che fosse una curiosità legittima – e quasi doverosa – è stato peraltro dimostrato dalla stessa massiccia partecipazione dei media: tv, radio e giornali…
Naturalmente né l’associazione, e meno che mai la rivista Frigidaire nella sua autonomia, si è mai immaginata di chiedere il patrocinio o nulla di simile al Comune per la conferenza di Scalzone.

D’altra parte sono convinto che un’Italia più pulita e trasparente nell’analisi e nel racconto, libera da segreti e ricatti, soprattutto più tollerante e rispettosa dell’altrui pensiero, sarebbe un Paese dove anche l’etica civile e del comportamento, potrebbero cambiare.

Vincenzo Sparagna
Direttore di Frigidaire
Presidente della Repubblica di Frigolandia


Repubblica di Frigolandia
Loc. La Colonia
06030 - Giano dell’Umbria
Tel. 0742 90570

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6 février 2007 2 06 /02 /février /2007 16:18
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